Premessa

Nei territori dell’Ambito della Bassa Bresciana Centrale[1], primo Ambito ad aver ricevuto il riconoscimento del marchio CAD (Comunità Amiche della Disabilità) è tutt’oggi in corso “Facilitare territori generativi” una ricerca azione sul tema della facilitazione comunitaria. L’indagine è realizzata dal Centro Studi Socialis, in stretto raccordo con la direzione dell’Ambito e grazie al supporto della Fondazione ASM. La ricerca, di cui in questa sede presentiamo i tratti fondamentali e i primi risultati, ha preso avvio nel maggio del 2022 e si concluderà a fine 2023.

Gli stimoli iniziali vertevano sul rapporto tra Ambito e tessuto associativo e sulle azioni di empowerment da mettere in campo per renderlo più costante e sistematico. Gli obiettivi consegnati al territorio contenuti nel report a margine del lavoro di ricerca svolto all’interno del progetto CAD da SIDIN in collaborazione con la Fondazione ASM, Villa Paradiso e Congrega della Carità Apostolica, hanno aperto una riflessione in questi termini […] La ricerca CAD mette in luce un quadro complessivo vivace e ricco, ma un poco viziato da una cornice prevalente di primo Welfare, contrassegnata da una sorta di dualismo tra iniziativa associativa (comunque variegata e foriera di iniziative, in diversi ambito della QdV) e i servizi professionali, che rappresentano la risposta prevalente e di sistema. Tale dualismo si rivela ancora più evidente proprio in forza della ricchezza del tessuto associativo, che meriterebbe una valorizzazione non occasionale ma continua e sistematica attraverso forme capillari di co-progettazione che innervino i progetti di Vita delle persone con disabilità […][2]. Il disegno di ricerca si è così prontamente inserito:

  • nel percorso di riflessione interna organizzativa facilitata da ANCI all’interno del progetto LAB’IMPACT Piano Regionale prog-2463 particolarmente dedicato ad affrontare aspetti di riorganizzazione aziendale orientati alla logica del community holder;
  • negli obiettivi di programmazione contenuti nel Piano Zona 2021-23 e nel Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-23 all’interno dei quali rivestono particolare rilievo gli obiettivi trasversali di co-progettazione e co-programmazione a sostegno di risposte integrate e innovative per i cittadini.

Da qui, abbiamo definito tre domande di ricerca, a cui oggi possiamo parzialmente già iniziare a rispondere nel presente contributo.

  • Perché facilitare: come si creano obiettivi di valore sociale condiviso e generativo? Primo obiettivo è comprendere quali sono le condizioni per riuscire a catalizzare interessi, energie e relazioni intorno a un oggetto di lavoro comune.
  • Come facilitare: quali sono le condizioni che consentono processi partecipativi e capacitanti? Secondo obiettivo è comprendere e, al contempo, promuovere le condizioni che consentono lo sviluppo di quelle capacità comunitarie necessarie per dar vita a iniziative e azioni di valore sociale condiviso.
  • Chi facilita: che competenze ha il facilitatore/la facilitatrice e che compiti deve svolgere? È altresì oggetto dello studio osservare – in una sorta di auto-etnografia della ricercatrice – la profilazione del ruolo che si sta inserendo in modo trasversale nelle tre aree funzionali dell’Ambito della Bassa Bresciana Centrale (Inclusione, Autonomie personali, Minori, giovani e famiglie) e che dovrà essere connessione dinamica tra le reti esistenti, creandone, laddove possibile, di nuove.

L’indagine si è mossa su un terreno nuovo e al crocevia di diverse discipline. Da più parti si evidenzia la necessità di nuove professionalità di facilitazione nelle pratiche di coprogettazione e di partecipazione comunitaria. Si tratta di figure ibride, che hanno competenze trasversali e che non hanno ancora una profilazione definita. Lo studio ha preso le mosse dal costrutto della generatività[3], quale azione trasformativa e dal concetto di capabilities a sostegno dell’azione sociale[4]. Abbiamo assunto quindi sin da subito i tratti metodologici della ricerca azione.

 

Dal coinvolgimento alla co-progettazione: la prima fase della ricerca azione

I primi 9 mesi di lavoro sono stati dedicati alla conoscenza e coinvolgimento delle associazioni, da cui sono poi nati i primi processi di co-progettazione comunitaria. La mappatura integrata di diversi database e di diverse fonti dati (tra i quali anche il RUNTS) ha reso possibile tracciare e schedare 359 realtà associative nei venti comuni dell’Ambito. Abbiamo realizzato 15 interviste semi-strutturate, nelle quali sono emersi i processi di connessione e network tra associazioni, i potenziali generativi e le spinte ideative presenti nel tessuto comunitario. Abbiamo rilevato di un panorama sfuggente e molto mobile delle realtà associative. Dall’analisi delle reti notiamo che sono presenti molte relazioni diffuse, ma perlopiù “sotterranee”, con una forza aggregativa informale e spontanea.

Nei primi mesi del 2023, sono stati avviati 9 accompagnamenti organizzativi per elaborazione di progetti in rete. È stata scelta come prima sollecitazione di lavoro la possibilità data dal Bando Territoriale per la Bassa Bresciana Centrale di Fondazione Comunità Bresciana. Tutti i progetti partivano da desideri “nel cassetto”: l’intervento è stato soprattutto un sostegno all’elaborazione di un’idea progettuale coerente con un quadro logico (obiettivi, azioni, risultati) e, soprattutto, in grado di valorizzare il capitale sociale di ogni ente.
Abbiamo sostenuto le organizzazioni nel rafforzamento di alcune specifiche funzioni progettuali.

  1. Osservazione realtà e definizione dei problemi. Abbiamo effettuato con le organizzazioni l’analisi swot di alcune esigenze percepite, come la necessità di coinvolgere i giovani in attività pomeridiane, la necessità di inclusione sociale di ragazzi e ragazze con disabilità.
  2. Immaginazione delle risposte. Abbiamo sviluppato le intuizioni progettuali, collocandole sulla linea del cambiamento. Abbiamo ipotizzato con loro possibili risultati attesi e interventi funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Per fare qualche esempio: l’ideazione di laboratori di sport unificato, nelle scuole, dove i ragazzi disabili sono diventati testimoni esperti per le classi; l’implementazione di audio-guide per la valorizzazione storica dei luoghi del territorio registrate dalle voci di ragazzi e ragazze; le attività di trasformazione dei prodotti ortofrutticoli da parte di giovani con disabilità e l’attivazione di nuovi percorsi di cura con e attraverso gli animali.
  3. Immaginazione della rete attivabile. Abbiamo provato, insieme a loro, passo passo, a immaginare trame di relazioni complementari e potenzialmente sinergiche per oggetti di lavoro comune (es. promuovendo la collaborazione tra parrocchie, scuole e gruppi sportivi, tra produttori locali e associazioni locali). Abbiamo sollecitato le organizzazioni a coinvolgere altre realtà a sostegno del progetto, in una logica di welfare
  4. Accompagnamento amministrativo nella compilazione dei documenti amministrativi e nella sottomissione della domanda nei portali dedicati.

Di fatto, nell’esercizio del ruolo di facilitazione abbiamo accompagnato e formato alla progettazione sociale. Sono state spinte gentili, che hanno permesso alle organizzazioni di “uscire” dalla zona di comfort e sperimentarsi in nuove attività. Una volta identificata la geografia di azioni e relazioni attivabili, lo sforzo pratico è stato proprio di promuovere, favorire e potenziare le competenze e le risorse interne all’organizzazione, mettendo i singoli soggetti nelle condizioni (capacitanti) di agire.
Le condizioni che hanno promosso l’agency e il lavoro di coprogettazione sono state:

  • la conoscenza approfondita del contesto e dei soggetti attivi;
  • la motivazione da parte dei soggetti stessi a lavorare su interessi di bene comune;
  • la definizione di modalità di partecipazione sostenibile per il soggetto in termini di tempo a disposizione e risorse di competenza;
  • la presenza di risorse a disposizione;
  • la presenza di un accompagnamento tecnico.

 

Stabilizzazione delle reti comunitarie e del ruolo di facilitazione: la seconda fase della ricerca azione

La seconda fase della ricerca è attualmente in corso. Stiamo realizzando un accompagnamento al project e community management, così come alla stabilizzazione delle relazioni con gli enti e tra gli enti, al consolidamento degli apprendimenti progettuali e comunitari intrapresi e, soprattutto, al potenziamento delle relazioni tra enti e Ambito. La finalità è la sistematizzazione delle azioni di facilitazione, per affrontare con le singole realtà lo sviluppo di quel gradiente di inclusività necessario ad affrontare gli obiettivi messi in evidenza dal progetto Comunità Amiche della Disabilità.

Un primo asse di lavoro è la condivisione delle relazioni avviate con le organizzazioni da parte della facilitatrice e l’Ambito, in modo che queste relazioni diventino patrimonio per i servizi e progetti in corso. Grazie all’individuazione da parte dell’Ambito di una figura educativa dedicata alla conoscenza e all’incontro delle realtà associative, stiamo integrando il lavoro di facilitazione all’interno dei dispositivi strutturali dell’Ambito: questo sta sviluppando nuove competenze di scouting e networking. Per orientare il lavoro verso una più specifica interrelazione tra territorio tra area inclusione sociale e lavorativa dell’Ambito è stato inoltre creato un database condiviso, con strategia CRM (Customer Relationship Management).

Un secondo asse di lavoro è la creazione di una comunità di pratiche tra le organizzazioni e i referenti dell’Ambito, in modo da creare un luogo fecondo, ove gemmare nuove idee e partecipazioni, anche entro la cornice di indirizzo politico e tecnico previsto dal Piano di Zona.

In cantiere vi è infine la creazione di “comunità collaborative e accoglienti”, attraverso il coinvolgimento delle associazioni nella messa a disposizione di postazioni soft per l’inclusione attiva: organizzazioni che non parlano e non si occupano di disabilità (es. associazioni culturali, sportive, ecc.) diventano aperte e inclusive, dando la possibilità a ragazzi e ragazze con disabilità di rendersi utili e attivi per la comunità che abitano.

 

Per non concludere

La ricerca è in chiusura, ma sta aprendo a nuove strade. Riusciamo già a percepire l’originalità e il potenziale creativo che queste nuove azioni sociali avviate hanno seminato. A testimonianza sono gli incontri, le partecipazioni, gli slanci progettuali e gli input trasformativi che stiamo registrando, tra le quali citiamo le reti di co-progettazioni di per l’inclusione attiva e l’integrazione socio-lavorativa per persone con disabilità. Tutte le azioni sono state co-costruite in itinere con tutti gli stakeholder dell’indagine (Ambito, Fondazione ASM, direzione del Centro Studi Socialis) e, in primis sul campo con le associazioni, ascoltando attivamente bisogni, desideri, timori, passioni.
La messa a sistema dei risultati a conclusione del percorso consentirà di dare una prima modellizzazione del ruolo di facilitazione di territorio e del profilo di competenze del facilitatore, in modo che questa sperimentazione possa essere fattivamente trasferibile in altri contesti.

I primi segni di reti generative li stiamo vedendo proprio in questi giorni; due associazioni inserite nel percorso di empowerment sono risultate vincitrici del Bando “Reti e luoghi di Comunità” della Fondazione Comunità Bresciana, un progetto in partenariato che ha come obiettivo la messa a disposizione di postazioni soft in ambito culturale. Un grande passo verso la corresponsabilità comunitaria e diffusa di una cultura dell’inclusione sociale.

 


[1] Il territorio è composto dai seguenti Comuni: Alfianello, Bagnolo Mella, Bassano Bresciano, Cigole, Fiesse, Gambara, Ghedi, Gottolengo, Isorella, Leno, Manerbio, Milzano, Offlaga, Pavone del Mella, Pontevico, Pralboino, San Gervasio Bresciano, Seniga, Verolanuova, Verolavecchia.
[2] Sidin, 2020, Rapporto di analisi su valori e indicatori del progetto CAD, p. 19.
[3] Cappelletti P., Lampugnani D., 2016, Innovazione sociale e generatività sociale: quale trasformazione delle relazioni sociali?, in “Impresa Sociale”, n. 8. Si veda anche www.generatività.it.
[4] Nussbaum, M., 2012, Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil. Bologna: Il Mulino.
Sen, A., 1984, Capability and Well- Being. In D. Hausman (ed.), The Philosophy of Economics An Anthology (p. 270-294). Cambridge: Cambridge University Press.