Perché una società sportiva ha deciso di occuparsi di innovazione sociale?
Da sempre crediamo nelle potenzialità dello sport, del movimento come tramite per generare esperienza e crescita. In particolar modo abbiamo fiducia nei giovani e nei bambini, fin dall’inizio abbiamo sempre cercato di stimolare la ricerca delle potenzialità dei singoli e dei gruppi in forme e pratiche di esperienza collettiva. Lo sport lo riteniamo funzionale a tale obiettivo.
Nell’evolverci ci siamo scoperti spesso come fuori dagli schemi delle ordinarie società sportive, abbiamo sempre cercato di ripensare le nostre attività e di proporre nuove modalità di fare educazione attraverso lo sport.
La sfida dell’innovazione sociale c’è quindi sempre appartenuta e, dopo il COVID, abbiamo scelto di farla diventare un ramo della nostra azienda no profit con lo specifico scopo di riposizionare lo sport come strumento per realizzare innovazione sociale, lo sport come strumento a supporto dei territorio per potenziare le politiche di welfare rivolte, in particolare, ai bambini e alle loro famiglie.
Come nasce il progetto “Coach di quartiere”?
Nel 2020 arrivavamo dalla pandemia, un po’ svuotati e privati di alcuni elementi identitari che risiedevano nelle nostre attività più rappresentative.
Volevamo dare un nuovo senso al nostro percorso e alla nostra missione e quindi abbiamo pensato che puntare sui giovani potesse essere la nuova scommessa.
Riprendendo le parole dei playmaker (le figure di riferimento per i volontari e per le famiglie nei parchi), i valori che ispirano il progetto sono:
- cittadinanza attiva: le attività sono portate avanti da giovani volontari (17-25 enni), i “coach”, che con il loro impegno animano la loro comunità, prendendosi cura dei più piccoli;
- professionalità: ogni territorio e gruppo di volontari ha un operatore educativo di riferimento, il “playmaker”, attento alle relazioni tra volontari e bambini, progetto e famiglie, tessendo relazioni con le agenzie educative del territorio, come le scuole;
- inclusione: offrire sport gratuito mira a contrastare le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità del proprio luogo di vita, per migliorare la salute, intesa come benessere socio-psico-fisico;
- vicinanza: vivere i parchi di un territorio è una scelta mirata a qualificare gli spazi quotidiani dei bambini offrendo opportunità di socializzazione e di sperimentazione sportiva dove i bambini vivono;
- appartenenza: il progetto ha dato vita a una grande comunità, che vuole esserci anche al di fuori delle ore di attività nei parchi.
Come si svolgono le attività?
Grazie alla condivisione del progetto e dei suoi obiettivi con i diversi stakeholder del territorio intercettiamo giovani tra i 17 e i 25 anni, li formiamo e li mettiamo nella possibilità di offrire ore di sport gratuite ai bambini della città che non praticano sport.
I bambini che partecipano alle attività arrivano al progetto attraverso la scuola stessa che frequentano, con cui il progetto dialoga, oppure liberamente conoscendo il gruppo presso il parco. Le attività sono sempre ben riconoscibili, coach e playmaker hanno sempre indosso l’abbigliamento di progetto e l’area di attività è sempre la stessa quindi, nel tempo, viene riconosciuta come sede di “Coach di quartiere”.
Le attività si svolgono in parchi pubblici, nell’orario post scuola quindi dalle 16.30 alle 18.00 circa e, in alcuni territori, i coach, con il playmaker, accompagnano anche i bambini da scuola al parco, insieme ad alcuni genitori. Le attività si svolgono da marzo a maggio, ma si stanno già progettando altre iniziative indoor per l’autunno.
I volontari, invece, scelgono di impegnarsi in questo progetto per motivazioni personali e, spesso, la collaborazione con le scuole superiori e il riconoscimento di queste attività come PTCO[1] agevola l’ingresso.
La rete degli stakeholder è ampia e flessibile: comune, scuole elementari e medie, scuole superiori, cooperative sociali, aziende territoriali, centri di ascolto…
Attualmente si sostiene attraverso bandi e collaborazioni con enti filantropici; il futuro prevederà una formula mista con attività aggiuntive a parziale contribuzione dell’utenza.
Anche su questo, non ci sono significative differenze tra territori, il format è lo stesso e si evolve proprio per essere molto replicabile, definendo una struttura chiara di progetto, la tipologia di attività da svolgere e la natura degli stakeholder che sono i medesimi per tutti i territori.
Quali sono le sfide che vuole affrontare il progetto?
Sicuramente la prima sfida riguarda l’obiettivo primario del progetto quindi riuscire a facilitare l’inclusione sociale e rendere fruibile lo sport anche a chi non lo pratica, in quanto esperienza di crescita positiva. Questa sfida comporta rendere sostenibile il progetto e, a lungo termine, far sì che nei territori in cui funziona diventi strutturale e opportunamente inserito tra le proposte del territorio.
La seconda sfida riguarda i secondi beneficiari del progetto ovvero i volontari. L’esperienza come coach vuole essere per loro un percorso formativo e di maggiore consapevolezza di sé, dove sperimentarsi in un ruolo attivo all’interno della società e, al tempo stesso, sperimentare competenze che potrebbero essergli in futuro utili, come gestire gruppi, comunicare con i bambini, organizzare attività ludico-sportive-educative.
Infine, la terza sfida riguarda i playmaker: figure fondamentali nel coinvolgere e far sentire parte del progetto i volontari, collante tra scuola territorio e famiglie, potremmo definirli come agenti di comunità, rifacendoci al modello di welfare di comunità, ma all’interno di una cornice sportiva, dove lo sport non è una tra le proposte educative, ma lo strumento relazionale e socializzante primario. Come supportare e meglio definire questa figura, perché anch’essa sia replicata e portata avanti nei diversi territori è sicuramente una sfida di progetto.
Per concludere, quali saranno gli sviluppi futuri?
Sicuramente la replicabilità del format, l’esportabilità del progetto: stiamo implementando il progetto affinché possa sempre più essere un format di innovazione sociale con la possibilità di essere replicato in ogni comune di Italia.
ETS, SSD, Imprese sociali, società benefit, possono richiedere[2] la licenza territoriale per farlo partire sul proprio territorio e contribuire alla moltiplicazione dell’impatto sociale sportivo che “Coach di Quartiere” sta dimostrando di generare.
Lo studio ed il miglioramento del format locale garantisce apertura anche alla collaborazione con i Comuni che, a loro volta, possono farsi promotori tra i propri enti di terzo settore della possibilità di attivare il progetto.
I numeri al 2022 parlano di 7 comuni lombardi coinvolti nel progetto, 16 parchi dove viene svolta l’attività, 650 bambini beneficiari, 207 volontari coinvolti e 84 ore di formazione offerte. I dati attuali confermano questa tendenza e si raccoglie l’interesse anche da parte di nuovi territori.
Già ora ci stiamo impegnando perché questi numeri non siano un punto di arrivo bensì la conferma che, al di là di una buona idea, Coach di quartiere sia una strategia di welfare locale efficace e d’impatto.
Per saperne di più
www.coachdiquartiere.it
www.ormasite.it
[1] Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, ovvero, tirocini formativi curriculari
[2] Per richiedere maggiori informazioni https://coachdiquartiere.it/interesse/


