Il perché del progetto

A partire dall’esperienza di cura e di assistenza delle ventiquattro Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) della provincia di Lecco, nasce il progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano. Insieme per un approccio di sistema”, finanziato dalla Fondazione comunitaria del Lecchese e dalla Fondazione Fratelli Frassoni di Lecco con durata biennale (2025-2026).

Il progetto scommette sulla possibilità di considerare le RSA non più solo come posti riservati agli anziani non autosufficienti nelle fasi avanzate dell’invecchiamento e nella fase terminale dell’esistenza, legati solo a immagini di sofferenza e di morte, ma come luoghi di vita e di riferimento per tutti.

Ciò che ci si prefigge è la costruzione di una consuetudine di frequentazione delle RSA che avvicini tutta la popolazione, con particolare riferimento: 1) a giovani anziani nella fascia di età 65-74 anni a rischio di isolamento e disagio a seguito dei cambiamenti legati all’invecchiamento, 2) alle persone con patologie psichiatriche, specialmente durante il processo d’invecchiamento.

L’apertura delle RSA a tutti può veicolare, inoltre, l’incontro intergenerazionale attraverso il coinvolgimento delle scuole e dei giovani del territorio facendo leva sulle potenzialità educative e sociali date dalla relazione tra le generazioni.

La messa in atto di azioni e relazioni che facciano riferimento a un luogo riconosciuto come parte della comunità da un lato aumenta l’opportunità di risposta organizzata e sistematica al bisogno in questa fase della vita e, dall’altro, riduce il rischio di criticità d’impatto in caso di un eventuale ingresso in RSA che si rendesse necessario in una fase successiva[1] (Lazzarotto, 2025).

Andando a sostenere abitudini e prassi consolidate e stimolando il dialogo tra i servizi, il carattere sperimentale del progetto vuole rendere possibile la costruzione di azioni che diventino poi strutturate nei programmi territoriali.

Il punto di partenza: le RSA come luogo di cura della vita

Ogni RSA del territorio, sulla base della propria storia e delle proprie caratteristiche, persegue, nel rispetto degli standard richiesti, la finalità di rispondere al bisogno di cure specifiche e adeguate alla condizione di fragilità e di non autosufficienza nell’età anziana.

Tuttavia, lo sguardo che la nostra società e la nostra cultura riservano alle residenze è ancora oggi condizionato dall’immagine ospedaliera che le ha a lungo caratterizzate, come conseguenza della loro vocazione di luogo in cui rispondere a un bisogno principalmente sanitario e di assistenza.

Pertanto l’esperienza in RSA degli anziani e delle loro famiglie rischia di restare separata e lontana dal resto della vita di tutti, relegandosi a una questione che riguarda solo chi ne ha bisogno.

Se, però, per cura non s’intende solo “assistenza e riabilitazione, ma anche cura della salute, della crescita degli individui, del “fiorire umano” nei diversi contesti e nelle differenti fasi della vita, compresa quella finale”[2], la questione cambia. Allora, la cura dell’anzianità fragile può diventare preziosa occasione per la cura della vita di tutti.

Il primo percorso del progetto: “Le RSA nella comunità che invecchia”

Il primo percorso coinvolge due categorie di persone vulnerabili presenti in modo significativo nel nostro territorio: i “giovani anziani” (young old) e le persone con storia di malattia psichiatrica, soprattutto in riferimento alla fase d’invecchiamento[3].

Grazie alla valorizzazione della rete territoriale presente, l’intento è quello di promuovere il benessere dei più fragili, prevenendo il rischio di solitudine e sviluppando socializzazione e mantenimento delle competenze residue.

Tali azioni, progettate all’interno delle RSA e nella città, possono costruire modelli di partecipazione comunitaria che diventino abituali e consueti.

Per le persone young old la proposta è quella di incontri settimanali presso le RSA in cui partecipare ad attività di stimolazione cognitiva, ludica, motoria artistica e musicale e a merende e pranzi conviviali.

Per i pazienti in carico ai Servizi di Salute Mentale la proposta è quella di offrire uno spazio dove realizzare attività per far conoscere la realtà delle RSA e per permettere di trovare sul territorio una rete che ne favorisca il reinserimento nel caso in cui, per sopraggiunti problemi sanitari o per limiti di età, vengano successivamente dimessi dalle strutture psichiatriche o da forme di residenzialità leggera.

Per i cittadini e gli operatori la proposta è quella di organizzare nelle RSA eventi culturali e formativi, in collaborazione con associazioni del territorio e della comunità, sul tema dell’invecchiamento e della relazione intergenerazionale.

Il secondo percorso del progetto “Le RSA e le nuove generazioni”

Il secondo percorso promuove esperienze d’incontro e di relazione intergenerazionale come occasione educativa e sociale, con particolare riferimento agli adolescenti nella fascia 14-18 anni che frequentano e scuole secondarie di secondo grado della città e alla popolazione giovanile nella fascia 18-29 anni residente in provincia di Lecco.

L’obiettivo è quello di stimolare sperimentazioni mirate a costruire tra le RSA e le scuole cittadine una connessione strutturale, che diventi poi parte integrante nella vita dei cittadini. Per i protagonisti tale esperienza può costituire sia un modello di sviluppo del percorso evolutivo e formativo degli adolescenti coinvolti che, allo stesso tempo, un modello di promozione culturale, sociale, politico, pedagogico e educativo dei grandi anziani non autosufficienti, riconosciuti come gruppo di valore da tutta la comunità.

Il progetto intende coinvolgere anche giovani tra i 18 e i 29 anni attraverso due bandi legati al progetto Living Land del Consorzio Consolida di Lecco.

Con adolescenti, giovani e anziani verranno organizzati laboratori artistici in RSA (poesia, musica, cinema, teatro e arte visiva); laboratori di narrazione autobiografica e biografica; realizzazione e visione partecipata di docufilm ambientati in luoghi naturali e storici del territorio; percorsi formativi sui temi dell’autobiografia, del canto intergenerazionale, dell’invecchiamento e delle strategie di supporto alla fragilità.

Il progetto e la sua rete

Il progetto è promosso da sette RSA del territorio[4] che si pongono come motore per promuovere questo cambiamento, al fine di coinvolgere, lungo il percorso, le altre diciassette strutture, accompagnando lo sviluppo e la diffusione delle azioni grazie al coordinamento di Uneba Lecco.

È realizzato in collaborazione con alcune scuole secondarie di secondo grado della Provincia di Lecco .e con numerose associazioni e servizi del territorio..

La riflessione avviata con l’Ufficio dei Piani /CDR ha posto in evidenza la necessità e la possibilità per le RSA di svolgere un ruolo forte nelle comunità di appartenenza, proponendo iniziative di natura sociale e aggregativa rivolte anche a persone esterne, e servizi che possano rappresentare un sostegno ai caregiver oltre che agli stessi anziani.

Il progetto, condiviso con i referenti della programmazione sociale, va in questa direzione, ampliando le proposte sia in termini di attività che di territori.

La governance e la valutazione

Il progetto intende valorizzare le pratiche innovative proposte con l’obiettivo di stabilizzarle all’interno del sistema di welfare territoriale. Tre livelli di cabina di regia sono volti a garantire un monitoraggio che promuova il confronto e la possibilità di dare vita a uno sviluppo territoriale e di sistema. In particolare, il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca ha l’obiettivo di costruire buone idee e buone prassi, validate scientificamente, da condividere e replicare in altre RSA

Inoltre, la costituzione di un gruppo di ricerca-azione partecipata punta ad accompagnare un processo riflessivo e valutativo per tutta la sua durata. È prevista, infine, un’indagine sociale mirata per fotografare lo stato dell’arte inerente alla rappresentazione individuale e sociale delle RSA nonché i bisogni e i desideri che le diverse popolazioni esprimono nei confronti degli obiettivi del progetto.

Considerazioni finali

Questo progetto può assumere connotazioni di carattere culturale generale, soprattutto in considerazione dell’attuale fase sociale, in cui la senescenza è vissuta più per le malattie che la caratterizzano che come una fase della vita da cui è possibile imparare. Gli anziani sono visti precipuamente come consumatori di risorse e il lavoro di cura della fragilità come un’occupazione da derubricare tra i lavori umili svolti da operatori perlopiù stranieri (peraltro sempre più difficili da reperire). Oltretutto la pandemia ha contribuito a peggiorare la considerazione dei cittadini nei confronti delle RSA, stigmatizzate come luoghi di segregazione e morte.

Tra i principi a cui questo progetto si è ispirato vi è l’inclusione trasversale sia tra le persone, diverse per età, per cultura, per passaporto, sia tra i luoghi di vita: la RSA vuole tornare ad essere considerata e vissuta come un luogo aperto alla propria comunità, in sinergia con le scuole, i circoli, le piazze.

Peraltro, l’inclusione alla quale questo progetto mira riguarda soprattutto chi abita a vario titolo le RSA: gli anziani e i residenti fragili potranno vedersi riconoscere un ruolo che restituisca loro uno specifico valore, spesso disconosciuto da una società che individua la velocità, la prestazione e la perfezione come riferimenti a cui tendere, da contrapporre al concetto di limite intrinseco della fragilità. Restituire voce alle persone fragili significa onorarne le storie[5], affinché le loro narrazioni non solo vengano trasmesse attraverso le generazioni, ma possano anche costituire un elemento intrinseco della presa in carico per gli operatori attraverso una comunicazione transculturale. Questo anche in osservanza di quanto ribadito dalla legge 219/2017[6], per cui il tempo della comunicazione diviene esso stesso processo di cura.

Se un solo studente sceglierà di divenire volontario o operatore in RSA, se una singola storia di una persona fragile verrà ascoltata e onorata dalla comunità, allora questo progetto avrà raggiunto il suo obiettivo culturale: quello di trasformare il diffuso timore a confrontarsi con le fasi estreme della vita in una risorsa propulsiva, inclusiva e utile a tutti.

 


  1. LAZZAROTTO, E. (2025). Entering a Nursing Home: family members and operators tell their stories. Journal of Advanced Health Care, 7(1). https://doi.org/10.36017/jahc202571365 ↑
  2. MORTARI L., ZANNINI L. (2017), La ricerca qualitativa in ambito sanitario, Carocci Editore, Roma, pag. 11. ↑
  3. A favore della popolazione adulta con storie di patologie psichiatriche stabilizzate, spesso escluse da varie forme di assistenza, la RSA Airoldi Muzzi di Lecco ha da poco istituito un reparto dedicato di psicogeriatria, con caratteristiche diverse da quelli tradizionali strutture residenziali. Quest’esperienza rappresenta uno dei casi studio presentati durante un convegno di SDA Bocconi svoltosi a Milano ad aprile 2025 ed è stata ripresa in un articolo pubblicato a giugno 2025 su Lombardiasociale. ↑
  4. RSA Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco (ente capofila), RSA Fondazione Casa di Riposo “Brambilla-Nava Onlus” di Civate (Lc), RSA Villa dei Cedri di Merate (Lc), RSA Borsieri di Lecco – Fondazione Sacra Famiglia Onlus, RSA Regoledo di Perledo (Lc) – Fondazione Sacra Famiglia Onlus, RSA Casa di Riposo Enrico e Antonio Nobili Onlus di Viganò Brianza (Lc), RSA La Madonnina di Vendrogno (Lc) – La Muggiasca, Cooperativa Sociale di Solidarietà A R.L. ↑
  5. CHARON R. (2019), La medicina narrativa. Onorare le storie dei pazienti, Raffaello Cortina, Milano. ↑
  6. LEGGE 219 del 22 dicembre 2017 – “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. ↑