Come ogni anno Regione Lombardia ha deliberato il riparto e i criteri di programmazione del Fondo Nazionale Politiche Sociali per l’anno 2023 a favore dei 91 ambiti zonali. Si tratta del fondo storicamente definito “indistinto” perché orientato al sostegno del welfare territoriale sulla base delle programmazioni locali. Complessivamente 55.534.705,06 euro assegnati alla Lombardia, in linea con l’annualità precedente.

Un fondo che in realtà è sempre meno indistinto, per i crescenti vincoli che Ministero e Regione stanno ponendo verso una sua progressiva finalizzazione.

Dallo scorso anno, cioè dall’approvazione del nuovo Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali, le programmazioni del Ministero di tutti i fondi sociali sono a valenza triennale, proprio a riconoscimento della necessità dei territori di avere minima certezza delle risorse a disposizione per realizzare un’efficace programmazione. La quota assegnata alla Regione Lombardia era quindi nota da tempo, tuttavia la dgr di riparto del FNPS 2022 (utilizzo 2023), è arrivata come di consueto a ridosso dell’estate, ovvero senza ottimizzare il vantaggio guadagnato dal superamento dell’attesa del decreto ministeriale. Si ricorda che si stratta di un fondo a valere sull’anno in corso, quindi a programmazione già in parte attuata, dunque con la criticità di dover coordinare indirizzi che arrivano in corsa.

La destinazione del fondo nell’annualità precedente

La delibera, come di consueto, anticipa una prima parte di resoconto dei dati della spesa (che LombardiaSociale ha approfondito in un altro articolo) e della programmazione FNPS dell’annualità precedente, illustrando quanto ricavato dai preventivi approvati dagli ambiti per il fondo 2021 (utilizzo 2022).

Emerge il sostanziale rispetto delle indicazioni regionali in relazione alle percentuali per i differenti target di utenza: destinando il 50% all’area di intervento “Famiglia e Minori”, il 17% all’area “Disabilità”, il 12% all’area “Anziani” autosufficienti e non autosufficienti”, il 7% all’area “Povertà”, il 3% al “Disagio adulti, dipendenze, salute mentale” e il 6% alla “Multiutenza”. Il restante 5% è stato suddiviso equamente per i LEPS della Supervisione (2,5%) e delle Dimissioni protette (2,5%).

La dgr offre uno spaccato dell’area minori, per cui il 51% delle risorse è stato destinato alla macro-attività finalizzata a misure per il sostegno e l’inclusione sociale, in particolare modo al supporto alle famiglie e alle reti familiari e al sostegno socioeducativo territoriale/domiciliare. Il 32% alle strutture comunitarie e residenziali. Il 5% ha riguardato il Segretariato sociale e i Centri antiviolenza, mentre il 4% i Centri con funzione socioeducativa-ricreativa e il 6% l’Assistenza educativa domiciliare. Infine, il 2% è stato destinato all’implementazione del Programma P.I.P.P.I..

Queste illustrazioni, sia sulla spesa sociale che sulla programmazione dei territori, sono importanti perché di fatto rappresentano le principali fonti di restituzione dei dati raccolti ai diversi stakeholder, fondamentali anche per finalità di studio e ricerca come quelle di LS.

Sarebbe interessante, poiché gli ambiti forniscono strutturalmente anche i dati di consuntivo, poter leggere il raffronto di questo quadro con l’effettivo utilizzo, sia in termini di spesa che di destinazione. Al netto della programmazione, si potrebbe verificare dove vengono destinate le risorse, se tutti gli ambiti rispettano il vincolo nazionale e quanto si avvicinano effettivamente agli indirizzi regionali.

Gli indirizzi agli ambiti per l’anno 2023

I criteri

Rimangono anche per il 2023 i criteri ministeriali riferiti all’area minori e famiglia, che deve assorbire almeno il 50% delle risorse, e le quote destinate obbligatoriamente ai LEPS sulla supervisione e sulle dimissioni protette, che mediamente cubano circa il 2,6% ciascuno.

Regione mantiene anche per quest’anno l’aggiunta dell’indicazione delle percentuali da rispettare anche sulle altre aree di target, così da vincolare ulteriormente il fondo.

  • 50% Famiglia e Minori
  • 5,6% Anziani autosufficienti
  • 17,1% Disabili
  • 6,9% povertà
  • 2,9% Disagio Adulti, dipendenze, salute mentale
  • 6,5% Multiutenza (di cui 1% azioni di sistema)
  • 2,6% Supervisione
  • 2,6% Dimissioni protette

Viene trattenuta inoltre una quota di 100.000 euro da destinare ad azioni di sistema per il percorso di definizione e analisi della nuova programmazione sociale triennale dei Piani di zona, in sinergia con l’approvazione dei Piani di sviluppo dei Poli territoriali da parte delle AssT. La programmazione triennale è infatti in scadenza e si attendono indicazioni sul percorso di definizione dei nuovi Piani.

Le novità sulla supervisione

Ci si aspettava che il tempo preso da Regione per l’approvazione della delibera fosse legato a qualche rinegoziazione con il Ministero sul Leps legato alla supervisione. Va ricordato infatti che queste risorse si sommano a quanto già previsto dal PNRR considerando che la linea 1.1.4 finalizzata alla prevenzione del burnout degli operatori sociali riguarda proprio l’attivazione di interventi di supervisione di gruppo, individuali e di équipe e va a toccare la grande maggioranza degli ambiti lombardi (88%). Ci sono già, dunque, cospicue risorse che sostengono lo sviluppo dei territori verso la garanzia di questo livello essenziale. Era stata fatta presente a Regione la difficoltà di destinare ulteriori risorse al medesimo quando ci sono altre aree di bisogno in sofferenza, che non beneficiano di risorse sufficienti come il sostegno all’abitare per fare un esempio, i cui fondi sono drasticamente ridotti a causa del mancato rifinanziamento del Fondo sostegno affitto.

Regione in parte ha raccolto lo spunto, operando una correzione ma “a metà”: ha ridotto parzialmente le risorse per gli ambiti già beneficiari delle risorse PNRR, destinandole come quota aggiuntiva a quelli che, per volontà o mancata approvazione, non sono rientrati nel finanziamento delle risorse europee (11 ambiti su 91). In sostanza è stato dato un po’ di meno a chi ha garanzia di poter sviluppare le supervisioni il PNRR, e un po’ di più a chi può contare solo sulle risorse del fondo nazionale.

Nonostante il tentativo di aggiustamento, permane la difficoltà per i territori che hanno risorse capienti sulle dal Next Generation EU nel destinarle ulteriormente a questi fini, quando su diverse altre voci di spesa i bilanci comunali sono sempre più in sofferenza (abitare, minori, violenza di genere).

 

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