Il report I minorenni e i neomaggiorenni in carico ai servizi sociali, in affidamento familiare e accolti nei servizi residenziali attraverso i dati SIOSS (Sistema Informativo dell’Offerta dei Servizi Sociali), pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel mese di novembre 2025, restituisce una fotografia complessa e articolata del sistema di protezione dei minori in Italia[1].

Al 31 dicembre 2024, si contano 345.083 minorenni in carico[2] ai servizi sociali professionali, ivi inclusi i Minori stranieri non accompagnati (MSNA) con un tasso nazionale di 40,1 ogni 1.000 residenti nella fascia 0/17 anni. Sebbene il dato mostri una leggera crescita rispetto al 2022, l’analisi evidenzia soprattutto profonde disparità territoriali, che riflettono modelli organizzativi e capacità di risposta differenti tra le varie aree del Paese.

I Minori Stranieri non accompagnati presenti in Italia risultano essere 18.625, beneficiari di interventi di protezione ed accoglienza ma spesso anche inseriti in strutture di accoglienza non specificamente dedicate e al di fuori del sistema SAI.

La geografia della presa in carico: una panoramica nazionale e lombarda

Il sistema dei servizi sociali rivolti all’infanzia e all’adolescenza si presenta come un mosaico eterogeneo. I tassi di presa in carico sono significativamente più elevati nelle regioni del Centro-Nord (con eccezione del Veneto) e in Sardegna rispetto al Mezzogiorno.

  • Piemonte (67,6‰), Umbria (63,1‰) e Emilia-Romagna (65,5‰) registrano i tassi più alti,
  • Al contrario, regioni come la Calabria (19,6‰) e la Campania (26,1‰) mostrano indici decisamente inferiori alla media nazionale, pur con l’eccezione del Molise (64,4‰).

Nel complesso, si evidenzia come nelle regioni del nord vi sia un’oscillazione da un massimo di 67,6 per mille in Piemonte a un minimo di 41,8 per mille nella Provincia Autonoma di Bolzano, con outlier la regione Veneto, mentre le regioni del Sud e isole, ad eccezione del Molise (tasso pari a 64,4 per mille), registrano valori compresi tra 43,4 per mille in Sardegna e 19,6 in Calabria.

Un quadro, dunque, estremamente differenziato, rispetto al quale è necessario considerare sicuramente importanti divari nell’articolazione della rete dei servuzi, ma rispetto al qaule possono anche incidere diverse modalità di registrazione dei dati nel sistema SIOSS.

Figura 1 – Minorenni in carico ai servizi sociali per regione ogni 1.000 residenti 0-17 anni, inclusi MSNA, 31.12.2024 – Elaborazione MLPS (Rapporto in oggetto, p. 13)

Proprio rispetto alla disparità tra regioni nei tassi di presa in carico, il rapporto sottolinea non solo significativi divari a livello interregionale, ma anche intraregionale, quindi tra diversi Ambiti Territoriali Sociali all’interno delle stesse Regioni.

Guardando alla Lombardia, questa rappresenta il bacino più vasto di utenza con 65.920 minorenni seguiti dai servizi sociali (pari al 19% del totale nazionale), e un tasso lievemente superiore alla media nazionale rispetto al tasso di incidenza rispetto alla popolazone 0/17 anni (43,8 per mille).

Un elemento distintivo lombardo è la composizione della cittadinanza: tra i minori in carico, il 24,6% ha cittadinanza straniera (la media nazionale è 23,7%) e il 3,3% è costituito da Minorenni Stranieri Non Accompagnati (MSNA).

Guardando alle fasce di età delle persone minorenni seguite da un percorso di accompagnamento dei servizi sociali, in Lombardia, oltre la metà (54,7%) si collocano in una fascia tra gli 11 e i 17 anni, il 28,9% si trova nella fascia 6/10 anni, mentre il 16,4% si trova nella fascia 0/5 anni.

Un altro dato rispetto al quale si rileva un’importante disomogeneità tra le Regioni riguarda la quantificazione di quanti, tra quelli presi in carico, hanno un decreto di affidamento al servizio sociale[3]. A livello nazionale tale decreto riguarda circa il 20% dei minorenni in carico, con una punta massima del 56,6% della Puglia, e un 1,5% in Piemonte. In questo caso la Lombardia si colloca sopra alla media nazionale, anche se non vi si discosta significativamente, con il 27,3% dei minorenni presi in carico in relazione a un decreto di affidamento.

Infine, la Lombardia presenta una quota elevata di minori con disabilità, disturbi o bisogni educativi speciali (BES), che rappresentano il 27,6% dei presi in carico regionali, dato sensibilmente superiore al 22,1% nazionale.

Minorenni fuori dalla famiglia d’origine: Affido vs Comunità

Al 31.12.2024, in Italia sono 46.107 i minorenni accolti fuori famiglia, in una forma di affidamento (considerando sia l’affidamento per meno di 5 notti la settimana o diurno, sia quello residenziale per almeno 5 notti la settimana) o accolti nei servizi residenziali. Il numero appare in crescita rispetto agli anni precedenti, quando si sono contati 41.683 minori fuori dalla famiglia di origine nel 2022 e 42.002 nel 2023.

L’equilibrio tra le due forme di collocamento è decisamente spostato verso l’accoglienza residenziale: infatti, 15.870 minorenni (pari al 34,4%) risultano in affidamento familiare (senza distinguere la tipologia di affidamento), mentre i restanti 30.237 (pari al 65,6%) sono accolti nei servizi residenziali.

Per quanto riguarda la Lombardia risultano in affidamento familiare al 31.12.2024 2.680 minorenni (sono stati 2.837 nel corso dell’anno, di cui 157 dimessi), mentre 5.031 sono collocati in strutture di accoglienza (sono stati 6.126 nel corso dell’anno, di cui 1.095 dimessi).

L’Affidamento Familiare

A livello nazionale, il tasso di affidamento familiare è di 1,8 ogni 1.000 residenti. In Lombardia il dato è identico (1,8‰), ma con alcune peculiarità:

  • Cittadinanza: La composizione vede il 67,6% di minorenni italiani, il 26,1% di stranieri e il 6,3% di Minorenni Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Rispetto alla media nazionale (73,2% italiani, 21,8% stranieri, 5% MSNA), la Lombardia presenta una quota maggiore di minorenni stranieri e una presenza di MSNA leggermente superiore alla media.
  • Genere ed Età: La componente maschile prevale con il 54,1% (rispetto al 53,7% nazionale). Per quanto riguarda le classi d’età, la fascia più rappresentata è quella 15-17 anni (28,7%), seguita dagli 11-14enni (28,1%) e dai 6-10enni (26,6%). Questa distribuzione è coerente con la tendenza nazionale che vede oltre l’84% dei bambini in affido avere più di 6 anni.
  • Natura Giuridica e Durata: Una caratteristica distintiva della Lombardia è l’altissimo ricorso all’affidamento su provvedimento dell’Autorità giudiziaria, che riguarda il 90,4% dei casi, contro una media nazionale del 76,2%. Per quanto riguarda la durata, il 33,9% degli affidi dura meno di un anno e il 33,6% tra 1 e 2 anni.
  • Durata: La Lombardia tende a mantenere i minori in affido per periodi molto lunghi: il 39,8% degli inserimenti dura da oltre 4 anni, riflettendo una difficoltà nel rientro in famiglia o nella stabilizzazione del percorso.

L’Accoglienza in Comunità (Servizi Residenziali)

I servizi residenziali accolgono a livello nazionale 3,5 minorenni ogni 1.000 residenti. In Lombardia il tasso è di 3,3‰. La regione ospita il 19% del totale nazionale dei minori in comunità. Tuttavia, tra il 2022 e il 2024, la Lombardia ha registrato la riduzione più consistente in Italia di minori accolti in strutture (-10% al netto dei MSNA), segno di un investimento in percorsi alternativi.

Un ulteriore dato lombardo riguarda la tipologia di strutture: il 33,6% dei servizi residenziali regionali è dedicato all’accoglienza bambino/genitore, una quota tra le più alte d’Italia, finalizzata a non interrompere il legame primario pur in un contesto di protezione.

Figura 2- Minorenni in affidamento familiare e accolti nei servizi residenziali per regione ogni 1.000 residenti 0-17 anni, inclusi MSNA, 31.12.2024

Per quanto riguarda le caratteristiche di bambini e ragazzi accolti in comunità, queste le principali specificità a livello regionale:

  • Cittadinanza: I minorenni accolti sono per il 44,7% italiani, per il 33,7% stranieri e per il 21,6% MSNA.
  • Genere ed Età: I maschi rappresentano il 61,2% degli accolti (media nazionale 65,6%). La classe d’età prevalente è quella 15-17 anni (40,9%), ma la sua incidenza è minore rispetto alla media italiana (49,3%), segno di una presenza più distribuita anche nelle fasce d’età più giovani rispetto al resto del Paese.
  • Natura Giuridica: A differenza dell’affidamento, i collocamenti in comunità in Lombardia mostrano una quota di provvedimenti giudiziali (53%) molto più bassa della media nazionale (72,8%), indicando un ricorso più frequente al collocamento consensuale.
  • Durata La durata dell’accoglienza ricalca quella dell’affidamento: il 33,9% meno di un anno e il 33,6% tra 1 e 2 anni.

Dunque, i dati SIOSS 2024 confermano la Lombardia come una regione “pilastro” nel sistema di tutela minorile italiano, capace di gestire volumi significativi, con un forte e significativo squilibrio a favore dell’accoglienza residenziale, dato che conferma la necessità e l’importanza di sostenere e rafforzare il sistema di accoglienza dei minori, che invece ha attraversato in questi anni un periodo di grande crisi, sia in relazione al personale educativo, sia in relazione al sostegno dei costi e alla loro ricaduta sugli enti gestori, e sullo stesso personale. Si può vedere, per approfondimenti, l’intervista al CNCA Lombardia proprio sul tema del futuro delle comunità per minori, realizzata ormai alcuni anni fa ma ancora valida rispetto alle questioni trattate, che sono tutt’ora in campo.

Aquesto proposito, richiamiamo qui sinteticamente due misure che sono state dedicate nell’ultimo anno a contribuire alle spese sostenute dai Comuni per la copertura dei costi di collocamento dei minori in strutture residenziali.

A livello nazionale, il “Fondo Minori”, istituito dalla Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Art. 1, comma 759), ha l’obiettivo di contribuire alle ingenti spese sostenute dai Comuni per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari di tutela minorile. Il fondo dispone di una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027. Il fondo è destinato, in particolare, a enti locali che presentano un particolare sovraccarico finanziario. Il criterio di accesso è fissato in un rapporto superiore al 3% tra le spese di carattere sociale sostenute per i minori allontanati e il fabbisogno standard monetario per la funzione sociale del Comune. Per la ripartizione del fondo sono quindi stati utilizzati diversi parametri, inerenti per l’appunto l’impatto economico, il volume dei minori fuori famiglia, e la natura degli interventi.

Ne deriva un quadro di ripartizione delle risorse estremamente eterogeneo che vede, in particolare, il Comune di Genova collocarsi come outlier con 4,5 milioni di contributo, Roma, Palermo, Napoli e Bologna ricevere un contributo variabile tra 1 e 1,3 milioni, e il Comune di Milano ricevere un contributo di soli 700.000 euro. In sintesi, nonostante il numero di minori fuori famiglia costituisca il principale driver di spesa sociale per un Comune, la capacità della città di ricevere aiuti dallo Stato dipende da quanto quel numero è “insostenibile” rispetto al fabbisogno standard dell’ente stesso.

Tale riparto ha portato a non poche critiche. Come sollevato già dall’amministrazione del Comune di Milano, in particolare dall’Assessore al Welfare Bertolé, i criteri di riparto hanno in effetti penalizzato i Comuni che mostrano una spesa storica sul welfare particolarmente elevata e, in particolare, l’amministrazione milanese pur mostrando una spesa significativa dedicata all’accoglienza dei minori su provvedimento dell’AG, risulta penalizzata e decisamente poco sostenuta nella copertura delle spese dal Fondo stesso.

Un fondo quindi decisamente rilevante per sostenere una filiera di servizi essenziale, rispetto alla quale l’anno scorso sono state definite e pubblicate dal Ministero delle importanti indicazioni in merito ai requisiti organizzativi e professionali (si vedano le Linee di indirizzo per l’accoglienza in Servizi residenziali) e per la quale è necessario proseguire e ulteriormente rafforzare gli investimenti, anche rivedendo le modalità di distribuzione affinché gli Enti locali possano effettivamente essere sollevati da una parte dei costi e possano così garantire l’adeguatezza delle tariffe e dei contratti con gli Enti gestori, da cui derivano efficacia organizzativa, standard professionali e qualità dell’accoglienza.

Nel frattempo, a livello lombardo, con DGR n. XII/4985 del 15 settembre 2025 è stata istituita una misura volta a rispondere alla crescente pressione finanziaria che i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti devono affrontare per l’accoglienza di minori in strutture residenziali.

Il problema principale rilevato, oltre a una crescita dell’utenza nell’ultimo quinquennio, risiede nell’impatto sui bilanci dei piccoli enti: mentre la media regionale di copertura dei costi con risorse comunali è del 67,6%, per i piccoli Comuni questa quota sale al 72,9%. La DGR mira quindi a fornire un ristoro parziale per queste spese, incentivando al contempo politiche di prevenzione per evitare l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare.

Il fondo straordinario per l’annualità 2025 ha una dotazione complessiva di euro 2.653.991,54. Questa cifra è composta da:

  • euro 2.600.000,00 di risorse proprie del bilancio regionale 2025.
  • euro 53.991,54 di residui derivanti dall’annualità 2024.

I criteri di accesso e ripartizione stabiliti dal decreto sono i seguenti:

  1. Perimetro soggettivo: Sono beneficiari solo i Comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti (al 01/01/2024).
  2. Criterio di riparto: Le risorse sono assegnate in misura proporzionale ai costi sostenuti e rendicontati dai Comuni nell’anno 2024 per l’inserimento di minori in Comunità educative, familiari e Alloggi per l’autonomia.
  3. Modalità di erogazione: La Direzione Generale Famiglia trasferisce le risorse alle Agenzie di Tutela della Salute (ATS), che a loro volta le erogano agli Ambiti territoriali entro 30 giorni; gli Uffici di Piano provvedono infine al pagamento ai singoli Comuni entro ulteriori 30 giorni.

Il decreto 12612 del 16 settembre 2025 ha ufficializzato il riparto. Complessivamente, in Lombardia sono 331 i Comuni che hanno rendicontato spese per l’accoglienza di minori nel 2024 e che ricevono il contributo straordinario. Si presenta a seguire una tabella relativa alla distribuzione del contributo a livello di ATS:

Tabella 1 – distribuzione contributi DGR 4985 per ATS come da Decreto 12612 del 16.09.2025

Area Territoriale (ATS) N. Comuni beneficiari Assegnazione 2025 (€) Quota residua 2024 (€) Totale da liquidare (€)
Insubria 78 758.157,57 0,00 758.157,57
Pavia 46 352.908,63 7.102,62 345.806,01
Bergamo 43 228.966,68 1.612,11 227.354,57
Val Padana 38 287.652,45 0,00 287.652,45
Città Metr. di Milano e Lodi 35 236.255,57 0,00 236.255,57
Brescia 35 210.255,88 10.202,57 200.053,31
Brianza 30 353.784,62 35.074,24 318.710,38
Montagna 26 226.010,14 0,00 226.010,14
TOTALE LOMBARDIA 331 2.653.991,54 53.991,54 2.600.000,00

 

In conclusione, il tema dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei minori fuori famiglia resta caldo, e all’ordine del giorno. Non solo per i numeri relativi ai minori fuori famiglia, in crescita, ma perché si tratta di un segmento di welfare che – laddove non sostenuto, ma anche curato nelle sue varie configurazioni – mette in crisi un sistema di tutela che costituisce, di fatto, un livello essenziale di servizio.

Due dinamiche qui rappresentate sono a mio parere importanti: sempre più, grazie alla disponibilità di sistemti informativi complessi, come il SIOSS, e all’impegno di tutti gli enti coinvolti nel caricamento delle informazioni, possiamo disporre di dati completi, che mostrano non solo l’andamento del fenomeno ma anche le sue caratteristiche e le sue mutazioni nel tempo, che possono sostenere processi decisionali consapevoli; il tema del sostegnmo dei costi legati al collocamento fuori famiglia dei minori è all’ordine del giorno, ed è stato considerato sia a livello nazionale che regionale. Misure certamente migliorabili e/o estendibili sia per durata che per quantità di risorse, ma significative nel riconoscere l’importanza di sostenere una catena di valore che garantisca qualità, professionalità ed efficacia all’accoglienza di bambini e bambine, ragazzi e ragazze.

 


  1. Il rapporto presenta informazioni qualitative e quantitative presenti nel Sistema Informativo dell’Offerta dei Servizi Sociali (SIOSS) all’interno del modulo relativo al servizio sociale professionale (Allegato 4) e dei moduli specifici (Allegati 5 e 6) dedicati ai servizi per l’affidamento familiare e all’accoglienza di minorenni presso servizi residenziali. Le informazioni e i dati presentati si riferiscono all’annualità 2024 e laddove possibile si riporta un confronto con i dati SIOSS in serie storica dal 2022. ↑
  2. Nel report si specifica che “La presa in carico (o accompagnamento sociale come oggi talvolta si definisce), così come rilevata nel SIOSS, coincide con l’apertura della cartella sociale del soggetto alla quale segue la valutazione della condizione, dei bisogni e delle risorse della persona minorenne o neomaggiorenne, della sua famiglia e del contesto di vita, con conseguente definizione della progettazione individualizzata.(…) Si considerano presi in carico anche i minorenni per i quali è stata effettuata un’indagine socio-ambientale su richiesta della procura minorile. Vengono inclusi anche i casi in cui vi sia una doppia apertura di cartella di presa in carico, una sul versante sociale e l’altra su quello sociosanitario o specialistico (esempio équipe di secondo livello in ipotesi di disabilità oppure per la valutazione in caso di sospetto maltrattamento), oppure la presa in carico formale sia da parte del servizio sanitario/specialistico, ma vi sia un progetto integrato che prevede un intervento dell’Ente locale per attivazione di risorse sociali (es. interventi di contrasto alla dispersione scolastica, educativa domiciliare, ecc) (p.6). ↑
  3. Come specificato nel report, il dato si riferisce ai decreti di affidamento del/la minorenne al servizio sociale che vengono emessi dal Tribunale per i minorenni in relazione a situazioni di pregiudizio per il minorenne stesso e a quelli emessi dal Tribunale ordinario nei casi di separazione/divorzio di coppia coniugata o no con figli. L’affidamento al servizio sociale non implica necessariamente l’allontanamento del minorenne dalla propria famiglia di origine o dal nucleo con il quale convive al momento dell’intervento del servizio sociale. ↑