L’idea di fondo

I confronti interni ed i percorsi formativi promossi da “Immaginabili Risorse” (ente informale che raccoglie oltre 100 realtà del nord Italia), hanno generato all’interno dei membri della stessa la consapevolezza che il panorama attuale dei servizi per le persone con disabilità media e lieve ancora oggi non realizza in maniera piena la visione prospettica indicata dalla Convenzione Onu, non rispondendo infatti alle richieste di piena cittadinanza e di vita adulta che proviene dalle persone con disabilità, così come, in molti casi, dai familiari e dagli stessi operatori.
Partendo da questa constatazione, “Immaginabili Risorse” ha ritenuto doveroso avviare un cantiere ideativo che permettesse prima di immaginare e poi di sperimentare un presidio territoriale pedagogico e sociale capace di gestire in maniera emancipativa il dinamismo esistenziale delle persone con disabilità (d’ora in poi PCD) grazie alla vitalità e alla solidarietà dei territori, che a sua volta contribuisce a consolidare ed a migliorare, portando poi all’elaborazione di un modello di servizio coerente con tali principi, quindi non un servizio – contenitore, ma un servizio – trampolino: leggero, flessibile, competente e radicato.
Il percorso avviato, che ha coinvolto nella fase iniziale oltre 10 enti della Lombardia (arricchendosi di altre realtà in corso d’opera), è stato coordinato da uno staff di progetto condotto da Maurizio Colleoni e si è sviluppato dal 2020 al 2023 facendo tesoro sia dei frutti di diverse sperimentazioni concrete, sia dell’intenso dibattito che ha segnato le politiche per la disabilità negli ultimi anni.

La teorizzazione di un modello concettuale

Nella prima annualità (novembre 2020 – giugno 2021) il confronto tra i partecipanti è stato diretto all’elabortazione di un’idea di servizio che poggiasse su alcuni cardini ritenuti portanti, e precisamente:

  • il superamento del servizio classico di assistenza,
  • il coinvolgimento degli operatori anche in ruoli progettuali e non solo esecutivi,
  • il coinvolgimento dei famigliari nella costruzione di forme di co-progettazione educatori-famiglia,
  • la convinzione che il territorio, la comunità siano il setting pedagogico più efficace.

A conclusione di questa prima tappa, con il contributo di tutti i partecipanti, è stato messo a punto un documento progettuale contenente gli elementi qualificanti di un possibile servizio diffuso sul territorio, chiamato “Servizi personalizzati per l’autodeterminazione”.

Dal dire al fare

La seconda annualità (ottobre 2021 – luglio 2022) è stata dedicata all’attuazione, da parte degli enti coinvolti nella fase di progettazione, di quanto ipotizzato nel documento. Per supportare le diverse organizzazioni nello sviluppo operativo del progetto e, nello stesso tempo precisare il quadro dei riferimenti metodologici, Immaginabili Risorse ha promosso una proposta formativa strutturata su tre dispositivi progettuali:

  • l’attivazione di gruppi di confronto composti da operatori di tutte le realtà coinvolte, ognuno con il compito di approfondire temi chiave, quali l’autodeterminazione, l’implicazione delle famiglie, l’alleanza con il territorio;
  • l’attivazione di un gruppo di confronto dedicato espressamente ai coordinatori per condividere l’analisi nodi di carattere gestionale e organizzativo;
  • la realizzazione di tre incontri dedicati in modo specifico ai famigliari, per farne emergere vissuti, ansie, timori, idee e suggerimenti.

Esito di questa seconda annualità è stata una maggiore definizione del documento progettuale che ha potuto sommare ai contributi teorici il frutto delle esperienze avviate, rendendolo così ancor più spendibile operativamente.

Servizi diffusi “on tour”

Da marzo 2023 si è avviata la terza annualità finalizzata a verificare sul territorio le applicazioni di quanto contenuto nel documento progettuale da parte degli enti coinvolti. In ragione di ciò, lo staff di progetto ha organizzato cinque uscite (tre presso enti della Lombardia, una in Veneto ed una in Piemonte) per ascoltare dai diretti interessati e vedere dal vivo punti di forza e di fragilità del modello di servizio progettato. Dal percorso realizzato abbiamo riscontrato conferme per alcuni aspetti metodologici, approcci già sperimentati ed alcune tematizzazioni e riflessioni innovative che aprono ulteriori nuovi scenari.

 

Gli esiti

L’ascolto, strumento per l’autodeterminazione

Sul tema dell’autodeterminazione si è reso evidente come l’ascolto dei desideri delle persone con disabilità abbia permesso agli educatori di scoprire e trovare insieme a loro ruoli consoni e inattesi, “adeguati” alle persone che si stanno costruendo il futuro e che stanno cercando una giusta collocazione dentro la società. Ognuna di queste persone ha potuto, con la serenità di sentirsi al posto giusto, vivere esperienze di confronto e di crescita molto importanti e soprattutto permettersi di raccontarlo con passione ed entusiasmo ai presenti. Quest’opportunità del “raccontarsi” è una delle sorprese maggiori che abbiamo raccolto; ha permesso agli educatori di cogliere l’efficacia della consapevolezza che riesce a trasmettere e la opportunità enorme data alle persone con disabilità.
Inoltre, il percorso ha permesso di comprendere meglio come l’autodeterminazione non dipenda da un ascolto parziale, ma si inserisca dentro una relazione costante e significativa che permetta di sperimentare la cura, la fiducia e quindi rendere possibile l’espressione di se e dei propri bisogni.

Il territorio, “luogo ideale” che necessita di “cura”

Per quanto riguarda il territorio si è confermato come questo rappresenti il “setting” naturale dove le PCD possono costruire relazioni, fare esperienze, crescere, agire autonomie ed acquisire competenze.
Il territorio e le comunità diventano pertanto “luogo ideale” di sperimentazione e di consolidamento dei percorsi di autodeterminazione delle PCD.
Certamente stare dentro ai territori può anche esporre a qualche fatica, ponendo un minimo di rischio, di prova, ma è anche questo un passaggio necessario all’interno del percorso, soprattutto per chi desidera crescere, per coloro che sono curiosi della vita e che cercano rapporti e relazioni. Gli educatori sono dunque chiamati ad accompagnare la rielaborazione dei momenti di fatica delle PCD, sostenendole nel comprendere sempre di più le opportunità che la vita “comunitaria” offre loro.
Lavorare dentro e con i territori implica altresì la necessita di “curare” il territorio stesso e le relazioni generatesi; è questo un passaggio necessario che apre possibilità nuove per le PCD, permettendo loro di essere componente viva del territorio.
Nel lavoro con il territorio ogni cooperativa ha rintracciato potenzialità diverse costruendo percorsi con i soggetti più diversificati del mondo profit e no profit, anche con soggetti nuovi nel panorama del lavoro sociale quali banche, aziende agricole, negozi, biblioteche.
E’ stato inoltre interessante rilevare in modo molto chiaro come il lavoro con le PCD sia determinato dalla geografia e dalla conformazione dei territori; si sono colte le differenze tra il lavoro nei territori di montagna e nelle grandi città, e come il contesto determini obiettivi e modalità di lavoro specifici per quel territorio. La mancanza di mezzi di trasporto pubblico o distanze troppo ampie sono limiti che bisogna tener presente.

Le famiglie, preziose risorse

Nei viaggi dentro le comunità particolare rilevanza ha avuto l’incontro con molte famiglie delle PCD. Ogni volta si è toccato con mano quanto esse rappresentano e siano una risorsa ed un’opportunità. L’ascolto dei loro racconti ha permesso di sentirli ancora più vicini, di comprendere maggiormente le loro fatiche e, a volte, di confrontarsi per pensare possibili soluzioni.
Le famiglie stesse hanno altresì avuto modo di confrontarsi tra loro costruendo relazioni nuove, aperture a nuove progettualità; sono nate e cresciute alleanze che  possono diventare fondamentali nella condivisione e co-costruzione del progetto di vita per ogni persona.
È necessario che lo sguardo degli operatori incroci quello di chi ogni giorno vive con i propri figli, per costruire progetti di vita reale e autentica che tengano conto della specificità di ognuno. Nel percorso si sono resi evidenti i tempi ed i ritmi diversi delle PCD e delle loro famiglie; per questo è necessario sempre più partire dall’evidenza che non tutte camminano alla stessa velocità o con la stessa voglia di mettersi in gioco.
Per questo i confronti ed i percorsi devono essere costruiti in modo diversificato: a volte sarà necessario astenersi, altre volte si dovrà accompagnare e spingere un contesto familiare, bloccato o incapace di superare alcuni passaggi, verso una nuova evoluzione.
Sarà importante proseguire nel coinvolgimento delle famiglie con la certezza che non tutte le famiglie chiedono il cambiamento o sono disponibili al coinvolgimento sul territorio e che non tutte le famiglie sono vicine o interessate ad un confronto sui nuovi modelli operativi. Nella contrattualizzazione del progetto individuale gli elementi di scambio che fanno parte del vissuto con la Cooperativa o gli operatori, hanno un peso specifico, e se gestiti adeguatamente, possono mettere i diversi attori in grado di comprendersi.
Inoltre la famiglia è una risorsa per i servizi e le cooperative in quanto vive dentro la comunità con le sue relazioni e le sue interazioni e può, proprio per questo condividere un’idea di comunità.

I servizi da rigenerare

L’ultimo tema approfondito nel percorso riguarda una necessaria e diversa organizzazione dei servizi, che la complessità e diversificazione sopra descritta richiedono. Sono diversi gli aspetti nuovi da considerare e da definire:

  • La frequenza del servizio può essere fortemente variabile e spesso è legata alle azioni/attività che vengono svolte nel servizio o sul territorio. Se le PCD vivono il territorio e frequentano altri spazi e attività, potrebbe essere utili costruire interazioni o equipe integrate per accompagnare maggiormente i percorsi d’inclusione.
  • Gli orari devono essere flessibili e seguire i diversi percorsi realizzati tra il dentro e il fuori dei servizi.
  • Alcune realtà dispongono di una sede, altre sono inserite in altri contesti/stabili, altre ancora, non hanno una sede propria ma utilizzano sevizi o spazi destinati ad altro (musei, biblioteche, nidi…). Riteniamo in questo caso siano il contesto, il vissuto della Cooperativa e le condizioni del territorio a determinare la scelta. Certamente una base di appoggio può essere utile, meglio se inserita nel contesto sociale e geografico.
  • Anche nella dimensione organizzativa occorrerà tenere in considerazione la geografia territoriale che i contesti propongono e che diventa un elemento essenziale sul quale costruire obiettivi e strategie operative diversificate da territorio a territorio e non necessariamente ripetibili.
  • Rispetto ad un’idea diversa di operatore/educatore, che fa da tessitore/facilitatore nel contesto, si rende necessario avere un’equipe che supporti la gestione dei vari percorsi e accompagni l’esercizio di un ruolo che necessita di competenze diversificate, in quanto non opera più esclusivamente con la PCD, ma nella coprogettazione con familiari e territorio. Ci immaginiamo possano altresì essere significativi gruppi di pensiero, tavoli di comunità che sappiano coinvolgere diversi soggetti del territorio ad essere agili, attenti, nel confronto sulle diverse visioni del contesto.

Dal percorso è emerso chiaramente come un approccio di questo tipo esiga progettazioni più complesse e articolate e prefiguri un constante monitoraggio dei percorsi e delle attività realizzate. Per tutto questo servirà pertanto un modello di operatore per alcuni tratti diverso dal passato, un operatore che modifichi le sue caratteristiche di approccio, che interagisca con soggetti diversi e non solo con le PCD, che si senta all’interno di una organizzazione che pensa al suo benessere e che lo metta in condizioni di operare all’interno di un’ equipe di supporto, che accompagni il lavoro educativo e aiuti ad approfondire i nuovi significati generati da un lavoro così esposto alle relazioni e flessibile nella sua operatività.

 

Per approfondire il percorso svolto e gli esiti emersi, venerdì 26.01.2023 dalle 9.00 alle 13.00 a Carugate si terrà il convegno Servizi diffusi, Cittadini Attivi per la Vita Inter-Dipendente.
Tutta la documentazione relativa al percorso, compresa la sintesi finale, è reperibile sul sito www.includendo.net.