Il Programma Regionale di Sviluppo (PRS) è il documento che definisce gli obiettivi, le strategie e le politiche che la Regione si propone di realizzare nell’arco della legislatura, per promuovere lo sviluppo economico, sociale e territoriale della Lombardia. Il PRS deve essere presentato dalla Giunta entro sessanta giorni dal proprio insediamento e viene approvato con deliberazione del Consiglio regionale. Il programma per la XII Legislatura è stato presentato con DCR XII/42 del 1 luglio 2023.
Con questo articolo intendo presentare il documento, con una focalizzazione specifica dedicata all’area degli interventi in campo sociale, che sarà completata da successivi articoli di analisi degli obiettivi in area socio-sanitaria.
Il metodo e la forma
Il PRS, articolato secondo sette macroaree trasversali agli Assessorati e alle Direzioni Generali, individua, come dichiarato, gli “obbiettivi di più rilevante impatto, in grado di creare Valore Pubblico.” Le aree di interesse di LombardiaSociale, sono ricomprese nella parte relativa alla Lombardia al servizio dei cittadini, in particolare per quanto riguarda le parti di programma dedicate al Sostegno alla persona e alla famiglia, al Sistema sociosanitario e ai Giovani e le nuove generazioni.
Nella stesura del PRS si denota un doppio sforzo, da una parte quello di leggere e programmare l’operato regionale trasversalmente alle suddivisioni politiche e organizzative, dall’altro quello di connettere il programma di Legislatura alla più complessa Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile assicurando così anche un aggancio diretto ai Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda ONU 2030.
La metodologia utilizzata per la definizione del programma individua alcuni – pochi – indicatori di outcome rispetto ai quali riporta un dato di partenza (UDD – Ultimo Dato Disponibile). Successivamente presenta una formula programmatoria nella quale, per ogni obiettivo strategico, si definisce una sintetica mappa degli stakeholder e alcuni indicatori per i quali si indicano una baseline e un dato di standard da raggiungere entro dicembre 2027.
Sebbene gli indicatori individuati siano pochi e in diversi casi di taglio piuttosto generico, lo sforzo di quantificare anche numericamente il target di riferimento che si intende raggiungere nel corso della Legislatura è significativo, anche in comparazione con il precedente Programma di legislatura che senza individuare una baseline, definiva per tutti gli indicatori generici obiettivi di “incremento”.
Si tratta dunque di un tentativo, complesso in relazione all’ampiezza dei temi trattati che guardano all’intero operato della Giunta, di definire un programma di intervento per obiettivi che siano misurati in avvio e parimenti misurabili a fine legislatura. Tentativo importante perché contiene allo stesso tempo un impegno – da parte di Regione – a raccogliere e rendere pubblici dati in riferimento alle proprie azioni strategiche. Un impegno che si auspica venga rispettato e tenuto sotto la giusta attenzione da parte regionale nel corso di tutta la Legislatura, non soltanto rispetto agli indicatori definiti, per garantire la disponibilità pubblica di un quadro aggiornato relativo all’andamento delle policy regionali.
Meno significativo, invece, il Bilancio della XI legislatura riportato in appendice, proposto in una forma estremamente sintetica e divulgativa, che propone per slogan alcuni dati chiave sulle principali misure o interventi implementati dalla Regione, senza tuttavia correlarli da alcuna analisi in merito alla scelta delle priorità, alla significatività dei risultati, alle criticità intercorse e alle ricadute sul benessere dei cittadini lombardi. Ne risulta un documento facilmente leggibile, ma eccessivamente semplificatorio se non correlato da documentazione maggiormente analitica che sarebbe stata invece utile e anzi necessaria per i numerosissimi soggetti che in Lombardia partecipano, per parte pubblica o privata, a costruire e sviluppare l’intero sistema regionale.
Gli obiettivi e i temi strategici in campo sociale
Gli obiettivi strategici definiti per l’area sociale ricalcano grosso modo quelli già individuati ad avvio della precedente Legislatura. Richiamati in forma sintetica, anche grazie agli indicatori individuati, tratteggiano il seguente quadro.
| Obiettivi strategici | Temi richiamati | Indicatori |
| Favorire la realizzazione del progetto di vita delle persone con disabilità
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Promozione di un sistema integrato di servizi per riconnettere l’offerta esistente col progetto e corso di vita;
Piena attuazione del Fondo Unico Disabilità Profonda revisione delle caratteristiche della rete di Unità di Offerta sociali. |
N. persone con disabilità destinatarie di interventi a sostegno del mantenimento al domicilio (media all’anno)
N. interventi sostenuti a favore dell’accessibilità per la piena partecipazione alla vita della comunità N. persone con disabilità destinatarie di interventi a sostegno della vita autonoma (media all’anno) |
| Promuovere l’inclusione sociale e le pari opportunità
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Valorizzazione delle reti territoriali pubbliche e private in grado di accompagnare processi inclusivi
Potenziamento delle buone prassi sperimentate Integrazione di politiche, interventi e servizi, migliorando la capacità di lettura dei bisogni per agevolare interventi di natura preventiva Promozione di logiche di sistema tra misure regionali e nazionali |
N. destinatari adulti in condizioni di fragilità, disagio ed esclusione sociale raggiunti (media all’anno)
N. destinatari minori e adolescenti in condizioni di fragilità raggiunti (media all’anno) N. partenariati e reti territoriali coinvolti nella realizzazione di progetti di inclusione attiva |
| Promuovere e sostenere la famiglia e i suoi componenti in tutto il ciclo di vita
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Potenziamento del “sistema famiglia lombardo”, quale offerta integrata di interventi a sostegno della famiglia
Potenziamento dello sviluppo dei Centri per la Famiglia Valorizzazione del protagonismo delle persone nella costruzione del benessere della comunità secondo logiche di «community building” Sostegno ai carichi di cura e alla genitorialità Contrasto alla povertà educativa e relazionale |
N. nuclei familiari sostenuti nell’accesso ai servizi per l’infanzia (media all’anno)
N. nuclei familiari che accedono ad interventi a supporto delle responsabilità di cura e assistenza (media all’anno) N. accessi ai centri per la famiglia (media all’anno) |
| Promuovere il Terzo Settore, l’associazionismo e le esperienze di cittadinanza attiva
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Sostegno alle attività del Terzo Settore, assicurandone il coinvolgimento attraverso il confronto, la condivisione e la co-realizzazione di interventi e servizi per la comunità (in particolare tramite la programmazione zonale)
Promozione di esperienze di cittadinanza attiva attraverso la prosecuzione della leva civica regionale |
N. cittadini beneficiari di esperienze di cittadinanza attiva (media all’anno) |
| Prevenire e contrastare la violenza di genere
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Potenziamento e il finanziamento dei servizi di accoglienza e presa in carico
Formazione per le figure professionali che entrano in contatto e supportano le donne vittime di violenza Interventi per l’inserimento abitativo e lavorativo delle donne vittime di violenza e i progetti di presa in carico dei figli delle vittime |
N. posti letto messi a disposizione in strutture per l’ospitalità
N. prese in carico di donne con minori/ n. prese in carico N. operatori formati sulla violenza di genere (% percorsi conclusi / percorsi attivati) |
Un programma per titoli: ma come si intende qualificare gli interventi?
Guardando a questa tabella di sintesi, una cosa colpisce in particolare: al di là degli obiettivi che la Regione intende promuovere, tutti condivisibili e peraltro in linea con quanto sviluppato nel corso dell’XI legislatura, pochissima attenzione è dedicata a fornire – anche sinteticamente – qualche dettaglio qualitativo e di processo in relazione al percorso di implementazione che la Regione intende mettere in campo.
Solo in pochi casi – tra le righe – viene richiamato un metodo oppure una scelta specifica in merito alla forma che gli interventi di sostegno alle persone e alle famiglie dovranno avere: è il caso del Progetto di Vita e del Fondo unico per la disabilità; della revisione delle UdO sempre nel campo della disabilità; del potenziamento dei Centri per la famiglia; del rafforzamento delle reti territoriali per accompagnare processi di inclusione.
Per il resto, gli obiettivi e i temi sono dichiarati in forma estremamente generica e gli indicatori con riferimento esclusivo a incrementi di tipo quantitativo. Risulta quindi difficile vedere in questo Programma una vera e propria dichiarazione di intenti, capace di indicare anche da un punto di vista tecnico una direzione di lavoro chiara per i prossimi anni in termini non solo di “raggiungimento” dei cittadini, ma anche di offerta di interventi di qualità, capaci di promuovere la crescita del benessere delle persone e delle famiglie.
I grandi assenti
Tre sono, dal mio punto di vista, i grandi assenti di questo programma:
- le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi: i cittadini di minore età sono richiamati in modo molto tangenziale quali destinatari di questo programma. Il documento richiama, tra gli indicatori multidimensionali di outcome, un dato drammatico che indica a rischio di povertà il 20,5% dei minori lombardi. Ma a questo dato – che meriterebbe di essere assunto quale priorità di intervento nell’area sociale – non seguono riferimenti specifici ad azioni, interventi, se non un generico indicatore di raggiungimento di minori e adolescenti in condizioni di fragilità (di quale fragilità stiamo parlando?). Ugualmente spariscono da questo quadro bambine, bambini, ragazze e ragazzi che vivono fuori dalla famiglia di origine, che sono attualmente poco meno di 3.000 in Lombardia[1] e rispetto ai quali il sistema di accoglienza attualmente in essere ha mostrato in questi anni tutta la sua fragilità.
- I LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) definiti da Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021/2023: potenziamento del servizio sociale; supervisione al personale dei servizi sociali; Punti unici di accesso; Pronto Intervento Sociale; Dimissioni protette; Prevenzione dell’allontanamento famigliare; Valutazione multidimensionale; interventi di sostegno a persone e famiglie in condizioni di povertà. Poiché si tratta di Livelli Essenziali, da perseguire certo con risorse derivanti dal livello centrale, ma con la partecipazione attiva ed il sostegno di tutti i livelli di governo, e anzi con un essenziale ruolo regionale nell’accompagnare e sostenere i territori nel loro raggiungimento, nonché nel monitorarne lo stato di attuazione, appare critico il fatto che in un Programma di legislatura non ricorra alcun richiamo esplicito alla loro esistenza.
- Tavoli e reti di co-programmazione con il terzo settore. Nel Programma si fa riferimento esplicito al coinvolgimento del terzo settore ad un livello di programmazione territoriale – quello dei Piani di Zona – che è certamente nodale, ma non può essere l’unico. Che ne è dei tavoli di concertazione e di co-programmazione a livello regionale? L’esperienza degli ultimi anni – in relazione a diversi campi di intervento – denuncia modalità frammentate e discontinue di confronto e con gli enti del terzo Settore, spesso chiamati a esprimere il proprio parere al bisogno, a fronte di situazioni di specifica emergenza. Luoghi di condivisione e confronto tra pubblico e privato e di co-programmazione, invece, anche in linea con quanto definito dal Codice del terzo settore[2] dovrebbero diventare modalità abituali di definizione delle politiche pubbliche, ed essere dunque considerati strumenti essenziali di sviluppo dell’intervento regionale.
In conclusione
Il Programma Regionale di Sviluppo Sostenibile costituisce uno strumento utile a fornire un quadro complessivo di riferimento in merito agli obiettivi per la Legislatura in corso. Fornisce alcuni dati e definisce degli indicatori di crescita, elemento che evidenzia una costante crescita di attenzione verso l’utilizzo e la diffusione dei dati per monitorare l’implementazione delle politiche.
Allo stesso tempo si tratta di un Programma che, come i precedenti, difficilmente fornisce elementi davvero utili, perché sufficientemente specifici, a osservare nel tempo lo sviluppo dell’azione regionale e a valutarne, a chiusura di Legislatura, gli effetti e le ricadute per i cittadini lombardi. Servirebbe dunque ripartire da qui, per andare a dettagliare, anche tramite forme partecipate, una roadmap dettagliata che consenta a tutti, cittadini, Enti Locali, enti del Terzo Settore, di comprendere l’indirizzo regionale e di parteciparvi ognuno per la propria parte e competenza.
[1] Fonte: dati al 31/12/2021 da gestionale regionale Minori Web.
[2] Decreto 117/2017