Riccardo Bettiga, Garante per l’infanzia e per l’adolescenza da aprile 2020, è tra i pochi, se non l’unico, a svolgere tale ruolo senza avere un profilo giuridico. Questo dettaglio biografico anticipa molto di come ha impostato le attività del Garante in questi anni e la direzione che questa authority sta prendendo. Nel seguente articolo verrà riproposta sinteticamente l’intervista svolta il 3 luglio ripercorrendo il ruolo del Garante e le modalità d’intervento, i temi caldi e le priorità per il futuro.
Per rimanere aggiornati sulle attività proposte dal Garante si rimanda ai siti istituzionali[1].
Lei è stato nominato ad aprile 2020, periodo di estrema allerta per l’emergenza pandemica. Quale ruolo ha giocato il Garante in questi ultimi tre anni?
É stato sicuramente un insediamento complesso. Sono partito dall’analizzare la situazione e cercare di capire a che punto erano le attività. Nonostante avessi l’appoggio di diverse reti quali il Forum del Terzo Settore, società scientifiche, gli Ordini professionali (sono psicologo psicoterapeuta e per diversi anni presidente dell’Ordine), mi sono accorto che la conoscenza di questa figura era scarsissima.
Ho deciso quindi di avviare un’importante azione di posizionamento, a tutti i livelli, per far conoscere il Garante tanto presso la legislatura regionale quanto ai ragazzi, sui territori.
Nel concreto, abbiamo aperto un sito internet, che prima non esisteva, e dei profili social, che stiamo cercando di perfezionare perché si rivolgano realmente ai ragazzi, col loro linguaggio.
Ho partecipato a una media di 150 eventi l’anno, prima online poi in presenza, per far conoscere il ruolo del Garante e spiegare come può essere d’aiuto.
Ho avviato interlocuzioni con le istituzioni, dai Tribunali alle parrocchie. Questa attività è ancora in corso, ma sicuramente sta già avendo i suoi effetti perché il numero delle segnalazioni è considerevolmente aumentato.
A questo proposito, che tipo di segnalazioni arrivano al Garante e come si procede in risposta ad esse?
In generale, le segnalazioni al Garante riguardano presunte violazioni dei diritti delle persone minori di età. In genere sono gli adulti a segnalare, dalla scuola, ai servizi o i genitori, molti pochi sono i ragazzi.
Le segnalazioni vengono prima di tutto filtrate. Può capitare di riceverne di inopportune (come, per esempio, tentativi di utilizzare il Garante come ultimo ricorso giudiziario, facendo prevalere i propri interessi e non quelli del minore) oppure sono capitati fenomeni di mailbombing, per esempio, nel periodo di mancanza di mascherine o quando sono iniziate le vaccinazioni.
Le segnalazioni riguardano diverse tematiche, discriminazioni per esempio nel contesto scolastico oppure situazioni di violenza intrafamiliare o di possibile pregiudizio su minori, come fenomeni di violenza tra giovani legati a possibili giri di scommesse. Situazioni in cui può non esserci già un reato esplicito oppure un’Autorità Giudiziaria attiva e il Garante può intervenire.
Delle segnalazioni filtrate, si avvia un’istruttoria con raccolta di documenti e approfondimento della situazione, andando anche a visitare il luogo in questione (per esempio se si tratta di una comunità per minori, la struttura stessa) e parlando con le persone coinvolte, compresi i ragazzi.
A volte l’attivazione stessa del Garante fa sì che la situazione si smuova. Per esempio, in casi segnalati di mancanza di una progettualità per il minore a fronte di una presa in carico dei servizi, il contatto del Garante ha fatto sì che si uscisse velocemente dalla fase di latenza.
L’ottica non è condurre visite ispettive (anche se così vengono definite nelle relazioni annuali[2]), ma incontri in una cornice collaborativa, per un approfondimento qualitativo. Quando per esempio sono coinvolti i servizi, sappiamo che questi sono in affanno, spesso nei servizi tutela ci sono operatori estremamente giovani e il rischio di colludere anche con i genitori, specie se conflittuali, è alto. L’intervento di un terzo a garanzia del rispetto del diritto del minore può riequilibrare la situazione e far sì che evolva.
La fase definitoria, infine, può quindi sostanziarsi in interlocuzioni istituzionali[3], condivisione con i servizi di strategie d’intervento, altresì richiesta di intervento da parte delle autorità competenti, come i NAS[4] piuttosto che la Procura nei casi di pregiudizio. L’attività del Garante, però, mira ad essere principalmente preventiva.
Per citare dei numeri, nel 2022 sono arrivate 818 segnalazioni (a fronte delle 106 del 2017 e delle 170 dei primi sei mesi di attività nel 2020 per esempio), di cui 211 hanno avuto una propria istruttoria. Di queste, il settore d’intervento principale è stato la vigilanza su procedimenti giudiziari e i rapporti con i servizi e la scuola e i principali segnalanti sono stati i genitori stessi, a seguire i cittadini (dentro cui troviamo anche gli insegnanti).
A oggi sono sempre meno le segnalazioni improprie e stanno aumentando quelle relative ai minori stranieri non accompagnati.
[pagina 28 Relazione annuale 2022]
[pagina 30 Relazione annuale 2022]
Di cos’altro si occupa il Garante?
Le funzioni del Garante possono essere riordinate in quattro ambiti di intervento principali. Il primo è quello dell’intervento a fronte di segnalazioni.
Il secondo è il mandato istituzionale nei confronti dei tutori volontari dei MSNA (minori stranieri non accompagnati). Su questo, Regione aveva pubblicato un bando a cui avevano risposto circa 270 volontari e il mio compito è stato concludere questo primo giro di colloqui per la nomina. Anche in questo caso, ho pensato di condurre un’indagine per capire cosa avesse funzionato di questa esperienza e se ci potevano essere accorgimenti da mettere in campo per un coinvolgimento maggiore di tutori. Si sono avviate quindi delle interlocuzioni con stakeholder significativi ed è stato attivato un tavolo dedicato. Dal confronto sono emerse diverse strategie di miglioramento[5], tra cui un ripensamento della formazione proposta ai tutori volontari.
La formazione è sì utile, ma non sempre corrisponde a ciò che viene fatto sul territorio. Da questa consapevolezza l’idea di predisporre una formazione a distanza obbligatoria all’esito della quale sostenere un esame per il riconoscimento del titolo, a cui aggiungere una serie di incontri di formazione continua a livello locale in cui invitare, oltre ai tutori (nuovi e già operanti), i servizi e le comunità d’accoglienza di quello stesso territorio per tessere relazioni e costruire buone pratiche a livello locale, valorizzando differenze e peculiarità;
In questa nuova edizione del bando, aperto a febbraio 2023 e rinnovato fino a giugno 2024, sono state raccolte altre 350 disponibilità e l’obiettivo è di raggiungere il numero di 1000 tutori, per un motivo molto pragmatico, ovvero garantire un rapporto di 1:3 come previsto dalla normativa.
Gli ultimi due ambiti di intervento riguardano invece le attività di divulgazione e di rapporti istituzionali. Nella prima, in particolare, la comunicazione è pensata per diffondere capillarmente la funzione del Garante e rendere quindi esigibile il diritto a farvi ricorso, al fine di promuovere una cultura dei diritti sanciti nella Convenzione ONU. Divulgazione come educazione ai diritti fondamentali, tema che ritengo abbia una cogenza forte nella vita dei ragazzi per sottolineare l’importanza di considerarli tutti insieme e che il peso diversificato che viene dato ai diversi diritti determina tante delle scelte che impattano sulla loro vita. Oggi i ragazzi, anche grazie alle attività formative che vengono svolte nelle scuole, conoscono i diritti, ma non ne comprendono la cogenza e l’impatto che possono avere sulla loro vita.
Divulgazione anche rispetto agli strumenti che sono a disposizione di bambini e ragazzi, come la figura del curatore sul quale stiamo preparando del materiale informativo dedicato. Per farlo, si stanno sperimentando forme comunicative prodotte dai ragazzi per i ragazzi, perché i diritti in termini generali sono conosciuti, anche grazie al lavoro nelle scuole, ma i giovani sono poco consapevoli di come questi impattino nella loro vita.
In merito ai rapporti istituzionali, si fa riferimento invece a quell’attività volta a stimolare gli organi istituzionali a tutti i livelli affinché integrino i diritti dell’infanzia dell’adolescenza nelle proprie azioni (per esempio negli atti normativi) e orientino queste alla miglior garanzia degli stessi. Questo orientamento deve considerare la pluralità dei diritti e la differenziazione di azioni e contesti tra bambini e adolescenti.
Per una visione d’insieme delle attività così presentate si rimanda alle immagini tratte dalla relazione 2022 poste in chiusura.
Dal racconto delle attività promosse come garante, emerge una forte attenzione ai temi della partecipazione. Tavoli consultivi, coinvolgimento dei ragazzi, come si può promuovere l’espressione dei diversi punti di vista?
Sicuramente il protagonismo dei giovani è ciò che è più difficile da garantire e ancora ci stiamo lavorando. Ad oggi, ho coinvolto i ragazzi nei processi decisionali, nella Consulta regionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, invitandoli dalle Consulte giovani scolastiche provinciali. Abbiamo promosso l’espressione del punto di vista di bambini e ragazzi con diverse iniziative come il contest letterario pubblicato con Unicef sulle loro esperienze durante il covid. Inoltre, è in programma un tour nelle scuole per andare a incontrare i ragazzi, portando loro un kit sulle attività del Garante perché ne parlino con le loro famiglie. Non solo mettersi nel loro punto di vista, ma chiederlo direttamente. Il diritto alla partecipazione è il più ambizioso, come adulti spesso chiediamo loro, ma senza considerarli veramente.
Per quanto riguarda invece i tavoli, ad oggi ne sono stati attivati diversi, con specifiche finalità, corrispondenti ai temi emergenti e coinvolgendo i principali stakeholder pubblici e privati[6]: istruzione ed educazione; tutela dei minori e ambiti di intervento giuridico; salute e welfare[7]; MSNA; diritti relazionali nelle CTU in ambito del Diritto di Famiglia (neo insediato). C’è sempre la disponibilità ad aprire ulteriori tavoli di confronto se necessario, come per esempio per individuare delle linee guida in un dato settore.
I coordinatori dei tavoli partecipano poi alle sedute della Commissione Consultiva[8].
Trasversalmente a quanto raccontato fino ad ora, quali sono, secondo lei, i temi caldi, quelli che il welfare non può ignorare?
Sicuramente c’è un aumento delle violenze, persone sempre più giovani che agiscono violenza. Non ritengo sia da patologizzare, per quanto ci sia anche un numero considerevole di situazioni di malessere, quanto da riconoscere come problema strutturale. I ragazzi di oggi faticano a prevedere le conseguenze delle loro azioni, faticano ad empatizzare con l’altro, agiscono “più di pancia che di testa”. Aumenta quindi il fenomeno del bullismo, la micro criminalità e le carceri si riempiono sempre più di giovani adulti. Si apre quindi un tema educativo, io farei corsi sulla responsabilità per le nuove generazioni. Inoltre, le comunità d’accoglienza di oggi non sono più rispondenti e in grado di far fronte a questa problematica, non riescono più a gestire questi ragazzi, che sono molto più impegnativi di quanto lo fossero anni fa. L’ipotesi è trasformarle in comunità ad integrazione sanitaria, misto terapeutiche, ma attenzione, il rischio è di “vederli tutti rotti, mentre i ragazzi di oggi sono solo differenti”. Dovremmo rinforzarli sulle competenze che a loro mancano.
L’altro tema, e si evince anche dai numeri sopra riportati, è l’elevata conflittualità all’interno della famiglia. Le istituzioni, in particolare i servizi sociali, sono delegittimate e in fatica, e questo tema deve essere riletto mettendo da parte gli interessi degli adulti e rimettendo al centro i diritti dei minori.
Quali sono quindi le priorità per il futuro e come Regione Lombardia sta lavorando su questi temi?
Sicuramente sono da riprendere e riaprire la riflessione sui criteri di accreditamento tra sociale e sanitario. In particolare, per le comunità, è necessario ripensare a un sistema che faccia fronte alle attuali necessità.
Sul fronte MSNA mi auspico una maggiore regia a livello regionale.
Ci sono poi tante iniziative, sui Garanti comunali, sulla giustizia riparativa che sono in iter.
Il curatore[9] sarà invece la partita del 2023; questa figura di fatto possiamo definirla un garante in situ, una figura di garanzia che può avere anche poteri sostanziali; mi immagino che quando questa figura verrà realizzata lavorerà in stretta connessione con l’authority regionale, anche perché i Garanti a livello locale non hanno autorità, ma svolgono solo una funzione di referenti per i temi dell’infanzia. Sto quindi cercando di presidiare la questione, ma è ancora in divenire.
La nuova consigliatura ha dimostrato disponibilità sul fronte delle persone minorenni quindi ho gande fiducia per il futuro.
Le attività del Garante nel 2022, una visione d’insieme
[relazione attività 2022]
[pagg. 16 e 17]
[1] https://www.garanteinfanzia.regione.lombardia.it/wps/portal/site/garante-infanzia-e-adolescenza
https://www.facebook.com/garanteinfanziaadolescenzalombardia
https://www.instagram.com/garanteinfanziaadolescenzalomb/
[2] Relazione anno 2022.
[3] Per esempio, a fronte di conflitto tra amministrazioni comunali sul pagamento di una retta per il collocamento di minore, il Garante ha promosso una mediazione interloquendo direttamente con i Sindaci coinvolti.
[4] Comando Carabinieri per la Tutela della Salute.
[5] Oltre a quanto già specificato, si riporta che poteva essere più funzionale non chiudere il bando, l’andamento delle richieste da parte dei futuri tutori può variare durante l’anno a seconda di eventi diversi (es. occasioni di sensibilizzazione o fenomeni con rilevanza anche mediatica, come è stato per l’arrivo dei minori dall’Ucraina). Inoltre, per lavorare al meglio in un contesto chiaro e definito, il lavoro del Garante si è rivolto anche alle istituzioni, tra cui i Tribunali per i minorenni con i quali il Garante ha sottoscritto un protocollo nel 2021.
[6] Si rimanda a pag.35 della relazione annuale 2022 per la composizione dei Tavoli.
[7] Il quale non si è riunito nel 2022, in quanto è stata alleggerita l’attività dopo la gestione pandemica.
[8] Istituita con Decreto del Presidente del Consiglio regionale il 9 giugno 2021, viene presieduta dal Garante e vi partecipano un rappresentante dei Tribunali per i minorenni e un rappresentante del Tribunale ordinario, un rappresentante della Procura della Repubblica per i minorenni, due rappresentanti designati dall’Anci, sette rappresentanti delle associazioni di terzo settore che operano nell’ambito della promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di cui cinque designate dalle associazioni stesse e due dal garante, un rappresentante dell’Ufficio scolastico regionale. Nel 2022 tale commissione si è riunita 4 volte.
[9] Il curatore speciale è una figura indipendente previsto dall’art. 78 CPC e recentemente modificato dalla Riforma Cartabia. Coerentemente con la Dichiarazione Universale dei diritti del Fanciullo (1959) che prevede che il minore abbia il diritto di nominare un proprio rappresentante nei procedimenti che lo riguardano, il Curatore Speciale ha la specifica funzione di interpretare l’interesse del minore in situazioni di conflitto di interesse, anche solo potenziale. (Il Curatore speciale del minore, luglio 2022, CROAS Lombardia).





