Nell’ambito del filone d’azione riguardante l’invecchiamento attivo, con la DGR XII/5974 del 13 aprile 2026 la Giunta di Regione Lombardia ha approvato le linee d’indirizzo per l’avvio e i criteri per la sperimentazione di progetti di cittadinanza attiva destinati a cittadini ultra 65enni.

 

I riferimenti normativi

La delibera esplicita quali ancoraggi normativi per l’introduzione della “Leva civica lombarda senior”, da un lato, le finalità del D.Lgs.29 del 2024 – attuativo della legge delega 33 del 2023, la legge quadro in materia di politiche in favore delle persone anziane – che nel capo secondo e in particolare all’art. 6 prevede, in adesione al piano nazionale per l’invecchiamento attivo (atteso a breve), che le Regioni ed i territori siano autorizzati a promuovere progetti coerenti con tale obiettivo. Il provvedimento lombardo declina tali previsioni in azioni che favoriscano “la promozione dell’impegno delle persone anziane in attività di utilità sociale e di volontariato promuovendo, altresì, lo scambio intergenerazionale, l’inclusione sociale e la prevenzione della fragilità nella popolazione anziana”.

In questo contesto la delibera richiama anche i precedenti provvedimenti di Giunta, e precisamente la DGR 2168 del 15.04.2024 che ha previsto finanziamenti alle ATS Lombarde per iniziative biennali di invecchiamento attivo, in concorso con enti locali e soggetti del Terzo Settore, progetti oggi in fase di conclusione, e le sperimentazioni in atto con le Università Lombarde per progetti di cohousing intergenerazionale tra studenti ed anziani.

Un altro riferimento normativo è relativo alla L.R. 16 del 22.10.2019 che ha istituito in Lombardia un servizio civile regionale denominato “Leva civica lombarda volontaria”, disciplinandone l’organizzazione per ambiti di intervento e soggetti promotori (enti pubblici e privati senza scopo di lucro iscritti nell’apposito Albo regionale). Destinatari di tali progetti sono giovani compresi tra i 18 ed i 28 anni (art.9), selezionati dagli enti secondo progetti approvati dalla Regione, con impiego volontario non superiore alle 25 ore settimanali (che non costituisce rapporto di lavoro, né tirocinio formativo) per una durata massima di 12 mesi non replicabile e con un compenso mensile massimo di € 500,00. A margine segnaliamo che il riferimento alla Leva civica pensato nella normativa regionale per i giovani motiva quella precisazione di sperimentazione che l’oggetto della delibera esplicita per la leva civica Senior e che forse la Regione vuole “testare” prima di un assestamento normativo.

La DGR richiama, infine, la LR 23 del 6.12.1999 inerente le politiche regionali per la famiglia, all’interno della quale trovano ampio spazio forme di coinvolgimento dei cittadini e delle famiglie in genere e del Terzo Settore, in particolare, nelle azioni di sistema.

 

Finalità e dotazione finanziaria

L’allegato A della DGR precisa la finalità della sperimentazione ovvero quella di “avviare progetti funzionali alla promozione dell’invecchiamento attivo e alla prevenzione dei fenomeni di isolamento sociale, solitudine e decadimento psicofisico delle persone anziane, attraverso il loro coinvolgimento in percorsi di cittadinanza attiva aventi carattere di utilità sociale, educativa, culturale e ambientale a beneficio della comunità”. In tale contesto, le “attività previste mirano a valorizzare le competenze, le esperienze e il patrimonio relazionale delle persone anziane, favorire la partecipazione attiva alla vita sociale e della comunità locale, rafforzare il benessere psico-fisico, psichico e l’autonomia personale, promuovere i rapporti intergenerazionali al fine di sviluppare armoniose relazioni, anche famigliari”.

Le risorse messe a disposizione delle ATS Lombarde, soggetti gestori che si interfacciano con gli enti beneficiari individuati a seguito della procedura di valutazione dei progetti (presentati da soggetti pubblici e privati no profit iscritti all’albo degli enti di leva civica volontaria lombarda), ammontano a € 1.246.313,87 e saranno suddivise tra le stesse in relazione alla popolazione pari o superiore ai 65 anni. Gli anziani inseriti nella “Leva civica lombarda senior”, cioè partecipanti ai progetti approvati, potranno percepire un emolumento mensile fino a € 365,70 riferito ad un impegno di 15 ore massime settimanali per 12 mesi (e a partire da un minimo di 8). Gli enti gestori dei progetti riceveranno un contributo di €150 per ogni volontario avviato, da destinare alla formazione specifica e ai costi assicurativi. Considerando queste cifre e i relativi vincoli operativi, si stima che gli anziani lombardi coinvolti potenzialmente da questa misura saranno compresi, in relazione alla durata dei progetti, tra i 280 e i 400.

 

Ambiti d’intervento e requisiti dei soggetti destinatari

I progetti presentati da enti iscritti all’albo regionale devono ricadere esclusivamente nell’ambito di una sola ATS, avere durata compresa tra gli 8 e i 12 mesi e saranno valutati da un nucleo individuato a livello regionale. È prevista una premialità per progetti coerenti/complementari con azioni di invecchiamento attivo già in atto nelle ATS, ai sensi della citata DGR 2168 del 15.04.2024.

I possibili settori d’intervento sono:

  • Servizi sociali e socio-sanitari;
  • Protezione civile;
  • Patrimonio ambientale;
  • Patrimonio storico, artistico e culturale;
  • Educazione e promozione culturale e turistica;
  • Promozione e organizzazione di attività sportive.

Gli anziani potenzialmente riconosciuti come partecipanti ai progetti in “Leva civica senior” devono avere età pari e superiore a 65 anni ed essere già percettori di un assegno previdenziale (collocati a riposo) o di altri tipi di prestazioni assistenziali, ma non beneficiari di misure inerenti la disoccupazione o l’inattività lavorativa.

 

La DGR 5974/2026: pro e contro

È opportuno sottolineare che l’emanazione della delibera è stata sostanzialmente inattesa; è inoltre singolare e insolito il riferimento al servizio civile dei giovani per un provvedimento rivolto a ultra 65enni. Abbiamo quindi ritenuto di particolare interesse raccogliere il punto di vista sul provvedimento di alcuni esponenti del Terzo Settore lombardo[1], impegnati nel volontariato e nella cittadinanza attiva e ben radicati nel territorio lombardo. Dal confronto con loro, accanto ad alcuni aspetti di stampo positivo, che attengono più che altro alla finalità del provvedimento e all’opportunità che può rappresentare per aprire a un processo di riconoscimento civico del volontariato, sono emersi diversi elementi di criticità.

 

Alcuni aspetti positivi

La DGR 5974/2026 è frutto di un’apprezzabile sensibilità dell’Assessorato regionale sull’invecchiamento attivo, dimostrata in questi anni con politiche mirate, che hanno permesso di dare avvio a diverse progettualità territoriali rivolte agli anziani. Dunque, ancora una volta viene ribadita l’importanza di mettere al centro questa fascia di popolazione, che in Lombardia rappresenta quasi un quarto dei residenti totali[2]. La delibera, concettualmente, individua il target over 65 come una risorsa per la comunità, valorizzando l’apporto che esso può offrire in termini di competenze, esperienze e patrimonio relazionale, riconoscendo peraltro una realtà già esistente se si guarda alla quantità di anziani già impegnati non solo a livello familiare, ma anche sociale. Partendo da tale presupposto, la Regione vuole incentivare la partecipazione attiva degli ultra 65enni alla vita comunitaria, per prevenire e contrastare fenomeni di solitudine ed isolamento sociale e favorire il benessere psicofisico. Dunque, il contesto in cui si inserisce tale delibera e la sua finalità vengono valutati in modo positivo dagli intervistati.

 

Una prima criticità di metodo

Una prima criticità è rappresentata dal fatto che il Terzo Settore lombardo è venuto a conoscenza della DGR 5974/2026 direttamente dal comunicato stampa. Non vi è stata alcuna consultazione, alcun confronto, alcun dialogo precedente da parte dell’Assessorato né con il Forum del Terzo Settore né con la compagine politica allargata. Ciò è avvenuto in discontinuità con il proficuo processo dialettico che si era avviato in questi anni tra Regione e Terzo Settore e che aveva portato, per esempio, all’emanazione della DGR 2168/2024 sull’invecchiamento attivo. Ciò fa sì che, in merito al provvedimento in oggetto, manchi un punto di vista rilevante, quello di chi si occupa quotidianamente di volontariato e invecchiamento attivo.

 

La criticità principale: in discussione l’accezione stessa del volontariato

La criticità più rilevante, a detta di tutti gli interpellati, è la previsione di una remunerazione mensile per le persone che si impegneranno nei progetti di utilità sociale. Ciò snatura fortemente il volontariato, la cui accezione profonda risiede nella logica del dono e della gratuità, ribadita e valorizzata anche dalle norme sul Terzo Settore degli ultimi anni. Il tempo dedicato in modo spontaneo e volontario, proprio in quanto donato, non risulta infatti commerciabile: si configurerebbe come una contraddizione in termini. Il volontariato ha un valore civico molto profondo. Appare diseducativo un volontariato retribuito con un’erogazione monetaria diretta. Prevedere una remunerazione mette in discussione il servizio di tutte quelle persone impegnate da tempo in modo spontaneo e gratuito nelle attività a favore del prossimo e della comunità. Inoltre, potrebbe far approcciare nuove persone all’impegno civico più per il compenso economico che per il valore intrinseco di ciò che si fa, non essendo chiaro se si tratta di una misura universale o se l’accesso sarà prioritario per chi necessita di un sostegno al reddito. Se dovesse costituire un incentivo all’impegno per le persone con problemi economici (pensiamo alle pensioni insufficienti con cui si trovano a vivere molti anziani), innanzitutto sarebbe solo temporaneo e di lieve entità (non è precisato se la cifra pro capite indicata nella delibera sia netta o lorda), ma soprattutto verrebbe meno la possibilità di diffondere un’autentica cultura del volontariato, fondata sulla gratuità. Passerebbe il messaggio che per favorire la partecipazione civica serva un incentivo economico.

 

Un’ultima criticità: numeri irrisori… Uno spreco di risorse?

Le risorse deliberate permetteranno di finanziare al massimo 400 progetti di “Leva civica lombarda senior”. Se si considerano i fondi stanziati in proporzione ai 2,3 milioni di over 65 lombardi, e se vogliamo anche alla quota di volontari già attivi[3], questo appare un numero irrisorio, di poco impatto nella logica dell’invecchiamento attivo e della longevità. Si tratterebbe pertanto di una dispersione inefficace delle poche risorse messe a disposizione. Di conseguenza, l’altra questione cruciale, alla quale si accennava anche precedentemente, sarà la definizione dei criteri con cui selezionare i candidati. La selezione creerebbe inevitabilmente delle disparità, in quanto in uno stesso contesto di Terzo Settore alcuni volontari verrebbero retribuiti e altri no. Disparità ancor più problematica, se si trattasse di persone che svolgono la medesima mansione o che magari sono ugualmente impegnate nel servizio alla collettività da tempo.

 

Prospettive e proposte alternative: la DGR 5974/2026 può rappresentare un’occasione di apertura a un processo che porti a un vero riconoscimento civico del volontariato?

Nonostante tutte le criticità evidenziate, la delibera, a parere degli esponenti del Terzo Settore interpellati, potrebbe rappresentare un’occasione per aprire un confronto e un’interlocuzione con la Regione su come potenziare il volontariato, valorizzando il suo preziosissimo e imprescindibile apporto al welfare lombardo, e non solo. Il volontariato sicuramente sta attraversando un periodo difficile, con il numero di volontari in diminuzione, dovuto anche, tra gli altri fattori, all’età pensionabile più alta. Tuttavia, continua a rappresentare un enorme sostegno al comparto pubblico del welfare e meriterebbe un riconoscimento più formale da parte della comunità e della politica. L’invecchiamento della popolazione, dal canto suo, rappresenta una sfida cruciale da affrontare nell’immediato. Dunque, invecchiamento attivo e volontariato, strettamente connessi, appaiono due temi che necessitano di acquisire un ruolo centrale nell’agenda politica attuale. Per questo, al termine della sperimentazione della “Leva civica lombarda senior”, se la Regione si dimostrerà disponibile a un confronto, il Terzo Settore sarà in prima linea per discutere e individuare insieme a tutti gli stakeholder metodi efficaci per favorire, valorizzare e riconoscere il valore civico del volontariato e della cittadinanza attiva. Se c’è volontà politica di investire, le strategie possono essere diverse e le proposte non mancano: dal sostenere direttamente progetti e iniziative del Terzo Settore, in grado di mostrare nuovi percorsi per favorire la cittadinanza attiva delle persone anziane, al prevedere – per esempio – una fiscalità più vantaggiosa, un’agevolazione nell’accesso ai servizi, un valore per i nipoti che studiano, per chi svolge attività di volontariato, nell’ottica di un ritorno in termini di cittadinanza per il valore donato alla comunità. Ciò rappresenterebbe un cambio culturale importante e radicale, mai come di questi tempi necessario. L’auspicio, insomma, è che la delibera possa aprire un varco significativo per questi ragionamenti.

 


  1. Si ringraziano in particolare Tiziana Scalco, presidente di Auser Lombardia, Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana, e Sergio Silvotti, segretario Generale del Forum del Terzo Settore Lombardia. ↑
  2. Fonte ISTAT. ↑
  3. Circa 570.000, di cui probabilmente almeno la metà over 65enni. Fonte Forum Terzo Settore Lombardia. ↑