Introduzione

Nell’ambito delle attività del Gruppo tematico “Servizio Sociale Professionale (SSP) in sanità” attivo presso l’Ordine professionale regionale, in questi anni è andata crescendo l’esigenza di rilevare un quadro conoscitivo circa la presenza di assistenti sociali (AS) con incarichi di funzione all’interno degli enti (ATS, ASST e IRCCS pubblici) del Servizio Sanitario Regionale (SSR). Alla luce dell’evoluzione del sistema sanitario e sociosanitario regionale, che mira a promuovere l’integrazione socio-sanitaria dei servizi, si ritiene infatti importante ed essenziale comprendere il posizionamento degli AS nelle organizzazioni sanitarie, nonché gli spazi di espressione, azione e valorizzazione delle loro competenze.

Considerata la carenza di indicazioni regionali riguardo la collocazione organizzativa del servizio sociale professionale negli enti del SSR e l’investimento limitato in percorsi di riconoscimento/valorizzazione dello stesso, nonché l’assenza di incarichi di natura dirigenziale assegnati ad assistenti sociali[1], gli incarichi di funzione previsti dal contratto del personale del comparto sanità costituiscono di fatto le uniche opportunità concrete di sviluppo, valorizzazione e progressione professionale per il profilo dell’assistente sociale.

Nel marzo 2025 è così stata avviata un’indagine conoscitiva mediante la predisposizione di un questionario da somministrare ai 48 AS titolari di incarichi di funzione noti a quella data[2], con l’intento di comprendere le caratteristiche di tali incarichi e gli eventuali modelli organizzativi emergenti.

Il questionario si componeva di due parti: una prima parte contenente tre brevi sezioni riguardanti dati anagrafici, esperienze professionali, tipologie di incarichi ricoperti e una seconda parte relativa ai contenuti degli incarichi, alle caratteristiche organizzative degli enti ed alle attività svolte dai rispondenti.

Il questionario utilizzato come strumento di indagine è stato compilato da 41 dei 48 professionisti a cui era stato indirizzato: 10 rispondenti che prestano servizio in ATS, 30 rispondenti operanti presso ASST e 1 rispondente di IRCCS.

 

Principali risultati

Caratteristiche socio-demografiche

Per quanto la distribuzione di genere nella popolazione esaminata rifletta una composizione a prevalenza femminile, si osserva che i titolari di incarichi di funzione assistenti sociali sono di genere maschile per il 17%: una rappresentanza significativamente più alta rispetto a quella complessiva nella professione[3]. Riguardo all’età, la media dei rispondenti ha 54 anni nelle ASST/IRCCS e 55 nelle ATS. La fascia di età più rappresentata è quella oltre i 60 anni (13 persone), seguita dalla fascia 55–60 (10 persone). Solo una persona ha meno di 35 anni.

In merito ai titoli di studio, il 53,6% dei partecipanti ha una laurea magistrale in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali (LM-87), mentre il 46,3% ha una laurea triennale in Scienze del Servizio Sociale (L-39) o un titolo equivalente. Il possesso della laurea magistrale (LM-87) è più diffuso nella fascia di intervistati con età dai 50 anni in su.

Tra gli enti in cui operano i rispondenti, si rilevano 7 realtà in cui i titolari di incarico hanno conseguito la sola laurea triennale: poiché questo titolo è un requisito per l’accesso alla dirigenza, non tutti gli attuali titolari di incarico di funzione risultano potenzialmente eleggibili per un’eventuale progressione di carriera in questa direzione.

Caratteristiche degli incarichi

Gli incarichi di funzione si suddividono contrattualmente in due tipologie: funzione professionale e funzione organizzativa, quest’ultimo può includere anche la responsabilità di coordinamento del personale[4]. L’80% degli incarichi assegnati ai rispondenti sono di tipo organizzativo mentre il 20% è professionale. Questa proporzione risulta simile tra ATS e ASST/IRCCS.

Da una prima lettura si rileva che gli incarichi, indipendentemente dalla loro tipologia (organizzativi o professionali), risultano: in ATS legati a processi/attività specifiche (es. gestione flussi informativi, funzioni di vigilanza delle unità di offerta), in ASST prevalentemente riferiti al coordinamento di un’area di servizio sociale che raccoglie i professionisti impiegati nei diversi dipartimenti e servizi delle aziende e, solo in alcuni casi, relativi ad ambiti e servizi specifici (es. percorsi di integrazione ospedale-territorio, ufficio protezione giuridica, ecc…).

Tra le 41 persone coinvolte nell’indagine, 18 svolgono attività di coordinamento del personale, anche indicata nella job description. Nella maggior parte dei casi il personale coordinato è composto da altri assistenti sociali. Tuttavia, in 5 situazioni il gruppo coordinato include anche educatori professionali, infermieri, OSS (in due casi) e personale amministrativo (in altre 3 situazioni). I gruppi coordinati hanno numerosità variabile: da 5 a oltre 40 persone. I gruppi più numerosi (oltre 11 persone) sono coordinati da professionisti in servizio presso ASST/IRCCS.

Il valore economico degli incarichi è legato alle fasce di complessità previste dal CCNL[5] e nella maggior parte dei casi il suo importo si colloca nella parte più bassa della fascia media , che prevede un’indennità annua lorda compresa tra 4.000 a 9.500 euro:

  • 32 (78%) rientrano in una fascia medio-bassa (4.000-6.000 euro)
  • 7 rientrano nella fascia media (6.001-9.500 euro)
  • 2 rientrano nella fascia elevata (9.501- 13.500 euro).

Questo fa ipotizzare che la maggioranza degli enti non abbia un modello organizzativo complesso nella strutturazione dei ruoli aziendali degli assistenti sociali e che gli apporti di questi ultimi vengano poco valorizzati all’interno delle strategie di integrazione socio-sanitaria.

Entrando nel merito delle attività che occupano la maggior parte del tempo lavoro[6], per i professionisti che operano nelle ASST/IRCCS, si rilevano:

  • la gestione del personale coordinato (19%)
  • la partecipazione a tavoli inter-istituzionali (19%)
  • l’attività diretta con l’utenza che accede ai servizi (18%)

Quest’ultimo dato evidenzia come, spesso, l’incarico di funzione si aggiunga, senza sostituirsi, alle attività svolte precedentemente l’assegnazione dello stesso e che, pertanto attività di tipo organizzativo/programmatorio si affiancano ad attività diretta con i cittadini che accedono ai servizi.

Per i rispondenti che lavorano nelle ATS, invece, le attività prevalenti risultano essere[7]:

  • controlli/monitoraggi delle progettualità (19%)
  • partecipazioni a tavoli inter-istituzionali (16%)
  • impostazioni procedure e strumenti (13%)
  • supporto alla programmazione (13%)
  • gestione flussi informativi e rendicontazioni (13%)

La partecipazione a tavoli inter-istituzionali rappresenta un elemento comune tra le attività dei rispondenti afferenti ad ASST/IRCCS e ATS, per quanto tale attività sia riconducibile ad aree di riferimento differenti a seconda della mission dell’ente di appartenenza.

Dovendo identificare il proprio ruolo in un’area/macrotipologia di riferimento, i professionisti hanno risposto come di seguito sintetizzato:

  • area programmazione: è riconosciuta come coerente con il proprio ruolo dal 13% di chi lavora in ASST/IRCCS e dall’80% degli intervistati che operano in ATS;
  • area sociale aziendale: è riconosciuta come coerente con il proprio ruolo dal 65% degli operatori delle ASST/IRCCS e dal 10% dei rispondenti che prestano servizio in ATS;
  • area specifica: è riconosciuta come coerente con il proprio ruolo per il 23% di chi lavora presso ASST/IRCCS e per il 10% di chi lavora in ATS.

Questi dati sembrano confermare le differenze nella definizione dei ruoli dei professionisti tra le diverse realtà del SSR e la necessità di riflettere sulla complessità dello stesso.

Soddisfazione

I dati raccolti evidenziano che gli aspetti che generano maggiore soddisfazione[8] tra i rispondenti sono: autonomia professionale e sicurezza personale, entrambi registrano un Indice di Valutazione Positivo (IVP[9]) pari al 71%.

Altri aspetti mostrano livelli di IVP più contenuti, con percentuali tra il 58% e il 27%. Tra questi:

  • il riconoscimento del ruolo professionale all’interno dell’organizzazione
  • l’integrazione dell’area sociale nel contesto sanitario di riferimento
  • il bilanciamento tra tempo dedicato all’attività con l’utenza e tempo dedicato alla programmazione

Le aree che mostrano Indici di Valutazione Negativa (IVN) più alti (quindi una soddisfazione più bassa) sono:

  • le opportunità di supervisione (80% IVN[10])
  • il valore economico dell’incarico (59% IVN)
  • la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita (42% IVN)

Questi dati suggeriscono che, sebbene la percezione dell’autonomia professionale sia presente, tale aspetto non è sufficiente a garantire un pieno riconoscimento del servizio sociale professionale nei contesti sanitari.

 

Conclusioni e prospettive

L’analisi dei dati evidenzia implicazioni organizzative e identitarie che derivano dall’assunzione di compiti di responsabilità e coordinamento in contesti multiprofessionali a prevalenza sanitaria. Emerge un quadro complesso, in cui l’integrazione della dimensione sociale nei percorsi di salute e cura è anche legata alla possibilità di riconoscimento di ruoli direttivi agli assistenti sociali, attraverso i quali poter affermare con più efficacia la componente sociale e la specificità della stessa nei processi sanitari e sociosanitari.

La professione deve confrontarsi con alcune criticità: la prevalenza di incarichi a bassa complessità (indice di una carenza nei modelli di strutturazione dei ruoli aziendali), l’assenza di criteri uniformi per l’attribuzione degli incarichi stessi e la variabilità dei ruoli e delle responsabilità effettivamente esercitate dagli assegnatari. Questi risultati sollecitano una riflessione condivisa tra professione e istituzioni sul riconoscimento del contributo del servizio sociale professionale nei processi di governance dei servizi socio-sanitari e sulla necessità di linee guida regionali che ne valorizzino la funzione strategica.

L’indagine mette in luce anche elementi di potenzialità: l’elevato livello formativo di una parte dei rispondenti, anche quando non richiesto dai requisiti di partecipazione agli avvisi, e la capacità di assumere funzioni complesse di coordinamento e gestione. Tali aspetti delineano spazi di crescita che richiedono, da un lato, una maggiore attenzione istituzionale nella definizione dei requisiti e delle prospettive di carriera, dall’altro, una riflessione interna alla professione sull’identità dell’assistente sociale che ricopre incarichi di funzione con attenzione allo sviluppo di modelli organizzativi condivisi.

Il tema di definizione dell’identità professionale nei ruoli di responsabilità all’interno di enti del SSR apre scenari di ricerca interessanti per comprendere se e come stiano emergendo modelli di gestione del ruolo e coordinamento coerenti con l’etica della cura e con la specificità del mandato professionale del Servizio Sociale in contesti a prevalenza sanitaria. Diventa quindi fondamentale far emergere spazi di riconoscimento di ruoli professionali direttivi per gli assistenti sociali all’interno degli enti socio-sanitari, sostenendo così un processo di acquisizione di forza necessaria per dialogare con le altre professioni e promuovere l’integrazione della dimensione sociale nei processi di cura.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al documento: Esiti del lavoro di ricerca “ASSISTENTI SOCIALI NELLA SANITÀ LOMBARDA: UN’ANALISI DEGLI INCARICHI DI FUNZIONE”

 


  1. È stata recentemente espletata una selezione per incarico a tempo determinato di dirigente assistente sociale in una ASST lombarda. ↑
  2. L’Ordine professionale Assistenti Sociali della Lombardia conta 5.768 iscritti (dato maggio 2025 da piattaforma Croas); le/gli assistenti sociali che operano presso le strutture pubbliche del SSR risultano 1.100 (dato dicembre 2024, elaborato da “Estratto RNR” pubblicato il 19 marzo 2025 Normativa e documenti Welfare). ↑
  3. Tra gli Assistenti Sociali del SSR, gli uomini rappresentano solo il 5,55% del totale valore simile alla quota del 5,22% registrata tra il totale degli iscritti all’albo regionale. ↑
  4. Il sistema degli incarichi previsto dal CCNL sanità 2019-2021 è costituito da diverse tipologie di incarico graduati in base al livello di complessità. Le tipologie applicabili al personale del ruolo sociosanitario assistente sociale sono: Incarico di funzione organizzativa “gestione dei percorsi sociosanitari integrati, formativi, di tutoraggio, connessi all’esercizio della funzione sociosanitaria con autonomia, conoscenze e abilità, anche elevate, atti ad organizzare e coordinare fattivamente l’attività propria e dei colleghi”; Incarico di funzione professionale “attività con rilevanti contenuti professionali e specialistici ad alta integrazione sociosanitaria con eventuali funzioni di processo; responsabilità di risultato”. È previsto anche l’Incarico di posizione ma solo per il personale inquadrato nell’area dell’elevata qualificazione. ↑
  5. Il valore economico dell’indennità di funzione corrisponde al livello di complessità attribuito dall’ente all’incarico stesso secondo i parametri previsti dal CCNL sanità 2019-2021 per gli incarichi di funzione: complessità media da 4.000 a 9.500 euro, complessità elevata da 9.501 a 13.500 euro. ↑
  6. Si riportano le 3 attività di cui si è riscontrato la percentuale di ricorrenza maggiore tra le risposte degli individui che prestano servizio in ASST/IRCCS. ↑
  7. Si riportano le 3 attività di cui si è riscontrato la percentuale di ricorrenza maggiore tra le risposte degli individui che prestano servizio in ATS. In questo caso risultano 5 attività perché 3 hanno raccolto la stessa percentuale di ricorrenza, 13%. ↑
  8. È stato chiesto ai rispondenti al questionario di esprimere, su una scala da 1 (per nulla) a 5 (pienamente soddisfatto), il proprio livello di soddisfazione rispetto ad alcuni aspetti relativi alla propria attività. ↑
  9. Indice di Valutazione Positiva, somma delle posizioni 4 e 5 della scala. ↑
  10. Indice di Valutazione Negativa, somma delle posizioni 1 e 2 della scala. ↑