Con la Dgr 984/23 Regione Lombardia ha introdotto le prime disposizioni attuative della l.r. 25/22, che riconosce a tutte le persone con disabilità il diritto a vivere nella società con la stessa libertà di scelta delle altre persone[1].
Questo primo provvedimento, ricordiamo, disciplina l’istituzione dei Centri per la Vita Indipendente: vengono adottate le Linee guida per il loro funzionamento e gestione e i 2 milioni di euro previsti dalla l.r. 25/22 vengono destinati per attivarne almeno 33 su tutto il territorio regionale.
Il contenuto della Dgr 984, dunque, si assume il compito di dare gambe ad un pronunciamento importante, pienamente condivisibile che finalmente offre la possibilità di misurarsi oltre la dimensione prestazionale e cerca di mettere insieme aspetti di advocacy, di carattere educativo, sociali e culturali sicuramente maggiormente in linea con la convenzione internazionale e con la legge delega in materia di disabilità 227/21[2]. Stimola al lavoro di rete fra soggettività diverse al fine di costruire progetti di vita che mettano al centro la persona e non l’erogazione di una prestazione, ingaggia anche le comunità, i contesti di vita a realizzare quel processo di inclusione che può portare alla partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità.
Un pronunciamento importante anche per altre due ragioni: dapprima perché sostenuto da tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, dall’altra perché adottato nella sede del consiglio regionale.
Questa azione sia politica che istituzionale dovrebbe contribuire ad essere forza propulsiva significativa per l’affermazione di contenuti così vicini alla Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità, ratificata in Italia nel 2009, richiamata giustamente come fonte giuridica principale nella suddetta Dgr.
Paradossalmente il rischio implicito in queste pronunciazioni risiede nella precarietà dell’essere poste a terra concretamente poiché assistiamo ad una separazione ancora abbastanza significativa fra un approccio culturale teso a considerare la disabilità come una relazione che deve essere regolata dal diritto, e un approccio esclusivamente soggettivo, che considera la disabilità come una sorta di “malattia” individuale trattata attraverso la pesatura del tipo di gravità delle condizioni della persona.
Di seguito propongo alcune riflessioni sui contenuti della Dgr 984, con attenzione ad alcuni aspetti critici che, a mio avviso, necessitano di correttivi, di maggiori indicazioni ed approfondimenti da parte del legislatore regionale al fine di favorire il decollo del processo costitutivo dei Centri per la Vita Indipendente.
Partenza con finanziamenti scarsi
Innanzitutto, le risorse stanziate per questa prima fase di avvio risultano inadeguate.
Sulla base delle risorse messe a disposizione dell’importo complessivo di 2 milioni di euro, la Dgr 984 prevede, a supporto dell’istituzione di 33 Centri per la Vita Indipendente, uno stanziamento di 30.000 € per ogni Ambito (90.000 nel caso del Comune di Milano), oltre ad un co-finanziamento di almeno il 10% da parte dei partner di progetto per la copertura del costo complessivo.
Risorse che appaiono davvero esigue se si considera che un Centro per la Vita Indipendente deve svolgere tante e diverse funzioni indicate nelle linee guida, che riprendo integralmente nel box sottostante per dare un riferimento utile alla discussione.
Attività del Centro per la Vita Indipendente
Fonte: DGR 984/2023, pag. 7-8 |
Risulta evidente che la possibile esecuzione di tutti questi punti programmatici è molto impegnativa e richiede sicuramente l’impiego di maggiori risorse. Le risorse attuali a disposizione ad esempio, non consentono neanche l’assunzione di un operatore a tempo pieno, considerando anche gli aumenti derivati dai nuovi contratti delle cooperative sociali.
Servizio di prossimità, poco prossimo
La delibera affida il compito di attivare nel territorio regionale questi 33 Centri per la Vita Indipendente ai 31 Ambiti che gestiscono i fondi Pro.Vi nel biennio 2024-2025. Più nello specifico, al fine di garantirne la presenza in tutte le ATS del territorio regionale, viene precisato che i Centri dovranno essere costituiti mediante intese tra l’Ambito aderente al Pro.Vi e almeno 2 Ambiti territoriali non aderenti al Pro.Vi e almeno 2 associazioni delle persone con disabilità attive sul territorio.
Ritengo che una delle ragioni che attualmente non ha favorito il decollo di questo processo costitutivo dei Centri per la Vita Indipendente sia proprio legata a questa scelta del legislatore regionale che, a mio avviso, rischia di mantenere intere aree territoriali che non potranno usufruire di questo servizio. Questo modo di procedere accorpando gli Ambiti, al posto di avvicinare, rischia di produrre un problema di collocazione geografica da non sottovalutare, rischia di produrre una distanza che potenzialmente potrebbe inibire la partecipazione / utilizzo di questo servizio da parte delle persone con disabilità e delle proprie famiglie.
Gestione e funzionamento: ruoli poco chiari tra gli attori
Dal punto di vista organizzativo nella Dgr il Centro è inteso “come servizio integrato a titolarità plurale fra Enti di Terzo Settore ed Ente pubblico, con personale afferente ai diversi soggetti“.
Viene costituito attraverso un accordo di rete (protocollo operativo) fra Ambiti Territoriali, Associazioni rappresentative, enti del terzo Settore e ASST. In altre parole la responsabilità dei Centri è in capo ai Comuni attraverso l’Ambito ma il coinvolgimento delle associazioni e degli enti di terzo settore è previsto sia nella sua progettazione sia nella sua gestione e funzionamento.
La dimensione del lavoro di rete, di messa in relazione fra soggetti territoriali che appartengono a enti differenti è molto importante e può davvero rappresentare una leva che sprona tutti a generare processi di lavoro innovativi, che vanno oltre i confini del proprio ente di riferimento, tuttavia una responsabilità di carattere giuridico, anche plurale va definita.
La realizzazione e gestione dei Centri per la Vita Indipendente, a mio parere, stimola alla “vera” co-programmazione e co-progettazione, non a quella mascherata sotto le diverse forme tradizionali di esternalizzazione dei servizi ben note a tutti (es. gare di appalto, avvisi di accreditamento,… ).
Ritengo che sia fondamentale anche la relazione tra gli enti gestori delle Unità di Offerta e i Centri per la Vita Indipendente, che può portare a processi virtuosi da costruire, da promuovere.
Credo davvero che tutti i soggetti coinvolti non si debbano pensare come soggetti in antitesi tra loro, ma come soggetti che possono e debbono collaborare al fine di promuovere progetti individualizzati, personalizzati e partecipati. I servizi sono da concepire sempre più come luoghi di relazione, di contatto, capaci di generare relazioni e legami con i territori; come HUB in cui si mettono a disposizione competenze, iniziative, attività, che sono parte della progettazione individualizzata.
Consulente alla pari e assistente alla persona: manca una precisa definizione
Il consulente alla pari e l’assistente alla persona sono figure più volte richiamate nella Dgr 984 in modo generale, senza definire un chiaro profilo di competenze e di inquadramento contrattuale.
Il consulente alla pari può costituire un’importante leva al cambiamento nei progetti di vita perché offre la possibilità di confronti e di sostegni che affondano le radici nella dimensione esistenziale. E’ importante però che tale figura venga inserita all’interno di una cornice regolamentativa, per ridurre gli spazi di discrezionalità che oggi sono molto ampi e rischiano di essere disfunzionali.
L’assistente alla persona è una figura che deve essere adeguatamente formata per gestire la relazione e la comunicazione, gli aspetti assistenziali complessi che richiedono specificità tecniche di sostegno e capacità di intervento anche in presenza di comportamenti pervasivi e problematici.
Le linee guida immaginano di promuovere processi formativi che sarebbero auspicabili.
Conclusioni
Rappresento un ente gestore di servizi per le persone con disabilità e ritengo che il nostro apporto sia fondamentale per la costituzione dei Centri per la Vita Indipendente. Dall’altra parte ritengo che tali Centri siano davvero importanti anche per gli enti gestori delle Unità di Offerta perché stimolano a lavorare all’interno di una nuova cornice, di un nuovo modello che si può e si deve certamente integrare con la rete delle unità di offerta sociosanitarie e socioassistenziali attualmente presenti sul territorio lombardo.
La rappresentazione della disabilità, sta certamente mutando profondamente sia dal punto di vista culturale e le normative attuali ne rappresentano un riferimento sempre più significativo.
Gli enti gestori delle Unità di Offerta possono portare un’esperienza significativa in fatto di radicamento territoriale, presa in carico, progettualità e professionalità; dall’altra questa prospettiva dei Centri per la Vita Indipendente può spronare a nuove visioni e a nuovi raccordi.
[1] Per approfondimenti, si rimanda ad alcuni contributi pubblicati su LombardiaSociale.it:
Plebani R., Voglio una vita … di quelle fatte così, 29 maggio 2023
Merlo G., Vita indipendente: segnali e speranze di cambiamento, 6 agosto 2023
Campese M.G. e Fazio S., Vita indipendente: prospettive e sfide per servizi e istituzioni, 12 marzo 2024
Morelli R., Una persona è una persona tramite altre persone, 23 aprile 2024
[2] Si segnala il contributo di Franchini R., Il progetto di vita è (quasi) norma, di commento al primo decreto attuativo della legge delega 227/21


