Introduzione

Il progetto “Coping with social vulnerability through datasets”[1], finanziato attraverso il bando Data Science for Science and Society di Fondazione Cariplo, pone una questione fondamentale: è possibile prevedere i processi di impoverimento su un territorio specifico? In questo contesto, la partnership progettuale mira a indagare l’evoluzione delle condizioni di povertà in tre distretti del Nord Milano: Cinisellese, Rodhense e Bollatese.

Le ragioni che hanno portato all’ideazione e all’implementazione del progetto sono molteplici e meritano una specifica enfasi. In primo luogo, vi è l’obiettivo di accrescere la conoscenza del territorio attraverso la raccolta e l’analisi di dati. Questa fase preliminare è cruciale per elaborare previsioni accurate riguardo all’evoluzione dei fenomeni di povertà e, di conseguenza, per lo sviluppo di servizi più efficaci. Il secondo aspetto riguarda la necessità di una comprensione più sfumata e specifica dei territori in questione. Questo è particolarmente importante per evitare un’analisi superficiale che possa portare a generalizzazioni errate, soprattutto quando si tratta di aree territorialmente contigue, come nel caso del Nord Milano.

Infine, il progetto ambisce a esplorare, sulla base dei dati raccolti e delle analisi qualitative, le potenziali traiettorie di sviluppo e cambiamento nei meccanismi di contrasto alla povertà.

“Coping with social vulnerability through datasets” sarà approfondito in due contributi, tra cui il presente che illustra l’approccio utilizzato per mettere in evidenza i principali meccanismi connessi alla produzione della povertà e il conseguente ripensamento delle misure di contrasto. Il secondo mirerà invece a presentare gli esiti del progetto[2] insieme allo specifico indicatore di vulnerabilità sociale che ne è derivato e che, anche grazie all’investimento di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, sarà lasciato a disposizione dei Comuni dell’area metropolitana, quale strumento per estendere la comprensione della propria situazione in relazione alla fragilità socio-economica.

Il primo passo: studio ecosistemico

Lo studio di partenza ha riguardato l’analisi degli ecosistemi territoriali, con l’obiettivo di arricchire la comprensione dei relativi contesti sociali partendo dal presupposto della multidimensionalità del fenomeno della vulnerabilità sociale. Le diverse variabili analizzate sono raggruppabili nei seguenti principali aggregati.

  • Demografico: è stata condotta un’analisi dettagliata delle caratteristiche demografiche della popolazione, focalizzandosi in particolare sulla distribuzione anagrafica e sulla cittadinanza.
  • Reddituale: si sono esaminati gli andamenti temporali del reddito pro capite e vari indici che misurano la disuguaglianza territoriale.
  • Produttivo: è stata realizzata una mappatura del tessuto produttivo, identificando diverse tipologie di attività, e distinguendo i settori ad alta e bassa specializzazione (low/high skill) e la distribuzione dei dipendenti.
  • Lavorativo: Sono stati raccolti e analizzati i tassi di occupazione e di disoccupazione.
  • Educativo: sono stati considerati i livelli di istruzione della popolazione e i risultati scolastici medi relativi alla scuola dell’obbligo, specificatamente per i gradi 2 e 5.
  • Immobiliare: sono stati raccolti dati sui prezzi medi di vendita e di affitto, nonché sul numero di transazioni immobiliari, al fine di comprendere le dinamiche abitative nel distretto in esame.
  • Sanitario: grazie alla collaborazione con ATS MILANO, sono stati ottenuti diversi indicatori sanitari utili per comprendere l’evoluzione del benessere della popolazione.

Un ulteriore elemento di indagine ha riguardato la spesa sociale a livello comunale, suddivisa per le varie aree di intervento. Questa, essendo destinata a far fronte a bisogni e problematiche socio-economiche, dovrebbe infatti riflettere – almeno in parte – la situazione e la tipologia di problematicità dei singoli contesti.

Complessivamente, dall’analisi dei contesti emerge con chiarezza che il territorio, laddove osservato in dettaglio e con un approccio granulare, presenta una varietà di sfumature e peculiarità spesso inattese. In alcuni Comuni, ad esempio, si nota una netta prevalenza di popolazioni anziane, in altri la prevalenza di persone con background migratorio. Queste diverse composizioni demografiche tendono a rendere tali comunità maggiormente vulnerabili a particolari sfide socio-economiche legate, ad esempio, a emergenze sanitarie o a shock economici negativi. In altri contesti, i redditi risultano significativamente inferiori alla media lombarda, suggerendo una maggiore esposizione a rischi di povertà materiale. Alcune aree, inoltre, presentano una concentrazione di lavoratori impiegati in settori caratterizzati da bassi livelli di competenza e bassa retribuzione, un aspetto che potrebbe avere ripercussioni sul benessere economico e sociale a lungo termine, specialmente dove si associ a una bassa qualità dell’istruzione. Le dinamiche immobiliari, i costi abitativi così come i profili sanitari delle popolazioni variano anch’essi notevolmente, aggiungendo ulteriori livelli di complessità al tessuto sociale ed economico del territorio.

In sintesi, la realtà socio-economica di quello che comunemente viene definito come “Nord-Milano” è tutt’altro che omogenea. Contrariamente a una certa narrativa che tende a omologare questo ampio territorio, le nostre analisi rivelano una complessità e una diversità che non possono essere ignorate nella formulazione di politiche pubbliche efficaci e mirate. Come anche nella valutazione dei sistemi di intervento.

Costruire una misura sintetica

La variabilità emersa, la complessità del fenomeno e la necessità di utilizzare diverse misura ha suggerito una nuova linea di indagine culminata nella creazione di un indice specifico di vulnerabilità sociale[3]. Quest’ultimo è stato calcolato attraverso un’analisi multidimensionale dei profili socio-economici comunali precedentemente esplorati.

La transizione dalla descrizione qualitativa della vulnerabilità sociale alla sua quantificazione rappresenta un passaggio metodologicamente delicato. Tale processo, infatti, implica inevitabilmente un certo grado di arbitrarietà non solo nella selezione degli indicatori specifici, ma anche nel modo in cui questi vengono aggregati per formare un indicatore composto. A tale proposito è bene sottolineare che la costruzione di questa misura è stata influenzata innanzitutto dalla disponibilità dei dati, soprattutto considerando che l’ambito di indagine era circoscritto al livello comunale.

Tuttavia, è fondamentale evidenziare che questa arbitrarietà non sminuisce l’importanza o la validità dell’indicatore di vulnerabilità sociale. Piuttosto, essa pone l’accento sull’importanza di un dialogo continuo tra teoria e prassi, tra gli obiettivi di ricerca e la realtà empirica, per assicurare che l’indicatore sia non solo metodologicamente rigoroso ma anche socialmente pertinente.

Studi di Futuro

Gli studi sul futuro[4] nell’ambito del Welfare stanno diventando uno strumento di lavoro che permette alla comunità di riflettere in maniera collettiva sugli sviluppi delle situazioni, ma anche di conoscere in maniera più adeguata quello che sta accadendo. Al fine di orientare ripensamento futuro delle misure di contrasto alla povertà, anche questa metodologia è stata adottata nel contesto del progetto e, in questa direzione, sono state utilizzate:

  • le Interviste Strategiche, una variante delle interviste semi-strutturate, utili a comprendere le visioni future degli stakeholder ritenuti rilevanti[5].
  • la tecnica “Tre Orizzonti”, per esplorare come la povertà e i sistemi di contrasto potrebbero evolvere nelle zone del Nord Milano.

Nella fase conclusiva sono infine stati utilizzati due strumenti, il Backcasting[6] e il Roadmapping[7], per focalizzare il lavoro su “come arrivare a un futuro desiderabile”, identificando passi specifici per raggiungerlo.

Nel breve medio termine, per facilitare la transizione dei prossimi anni, sono emerse una serie di strategie e considerazioni che saranno presentate nel prossimo articolo.

Appare interessante anticipare come sia emerso il timore di evolvere verso un “Modello Americano”. La percezione nasce da un aumento della povertà correlato a una differenziazione dei servizi disponibili per i poveri e per chi può permettersi di pagare privatamente, ad esempio, per le cure mediche. Questo tema si collega anche a un clima di colpevolizzazione dei poveri (sei povero perché non ti impegni abbastanza!). Questo scenario amplifica il rischio di tensioni sociali e induce alcune persone a cercare soluzioni illegali per la propria sopravvivenza.

Conclusioni

Nel finale di questo articolo è importante sottolineare alcuni aspetti; il primo è la difficoltà di recuperare dati a livello comunale e la quasi impossibilità di utilizzare alcune informazioni che i servizi sociali normalmente recuperano durante la propria azione. Da un lato sono comprensibili i problemi di privacy, dall’altro però appare poco lungimirante impedire di analizzare le informazioni disponibili; a pure titolo di esempio, vogliamo ricordare che non è stato possibile avere a disposizione per l’analisi i dataset inerenti il Reddito di Cittadinanza.

Il secondo aspetto importante da sottolineare è come, quando parliamo di ricerca applicata, sia necessario coniugare rigore metodologico e operatività; il rischio altrimenti è quello di non riuscire a fare nessun tipo di analisi e di ipotesi.

Vogliamo preannunciare, infine, come nel prossimo contributo sarà possibile mettere in luce quali sono le principali questioni emerse e soprattutto presentare lo strumento di analisi che il progetto metterà a disposizione dei Comuni.

 


[1] Il progetto ha come capofila Fondazione Giangiacomo Feltrinelli mentre i partner sono l’Università di Bergamo (CESC – Centro sulle dinamiche economiche, sociali e della cooperazione), l’Università di Bologna, la Cooperativa Il Torpedone, le Aziende Consortili Comuni Insieme e Sercop.

[2]È prevista la pubblicazione di un contributo dedicato per il mese di novembre 2023.

[3] Il lavoro è stato sviluppato in particolare dal gruppo del CESC ed è stato possibile grazie a una borsa di ricerca messa a disposizione del progetto.

[4] Confronta Prospettive Socio-Sanitarie 3-2023, A Cura di Nicola Basile e Giuseppe Imbrogno “Il Welfare al Futuro” pp. 1 – 3.

[5] Le interviste strategiche rappresentano una metodologia qualitativa volta a catturare insight e conoscenze da soggetti chiave e informati. Questo approccio permette di delineare un iniziale panorama di riferimento, che servirà come base per le fasi di indagine e analisi successive. Nel nostro caso è stata utilizzata con queste sette domande: Pensando al 2030: 1) Cosa non ti fa dormire di notte quanto pensi ai processi di impoverimento? Qual è la questione che ritieni più preoccupante? 2) Se le cose andassero bene, ovvero si riuscisse a contrastare i processi di impoverimento, quale sarebbe il principale risultato positivo? 3) Se le cose andassero male, ovvero non si riuscisse a contrastare i processi di impoverimento, quale sarebbe il principale risultato negativo? 4) Come dovrebbero cambiare le strategie di contrasto all’aggravarsi delle povertà? E la tua organizzazione cosa dovrebbe fare? 5) Pensando agli ultimi 20 anni quali sono le tappe principali in relazione ai processi di impoverimento? 6) Quali sono le principali decisioni che bisognerà affrontare per riuscire a contrastare i processi di impoverimento? 7) Se fossi un decisore senza vincoli quali sono le 3 principali azioni che metteresti in campo?

[6] ll Backcasting è una tecnica di pianificazione che parte da un futuro desiderato per identificare le strategie e le azioni necessarie per raggiungerlo. È utile in scenari complessi e incerti di pianificazione strategica.

[7] ll Roadmapping è una tecnica di pianificazione strategica che utilizza mappe temporali per allineare obiettivi, risorse e azioni nel tempo. Serve a guidare il raggiungimento di obiettivi specifici, coordinando le diverse fasi di un progetto o di una strategia.