La DGR XII/2167 del 15 aprile 2024 “Approvazione delle linee di indirizzo per la programmazione sociale territoriale per il triennio 2025-2027 – (di concerto con l’assessore Bertolaso)” fornisce le linee guida per la stesura della programmazione zonale.

L’ambito sociale di Crema, in coerenza con la DGR, ha attivato un processo di co-programmazione articolato in quattro gruppi: Contrasto alla povertà, Non-autosufficienza, Politiche Giovanili e Intervento per la famiglia. Il dispositivo co-programmatorio, partendo dalla valutazione del triennio precedente, ha avviato un processo di analisi dei problemi, approfondimento dei target e, infine, definizione degli obiettivi e delle strategie (vedi Fig. 1). I percorsi hanno coinvolto oltre un centinaio di persone provenienti da 59 ETS, Comuni, ASST e dall’Azienda Speciale Consortile Comunità Sociale Cremasca.

Figura 1 – Percorso di Co-programmazione

Nel presente contributo, approfondiremo il lavoro del gruppo denominato: “Contrasto alla povertà”, che si è occupato delle seguenti aree: 1. Contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale e promozione dell’inclusione attiva, 2. Politiche abitative, 3. Interventi connessi alle politiche del lavoro.

Per narrare l’esperienza, appare necessario descrivere il punto di partenza, per poi passare alla presentazione di quanto emerso nella co-programmazione.

 

Il punto di partenza

Da più di un decennio è prassi consolidata per il territorio cremasco co-costruire la programmazione sociale tra enti pubblici ed enti del terzo settore. Tale dispositivo è rafforzato anche dall’esperienza in tema di co-progettazione maturata dal Comune capofila (Crema).

L’Ufficio di Piano Integrato

Anche nel Piano di Zona 2021/2023 l’ambito distrettuale cremasco ha previsto, tra gli organismi volti alla sua realizzazione: l’Ufficio di Piano Integrato[1], quale spazio partecipativo di confronto tra i referenti dei soggetti pubblici e privati aderenti al Piano di Zona e i Tavoli Tematici, co-coordinati da una figura di referente pubblico ed una del terzo settore; Tavoli di programmazione partecipata le cui finalità sono la riflessione condivisa, l’analisi dei bisogni del territorio, lo sviluppo di idee innovative connesse agli obiettivi strategici del Piano di Zona e l’elaborazione di eventuali piste progettuali da percorrere.

Il contrasto ai processi di impoverimento

Tra questi gruppi di lavoro, da indicare quali “luoghi di pensiero” per il contrasto alla povertà sono il “Tavolo sostegno alla povertà”, il “Tavolo lavoro” e il “Tavolo servizi abitativi”[2], che hanno operato in maniera autonoma ma anche trasversale (in base all’obiettivo strategico preso ad esame e riferimento), portando l’ambito sociale alla più estesa riflessione – ampiamente incardinabile con le nuove linee guida – della necessità di un’intersettorialità e interdisciplinarità tra Tavoli tematici, quale unica possibilità per poter far fronte alle nuove e variegate forme di povertà, aumentate in termini numerici e qualitativi, anche a seguito del periodo pandemico.

L’autovalutazione legata al Piano di Zona 2021/2023

Quanto emerso da un’autovalutazione inerente l’operato dei tre Tavoli[3] e discussa in Ufficio di Piano Integrato relativamente alle criticità riscontrate nel lavoro di contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale compiuto nell’ultimo triennio di Piano di Zona è la fatica nel coinvolgere nel processo di co-programmazione le piccole realtà che agiscono per l’inclusione di chi sta ai margini, spesso a causa della percezione di una distanza tra la definizione delle politiche sociali di un territorio e l’azione concreta che gli enti di cui sopra svolgono ordinariamente.

Altro aspetto sul quale risulterà importante porre attenzione nella prossima triennalità, poiché vissuto come critico e determinante nella passata, è quello di intensificare i momenti di interlocuzione tra amministratori locali e professionisti del sociale, al fine di ridurre la distanza tra alto e basso, tra possibilità e aspettative, così da dare maggior voce al ruolo consultivo dei Tavoli Tematici.

Orientamenti per la prossima programmazione

Nel contrasto alla povertà, tutti e tre i Tavoli impegnati nella riflessione contro l’emarginazione sociale hanno sottolineato come dirimente una sensibilizzazione del mondo profit alla tematica, auspicando la realizzazione nella prossima triennalità di un patto territoriale sull’inserimento lavorativo, ad esempio, e una più stringente relazione con il mercato immobiliare e i proprietari di casa, per dare ascolto ai loro bisogni e meglio orientare la programmazione delle azioni a livello distrettuale.

Il Piano di Zona 2021/2023 cremasco ha consolidato una gestione d’Ambito dei finanziamenti ministeriali dedicati al tema povertà e tentato di rafforzare un raccordo operativo e metodologico dei progetti attivati dal Terzo Settore, per creare omogeneità territoriale.

In questa direzione da dieci anni il territorio è contraddistinto dalla promozione della partecipazione attiva e dal welfare comunitario, agito attraverso i “Patti di Comunità”, quale strumento progettuale che risponde attraverso un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti (operatori, beneficiari e comunità) a un bisogno riconosciuto dal contesto e volto alla prevenzione del disagio. Lo strumento del “patto” consente altresì di abbracciare nella sua azione anche quegli aspetti della povertà non previsti dalle misure ministeriali, evitando così un appiattimento sul mero ristoro economico per le persone beneficiarie dei finanziamenti, ma ponendo attenzione anche alla loro qualità di vita e cercando di arginare il fenomeno della povertà educativa che potrebbe essere per taluni nuclei familiari elemento di procrastinazione della condizione di marginalità.

 

Tra continuità e innovazione: emersione delle risposte

Prima di addentrarci nell’individuazione e descrizione delle principali questioni è importante una premessa: se da una parte, per chiarezza espositiva, troveremo qui nominate delle singole questioni e dei singoli interventi, allo stesso tempo queste vanno considerate come fortemente intrecciate, interconnesse. Questo vale sia per i problemi che per le “soluzioni”, altrimenti il rischio è di interventi parziali, segmentati, in alcuni casi perfino dannosi (è il caso classico per esempio di molte “soluzioni occupazionali” che si rivelano di fatto insostenibili per la persona e il suo nucleo di appartenenza).

La casa

Una prima centrale questione oggi è quella della difficoltà di accesso/rischio di espulsione abitativa, che ha sicuramente diverse concause, dall’aumento dei costi (mutui, utenze, affitti), alla scarsità di alloggi (pubblici, ma anche privati che non vengono messi sul mercato per scarsa fiducia/presenza di opportunità più redditive) e due effetti principali, il primo immediato ovvero un già presente e progressivo carico (economico e operativo) sui Servizi con una domanda a cui il singolo Comune inevitabilmente fatica a dar risposta, e uno di medio-lungo periodo, ovvero da una parte l’aumento della platea di cittadini a rischio di esclusione abitativa, dall’altra l’aumento della durata dei percorsi di inclusione.

Il Lavoro

La questione abitativa è infatti fortemente intrecciata al tema dell’inclusione sociale e lavorativa, che si manifesta, similmente all’abitare, nelle due forme della difficoltà di accesso, ma soprattutto nel lavoro povero, insufficiente a una vita dignitosa e, inevitabilmente, concausa del rischio abitativo di cui sopra. All’interno di un’area ampia e complessa di problemi, si evidenziano due specifiche questioni. Da una parte quella dei soggetti senza fissa dimora, la cui perdita di residenza impatta negativamente su tutti gli altri “accessi” (servizi sociali, medicina territoriale, etc.).

La fatica esistenziale

Dall’altra, i corto circuiti che si creano tra queste fragilità portano a una generale vulnerabilità/impoverimento relazionale e malessere individuale che oggi i Servizi non riescono a intercettare con la dovuta tempestività e che in una certa misura rappresenta un problema difficilmente trattabile per come oggi i Servizi sono impostati e strutturati.

Figura 2 – Albero dei problemi

Ipotesi di soluzioni emergenti

In linea con le questioni evidenziate, sempre seguendo un approccio di necessaria connessione, tre sono le principali ipotesi di intervento prefigurate.

Verso un’Agenzia dell’Abitare

In continuità con il percorso di accompagnamento già avviato nel precedente PdZ, nel successivo triennio si ipotizza l’attivazione di un’Agenzia dell’abitare operante a livello di Ambito con compiti e finalità generali di mediazione abitativa rispetto alle diverse tipologie abitative presenti: rispetto al mercato privato, aumento della disponibilità di alloggi anche grazie alla costruzione di meccanismi fiduciari e di garanzia tra proprietari e inquilini; ricognizione e efficientamento nella gestione del patrimonio pubblico di Ambito, individuando modalità e processi che consentano di considerarlo effettivamente tale; in relazione alle diverse forme legate al Terzo Settore, analogo intervento di mappatura e mediazione, con una particolare attenzione ai processi educativi e di inclusione. L’Agenzia infatti opera anche attraverso un’equipe con diverse figure e competenze che si interfaccia con i Servizi comunali (case manager, assistenti sociali) per arrivare di fatto alla sistematizzazione di una presa in carico multidimensionale e omogenea a livello di Ambito.

La generatività della comunità: i Patti

Questo approccio multidimensionale è sostanzialmente analogo a quello che deve guidare gli interventi sulla vulnerabilità nel loro complesso, anche attraverso la valorizzazione dello strumento dei patti di comunità (in continuità con il triennio precedente) e, dunque, dell’importante tessuto di imprenditorialità sociale, associativo, di volontariato, ma anche informale che viene individuata come la via per supplire alle rigidità formali dei Servizi prima descritte. Questo approccio può infatti consentire sia di lavorare sul tema dell’impoverimento relazionale, sia di ridurre, nel medio periodo, il rischio di scivolamento di molte situazioni e, dunque, di ulteriore sovraccarico dei Servizi.

Inclusione lavorativa

Il medesimo approccio deve infine riguardare anche l’inclusione lavorativa, valorizzando cioè tutte le componenti che esulano dalla semplice ricerca del posto e non relative unicamente al soggetto, ma all’intero nucleo di appartenenza (aspetti educativi, supporto psicologico e motivazionale, etc.). Resta allo stesso tempo importante riuscire a sensibilizzare con più efficacia del passato il tessuto aziendale cremasco e provinciale e le sue rappresentanze rispetto al tema dell’inclusione lavorativa dei soggetti fragili, perché oggi su questo aspetto il territorio non è particolarmente ricettivo.

Ciò che trasversalmente emerge dai diversi gruppi è la volontà e la necessità di potenziare l’approccio comunitario, già patrimonio dell’ambito cremasco, che veda la presa in carico della persona in tutte le sfere della propria vita e dove la comunità diviene il principale attore per l’uscita da situazioni di criticità o di riduzione della stessa. Tale approccio richiede un’azione culturale volta a contrastare la tendenza a colpevolizzare chi si trova in situazioni di povertà al fine di lasciare spazio all’analisi del contesto e dei fenomeni su cui diviene possibile agire per ridurre il rischio di scivolamento nella vulnerabilità.

 

Conclusioni

La co-programmazione risulta estremamente funzionale in un sistema di welfare, come quello cremasco, che voglia strutturare il proprio intervento con modalità collaborative e che ponga la matrice comunitaria al centro delle strategie di intervento.

È evidente che il processo di co-programmazione:

  • si sia innestato in un contesto maturo dal punto di vista della collaborazione tra pubblico e terzo settore e, dall’altro, abituato ad agire in maniera riflessiva;
  • sia un’occasione, da un lato, per aumentare il numero degli attori in campo, dall’altro, invece, per facilitare la focalizzazione dei diversi soggetti sugli oggetti di lavoro.

Si è convinti che il lavoro realizzato in queste settimane – oltre quello svolto negli anni precedenti – permetterà di muoversi in maniera coerente e condivisa sia per quanto riguarda gli obiettivi del prossimo piano di zona, sia per le azioni e le strategie che i Comuni, l’Ambito, l’azienda CSC e i soggetti del terzo settore metteranno in campo nei prossimi anni.

A rafforzare questa visione vi è anche l’esperienza in tema di co- progettazione strutturata maturata dal Comune capofila (Crema), pronto a condividere con tutto il territorio le proprie esperienze di costruzione condivisa delle politiche del welfare. La prossima programmazione zonale dell’Ambito di Crema, partendo da solide basi co-programmatorie, vuole promuovere una nuova strategia policy collaborativa tanto nel design quanto nella realizzazione concreta delle azioni in piena integrazione con il Sistema delle progettualità afferenti al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con l’obiettivo sfidante dell’integrazione con il versante socio-sanitario.

 

 


  1. “modalità strutturata di partecipazione e concorso attivo allo sviluppo dei contenuti del PdZ da parte di ASST Crema e di tutti i soggetti aderenti all’Accordo di Programma”, per approfondimenti riferirsi a: Accordo di Programma 21/23 https://comunitasocialecremasca.it/sites/comunitasocialecremasca.it/files/Piano%20di%20Zona%20sociale%20Ambito%20Cremasco%202021-2023.pdf ↑
  2. coordinati rispettivamente da Patrizia Pedrazzini, Barbara Maccalli e Claudio Dagheti, Chiara Valerani e Christian Fiorini, Daniela Bodini e Alberto Fusar Poli ↑
  3. che ha visto il coinvolgimento di tutti i suoi membri e condotta dai loro coordinatori ↑