L’Istat ha da poco diffuso le stime preliminari della povertà assoluta per l’anno 2023[1] insieme alle stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie.

Per quanto riguarda le famiglie in povertà assoluta, si rileva una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, con una percentuale complessiva a livello nazionale pari all’8,5% (era il 8,3% nel 2022). Anche la quota di individui in povertà resta sostanzialmente stabile (9,8% rispetto al 9,7% del 2022). Parliamo dunque di oltre 2 milioni 234mila famiglie, per un totale di circa 5 milioni 752mila individui.

Guardando i dati relativi al Nord Italia (i dati regionali non sono diffusi con le stime preliminari), si evidenzia una sostanziale stabilità del numero di famiglie in povertà, pari all’8%, ma una crescita dell’incidenza individuale, che passa dall’8,5% al 9%.

Al contempo, la stima preliminare della spesa media mensile delle famiglie è pari a 2.728 euro mensili, in crescita del 3,9% rispetto ai 2.625 euro dell’anno precedente, anche in conseguenza dell’aumento generalizzato dei prezzi (+5,9% la variazione su base annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo); in termini reali, la spesa media si riduce infatti dell’1,8%.

 

Al nord un trend in peggioramento

Guardando al trend dell’ultimo triennio, le famiglie povere in Nord Italia sono passate da 860.000 nel 2021 a 1.005.000 nel 2023, mentre le persone in povertà erano 2.107.000 nel 2021 e 2.434.000 nel 2023, con un’incidenza sulla popolazione residente che passa dal 6,9% al 8% per le famiglie e dal 7,7% al 9% per gli individui.

Al centro e al sud, sebbene come noto l’incidenza della povertà assoluta sia complessivamente più elevata, i medesimi trend vedono un incremento più ridotto, così come a livello nazionale dove si passa da un’incidenza del 7,7% al 8,5% di famiglie in povertà assoluta, e dal 9% al 9,8% di individui poveri.

Figura 1 – Indicatori di povertà assoluta per ripartizione geografica

Fonte ISTAT – 2024

 

Minori, famiglie numerose e famiglie straniere: non cambia il quadro di vulnerabilità

Guardando ai dati relativi alle diverse tipologie familiari, le stime preliminari 2023 mostrano una stabilità dell’incidenza, confermando il quadro del 2022. Le famiglie più numerose presentano i valori più elevati: quelle con cinque e più componenti si attestano al 20,3% (tornando ai valori del 2021), mentre il valore più basso è quello relativo alle famiglie con due componenti (6,1%).

La presenza di figli minori continua a essere un fattore che espone maggiormente le famiglie al disagio; l’incidenza di povertà assoluta si conferma più marcata per le famiglie con almeno un figlio minore (12,0%), mentre per quelle con anziani si attesta al 6,4%.

Nel 2023, l’incidenza di povertà assoluta individuale per i minori è pari al 14%, il valore più alto della serie storica dal 2014; i minori che appartengono a famiglie in povertà assoluta, nel 2023, sono pari a 1,3 milioni.

Anche per le famiglie composte da soli stranieri si conferma il dato di incidenza relativo al 2022 (35,6%), confermando il grande divario (con valori dell’incidenza superiori di quasi sei volte) rispetto alle famiglie composte solamente da italiani (6,4%).

A completamento di questo quadro, la tendenziale stabilità dei dati rispetto all’anno precedente, ci consente di riportare dati maggiormente specifici per la Lombardia e il Nord Italia, riferiti al 2022[2] (ISTAT, 2023):

  • Nelle regioni del nord, la percentuale di famiglie composte da sole persone straniere in condizioni di povertà assoluta è quasi pari a quella nazionale e si attesta al 32,2%, mentre la % delle famiglie composte da soli italiani che si trovano in povertà assoluta è pari al 5,2%;
  • Sempre al nord, i minori che si trovano in condizioni di povertà assoluta sono pari al 12,3%, mentre la percentuale cresce al 13,4% se si guarda l’intero Paese. Particolarmente preoccupante la fascia dei bambini entro i 3 anni di vita, ove la percentuale di bambini in povertà nel nord Italia è pari al 15,2% (14,7% a livello nazionale).

Un quadro che, ancora una volta e in forma sempre più preoccupante, rimarca una difficoltà complessiva del nostro sistema di welfare a fronteggiare l’incremento della povertà per fasce di persone e di famiglie che – per età o cittadinanza – si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità, di fatto non riuscendo a colmare, o quantomeno a ridurre, il gap con altre fasce di cittadini.

Un quadro, inoltre, che richiama l’attenzione e l’importanza di considerare la povertà in termini multidimensionali, particolarmente rilevanti quando ci si riferisce ai target maggiormente vulnerabili, per i quali la povertà economica si somma e si mescola con la povertà sanitaria, alimentare, abitativa ed educativa, come tutti gli studi e i dati più recenti stanno mettendo in evidenza[3].

 

Dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione: a che punto siamo?

A fronte di questi dati che non evidenziano nessuna battuta d’arresto nel trend registrato in questi anni nell’incidenza della povertà assoluta, è importante considerare come e quanto si sta intervenendo attraverso le misure di contrasto.

Come noto, ci troviamo nel difficile periodo di transizione dal Reddito di Cittadinanza (RdC) all’Assegno di Inclusione (ADI), transizione che, come già evidenziato in diversi contributi[4] presenta diverse criticità. In primis, la ridefinizione complessiva della misura che passa da un taglio universalistico a un taglio categoriale, di fatto esclude a monte una fetta significativa di persone e nuclei che – pur trovandosi in condizioni di povertà – non hanno i requisiti necessari per beneficiare dell’ADI. Secondariamente, i rallentamenti e le difficoltà dovute all’introduzione della riforma dal punto di vista tecnico. Ad oggi ancora le procedure risultano significativamente rallentate dall’adeguamento delle procedure e dai necessari aggiustamenti tecnici e normativi.

I dati del RdC ormai possono essere osservati nella loro interezza fino a dicembre 2023, mese di conclusione della misura, ed evidenziano il calo drastico delle domande e del numero di nuclei beneficiari, già nel corso del 2023 con riferimento alle modifiche normative attuate in corso d’anno.

Guardando alle domande di RdC nel quinquennio (scarso) di applicazione si vede che a livello nazionale sono passate da oltre 1,3 milioni del 2022 a 650mila del 2023, mentre per la Lombardia, che per i primi tre anni si assestava con continuità al 10% delle domande, il calo del 2023 è stato maggiore con 54.626 domande, meno della metà di quelle dell’anno precedente.

Tabella – Domande di RdC/PdC – 2019/2023

Fonte: Osservatorio sul reddito e pensione di Cittadinanza, Appendice Statistica gennaio 2024

I dati relativi ai percettori di Reddito o Pensione di Cittadinanza, cioè quei nuclei o persone che hanno percepito nell’anno almeno una mensilità della misura, mostrano per il 2023 un totale di nuclei a livello nazionale pari a 1, 3 milioni circa, per 2,8 milioni di persone, e in Lombardia poco meno di 100mila nuclei, pari a 183.925 persone con un importo medio mensile di 481,29 euro.

Come si evince dai dati riportati in Tabella 2, nel 2021 – anno di maggiore implementazione del RdC – la misura ha raggiunto per almeno una mensilità 1,7 milioni di nuclei, per un totale di quasi 4 milioni di individui. In Lombardia, nello stesso anno, i nuclei raggiunti sono stati oltre 150mila, per 324mila persone.

A fronte di questi dati, che mostrano come il Reddito di Cittadinanza – nonostante tutte le criticità legate alla sua implementazione – abbia avuto un ruolo significativo nel fronteggiare la crescita della povertà, come evidenziato anche da tutti i rapporti ISTAT degli ultimi anni, l’attuale stato di implementazione dell’ADI risulta evidente nella parzialità della sua capacità di risposta.

Tabella – Nuclei beneficiari di almeno una mensilità di RdC/PdC 2019/2023

Fonte: Osservatorio sul reddito e pensione di Cittadinanza, Appendice Statistica gennaio 2024

Dai pochi dati per ora resi disponibili, in tutto, i nuclei familiari beneficiari di ADI a marzo 2024 risultano pari a 589.291, per un numero complessivo di componenti pari a 1.240.584. Si tratta di dati in aggiornamento, considerando che la misura è stata introdotta solamente a gennaio ma, in relazione ai dati sopra esposti, il dato di stima di riferimento è di un totale di 737.000 nuclei a regime, numero purtroppo decisamente residuale rispetto ai 2 milioni e 234mila famiglie che si trovano oggi in condizioni di povertà assoluta.

 


  1. ISTAT, Stime preliminari povertà assoluta e spese per consumi – Anno 2023, 25 marzo 2024 ↑
  2. ISTAT, Le statistiche dell’ISTAT sulla povertà. Anno 2022, 25 ottobre 2023 ↑
  3. Gnan E., Mesini D, Crescono povertà e disuguaglianze, Weforum.it, 25 marzo 2024 ↑
  4. Basile N., Dal reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione. Addio all’universalismo, LombardiaSociale.it, marzo 2024; Russo A., Universalismo: il “passo del gambero” della nuova misura contro la povertà, Welforum.it, febbraio 2024; Gori C., Riforma del RdC: chi è protetto e chi no, LaVoce, maggio 2023. ↑