Le origini

Magari Domani Onlus, cooperativa di Gazzada Schianno (provincia di Varese), da oltre dieci anni si prende cura delle persone con disabilità, impegnandosi attraverso un lavoro educativo quotidiano a tenere uniti desideri, visione sociale e inclusione a 360 gradi con la cooperativa lavoro, i servizi diurni (CSE e SFA) e l’offerta di attività di tempo libero con l’associazione di volontariato.
A partire dal 2019 si è iniziato a porre attenzione anche al tema dell’abitare. Grazie alle risorse del Fondo nazionale istituito con la L. 112/2016, la cosiddetta legge “Dopo di Noi”, e ai piani operativi regionali di implementazione, la cooperativa ha iniziato a costruire nuove opportunità abitative e relazionali per le persone con disabilità. La sperimentazione di un abitare tempo e spazi diversi dalla famiglia di origine è un progetto che prende forma oggi nel territorio di Gazzada Schianno, grazie alla collaborazione tra enti locali, famiglie e un’equipe educativa che quotidianamente accompagna le persone che scelgono di vivere un abitare non solo “fisico”, ma fatto anche di incontri, sogni, paure e fatiche.

 

La Comunità Diffusa, un progetto agli albori

Il progetto Comunità Diffusa sin dalla nascita della cooperativa, seppure non così nominato, pone le fondamenta nella possibilità che la comunità, il territorio di Gazzada Schianno (paesino di circa 5.000 abitanti e geograficamente abbastanza ravvicinato), incontri la disabilità adulta. I servizi diurni fin da subito hanno fatto la scelta di aprire le proprie porte: porte per fare entrare e, soprattutto, porte per far uscire. Grande lavoro viene, quindi, fatto quotidianamente da parte degli educatori per permettere ai giovani adulti con disabilità di uscire e conoscere la comunità, provando a “viverlo” con le proprie risorse. Inizialmente si è trattato di accompagnamenti in gruppi, diventati poi accompagnamenti individuali e, successivamente, spostamenti in autonomia.
Spesso la disabilità trova poco spazio, riconoscimento, accoglienza, emancipazione nel contesto sociale. Compito degli educatori è di farsi portavoce di un cambiamento culturale che elimini via via forme sottili di discriminazione e segregazione, un rischio in cui tutti inciampiamo se abbassiamo l’attenzione e non teniamo il focus sul favorire percorsi culturali, inclusivi e consapevoli. Il territorio di Gazzada, ormai da anni abituato alla presenza quotidiana di persone che hanno anche disabilità e fragilità, si è aperto. Il lavoro educativo persegue il modello della moltiplicazione delle dipendenze: la vera autonomia non passa dal sapere fare tutto da soli, ma dal poter vivere bene grazie anche a ciò che il territorio ha saputo costruire per ciascuno.
Per spiegare meglio, proviamo a raccontare un episodio. Un giovane, dopo aver imparato gli spostamenti sul territorio, decide per la sua pausa di andare a comprare qualcosa dal panettiere del paese. La cooperativa viene chiamata una mattina dal panettiere in questione, in difficoltà nella relazione col giovane, dal momento che quest’ultimo non aveva fatto bene i conti tra i suoi desideri e i soldi che aveva con sé per gli acquisti. Questo episodio restituisce come il lavoro educativo vada ben oltre il supportare, l’accompagnare ad acquisire competenze sugli spostamenti o competenze pratiche trasversali su tutti i settori, come quella dell’acquisto. È la capacità di saper essere che va allenata: esprimere i propri desideri e bisogni, fare delle scelte che in qualche modo il mondo possa comprendere, e dall’altra parte, permettere che il mondo possa mettersi in discussione nell’incontro con la disabilità adulta, con le sue regole e le sue possibilità di ingaggio.

 

La nascita della sperimentazione di momenti fuori casa

Quando la cooperativa Magari Domani decide di fare un affondo sul tema dell’abitare prende in gestione un appartamento per far sperimentare la vita fuori casa ai giovani con disabilità. La prima difficoltà che ha incontrato è stata far comprendere ai giovani e alle famiglie che non si stava trattando di una vacanza in cui fare un weekend fuori casa. Per questo motivo, la scelta è stata di proporre questa esperienza in settimana con orari che mettono in discussione gli equilibri dei partecipanti, ma che si avvicinano alla vita reale fuori dalla propria famiglia d’origine. La proposta era, ed è tuttora, così strutturata: lunedì e martedì fino alle 21.30; il mercoledì e il giovedì con la possibilità di permanere a dormire, la scelta delle due notti consecutive nasce per sottolineare la possibilità che anche se la prima notte potrebbe non andare benissimo, ci si può sperimentare nuovamente con la seconda notte; il venerdì fino alle 21.30 con la chiusura della settimana e la progettazione della successiva.

 

L’accompagnamento delle famiglie

All’incirca una ventina di giovani hanno iniziato a frequentare l’appartamento e, parallelamente, anche le loro famiglie hanno iniziato a camminare, non senza fatica.
Il lavoro educativo della Magari Domani è al fianco delle persone con disabilità, ma anche delle loro famiglie, che sono invitate a portare sul tavolo della progettualità i loro bisogni, le loro aspettative e i loro desideri. La voce di queste persone e delle loro famiglie deve acquistare forza e trovare spazio di ascolto. All’inizio, il tema del futuro era innominabile, scatenava pianti e lacrime, in particolare nelle mamme presenti. Si è perciò scelto di approcciare gli incontri sollecitando delle provocazioni e stabilendo una tempistica “precisa” a questo futuro molto avanti negli anni a venire, in modo da alleggerire le famiglie di tutta la responsabilità e del peso del momento, rendendo possibile liberare energie per guardare a quel futuro.

 

L’evoluzione della sperimentazione con l’ex Albergo “Posta Vecchia”

Negli ultimi anni il servizio Abitare si è ampliato: oltre all’alloggio palestra sperimentale, sono stati realizzati dei gruppi appartamento che permettono a oltre 40 persone di camminare verso un’adultità reale e possibile, e accompagna alcuni giovani che sono pronti all’uscita definitiva da casa. Nel 2021 infatti è stato acquistato, e successivamente ristrutturato grazie anche ai fondi della Fondazione Cariplo, il piccolo albergo “Posta Vecchia” che si trova nel nostro paese. In questo albergo si è cercato di realizzare tutto ciò che è emerso dagli incontri con le famiglie: la possibilità di avere momenti e spazi di privacy, di convivialità, di cura e tutta la tecnologia necessaria per permettere ai giovani di sperimentare varie possibilità dell’abitare.
Ad esempio, la ristrutturazione delle camere è stata realizzata in modo da avere ampi locali ad uso singolo con bagno privato. Ciò che ha spinto verso questa scelta è stato anche il racconto di una mamma che durante un incontro ha dato voce a una delle sue paure: “… conosco bene mio figlio e le sue possibilità, e mi immagino che una notte lui possa alzarsi dal letto per andare in bagno. Lui però non usa le ciabatte, è abituato così, non le ha mai utilizzate. Quindi cammina con le calze, che usa sempre di notte, in un bagno già utilizzato da altre persone che potrebbero aver lasciato sporco, potrebbe sporcarsi i piedi e tornare a letto senza accorgersi e sporcare anche il suo letto …” Questa scena è stata poi riconosciuta da altre mamme che non avevano nominato l’episodio, ma avevano immaginato una scena possibile. Nella ristrutturazione abbiamo quindi voluto sottolineare come le difficoltà del quotidiano di ognuno possano essere accompagnate dagli educatori, ma tutelate anche con una predisposizione degli spazi che agevola.
Questo progetto di storia dell’abitare racconta di libertà, di possibilità e di come la vita di questi giovani non dipenda solo dalla relazione con il singolo educatore, perché la vera autonomia non la si raggiunge grazie ad esso, o grazie al fatto che si farà tutto da solo, ma è il risultato di una moltiplicazione di dipendenze. Il benessere del giovane dipende non solo dalle sue capacità, non solo dalle sue relazioni con gli educatori, ma da quelle con il barista, con il gestore del circolo, con qualsiasi esercente del territorio di Gazzada Schianno, con gli abitanti stessi e tutta la comunità.
L’Abitare diventa perciò possibile, vero, concreto, scelto anche da una persona con disabilità perché qui trova la possibilità di diventare adulta, le viene riconosciuto un ruolo sociale, può scegliere dove vivere, con chi e in che modo, decidere cosa prepararsi per cena, prendersi cura dei coinquilini.

 

Prendersi cura del bisogno di un altro

Nel corso degli anni le persone con disabilità frequentanti la cooperativa Magari Domani si sono moltiplicate, sono quasi un centinaio, una cifra notevole se pensiamo che Gazzada Schianno è un piccolo paese di quasi 5.000 abitanti. Un fatto curioso, da subito osservato, è come si è modificato il traffico cittadino. L’attraversamento sulle strisce pedonali, per esempio, per alcuni giovani è stato un apprendimento complesso. Oggi alcuni automobilisti hanno iniziato a fermarsi non in prossimità delle strisce pedonali, ma rallentano molto prima e, in alcuni casi, si fermano ancora prima che i giovani le raggiungano, permettendo quindi l’attraversamento. Questa attenzione, che non nasce da regole sanzionatorie (es. presenza di telecamere), è utile non solo per i nostri giovani, ma anche per tutta la comunità e sottolinea la bellezza e la possibilità dell’essere umano di farsi carico delle difficoltà altrui.

 

Difficoltà e resistenze

Nelle fasi di avvio del servizio Abitare, gli ostacoli più grandi sono stati quelli burocratici. I Piani di Zona e i singoli comuni non avevano a quel tempo dimestichezza con l’accesso ai fondi della L. “Dopo di Noi” e come ben si sa, qualsiasi progetto necessita di risorse economiche per potersi realizzare.
Ma non si è trattata dell’unica resistenza. La possibilità di cambiare mentalità rispetto a un progetto di possibile uscita di casa, di emancipazione dalla propria famiglia di origine, è un tema ancora oggi non compreso fino in fondo.
Inoltre, nel corso degli anni, mano a mano che l’esperienza si è implementata e si stanno accompagnando alcuni giovani ad una vera e propria uscita definitiva da casa, una questione critica di cui ci siamo resi conto riguarda la residenza e la competenza dei costi socioassistenziali, un tema importante per la sostenibilità nel tempo dei progetti.
I nostri gruppi appartamento si sono costituiti attorno ai servizi diurni che hanno costruito relazioni con i contesti sociali e la comunità, diventati un luogo di vita per le persone con disabilità. Alimentari, circoli, pizzerie, gelaterie, oratori, scuole e varie tipologie di esercenti sono luoghi in cui lavorare, incontrare, comprare, conoscere: l’abitare in un contesto che ho imparato a Vivere è la giusta conseguenza di un percorso evolutivo.
Il nostro territorio è costituito da molti paesi piccoli (intorno ai 5.000 abitanti) e i centri diurni accolgono persone che abitano anche a più di 10 km di distanza fuori dal proprio comune di residenza con onerosi servizi di trasporto a carico delle famiglie o degli enti locali. Spostarsi ad abitare in un luogo che è diventato “casa” ma che si trova in un comune diverso dal proprio comporta un cambio di residenza anagrafica che potrebbe generare dubbi sulla competenza dei costi socioassistenziali. La materia è complessa e, a parere di chi scrive, non ancora pienamente disciplinata a livello normativo.

 

La relazione nel lavoro educativo

Ci si interroga quotidianamente su quale sia il lavoro che un ente del terzo settore che si occupa di giovani adulti con disabilità possa svolgere. Sicuramente non un lavoro terapeutico e nemmeno un lavoro psicologico, ma un lavoro educativo che ha un tema profondo, semplice da nominare ma difficile da gestire: il tema della relazione tra l’adulto giovane con disabilità e il territorio circostante.
L’obiettivo che guida il lavoro educativo alla Magari Domani è l’inclusione territoriale: porte aperte, relazioni e incontri.
Questo prevede che l’educatore sia, oltre che un progettista di questi incontri possibili, anche un ottimo osservatore e accompagnatore non solo della persona adulta con disabilità, ma anche del territorio. Un educatore, quindi, che a volte mostra una relazione possibile con questi giovani, a volte osserva la relazione degli stessi con il territorio e altre volte ancora si prende degli spazi per confrontarsi con il territorio rispetto a questa relazione.
È interessante poter osservare quanto il mondo riesca a farsi carico delle persone con disabilità, in questo caso e, più in generale, delle persone che esprimono un bisogno. È la bellezza del prendersi cura di qualcun altro e del tempo con qualcun altro, perchè Abitare è molto più di un tetto sulla testa, è scelta, condivisione, libertà, è tanto altro e diverso per ciascuno, e ora è possibile.