Nuove programmazioni in avvio

Gli Ambiti lombardi, con la conclusione del 2024, hanno portato a termine il processo programmatorio giungendo alla sottoscrizione degli ottavi Piani sociali territoriali, ovvero le linee di indirizzo dello sviluppo del welfare locale per il triennio 2025-2027. È ancora troppo presto per avere una fotografia completa a livello regionale degli atti approvati e dei loro contenuti, tuttavia possiamo dire con certezza che le nuove programmazioni si sono sviluppate tenendo conto sia delle linee guida regionali (DGR 2167/2024) che hanno spinto con rinnovato vigore sul tema dell’integrazione sociosanitaria che, soprattutto, della cogenza attuativa dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali nazionali, i cosiddetti Leps.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad alcune evoluzioni significative che hanno avuto una certa rilevanza per la programmazione locale di servizi e interventi. A livello nazionale, dal 2021, si è tornati a declinare un Piano Nazionale che ha tracciato l’orizzonte di riferimento verso cui gli Ambiti di tutt’Italia devono orientarsi. Si è finalmente accelerato il processo di definizione dei Leps, annunciato oltre vent’anni fa nella legge quadro sui servizi sociali. L’orizzonte si è tradotto quindi in concreti livelli minimi di prestazioni e servizi di cui tutti i territori si devono dotare e che devono essere garantiti ai cittadini.

Inoltre, aspetto non meno rilevante, nel corso dell’ultimo triennio sono state stanziate risorse economiche aggiuntive per il raggiungimento di questi livelli, sia di derivazione nazionale che europea, facendo crescere le risorse destinate ai servizi e la rilevanza degli Ambiti territoriali come destinatari del loro governo. Sui fondi nazionali, con il nuovo piano nazionale 2021-2023, si è assunto anche l’orientamento a stabilire stanziamenti di durata triennale, in modo da supportare la programmazione dei servizi e degli interventi a livello locale all’interno di uno scenario di medio periodo minimamente certo. Aspetto assolutamente centrale per la programmazione zonale.

Nonostante questi importanti passi avanti, il tema del finanziamento e della sua programmazione rimane fortemente critico.

Conoscere lo scenario: difficile ma fondamentale

Purtroppo è sempre piuttosto complicato cercare di ricostruire puntualmente lo scenario del finanziamento al welfare, sebbene sia evidente quanto rappresenti un fattore cruciale per l’attuazione delle programmazioni locali. Le difficoltà dipendono da diversi aspetti.

All’incremento delle risorse degli ultimi anni, non è seguita alcuna azione di ricomposizione dei finanziamenti e permane tutt’ora una grande frammentazione tra i diversi fondi che si sono giustapposti l’uno all’altro. Una frammentazione sia nelle destinazioni (Povertà, Non autosufficienza, Dopo di noi, Famiglia, Contrasto alla violenza sulle donne, …) che nelle modalità di erogazione delle risorse e nelle stesse triennalità di riferimento[1]. Una frammentazione che sposta tutto l’onere della ricomposizione a livello locale, aumentando il rischio di dispersione e inefficacia.

Uno strumento che potrebbe venire in aiuto ai territori è, come anticipato, il ‘Piano Nazionale degli interventi e servizi sociali’ che, oltre a declinare gli indirizzi generali, correda il documento anche della parte di programmazione economica. Purtroppo però, seppur annunciato dal Ministero a fine novembre, il nuovo Piano Nazionale 2024-2026 non è ancora stato pubblicato. La programmazione zonale appena conclusa è stata quindi elaborata senza conoscere i nuovi indirizzi nazionali né le prospettive di finanziamento al welfare per il prossimo futuro. Un aspetto non da poco.

In questa generale incertezza, tra i territori sta circolando una diffusa consapevolezza che il trend di crescita a cui si è assistito nell’ultimo triennio, fortemente trainato anche dall’impatto dell’emergenza Covid, sia destinato nel prossimo futuro ad un’inversione di rotta. Su alcune aree di policy gli orientamenti del Governo Meloni hanno già chiaramente mostrato la direzione, basti vedere sul contrato alle povertà il passaggio dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione e la riduzione consistente del finanziamento per questa misura, già da metà 2023.

Pesa inoltre la prospettiva di conclusione di progetti legati al PNRR, in vista per marzo 2026, che porta con sé la grande incognita della sostenibilità di quanto allestito sin qui che, come scritto molte volte su questo sito, per la Missione 5 componente 2, ovvero le azioni rivolte alle politiche sociali, non si limita unicamente ad investimenti infrastrutturali ma, soprattutto, al potenziamento di interventi e servizi che si traducono in spesa corrente (supervisione, dimissioni protette, supporto della grave marginalità, …). Senza risorse garantite la continuità e il rispetto dei Leps saranno messi in grande difficoltà.

Il finanziamento agli Ambiti: le prospettive per il prossimo triennio

Proprio per la rilevanza che assume il tema, abbiamo deciso di anticipare un primo contributo orientativo. Cosa c’è da aspettarsi per il prossimo futuro? I timori degli Ambiti lombardi sono fondati?

A fine anno è stata approvata la Legge di bilancio per l’anno 2025, da cui si può dedurre un primo quadro. Un quadro da considerarsi ancora di massima, poiché sarà precisato nelle ricadute concrete a livello di singoli Ambiti dai vari decreti di riparto, comunque da confermare nelle leggi finanziarie dei prossimi anni nonché influenzato dalle scelte che la Regione stessa farà con le proprie delibere. Seguirà quindi, come d’abitudine per LombardiaSociale, uno specifico approfondimento sullo scenario regionale.

Di recente il portale Cantieri Terzo Settore ha presentato una ricostruzione dei capitoli della Legge 207/2024 riferiti ai fondi sociali, proponendo un contributo che si sofferma soprattutto sulle risorse di rilevanza per gli ETS. Richiamiamo la ricostruzione dei fondi elaborata da Novarino per approfondire le prospettive riguardanti le principali assegnazioni agli Ambiti territoriali o che sostengono, in Lombardia, iniziative di Ambito.

Tabella 1 – Fondi statali per il sociale, mln di euro (confronto 2022-2027)

In generale è confermata la percezione dei territori: si avvia una flessione negativa per la maggior parte dei fondi consolidati, con l’unica significativa eccezione del Fondo Non autosufficienza, in attuazione della legge di riforma, le cui ricadute concrete sul finanziamento di servizi ed interventi a livello locale, dovranno però essere verificate dalle disposizioni attuative che seguiranno. Nell’area dedicata alla non autosufficienza subisce un taglio consistente il Fondo caregiver, di cui segnaliamo però la previsione presente nella Legge di bilancio di poter destinare queste risorse ad integrazione del Fondo Non Autosufficienza, per la quota destinata ai servizi domiciliari.

Il Fondo Nazionale Politiche Sociali vedrà una riduzione del 5%. Gli Ambiti vivranno le concrete conseguenze di questo taglio il prossimo anno, nel 2026, considerata la discrepanza tra cassa e competenza. Peseranno dunque ancor di più i vincoli che negli anni il Ministero ha posto in relazione ai Leps (supervisione e dimissioni protette) e alla prevalenza dell’area minori (almeno il 50% delle risorse con questa destinazione), nonché le percentuali orientative sugli altri target che pone abitualmente Regione.

Anche il fondo cosiddetto Dopo Di Noi subisce un taglio analogo. Si tratta di risorse che a livello d’Ambito sono impiegate per lo sviluppo di esperienze di residenzialità autonoma per le persone con disabilità, le cosiddette “palestre di vita” e le micro-comunità. Certamente si tratta di un fondo che ha visto un avvio piuttosto lento nella capacità di spesa dei territori, che ha fatto accumulare quote, anche significative, assegnate e non spese. Sappiamo che la situazione lombarda è però molto eterogenea, ci sono territori virtuosi e altri più in difficoltà. Tuttavia, sappiamo anche che negli anni la spesa è cresciuta e che per consolidare la residenzialità autonoma quale prospettiva stabile che coinvolge via via sempre più persone, i fondi assegnati, invece che diminuire, dovrebbero crescere per garantire piena sostenibilità alle politiche introdotte dalla L.112/2016.

Il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, che dal 2024 ha riassorbito quattro diversi fondi, vede anch’esso una riduzione importante, non compensata da altri aumenti nell’ambito della disabilità. Per altro si tratta di un fondo per la gran parte non ancora ripartito a favore dei territori, se non per l’unica eccezione delle risorse per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

Anche il Fondo Povertà vivrà una riduzione, seppur mediamente più contenuta, pari al 2%. Su questo stanziamento saranno da verificare le distribuzioni del riparto tra la cosiddetta “Quota servizi”, che finanzia a livello d’Ambito l’infrastruttura delle équipe e dei servizi sul contrasto alle povertà; la quota “Povertà estrema” che in Lombardia interessa 20 ambiti su 91 ed è dedicata ad azioni sulla grave emarginazione e la cosiddetta quota “CareLeavers” sulla sperimentazione in corso a favore dei neo maggiorenni in uscita da percorsi di tutela, che anche in questo caso riguarda pochi Ambiti. È da ricordare poi che le risorse derivanti dal cosiddetto “potenziamento servizio sociale” attribuite agli Ambiti in base alla dotazione di assistenti sociali strutturati, nel rispetto del Leps di 1 assistente sociale ogni 5.000 abitanti, derivano sempre da questo Fondo e nel tempo questa è una quota destinata a crescere, a discapito delle precedenti dedicate al consolidamento dei servizi. Quale nuovo equilibrio si genererà dunque tra risorse destinate ai servizi e risorse a rimborso della dotazione di assistenti sociali, lo scopriremo.

Ricordiamo infine che sull’effettiva assegnazione della “Quota servizi”, sugli Ambiti pesa l’indicazione introdotta di recente sulla liquidazione della quota 2024. Se il Ministero non modificherà l’indicazione, gli Ambiti potranno concretamente ricevere le nuove risorse solo quando a livello regionale sarà speso il 100% dello stanziato dell’annualità 2022, già nelle casse dei territori. Poiché la capacità di spesa degli Ambiti, anche in questo caso, è molto varia, questo criterio rischia di porre un tema di grande criticità per il prossimo futuro: chi spende non avrà soldi, chi non spende continuerà ad avere risorse inutilizzate in cassa, ma di fatto sarà meno penalizzato.

Infine per quanto riguarda i fondi dedicati all’area della famiglia, si evidenzia:

  • una flessione negativa, mediamente del 9%, sul fondo che a livello locale sta finanziando, tra gli altri, lo sviluppo dei Centri per la famiglia. Anche in questo caso si tratta di servizi, non di progetti, che si stanno consolidando sui territori e che necessiterebbero di continuità e certezze;
  • una delle poche note positive, ovvero la lieve crescita del fondo contro la violenza sulle donne, che, tra gli altri, finanzia le reti antiviolenza e in particolare i CAV e la rete di servizi per la protezione (case rifugio, prima e seconda accoglienza).

Al quadro dei fondi consolidati, di norma trasferiti per il tramite delle Regioni agli Ambiti, si aggiungono alcune novità da considerare per il prossimo futuro, che hanno rilevanza per gli interventi e i servizi sociali territoriali. Nella Legge di Bilancio sono disposte risorse sulla morosità incolpevole, 30 milioni di euro tra il 2025 e il 2026, e un fondo di 100 milioni all’anno per il nuovo triennio al fine di contribuire alle spese sostenute dai Comuni per l’assistenza ai minori per i quali sia stato disposto l’allontanamento dalla casa familiare con provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Chi vivrà vedrà

In attesa di poter condurre un approfondimento mirato sul riparto lombardo di questi fondi, possiamo concludere che lo scenario che si prospetta è, purtroppo, piuttosto critico. Comincia una fase decrescente nel finanziamento nazionale al welfare locale, il cui impatto negativo è particolarmente acuito anche da altri fattori collaterali: una nuova fase di difficoltà nella quadratura dei bilanci comunali e l’impatto dell’adeguamento del contratto delle cooperative, che sta generando già oggi incrementi della spesa locale per consentire il mantenimento dei servizi. L’unica speranza ancora “accesa” per il futuro è relativa alle risorse europee che derivano dal PN Inclusione 2021-2027. Una dotazione molto più generosa di quella del settennio precedente, anche se la possibilità che queste risorse intervengano a compensare i tagli del livello nazionale è tutta da verificare. Chi vivrà vedrà.

 


  1. Ad esempio il Fondo povertà è stato ripartito per il triennio 2021-2023 e si è in attesa di conoscere gli stanziamenti 2024-2026 mentre del Fondo nazionale politiche sociali si è fermi al 2022-2024 in attesa di conoscere il 2025-2027. ↑