Il CROAS Lombardia al Forum della Non Autosufficienza

Il Forum Non Autosufficienza di Bologna, svoltosi a Bologna a fine novembre 2025 e giunto alla sua XXIIma edizione, è un appuntamento rilevante per gli esperti del settore e rappresenta un momento di confronto sulle politiche, sulle proposte operative e sulle esperienze di buone prassi rispetto al tema della non autosufficienza.

In continuità con gli anni passati, anche il Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali della Lombardia (CROAS) ha tenuto un workshop al Forum nella convinzione che, in un contesto demografico caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione, affrontare la non autosufficienza sia una delle sfide più urgenti per il sistema di welfare. L’Ordine – ribadito il ruolo centrale della professione nella gestione della cronicità e nella costruzione di percorsi di cura, tesi a garantire dignità e qualità della vita ai pazienti e alle loro famiglie – ha illustrato il Progetto “Modello sperimentale di integrazione pubblico-privato per il mantenimento al domicilio della persona non autosufficiente”.

Individuata dal Gruppo Territoriale di Varese del Consiglio Regionale dell’Ordine lombardo in quanto esperienza virtuosa e all’avanguardia presente sul proprio territorio, la sperimentazione riflette pienamente il percorso di cambiamento culturale all’interno del sistema dei servizi alla persona, che stanno attraversando il Terzo Settore e la Pubblica Amministrazione in tutta Italia[1].

Il progetto è la dimostrazione concreta che la coprogettazione autentica e l’integrazione sono la strada maestra per costruire un sistema di assistenza alla non autosufficienza più efficace ed equo per gli interessati e le loro famiglie e più sostenibile per il sistema di welfare.

 

Il quadro di riferimento: coprogrammazione e coprogettazione per un’amministrazione condivisa

Il modello messo in atto a Tradate si basa sul paradigma dell’amministrazione condivisa, un processo fondato sui principi costituzionali di solidarietà e sussidiarietà orizzontale (art. 2 e 118 Costituzione Italiana) che riconosce il valore dell’iniziativa dei cittadini e delle formazioni sociali nello svolgimento di attività d’interesse generale[2], in piena armonia con il Codice Deontologico dell’assistente sociale.

La coprogrammazione e la coprogettazione costituiscono procedimenti amministrativi nell’ambito delle funzioni pubbliche di programmazione e progettazione degli interventi sociali. Essi permettono alla Pubblica Amministrazione di esercitare il proprio ruolo di indirizzo e governo, valorizzando fin dalla fase ideativa il contributo qualificato del Terzo Settore e favorendo la condivisione di responsabilità e rischi.

Questi procedimenti si configurano come strumenti di collaborazione finalizzati alla realizzazione di servizi di interesse generale, nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento:

  • Coprogrammazione: fase in cui, analizzati i bisogni della comunità di riferimento, vengono definite le priorità di intervento e gli obiettivi generali delle politiche e delle azioni da intraprendere.
  • Coprogettazione: fase successiva, nella quale i soggetti coinvolti progettano congiuntamente gli interventi individuati, condividendo modalità operative, risorse, tempi di realizzazione e indicatori per la valutazione d’impatto, assumendo congiuntamente responsabilità e rischi.

 

Il modello sperimentale dell’Ambito Territoriale di Tradate (PNRR): l’integrazione pubblico-privato per il mantenimento al domicilio della persona non autosufficiente

Entrando nel merito del progetto, l’Ambito Territoriale di Tradate, grazie agli strumenti della coprogrammazione e della coprogettazione con il Terzo Settore, ha promosso la costruzione di prossimità sociale, il rafforzamento delle reti comunitarie e la valorizzazione delle risorse informali del territorio. Tale percorso ha dato origine a un lavoro di comunità concretizzato nel progetto Welfare Week, un’iniziativa di informazione e sviluppo di reti che coinvolge le formazioni sociali e la cittadinanza, con l’obiettivo di rendere i servizi pubblici più tempestivi, integrati e maggiormente rispondenti ai bisogni emergenti

È in seno a tale iniziativa che, in coprogettazione con il Tavolo della Terza Età del Piano di Zona e in associazione con l’Ambito Territoriale di Azzate, è nato il progetto “Autonomia degli anziani non autosufficienti”. Infatti nel territorio di riferimento (in linea con il quadro nazionale) su una popolazione complessiva di 55.540 abitanti, 13.053 persone hanno più di 65 anni (23,5%) e 4.219 persone sono over 80 (7,6%)[3] e la presenza di anziani che vivono soli o con reti di supporto informali indebolite costituisce un elemento strutturale del bisogno sociale. La solitudine si configura sempre più come fattore di vulnerabilità, capace di aggravare condizioni sanitarie preesistenti, aumentare il ricorso improprio ai servizi sociosanitari e anticipare l’istituzionalizzazione.

A partire da queste considerazioni, l’Ambito Territoriale di Tradate a giugno 2023 ha attivato il progetto PNRR Autonomia degli anziani non autosufficienti, della durata di tre anni, attuato a valere del PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 1.1.2 , reso possibile grazie a un finanziamento complessivo di € 2.460.000,0.

Fondata su un approccio personalizzato e multidisciplinare, l’iniziativa mira a promuovere il massimo livello possibile di autonomia della persona anziana attraverso interventi domiciliari — sociali, sanitari ed educativi — riconosciuti come luogo privilegiato della long-term care.

 

Il progetto “Autonomia degli anziani non autosufficienti”: beneficiari e interventi

Il progetto, che ha preso avvio il 14/06/2023 e avrà scadenza il 30/06/2026, è rivolto a 30 beneficiari, individuati mediante procedura di evidenza pubblica. L’accesso alla misura è stato vincolato al possesso dei seguenti requisiti minimi di ammissibilità: residenza in uno degli otto Comuni afferenti all’Ambito, età superiore ai 65 anni di età, certificazione di invalidità al 100% oppure al 100% con accompagnamento ovvero certificazione ai sensi della L.104/92 art. 3 comma 3, ISEE socio-sanitario o ordinario inferiore a € 20.000,00.

La proposta si articola in un insieme integrato di interventi che garantisce un accesso unitario ai servizi sociosanitari. A seguito della valutazione multidimensionale del bisogno, prevede la definizione di un progetto individualizzato in cui vengono rafforzati i servizi domiciliari ed educativi per promuovere relazione, socializzazione e mantenimento delle competenze e abilità residue; a tale scopo vengono adottate soluzioni tecnologiche e domotiche a supporto dell’autonomia personale.

In coerenza con le Linee di indirizzo nazionali e regionali in materia, elemento centrale del modello d’intervento è l’équipe multidisciplinare, integrata con l’esperto di IT e domotica, che opera in stretta connessione con i servizi sociali comunali e i servizi socio-sanitari e sanitari.

Nello specifico, ciascun beneficiario accede a un progetto individualizzato che prevede l’attivazione gratuita di una rete multidisciplinare di sostegni. Le prestazioni descritte di seguito rappresentano il tetto massimo erogabile per ogni singolo utente per l’intera durata del progetto, garantendo una personalizzazione del servizio basata sull’effettiva intensità del bisogno:

  • Servizio di Assistenza Domiciliare, massimo n. 365 ore;
  • Intervento dell’educatore a domicilio, n. 104 ore;
  • Sostegno psicologico a favore dell’anziano e del caregiver, n. 30 ore;
  • Fornitura di pasti al domicilio, n. 365 pasti (compreso i giorni festivi);
  • Igiene ambientale e trasporto per l’accompagnamento ai luoghi di cura, per € 2.500;
  • Domotica e strumentazione tecnologica per € 10.000,00.

La domotica e le tecnologie assistite[4] non sono fini a sé stesse ma vengono utilizzate come mezzo per migliorare la qualità della vita degli anziani non autosufficienti: sensori ambientali, sistemi di monitoraggio da remoto e dispositivi indossabili consentono concretamente di prevenire rischi, rilevare situazioni di emergenza e sostenere l’autonomia quotidiana.

Accanto agli interventi domiciliari, che nel triennio finanziato, ammontano complessivamente a 19.968 ore di SAD, 3.120 ore di educatore, 900 ore di psicologo e 10.950 pasti forniti — questo modello di presa in carico della persona non autosufficiente riconosce un ruolo centrale alle azioni di comunità. Esse sono considerate strategiche per prevenire l’isolamento sociale, sostenere le persone più vulnerabili e ridurre il carico assistenziale sui caregiver (caregiver burden., promuovendo al contempo benessere e partecipazione sociale.

In tale prospettiva, il progetto promuove specifici percorsi formativi per assistenti familiari e interventi mirati al contrasto della solitudine, al supporto dei caregiver familiari, alla valorizzazione del volontariato e al rafforzamento dei centri anziani quali presìdi di prossimità e inclusione sociale. Ne sono un esempio lo “Sportello diffuso Punto.Incontro”, un presidio mobile e su chiamata finalizzato a offrire spazi di accoglienza, ascolto e orientamento ai servizi per persone anziane e caregiver; e il “(Non solo) Alzheimer Café”, luogo d’incontro e sostegno dedicato alle persone affette da Alzheimer e da altre forme di demenza e ai loro familiari, concepito come spazio relazionale e di condivisione.

In questi contesti vengono previsti momenti di sollievo dedicati ai caregiver, finalizzati all’acquisizione di competenze e strumenti utili per una gestione più efficace della persona anziana e per il miglioramento della relazione con la stessa. Negli interventi ci si avvale anche dell’applicazione del Metodo Validation, quale tecnica di comunicazione empatica volta a favorire la relazione e il benessere delle persone anziane con disturbi cognitivi, stati di confusione o disorientamento.

 

Il ruolo del servizio sociale

Nell’ambito del modello sviluppato a Tradate, il Terzo Settore si configura come partner generativo, che apporta competenze specialistiche, flessibilità operativa, conoscenza dei contesti locali e capacità d’innovazione. Viene così messa in atto un’alleanza strutturata tra istituzioni e Terzo Settore, basata sulla centralità della persona e sul lavoro di rete, che risulta essere in piena armonia con le previsioni normative e i dettami etico deontologici dell’assistente sociale. Questo quadro, dunque, offre spunti di riflessione anche sul ruolo che questa professione può svolgere in un paradigma innovativo di sviluppo delle politiche sociali rivolte alla popolazione anziana.

A fronte di una Pubblica Amministrazione che esercita l’inderogabile funzione di governance a salvaguardia dell’interesse pubblico[5], il servizio sociale professionale assume un ruolo centrale a presidio di tale processo. L’assistente sociale infatti, attraverso una lettura qualificata dei bisogni, conduce la trasformazione della complessità in azioni concrete e più aderenti ai variegati bisogni delle persone anziane e delle loro famiglie, valorizzando le risorse comunitarie. Grazie alle proprie competenze metodologiche e relazionali, promuove pratiche inclusive, facilita l’emersione delle competenze degli attori coinvolti e coordina i processi d’integrazione, favorendo l’attivazione delle reti locali come leve d’innovazione sociale.

 

Prospettive per il futuro

Dall’esperienza illustrata emerge come la responsabilità della cura si faccia patrimonio condiviso tra servizi, comunità e istituzioni, secondo un modello di corresponsabilità e prossimità. L’infrastruttura sociale e il “know-how” che ne consegue rappresentano un vero e proprio patrimonio generativo. Grazie a queste solide basi, i partner di progetto sono già attivamente impegnati in un tavolo di confronto strategico, volto a definire le linee guida per la prosecuzione delle attività dopo i termini del finanziamento comunitario affinché questa sperimentazione possa integrarsi organicamente nel Piano di Zona.

 


  1. L’esperienza è stata inoltre riconosciuta come un esempio di eccellenza a livello nazionale, classificandosi sesta su 60 progetti presentati al bando “25 anni della Legge 328/00: il futuro del welfare dei diritti, istituito da CNOAS (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali) e FNAS (Federazione Nazionale Assistenti Sociali) in occasione del 25° anniversario della Legge 328/00. ↑
  2. Sul piano legislativo, il riferimento centrale è la Legge 328/2000, che ha istituito il sistema integrato di interventi e servizi sociali, ponendo le basi per una programmazione territoriale partecipata, a cui si affiancano il D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), che, in particolare all’art. 55, disciplina gli istituti della coprogrammazione e della coprogettazione quali possibili modalità ordinarie di collaborazione tra Pubblica Amministrazione ed Enti del Terzo Settore e il DM 72/2021, recante le Linee guida sul partenariato sociale. Ulteriori riferimenti normativi sono costituiti dalla Legge 241/1990, che rappresenta il fondamento generale dell’azione amministrativa e del procedimento amministrativo: la coprogrammazione e la coprogettazione si configurano non come strumenti informali di collaborazione, bensì come procedimenti amministrativi disciplinati dai principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione, pubblicità e parità di trattamento. ↑
  3. ISTAT (2023) https://www.istat.it/ ↑
  4. Il progetto prevede le seguenti soluzioni di riqualificazione degli spazi abitativi e di dotazione strumentale tecnologica atta a garantire l’autonomia dell’anziano e il collegamento alla rete dei servizi integrati sociali e sociosanitari per la continuità assistenziale:1) installazione dei sensori “Kit Home Care”, Il kit HomeCare non richiede che l’anziano debba indossare alcun tipo di wearable né la presenza di videocamere ed è composto da: Unità di controllo remoto, Sensore radio apertura porta di ingresso e senso di transito, Sensore radio presenza letto, Sensore radio presenza poltrona, N. 4 Sensore radio movimento (es: cucina, soggiorno, camera e bagno), Sensore radio di fumo e CO, Sensore integrato di temperatura ambiente, Modem GSM per l’invio di messaggi SMS, in questo caso è necessaria una SIM dati (Il modem è dotato di batteria integrata che consente di inviare un messaggio anche in caso di mancanza di alimentazione elettrica).2) Bracciale per il monitoraggio remoto. È un dispositivo smart progettato per monitorare la salute e la sicurezza degli anziani in modo non invasivo e consente un monitoraggio completo: controlla parametri come il battito cardiaco, la qualità del sonno, e l’attività fisica. Rileva automaticamente le cadute e invia notifiche al caregiver.3) installazione e collegamento dell’unità di controllo remoto, installazione di luce notturna completa di sensore crepuscolare e di movimentoIl sistema permette di rilevare le seguenti condizioni di allarme o di attenzione: ingresso in casa in orario insolito, uscita da casa in orario insolito, apertura prolungata porta di ingresso, presenza a letto prolungata o oltre un orario limite, presenza in poltrona prolungata o oltre un orario limite, mancato rilevamento presenza nei locali (probabile caduta), presenza di fumo o monossido di carbonio, temperatura ambiente fuori range ammesso, diminuzione dell’attività motoria quotidiana, riduzione anomala dell’accesso nel locale cucina, aumento anomalo dell’accesso nel locale bagno ↑
  5. Frediani, E. (2019), La coprogettazione dei servizi sociali, Editoriale Scientifica. ↑