“Il limite è un confine dove le cose finiscono; il bordo è un confine dove diversi gruppi interagiscono” (Richard Sennett)

Mettersi vicini attraverso un contratto di rete per costruire un approccio imprenditoriale più ampio e condiviso fra enti che vogliono continuare ad essere un punto di riferimento per le persone con disabilità.  Questa è la sfida su cui i territori di Brescia e provincia stanno lavorando a partire dal 2015.

 

Parenti alla lontana… da dove proveniamo

Gli enti gestori dei servizi sociosanitari e socioassistenziali presenti sul territorio di Brescia e provincia nei decenni antecedenti alla stipula del contratto di rete si mettevano in relazione prevalentemente per ragioni di carattere sindacale e di rappresentanza, uniti da una concomitante iscrizione a Confcooperative, e concretamente solo per comunicazioni sostanziali quali l’introduzione di nuove normative o l’applicazione di un nuovo contratto collettivo. La stessa cosa avveniva in adunate convocate prima da ASST, poi da ATS per regole di sistema o altri aspetti che coinvolgevano trasversalmente gli enti gestori.
Ci si conosceva tutti, ma ognuno poi permaneva nel proprio “feudo” con un malcelato meccanismo di diffidenza che rinserrava le comunicazioni e non favoriva certo la collaborazione.
La relazione fra enti rimaneva a livello dirigenziale; capitavano alcune volte singole e sporadiche collaborazioni più fattive in forza, ad esempio, di tornei sportivi, oppure per il caso che alcuni operatori fossero amici o provenienti da medesimi percorsi formativi.
Non c’era una cultura della collaborazione di carattere proattivo, almeno non in modo continuativo e costante: ogni ente faceva a sé, promuovendo semmai una relazione specifica con il territorio, corroborata da relazioni con gli amministratori locali, dei comuni, ma anche con i distretti, in relazione con operatori bravi e capaci che lavoravano nelle USSL, ASL, ecc.

 

I primi prodromi di connessione

Negli ultimi anni inizia a spirare un vento diverso dal punto di vista culturale e che propone altri paradigmi sul piano dei diritti e della visione delle persone con disabilità. Queste nuove prospettive pongono interrogativi profondi riguardanti la gestione dei servizi. Gli operatori (in primis coordinatori dei servizi CDD, CSE, SFA, CSS) si trovano a confrontarsi con nuove narrazioni che spingono nella direzione dell’inclusione e di una maggiore personalizzazione della progettualità. Famiglie “giovani” portano con sé richieste implicite ed esplicite finalizzate ad un implemento costruttivo dell’offerta di attività, insieme a significativi contatti con il contesto. Questi elementi hanno contribuito a mutare lo spazio di relazione fra gli enti gestori ad aprire spazi di comunicazione e di interazione.
La comunanza delle domande, delle difficoltà e delle prospettive ha aperto spazi di connessione prima impensabili portando ad una collaborazione nuova, innovativa, capace di offrire nuovi orizzonti condivisi.

 

La spinta propulsiva

Con la spinta propulsiva iniziale dell’allora ATS, per cui furono determinanti la passione e l’energia di alcuni operatori pubblici (che sempre avevano costruito spazi di interazione con gli enti gestori), nel 2015 nasce un’esperienza singolare e interessante presidiata dai coordinatori dei CDD e delle CSS che in modo autogestito allestiscono una rete informale, che mette al centro la conoscenza reciproca, la narrazione delle buone prassi, la realizzazione di iniziative e attività condivise fra i servizi.
Prende corpo sin da subito il tema della formazione degli operatori, per cui si costituiscono gruppi di confronto trasversali, costruendo una trama significativa, fondamentale per favorire il confronto e la relazione fra enti diversi.

 

Maturano i tempi

Dal 2015 al 2022 questa rete informale si è arricchita anche di un sistema di confronto fra CSE e SFA che si propongono di aprire scenari di confronto e relazione andando nella stessa direzione già intrapresa dalle strutture sociosanitarie.
Da queste esperienze nasce l’idea di dare corpo ad un processo di costruzione di accordo più stabile e duraturo. Attraverso la consulenza di Confcooperative Brescia e dei suoi funzionari si inizia a prendere in considerazione l’ipotesi di realizzare un contratto di rete. A tal fine si costituisce un gruppo promotore proveniente da diversi enti gestori, che si assicura di realizzare un percorso aggregativo e poi formativo che abbia al centro della sua azione la partecipazione di tutti gli enti che pongono al centro della loro missione e visione le persone con disabilità. Viene promosso un percorso formativo che vuole dare strumenti sociali, economici e imprenditoriali per fare in modo che questo passo possa essere compiuto con piena coscienza collettiva e d’insieme, non lasciando nessuno indietro.

 

La costituzione

Dopo il corso di formazione (che ha visto numerosi docenti, giuristi, esponenti del mondo cooperativo e momenti di laboratori generativi partecipati, insieme ad aspetti conviviali), matura in modo unanime e diffuso la convinzione di procedere alla costituzione di un contratto di rete senza soggettività giuridica (cioè che non possiede partita IVA o codice fiscale) della durata di due anni, con atto notarile. La stesura del contratto viene proposta all’avvocato Pietro Moro che seguirà tutto il percorso di costituzione.
Per aderire al contratto di rete sono stati formulati congiuntamente questi requisiti:

  • fare parte di Confcooperative Brescia e del suo settore Federsolidarietà,
  • essere ente commerciale iscritto alla camera di commercio.

Purtroppo, le fondazioni non avevano questi requisiti per cui si è dovuto ricorrere ad un accordo scritto con loro per il contratto di rete. In termini reali le fondazioni fanno pienamente parte della vita della rete e contribuiscono pienamente al suo sviluppo secondo questi obiettivi.

 

Obiettivi e programma della rete

Nel contratto di rete possiamo evidenziare alcuni obiettivi fondamentali:

  • sviluppo della propria organizzazione in termini di qualità, innovazione, economicità, competitività ed efficacia nella prestazione dei propri servizi;
  • anticipare ed accompagnare modifiche sostanziali del sistema di assistenza alle persone disabili;
  • collaborare con le Istituzioni pubbliche e private preposte al settore sanitario e socio – sanitario e sociale provinciale e regionale, al fine di realizzare forme di coordinamento ed integrazione per l’incremento della qualità della vita delle persone con disabilità e dei loro familiari.

Per approfondimenti sulle azioni e sugli enti aderenti, si veda l’allegato. Alla rete compartecipano tutti gli enti gestori facenti capo all’ATS di Brescia e due enti dell’ATS della montagna.
Gli organi della rete sono definiti dal contratto:

  • un organo comune, luogo della rappresentanza diretta – un’assemblea in cui sono prese le decisioni e che prevede la partecipazione di ogni ente (comprese anche le fondazioni)
  • un comitato di gestione eletto dall’organo comune e costituito da 8 membri a cui si aggiunge anche il coordinatore, eletto dall’assemblea.

Non vi sono per ora ruoli che prevedono dei compensi specifici, ma ci si basa sull’impegno e la disponibilità di ogni membro aderente.

 

Modalità di lavoro

Al fine di costruire un processo generativo, la rete sta cercando di costruire modalità di lavoro continuative condivise sia nel metodo che rispetto agli obiettivi.
Il luogo della rete non può essere esclusivamente quello della rappresentanza attiva in occasioni specifiche e congiunturali (come, ad esempio, la necessità di definire dei rapporti con la PA, il mutamento delle condizioni normative, ecc.), ma dovrà essere il luogo della costruzione di contenuti e di significati che si generano da una lettura condivisa della realtà.
Il metodo di lavoro prescelto è quello assembleare, all’interno del quale si possono definire degli spazi mirati, di tipo laboratoriale, nei quali collocare azioni di analisi e di progettazione imprenditoriale capaci di costruire una presenza e una prospettiva d’insieme degli enti gestori della disabilità, orientati agli obiettivi comuni.
Tre sono i laboratori che sono stati creati in questo periodo:

  • Laboratorio “dati”. Nasce dalla necessità di avere un censimento abbastanza preciso riguardante le persone con disabilità, ma anche dei nostri operatori, della loro età e formazione. Per capire l’età e le specificità delle persone con disabilità inserite nei servizi degli enti aderenti alla rete. Il laboratorio dati intende dare uno sguardo anche riguardo alla composizione delle rette sociali e nel mantenere un confronto aperto rispetto a questo tema.
  • Laboratorio normative. È di fondamentale importanza che gli enti siano capaci di orientarsi nei vari dispositivi normativi, per essere ancora più consapevoli delle competenze tecniche ed imprenditoriali che sono necessarie oggi per sostenere un’impresa sociale. Di comprendere anche quali siano le varie competenze riguardanti le figure della pubblica amministrazione e di come cambi il panorama rispetto all’avvento dei temi della co-programmazione e co-progettazione. Ma non solo, la convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità ci pone nella prospettiva di fare un ulteriore passo avanti riguardante la sua applicazione quotidiana.
  • Laboratorio “domani”. Quale sarà il domani dei nostri servizi? Qual è il contributo che possiamo costruire al fine di poterlo scrivere non solo come soggetti fautori, senza possibilità di dare il nostro contributo concreto? Così questo gruppo intende investigare le ragioni della nostra realtà e di individuare alcuni scenari per poter restituire questo lavoro ai nostri enti di rappresentanza, ma insieme, poter fare atterrare questi pensieri in una proposta che abbia aspetti di concretezza, alcuni di senso ed altri maggiormente legati alla dimensione di concretezza.

 

Conclusioni

Il contratto di rete ha durata biennale. Siamo consapevoli che in un così breve lasso di tempo sia utopistico pensare di poter raggiungere i numerosi obiettivi che abbiamo deciso di inserire nel nostro contratto. Possiamo però porre le basi per costruire un processo all’interno del quale già si intravedono numerosi elementi di positività: l’apertura e la disponibilità nel lavorare insieme al di là degli steccati dell’appartenenza e, di conseguenza, la generazione di un rapporto di fiducia reciproca.
Sarà sicuramente importante porci dentro uno spazio davvero laboratoriale, nel quale si passi dall’estemporaneità dell’incontro (magari scaturente da necessità immediate ed impellenti), ad un modo di incontrarci invece teso alla condivisione, alla prospettiva progettuale.
Attualmente stiamo costruendo le premesse per generare tematiche progettuali che diano il via ad una imprenditorialità condivisa, un obiettivo ambizioso ma che crediamo sia alla portata di questo modo di relazionarsi.
Abbiamo individuato quattro ambiti di lavoro e confronto:

  • Il personale dipendente. Diviene sempre più articolata e complessa la gestione costruttiva del personale sia riguardo il suo reperimento, sia per l’inquadramento e formazione e fidelizzazione. Abbiamo notato che la fluttuazione delle risorse umane, impone di pensare a forme di relazione tramite banche dati condivise, messa a disposizione di personale in eccedenza (dovuto a fluttuazioni dell’utenza).
  • Le misure B1, B2, il dopo di noi e altri interventi che hanno un accesso non intermediato. Il progetto di vita evidenzierà sempre in modo maggiore la presenza finanziamenti specifici – con linee di intervento erogate alla persona e non ai nostri enti. È necessario che si stabiliscono linee guida condivisa, la costruzione di un libro bianco che condivida prassi diverse, azioni che sono intraprese in modo virtuoso e che possono essere riferimento anche per altre iniziative di questo genere.
  • Il rapporto con i fornitori. Ogni ente ha relazioni individualizzate con fornitori, che riguardano gli aspetti di gestione ordinaria delle unità di offerta e vanno dalla fornitura di energia, sino all’acquisto dei mezzi e tante altre questioni. Questo andare individualmente può essere un limite sia economico, ma non solo. Uno studio più appropriato e condotto in modo condiviso può portare a dei vantaggi. Ma dietro ai vantaggi economici risiede anche un elemento che riguarda la ricerca tecnologica. Uno dei temi sulla quale si sta misurando la rete riguarda ad esempio il FASAS (Fascicolo Socio Sanitario) informatico come aspetto imprescindibile per il lavoro delle unità di offerte di oggi e del futuro.
  • La modalità con cui si compongono e presentano le rette dei servizi, entro il contesto economico finanziario degli enti gestori. Uno dei temi che richiedono maggiore attenzione, ancor di più in questo periodo, è relativo alla retta delle unità di offerta. Ci siamo posti l’obiettivo di confrontarci riguardo alle modalità di composizione della retta, di come vengono presentate alla pubblica amministrazione. Il passaggio successivo riguarderà certamente la possibilità di aprire spazi maggiormente condivisi per costruire il costo delle rette. Un ruolo quindi di maggiore unitarietà al fine di esprimere linguaggi comuni nei confronti della Pubblica Amministrazione. Certamente una sfida che dovremo sostenere nei prossimi mesi e che dovrà sempre più vederci protagonisti.