Sono recentemente stati resi pubblici i risultati del bando ‘Welfare in Ageing’. Cosa ha spinto Cariplo ad organizzare questo bando? Quali, nelle vostre intenzioni, gli obiettivi principali e le priorità?
Sulle ragioni che hanno spinto Fondazione Cariplo ad affrontare il tema dell’invecchiamento è sufficiente guardare ai numeri che riguardano il nostro paese e ai futuri trend di crescita: una popolazione di anziani over 65 anni che a gennaio del 2022 era di oltre 14 milioni, pari a quasi un quarto della popolazione totale (23,8%) e un indice di vecchiaia pari a 187,9%, aumentato in vent’anni di oltre 56 punti e destinato a raggiungere quota 293 al 1° gennaio 2042[1]. Appare quindi chiaro che l’Italia è un paese in costante invecchiamento e che l’urgenza è quella di intervenire per affrontare questo fenomeno. Il tema dell’invecchiamento si inserisce infatti all’interno del primo dei 9 obiettivi strategici di Fondazione Cariplo, dedicato alle Sfide Demografiche, in base ai quali la Fondazione ha riorganizzato la propria attività a partire dal 2020. A livello di intervento nell’ambito die Servizi alla Persona[2], l’impegno di Cariplo sul tema dell’invecchiamento si è poi concretizzato tramite la messa a valore dei risultati delle più recenti ricerche sul tema nel contesto nazionale e lombardo[3] e un ciclo di audizioni con esperti e stakeholder di riferimento che hanno portato alla definizione di tre linee prioritarie di intervento volte al potenziamento delle risposte domiciliari, e quindi alla permanenza dell’anziano nel proprio contesto di vita, rispettivamente focalizzate su: 1) la ricomposizione e il potenziamento dei servizi territoriali di prossimità, in un’ottica di filiera e di integrazione socio-sanitaria, tutti elementi promossi proprio dal Bando Welfare in Ageing; 2) progettualità sul tema del welfare abitativo e, in particolare, del “senior housing”; e 3) l’applicazione delle nuove tecnologie per la qualità della vita nel contesto della non autosufficienza; quest’ultima linea oggetto peraltro di un bando di prossima uscita.
Nello specifico, il bando Welfare in Ageing ha deciso di mettere al centro del proprio raggio di azione la questione del carico di cura delle famiglie, il cui ruolo come “istituzione curante” continua ad essere più che mai centrale nella gestione degli anziani anche se, per svariati motivi, sempre meno sostenibile, soprattutto quando svolto in solitudine. Anche per questo crediamo che il tema dell’invecchiamento non possa considerarsi un ambito riservato solo alle politiche nazionali, ai servizi sociali e sanitari, o a coloro che a diverso titolo operano professionalmente nel settore, ma che debba al contrario configurarsi nell’ottica di un impegno e di una responsabilizzazione collettiva, che sappia integrare saperi e competenze, livelli professionali e di volontariato, così da andare oltre le esigenze puramente assistenziali per accogliere anche fragilità più immateriali e complesse.
Per tutte queste ragioni, il bando intende potenziare i servizi territoriali per renderli più flessibili, accessibili e attivabili in tempi adeguati all’insorgere del bisogno, in una logica di sistema in grado di connettersi con le risposte già attive e con le risorse informali della comunità. Le organizzazioni sono state spinte a guardare alle risorse esistenti sul proprio contesto di riferimento e a lavorare, da un lato, sulla ricomposizione dei servizi (orientamento, intercettazione e presa in carico) in un’ottica di filiera, anche mediante l’uso di piattaforme (fisiche o virtuali); dall’altro lato invece ad attivare o potenziare misure a supporto della domiciliarità (servizi infermieristici, cura della persona, consegna spesa e farmaci a domicilio, socialità, trasporti per visite mediche, supporto psicologico, formazione), fornite anche con l’apporto di volontari che agiscano in modo integrato e complementare al lavoro degli operatori. Infine, il bando ha voluto promuovere la creazione di presidi territoriali e servizi di prossimità a supporto di anziani e famiglie che si trovano a dover gestire l’insorgenza di specifiche problematiche (servizi dedicati alle demenze, servizi di supporto alle dimissioni protette innovativi e aperti alla comunità, centri diurni/anziani “rivisitati”), integrando competenze professionali diverse a supporto dell’anziano e al contempo offrendo occasioni di sollievo per famiglie e caregiver.
Passando ora alle candidature pervenute, qual è stata la misura delle richieste pervenute e della dotazione totale stanziata?
Alla scadenza del bando, il 14 ottobre 2022, sono pervenute complessivamente 68 candidature, che hanno coinvolto nel complesso 304 organizzazioni. A seguito dell’esame di ammissibilità/completezza/coerenza, a dicembre 2022, 7 progetti sono stati considerati non ammissibili, mentre i restanti 61 sono stati ammessi alla fase di valutazione di merito, per un contributo richiesto complessivo pari a € 28.137.109. L’istruttoria di valutazione comparativa ha perciò di necessità dovuto essere molto selettiva, data la dotazione economica di 5,5 milioni originariamente prevista dal bando e nonostante la decisione di un incremento ulteriore di 3 milioni in corso d’opera, finalizzata al finanziamento di un maggior numero di progetti. La dotazione complessiva di 8,5 milioni ci ha dunque consentito di sostenere complessivamente 17 progetti. Si ricorda che la richiesta di contributo ammessa dal Bando variava da 100.000 euro a 700.000 euro, concedendo ai partenariati proponenti discreta autonomia rispetto all’estensione progettuale (sia in termini di territorio che di tipologia di intervento); i progetti proposti al contributo si sono posizionati su una richiesta media di contributo pari a € 556.268 e il contributo medio proposto è stato di € 500.000.
Quale il target specifico dei vari progetti?
Il bando permetteva di scegliere se intervenire sul fronte dell’intercettazione precoce e presa in carico di situazioni di fragilità (degli anziani e delle loro famiglie) non ancora in carico ai servizi e/o sul fronte del bisogno conclamato e della non autosufficienza. Dei 17 progetti finanziati, 14 interventi si sono concentrati prevalentemente sugli anziani fragili, per lo più non in carico ai servizi e a rischio di non autosufficienza, lavorando, in un’ottica sistemica e di filiera, ai fini dell’intercettazione e orientamento (di anziani e famiglie); della presa in carico del bisogno in chiave evolutiva (intervenendo anche sul fronte del decadimento cognitivo); della ricomposizione dell’offerta, più spesso accompagnata dall’utilizzo di piattaforme tecnologiche; dell’attivazione o potenziamento di servizi rivolti alla domiciliarità; della creazione e rivitalizzazione di spazi dedicati ad anziani e/o caregiver (quali: centri anziani, sportelli e presidi territoriali di orientamento e presa in carico, centri di coordinamento). Tre progetti si sono rivolti specificamente al tema demenze e Alzheimer, strutturando risposte che mirano a integrare i livelli socio-sanitario e sociale di presa in carico grazie alla messa in campo di équipe multidisciplinari o case manager e interventi di supporto dedicati non solo agli anziani ma anche ai caregiver (gruppi di mutuo aiuto e supporto psicologico, Alzheimer Cafè, interventi di sollievo, formazione).
Quali i tipi di partnership presenti?
I partenariati dei progetti proposti al contributo coinvolgono complessivamente 96 organizzazioni: 17 in qualità di capofila, di cui 4 enti pubblici, e 79 come partner, di cui 30 enti pubblici. Oltre a queste organizzazioni, i soggetti che hanno sottoscritto specifici accordi di rete sono stati 151. Nonostante il bando vincolasse ad un partenariato minimo di due soggetti, la media dei partner dei progetti finanziati è stata di 5,6 soggetti (da 3,4 sui 68 progetti pervenuti) e 12 progetti su 17 hanno espresso un partenariato misto pubblico privato, di cui 4 capofila pubblici (2 aziende speciali, 1 Irccs/ospedale, 1 Comune capofila di ambito) e, laddove non era partner, l’ente pubblico si è comunque presentato come soggetto della rete; un elemento sicuramente positivo nell’ottica della ricomposizione delle risorse voluta dal bando, soprattutto considerando che il partenariato pubblico-privato non rappresentava un requisito prescrittivo.
Cosa avete valorizzato ai fini della selezione?
I criteri di merito del bando sono sempre noti agli enti candidati. In una logica comparativa di merito tra i progetti pervenuti abbiamo particolarmente valorizzato gli interventi fondati su un’analisi del contesto adeguata e dettagliata, che mostrasse la conoscenza dei bisogni e delle risorse presenti sul territorio di riferimento, la capacità di risposta e copertura degli attuali servizi, con il supporto di dati specifici per aiutare a capire meglio le ragioni strategiche alla base dell’intervento e il valore incrementale dello stesso. Si tratta di un’analisi di contesto che solo pochi progetti sono riusciti ad elaborare in modo preciso e che sicuramente abbiamo premiato. Abbiamo inoltre valorizzato la complementarietà di sguardo e l’eterogeneità del partenariato; la capacità ricompositiva delle risorse esistenti, anche in termini di cofinanziamento; il ricorso alle nuove tecnologie e il livello di coinvolgimento della comunità, su cui il bando premeva molto, anche in virtù dell’esperienza di Welfare in Azione. Abbiamo infine rivolto un’attenzione specifica al tema dell’innovazione, soprattutto in merito ai processi e alle forme di governance.
Ci sono elementi che avete trovato particolarmente interessanti nelle proposte ricevute? In caso, perché?
Elementi interessanti li abbiamo riscontrati proprio in tema di innovazione, dove abbiamo potuto constatare come questa si sia declinata su tre livelli. La maggiore spinta innovativa si è riscontrata negli interventi che hanno saputo coniugare la finalità ricompositiva e di messa a sistema delle risorse con il tema delle nuove tecnologie, lo sviluppo di specifiche piattaforme finalizzate alla raccolta della domanda e dell’offerta, la creazione di centri di coordinamento per l’offerta di servizi modulabili sulle esigenze dell’anziano, database condivisi tra i diversi attori coinvolti per facilitare una presa in carico unitaria (sia sotto il profilo socio-sanitario che sociale), sistemi di monitoraggio a distanza, domotica, telemedicina e teleconsulto, volti a tutelare la salute e l’incolumità dell’anziano all’interno del proprio contesto domestico.
Vi è poi un secondo livello di innovazione più legata al contesto, un’innovazione “relativa”, che si evidenzia in alcuni progetti che intervengono nelle aree marginali (aree interne e montane e piccoli Comuni di campagna). Questi interventi ambiscono a infrastrutturare il territorio di riferimento, frammentato e isolato, potenziando servizi e figure professionali più “tradizionali” (la custodia sociale, i centri anziani, figure educative in supporto alle assistenti sociali) con l’obiettivo di sostenere anziani privi di adeguate reti di supporto mediante la creazione di presidi territoriali locali, interventi di supporto alla domiciliarità e occasioni di socializzazione in contesti che spesso ne sono privi, potenziando anche il sistema di trasporto sociale.
Il terzo livello di innovazione è infine quello generativo-comunitario. Alcuni progetti hanno saputo rispondere in modo soddisfacente all’attivazione della comunità sollecitata dal Bando, coinvolgendo a pieno titolo volontari, medici di base, commercianti, farmacisti, istituti scolastici e in generale le “risorse informali” e “attori non convenzionali”, come parte integrante della risposta ai bisogni di anziani e famiglie. L’attivazione si è concretizzata nel ruolo di “antenne” e di intercettazione di bisogni inespressi, nel trasporto sociale, nel supporto domestico, nelle piccole manutenzioni e, soprattutto, nel contrasto all’isolamento e alla solitudine. Non si tratta di occasioni estemporanee ma di interventi in affiancamento alle risposte strutturate dei servizi che vengono “messi a sistema” in modo coordinato e strutturato. Quanto al mondo del volontariato, i progetti hanno mirato al coinvolgimento del target dei “giovani anziani” lavorando anche sulla promozione di un ricambio generazionale mediante innovative campagne di arruolamento e partecipazione giovanile (tramite piattaforme di gaming, app, concorsi) anche in ottica di scambio intergenerazionale.
Ci sono al contrario elementi secondo voi mancanti? In caso, quali e come prevedete di stimolarli?
Abbiamo potuto constatare, facendo in particolare riferimento ai progetti non finanziati, una fatica nel leggere in modo trasversale i bisogni, ricomponendo l’aspetto socio-sanitario e sociale, e nel reperire adeguati dati di contesto. Come già detto, spesso i progetti hanno riportato dati nazionali o regionali riguardanti in generale il tema dell’invecchiamento o informazioni riguardanti i trend demografici in corso ma solo in parte hanno saputo riportare dati specifici di contesto, soprattutto in termini di ricognizione dei servizi esistenti e tasso di copertura dei bisogni. Questo è segnale sia della difficoltà che enti e organizzazioni riscontrano nel raccogliere dati in modo sistematico sia di un’ancora scarsa comunicazione e relazione tra comparto sociale e comparto sanitario. Ad esempio, anche laddove questi due comparti si sono candidati a lavorare insieme, l’approccio è stato più simile a quello di una “suddivisione dei compiti” che non ad un lavoro veramente integrato.
Avete riscontrato ‘connessioni’ tra le proposte ricevute e il nuovo assetto della sanità territoriale previsto dal PNRR (es: CdC)?
Abbiamo ritenuto cruciale, coerentemente con la capacità ricompositiva delle risorse che il bando intende promuovere, cercare di favorire una connessione tra i progetti e il PNRR. A tale proposito la data di scadenza del Bando, inizialmente prevista per il 15 settembre 2022, è stata successivamente posticipata al 14 di ottobre, per permettere ai soggetti delle varie reti progettuali – soprattutto quelli pubblici – di poter partecipare agli avvisi allora aperti sulle diverse linee del PNRR rivolte al target anziani (in particolare Missione 5 componente 2 e Missione 6). Purtroppo, essendo una situazione ancora in forte divenire, le connessioni con le risorse e gli interventi del PNRR rimangono ad oggi per lo più dichiarate e non puntualmente definite. Alcuni interventi si sono posti come propedeutici all’avvio e alla messa a terra dei dispositivi previsti all’interno di queste misure (quali appunto le Case di Comunità, i PUA, le COT), in modo da favorire una reale integrazione tra queste nuove progettualità e il territorio circostante. Si ritiene quindi importante monitorare il loro sviluppo in itinere all’interno dei progetti. Anche a tale proposito, si segnala l’intenzione di supportare il bando con un impianto trasversale di monitoraggio e raccolta dati, che consenta di maturare una lettura complessiva del livello di implementazione dei progetti sostenuti dal Bando e del grado di raggiungimento degli obiettivi previsti, al di là delle singole azioni di monitoraggio, valutazione, stima dell’impatto sviluppate all’interno dei progetti, che in alcuni casi sono risultate scarsamente articolate.
Nel complesso, che valutazione fate dei progetti ricevuti e quali sono ora le vostre aspettative?
Alla luce della qualità e complessità mediamente elevata dei progetti (13 progetti hanno ottenuto un punteggio pari o superiore a 75, attestandosi nella Fascia A), l’istruttoria comparativa è stata, come detto, molto selettiva (nonostante si sia provveduto ad aumentare la disponibilità di budget passando da 5,5 a 8,5 mln di euro) e al termine della valutazione è stato proposto circa 1 progetto su 4.
Avendo appena rinnovato i nostri organi la scelta di proporre una nuova edizione del bando sarà oggetto della nuova pianificazione strategica che la Fondazione vorrà perseguire. Verrà certamente tenuta in considerazione la grande attivazione che il bando ha sollecitato e l’attenzione da sempre dimostrata dalla Fondazione nei confronti del target degli anziani. Nel frattempo, in una posizione di reciproco apprendimento e ascolto con le organizzazioni, stiamo incontrando tutti i partenariati non finanziati che ne hanno fatto richiesta (quasi tutti) per fornire chiarimenti e indicazioni sugli elementi che, in un’ottica comparativa, sono risultati meno convincenti all’interno delle loro proposte, per permettere a loro di migliorare le proprie progettualità e di renderle più solide, e a noi di capire le eventuali difficoltà o possibili aggiustamenti da apportare al bando, anche in vista di un’eventuale riedizione.
Inoltre, come anticipato, stiamo strutturando un piano di monitoraggio e valutazione trasversale a diversi progettualità e finalizzato a supportare le organizzazioni nella raccolta sistematica dei dati, volta ad avere una lettura complessiva del livello di implementazione dei progetti sostenuti, del grado di raggiungimento degli obiettivi previsti dal Bando (anche in vista di aggiustamenti futuri dello strumento) e, ricollegandoci alla precedente domanda, dello sviluppo in itinere delle connessioni con il PNRR.
[1] L’indice di vecchiaia misura il rapporto tra il numero di anziani presenti in una popolazione ogni 100 giovani. Ad esempio, un indice del 200% indica la presenza di 2 anziani over 65 ogni giovane con età compresa tra gli 0 e i 14 anni. La fonte dei dati riportati nell’articolo è il Rapporto Annuale Istat 2022.
[2] In particolare nei progetti relativi all’ambito dei ‘servizi alla persona’.
[3] A titolo meramente esemplificativo, si vedano i seguenti contributi: “In equilibrio fra desideri, fragilità e aiuti”, di Sergio Pasquinelli, Giulia Assirelli e Francesca Pozzoli, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio biennale sugli anziani in Lombardia; e pubblicato su LombardiaSociale; “Oltre la pandemia. Riflessioni intorno alle residenze per anziani” di Fabrizio Giunco, pubblicato su Welforum.it.


