Il 25 settembre scorso con la Dgr n. 984 Regione Lombardia ha adottato le prime disposizioni attuative della l.r. 25/22[1], che riconosce a tutte le persone con disabilità il diritto a vivere nella società con la stessa libertà di scelta delle altre persone.
Questo primo provvedimento disciplina l’avvio dei Centri per la vita indipendente: vengono adottate le Linee guida per il loro funzionamento e gestione, e i 2 milioni di euro messi a disposizione dalla l.r. 25/22 per il biennio 2023-2024 vengono destinati ad attivarne almeno 33 su tutto il territorio regionale.

 

Aspetti chiave delle Linee guida

Programmazione territoriale e risorse

Nella parte delle premesse delle Linee guida si legge un passaggio significativo in cui si prende atto che il rispetto del diritto alla vita indipendente è trasversale alle politiche regionali e poi, in uno successivo, si ribadisce la centralità del ruolo dei Comuni come “responsabile e garante del Progetto di Vita della persona con disabilità” e poi ancora che la progettazione e implementazione dei Centri per la vita indipendente prevede il necessario “coinvolgimento attivo del mondo associativo, enti di terzo settore e comunità di riferimento“.
Come previsto dalla l.r. 25/22, dunque, le Linee guida istituiscono i Centri per la vita indipendente come servizi dei Comuni, inseriti nei Piani di Zona degli Ambiti territoriali che devono essere realizzati in collaborazione con le associazioni e con gli Enti di terzo settore. La delibera dispone di attivare nel territorio regionale 33 Centri, affidando questo compito ai 31 Ambiti che gestiranno i fondi Pro.Vi nei prossimi due anni (a Milano città si prevede di far partire 2-3 centri). Più nello specifico, al fine di garantirne la presenza in tutte le ATS del territorio regionale, si precisa che i Centri dovranno essere costituiti mediante intese tra l’Ambito aderente al Pro.Vi e almeno 2 Ambiti territoriali non aderenti al Pro.Vi e almeno 2 associazioni delle persone con disabilità attive sul territorio.
Sulla base delle risorse messe a disposizione dell’importo complessivo di 2 milioni di euro, si prevede uno stanziamento di 30.000€ per ogni Ambito (90.000 nel caso del Comune di Milano), oltre ad un co-finanziamento di almeno il 10% da parte dei partner di progetto per la copertura del costo complessivo (di cui sino ad un max del 5% come valorizzazione delle competenze messe a disposizione del progetto dall’Ente del terzo settore).

Le Linee guida ricordano in premessa come la l.r. 25/22 “apre …la strada al diritto alla vita indipendente mettendo tutte le persone con disabilità in condizione di sceglier come vivere la propria vita e decidere dove, come e con chi vivere”: un’affermazione decisamente condivisibile, forse solo un po’ ottimistica. Sempre in premessa si ricorda come la vita indipendente non sia sovrapponibile con l’andare a vivere per conto proprio ma che abbia a che fare con l’autodeterminazione e quindi che si prevede “di mettere a disposizione tutte le risorse e gli interventi disponibili nel sistema di welfare a servizio dei progetti, desideri, preferenze delle persone“.  I Centri per la vita indipendente sono uno degli strumenti, previsti dalla l.r. 25/22 per raggiungere questo risultato. Uno dei punti, potenzialmente problematici delle Linee guida è che i 33 Centri che stanno per nascere dovranno, in qualche modo, rivolgersi non solo al territorio del loro ambito ma anche a quello di Ambiti territoriali vicini ma non coinvolti nella misura Pro.Vi, in modo da “coprire il fabbisogno dell’intero territorio regionale“: con le risorse effettivamente disponibili potrebbe trattarsi di una previsione azzardata.

Il campo di azione dei Centri viene definito come quello del “sostegno alla definizione e implementazione del progetto di vita della persona con disabilità come elemento regolatore e di orientamento di tutti i soggetti coinvolti e di tutte le risorse disponibili“: si tratta di un passaggio decisivo che sarà importante valorizzare. Correttamente, il documento inserisce una sintetica descrizione del cammino già compiuto sul tema, tanto a livello nazionale che regionale. Vengono anche inserite una serie di definizioni, quasi interamente ispirate e rispettose delle indicazioni della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Tra queste si segnala la definizione di segregazione come “ogni situazione in cui … sia preclusa la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza, dove e con chi vivere o siano costrette in una particolare sistemazione o situazione di isolamento“: una definizione ampia che supera quella di equivalenza tra segregazione e maltrattamento fisico o psicologico. Significativo anche il passaggio in cui si specifica l’elenco delle persone che devono contribuire alla redazione del progetto di vita, indicando la diretta partecipazione della persona con disabilità e aggiungendo nell’elenco anche (e non “o”) chi lo rappresenta.

 

Caratteristiche, organizzazione e modalità di funzionamento

Le Linee guida si soffermano anche nella descrizione delle caratteristiche, nell’organizzazione, nelle modalità di funzionamento e nelle attività dei Centri. Senza entrare nel dettaglio (per approfondimenti si rimanda alla lettura integrale del documento), è bene considerare gli aspetti innovativi presenti in questa descrizione. Quello che si andrà a formare è infatti una inedita rete di servizi di cui oggi troviamo traccia nelle sperimentazioni avviate negli anni (oltre a quella di Milano, soprattutto quelle di Cinisello e Lecco[2]).

Lo scopo del Centro è quello di contribuire e sostenere la redazione del progetto di vita della persona e del relativo budget: “rappresenta uno spazio fisico e relazionale all’interno del quale la persona con disabilità può e deve trovare il confronto e i sostegni necessari per poter elaborare, esprimere e definire i propri desideri, preferenze e mete come fondamento del proprio progetto di vita”.
I Centri sono luoghi di “progettazione” cui le persone con disabilità possono rivolgersi quando sentono una necessità di cambiamento esistenziale ma senza la pressione di emergenze o urgenze; dove poter incontrare persone e operatori preparati e competenti sia sul profilo tecnico sia su quello relazionale e che possono sostenere concretamente il percorso verso la vita indipendente.
Viene specificato anche la dimensione informativa, formativa e culturale dell’azione del centro, con una relazione con il territorio e con i diversi settore della società.

Dal punto di vista organizzativo il Centro è inteso “come servizio integrato a titolarità plurale fra Enti di Terzo Settore ed Ente pubblico, con personale afferente ai diversi soggetti“.
Viene costituito attraverso un accordo di rete (protocollo operativo) fra Ambiti Territoriali, Associazioni rappresentative, Enti del Terzo Settore e ASST. In altre parole la responsabilità dei Centri è in capo ai Comuni attraverso l’Ambito ma il coinvolgimento delle associazioni e degli enti di terzo settore è previsto sia nella sua progettazione come nella sua gestione e funzionamento.
Si prevede infatti di costituire una nuova equipe di lavoro dove lavoreranno insieme operatori pubblici, delle associazioni e degli enti di terzo settore. Una nuova equipe, dove saranno presenti operatori di formazione “socio-psico-pedagogica” e il consulente alla pari con la possibilità di coinvolgere, a chiamata, altre figure professionali, secondo necessità. Le Linee guida precisano che l’équipe quando necessario, potrà coinvolgere altre figure quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, psicologo, pedagogista, medici specialisti, laureati in scienze motorie, consulente legale, progettista tecnico esperto/facilitatore sui luoghi di vita (geometra, architetto e/o ingegnere), terapista occupazionale, esperti di informatica e domotica e ausili ed operatori esperti nei processi di inclusione lavorativa.
Risulta fondamentale l’attivazione di collaborazioni e intese fin dalle prime fasi di avvio del Centro, dei servizi territoriali dell’ASST (PUA, UVM, CPS, UONPIA, Servizi Disabilità Adulta, DAMA, …) in particolare in presenza ai bisogni sociosanitari. Si dovranno anche stipulare rapporti e accordi di collaborazione con tutte le istituzioni e realtà attive e significative nell’ambito del welfare sociale per le persone con disabilità (scuole, servizi di mediazione al lavoro, associazioni sportive, parrocchie, università,…).

Viste le funzioni del Centro che deve operare in rete con i servizi del territorio, le Associazioni e gli Enti del Terzo settore si ritiene che, laddove possibile, abbia sede presso le Case di Comunità delle ASST, che rappresentano il luogo privilegiato per l’integrazione sanitaria, sociosanitaria e sociale.
Nel complesso i Centri svolgeranno attività di front e back office e di attivazione della comunità.
Viene specificato che i servizi base erogati dai Centri non comportano oneri per la persona con disabilità.

La DG Famiglia Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari opportunità costituirà una Comunità di pratiche composta dai referenti dei diversi Centri con l’obiettivo di condividere le esperienze e gli esiti, favorire uno sviluppo omogeneo sul territorio regionale, favorire lo scambio di buone prassi e collaborazioni, promuovere percorsi formativi per gli operatori.

 


[1] Si segnalano i più recenti approfondimenti in tema pubblicati su LombardiaSociale.it:
Mozzanica R., Il diritto alla vita indipendente di tutte le persone con disabilità, 3 marzo 2023
Plebani R., Voglio una vita … di quelle fatte così, 29 maggio 2023
Merlo G., Vita indipendente: segnali e speranze di cambiamento, 6 agosto 2023
[2] Sul tema si cita anche la progettazione sperimentale dell’Ambito Territoriale Oglio Po, approfondita nel seguente contributo pubblicato su LombardiaSociale.it: Orlandelli M., Vita indipendente: il modello “Oglio Po” 1.0, 13 luglio 2023