La sesta triennalità dei piani di zona lombardi durerà sino a fine 2024. In chiusura d’anno è arrivata infatti l’attesa proroga della vigente programmazione, spostando al 31.12.2024 l’approvazione dei nuovi accordi di programma.
Uno slittamento atteso, considerato il reiterarsi del disallineamento tra triennio formale e quello reale, che attraversa i piani di zona lombardi da qualche tempo. La programmazione 2021-2023 ha infatti visto l’approvazione degli accordi di programma da parte degli Ambiti territoriali sociali a cavallo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Una scadenza entro l’anno appena concluso avrebbe significato aver avuto a disposizione solo un biennio effettivo per l’attuazione degli obiettivi posti per lo sviluppo del welfare sociale territoriale. Con questa proroga viene allineata la durata dichiarata a quella reale e consentirà alla prossima tornata dei piani di zona 2025-2027di essere pienamente coerenti con uno sviluppo triennale.
Le motivazioni della proroga
L’allegato alla dgr illustra “Il percorso di definizione delle Linee di indirizzo per la programmazione sociale territoriale: transazione e sinergia tra la programmazione 2021-2023 e il nuovo triennio 2025-2027” partendo dalle ragioni che rendono strategica la proroga in oggetto.
In primis vi è il richiamo alle innovazioni e sperimentazioni che il welfare territoriale si è trovato a mettere in campo a seguito dell’impatto pandemico, con l’emersione di nuovi bisogni, l’ampliamento della tradizionale platea di utenza e la stessa revisione delle modalità consolidate di erogazione dei servizi. A questo si correla la spinta data dalla cosiddetta premialità, che ha aperto alla costruzione di spazi innovativi di integrazione tra sociale e sociosanitario “invitando gli ambiti, gli attori territoriali e le Asst a costruire in modo congiunto gli interventi delle policy”. C’è un passaggio che richiama anche l’ampliamento delle esperienze di coprogettazione con il terzo settore e l’accelerazione verso la transizione digitale che “un alto numero di ambiti ha deciso di cogliere in questa triennalità”. Tutti aspetti che Regione reputa ad elevata innovazione e dunque ne riconosce la necessità di un tempo adeguato per una loro sedimentazione e messa a sistema, portando dunque alla scelta di un prolungamento del periodo di programmazione.
C’è però anche un motivo strutturale, legato all’impatto della riforma sociosanitaria, l’attuazione della l.r.22/2021 di revisione della precedente l.r.23/2015. In pochi anni si è nuovamente ridisegnato il perimetro istituzionale e gli assetti di governance del welfare territoriale, che come noto necessitano di periodi medio-lunghi di assestamento (ridefinizione organismi, nomine, competenze…). In particolare le novità a maggior impatto sono certamente a) la costituzione dei Distretti, come articolazione organizzativo-funzionale delle Asst e coincidenti di norma con il perimetro dell’ambito zonale; b) le nuove case della comunità e le centrali operative territoriali (COT) quali presìdi territoriali ad alta integrazione sociosanitaria. In questo caso la ragione della proroga non è solo un tempo maggiore di consolidamento del nuovo assetto ma anche l’opportunità di cogliere al meglio un’occasione: la convergenza tra programmazione zonale sociale e il Piano di sviluppo del polo territoriale del Distretto, ovvero l’analogo documento programmatorio lato sociosanitario. Il 2024 diventa così l’anno in cui Ambiti e Asst possono lavorare congiuntamente alla programmazione sociale e sociosanitaria, per la quale si riconosce al Distretto “un ruolo di primo piano nel garantire un dialogo e confronto serrato tra questi momenti di programmazione”.
Un ultimo elemento afferisce ad aspetti “esogeni” che hanno caratterizzato questi ultimi anni e che stanno avendo un certo impatto nella definizione del welfare locale: l’attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (LEPS) e le progettualità del PNRR legate alla missione 5. Anche in questo caso il richiamo del documento regionale da una parte è riferito alla complessità con cui gli Ambiti si stanno misurando nell’assumere la regia di nuovi e importanti obiettivi di servizio che portano a strutturare diritti esigibili omogenei su tutto il territorio regionale e nazionale e per i quali si riconosce un tempo addizionale necessario. Dall’altra c’è però ancora un richiamo a porre attenzione ad uno spazio di integrazione sociosanitaria da ricercare e costruire, come ad esempio nella “realizzazione del sistema unitario dei punti di accesso, negli gli strumenti unitari di valutazione multidimensionale…”.
Il percorso previsto
Nella delibera Regione dispone la proroga per tutto il 2024 e definisce la dead line per la definizione di nuove linee guida, che arriveranno entro fine marzo 2024 a seguito di un percorso partecipato, con momenti di lavoro che coinvolgeranno rappresentanze di Uffici di piano, ATS, Asst, Terzo settore, come fu fatto per l’attuale triennalità. Agli Ambiti sono già state chieste autocandidature per partecipare a questo percorso. Gli accordi di programma dovranno essere siglati entro il 31 dicembre 2024 e anche la definizione della programmazione dovrà essere caratterizzato da un approccio partecipativo “in una logica di corresponsabilizzazione di tutti gli attori della rete locale”.
Quello che invece non viene prorogato sono i progetti legati alle premialità, per i quali il termine di attuazione è rimasto il 31.12.2023 e nel 2024 si svolgeranno le procedure di rendicontazione e valutazione. Non se ne comprende tanto il motivo, stante le premesse sull’opportunità di una proroga. Probabilmente la ragione risiede nei vincoli ministeriali di utilizzo delle risorse che Regione utilizza per finanziare le premialità che, come noto, sono parte del Fondo Nazionale Politiche Sociali destinato agli ambiti.
Le opportunità da non perdere
Il quadro tratteggiato è molto chiaro, come accaduto anche in passato, il terzo anno di programmazione sarà quello che porterà alla definizione degli obiettivi per il triennio successivo. La novità però è l’opportunità, invece più concreta che nel passato, di declinare una programmazione maggiormente in dialogo con il comparto sociosanitario, nella lettura del contesto, nella declinazione di aree prioritarie di intervento e nella loro attuazione operativa.
Gli accordi di programma hanno sempre previsto la declinazione di obiettivi di integrazione sociosanitaria e, come scritto, anche l’ultima declinazione delle premialità ha spinto su questo fronte. Tuttavia non c’è mai stato, sin qui, un contesto istituzionale così favorevole. Le Assemblee dei Sindaci di Ambito e Distretto potenzialmente sono congiunte, le Cabine di regia condotte a livello di Asst, Organi consultivi sono previsti a livello distrettuale…tutti dispositivi di governance che si avvicinano al territorio e mantengono perimetri coincidenti, rappresentando una grande opportunità per realizzare una programmazione più coerente e potenzialmente più efficace.
Anche dal punto di vista delle risorse finanziarie a sostegno dell’attuazione degli obiettivi assunti, siamo in una fase decisamente favorevole rispetto al passato. Le risorse dedicate all’attuazione dei Leps e quelle del PNRR rappresentano l’ossigeno necessario per evitare il rischio che le programmazioni rimangano intenti irrealizzabili (Fondo potenziamento dei servizi sociali per l’adeguamento della dotazione di assistenti sociali, fondo povertà per il pronto intervento sociale, risorse del pnrr per dimissioni protette…).
Infine la presenza di indirizzi nazionali cogenti, che rappresentano una spinta fondamentale nell’attuazione degli obiettivi.
Insomma, più che in altri periodi storici, gli ingredienti necessari – sulla carta – sembrano esserci tutti, il tema sarà riuscire a giocarli nel migliore dei modi. Sappiamo bene che la principale criticità risiede nel fatto che quello che viene dichiarato non sempre è pienamente e precisamente attuato e, in Lombardia in particolare, gli ostacoli attuativi sono principalmente legati alla sedimentata compartimentazione tra i settori e al disinvestimento pluridecennale nell’integrazione sociosanitaria. Recuperare questo gap non sarà facile e il tempo dei 12 mesi aggiuntivi non basterà. Sarebbe però un bel segnale riuscire almeno ad invertire la rotta.


