La cornice normativa
Le Reti Territoriali di Conciliazione “sono partenariati pubblico-privato rappresentativi della filiera della conciliazione vita-lavoro sia dal punto di vista della mappatura dei bisogni sia dal punto di vista dell’individuazione delle soluzioni” (DGR 7658/2022).
Questo modello esemplifica quanto in letteratura viene definito come secondo welfare, ovvero quei sistemi dove attori economici e sociali offrono servizi di varia natura ad integrazione di quella che è la proposta dell’attore pubblico, andando a configurare quindi sistemi di welfare multi-attore che contribuiscono in maniera integrata a fornire risposte ai bisogni dei cittadini, in questo caso sul tema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
Questo modello viene rinforzato con la DGR 2398/2019 per la programmazione del triennio 2020/2023, dove si individuavano due filoni di sviluppo ovvero:
| Potenziamento dei servizi di conciliazione | Supporto del welfare aziendale |
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Queste misure avevano l’obiettivo trasversale di integrarsi con i sostegni economici già in uso quali la misura nidi gratis, il bonus assistenti familiari e la sperimentazione del Fattore Famiglia.
In merito ai contenuti, invece, sulla base della valutazione strategica effettuata sull’attuazione precedente (2018/2019), Regione indicava come obiettivi per tutte le Alleanze quello di identificare un paniere di servizi e azioni più omogene e sviluppare ulteriormente la partnership tra enti pubblici e privati profit e non profit.
I servizi previsti dal progetto potevano essere realizzati sia direttamente dai soggetti del partenariato sia attraverso l’erogazione di voucher.
Infine, era possibile finanziare progetti dedicati:
- all’armonizzazione degli orari dei servizi
- all’ottimizzazione dei tempi per la turnazione sui mezzi pubblici
- all’accessibilità delle informazioni e all’ampliamento di accessibilità d’orario dei servizi pubblici
- alla promozione e costituzione di banche del tempo
Le parole d’ordine di questa DGR sono state: corresponsabilità, flessibilità e integrazione.
La governance prevista ricalca lo schema di sintesi riportato di seguito, specificando che, a differenza delle programmazioni precedenti, il coordinamento delle Alleanze viene designato in capo alle ATS lombarde, andando a ridefinirne i confini territoriali, oltre che la catena di responsabilità.
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Nella DGR viene previsto che le attività programmate e finanziabili con lo stanziamento per la programmazione 2020/2023 dovranno necessariamente realizzarsi entro il 31 maggio 2023. Prossimi quindi a tale scadenza, nell’ottica di avere chiaro il quadro di sviluppo per poi approfondire come si sono svolte le progettazioni, vengono riportati alcuni dati di sintesi.
I dati
Nel periodo 20217-2019 (DGR 59/2016 e DGR 1017/2018) sono stati raggiunti circa 32000 beneficiari di cui quasi 4000 imprese e 17.200 destinatari diretti, attraverso 44 progetti realizzati attraverso i Piani Territoriali, per un totale di 9,5 milioni di euro (risorse regionali e del Fondo Sociale europeo) a cui si aggiunse il 30% di cofinanziamento.
Per la triennalità in corso è previsto uno stanziamento di 3 milioni, a cui si aggiungerà il cofinanziamento. Dagli ultimi dati di sintesi (DGR 7658/2022) hanno aderito 1300 soggetti tra enti pubblici e privati.
Sull’intero territorio regionale sono stati finanziati 39 progetti locali di conciliazione vita lavoro. Ciascuna Rete, inoltre, ha dovuto destinare dal 20 al 30% delle risorse per un’azione di sistema.
Dall’analisi dei Piani Territoriali pubblicati sul sito di regione Lombardia è possibile notare come i progetti finanziati vadano sia a implementare azioni sul filone del potenziamento dei servizi sia di sostegno al welfare aziendale, con una leggera prevalenza del primo rispetto al secondo campo d’azione.
Nei Piani si evince quali progetti siano risultati idonei ai diversi Avvisi Pubblici e quante le risorse destinate. In questo caso troviamo territori in cui le risorse non sono state sufficienti a sostenere tutte le idee progettuali (come Pavia), mentre in altri casi si sono registrati risparmi sui quali il Comitato di valutazione di riferimento ha deciso di valutare una loro redistribuzione secondo un criterio di premialità, come nel caso della Brianza, dove verranno sostenute le Alleanze “più attive”[1] oppure Insubria.
I progetti hanno previsto sia l’attivazione di servizi che l’erogazione di voucher. Attraverso questa analisi documentale non è possibile confrontare l’investimento economico di una o l’altra scelta strategica, ma si riporta questo spunto come possibile focus di approfondimento in sede rendicontativa.
Altro elemento poco evidente dall’analisi documentale riguarda la capacità dei piani di integrarsi con le altre misure previste. Nel corso degli ultimi anni ci sono state anche ulteriori misure a favore delle famiglie, oltre a quelle sopra citate, sia di carattere nazionale che regionale. Sarà quindi interessante valutare successivamente se e come i progetti di conciliazione hanno saputo lavorare in direzione di integrare le risorse a disposizione in maniera efficace ed efficiente.
Su 39 progetti, il 67% vede come capofila del partenariato un soggetto pubblico. In questo troviamo però una significativa differenza territoriale. I territori di Milano, Pavia e Val Padana presentano la maggior varietà tra soggetti pubblici e privati tra i soggetti responsabili, mentre nei restanti tale ruolo è ricoperto solo da enti pubblici, seppur di diversa natura giuridica.
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Si conclude questa esamina riportando una breve elencazione delle azioni di sistema individuate sui territori:
- Implementazione di un sistema centrato sulla corresponsabilità
- Patto di reciprocità tra partner e alleanze locali, finalizzato alla costruzione di un approccio di collettività operante
- Sviluppo di competenze diffuse e specifiche per l’area di policy
- Analisi dell’esistente per guidare la riprogettazione in risposta ai bisogni (in particolare legati alla pandemia)
- Tavolo di sistema pubblico-privato
- Comunicazione e coinvolgimento dei cittadini
- Diffusione dei risultati
- Piattaforme informative informatizzate
- Introduzione o potenziamento della figura dell’agente di rete
Tali azioni di sistema sembrano essere quelle maggiormente rispondenti alla direzione individuata da Regione ovvero di sostenere sistemi flessibili e rispondenti ai bisogni dei cittadini in maniera integrata. Ruoli come l’agente di rete, all’interno di un welfare locale spesso sollecitato a intervenire in una dimensione d’ambito per lo sviluppo delle proprie progettualità (vedi il reddito di cittadinanza) potrebbe essere uno sviluppo interessante per un piano di intervento inclusivo e universale. Il rischio di contro, è che si assista a una moltiplicazione di tavoli territoriali dove gli stessi enti si ritrovano frequentemente a parlare di tematiche apparentemente diverse, perdendo l’elemento connettore e trasversale.
Sfide tra opportunità e punti di attenzione
Da questa sintetica rielaborazione dei documenti a disposizione, è possibile individuare tre focus di attenzione.
Il primo è la capacità dei piani territoriali di inserirsi nella programmazione territoriale, come i piani di zona, e integrarsi con le altre misure rivolte allo stesso target, ma, anche, lavorare sinergicamente con le altre progettualità territoriali esistenti.
Sempre più Regione spinge per delegare un ruolo programmatorio alle ATS su temi sperimentali o su tematiche sociosanitarie, mentre sempre più spesso le misure nazionali e i fondi europei vengono gestiti a livello d’ambito, se non di singolo comune. Questa suddivisione, che potrebbe risultare efficace per evitare insostenibili accentramenti di potere, pone l’accento sulla complessità della governance locale, che vede sempre più i confini estendersi, un moltiplicarsi di attori, col rischio di allontanarsi dalla relazione con la cittadinanza e di rendere solo formale la collaborazione interistituzionale.
Secondo punto è la collaborazione tra pubblico e privato, sia profit che non profit. Questa alleanza risulta vincente quando sostanziata in una reale condivisione della responsabilità della materia pubblica, in questo caso delle policy di conciliazione. Dai documenti però non è possibile valutare quanto questa collaborazione sia cambiata rispetto al passato e se il rapporto pubblico e privato stia influendo positivamente nel promuovere cambiamenti organizzativi e culturali.
Questo rapporto racchiude il tema di quanto i servizi riescano a essere standardizzati (caratteristica genericamente appartenente alla pubblica amministrazione), perché possano essere distribuiti e accessibili in maniera omogenea ed equa sui diversi territori, e al tempo stesso flessibili (caratteristica genericamente attribuibile al privato) per rispondere ai bisogni specifici delle persone. Questa dinamica tra standardizzazione e personalizzazione accompagna tutte le politiche sociali e torniamo quindi all’integrazione, tra progettualità e tra enti, per superare questa apparente contrapposizione.
Infine, a chiusura del triennio sarà importante valutare come sono state utilizzate le risorse, tra voucher e servizi, tra potenziamento dei servizi e supporto al welfare aziendale, ma anche se sono state impiegate tutte[2]. La capacità di spesa di un territorio può dirci qualcosa del suo stesso funzionamento e in un periodo storico di ingenti risorse pubbliche in arrivo sui territori, vedi il PNRR, è importante monitorare la capacità degli attori locali di governare tali risorse a beneficio della cittadinanza.
[1] Nell’incontro del Comitato del 13/05/2020 (tenutosi in videoconferenza tramite la Piattaforma Microsoft TEAMS), lo stesso definisce che i criteri di ripartizione dei residui prenderanno in considerazione: la popolazione residente per la percentuale del 70% ed una quota di premialità per una percentuale del 30%. I residui pertanto saranno ripartiti sulle due Alleanze ammesse a finanziamento (in quanto risorse di cui alla DGR 1017/18 attribuite solo alle Alleanze): 70% ripartito sulle Alleanze Locali sulla base della popolazione residente, 30% quota che sarà assegnata all’ Alleanza Locale considerata “più attiva” che ha dimostrato di essere efficace nella programmazione delle azioni, nella capacità di spesa e nella sperimentazione di azioni in evoluzione sulla base del bisogno analizzato, come previsto tra le strategie di intervento.
[2] Già in questo articolo del 2021, la dott.ssa Sabatini poneva l’attenzione sulle risorse ancora non impegnate https://www.secondowelfare.it/governi-locali/regioni/reti-territoriali-di-conciliazione-lombarde-verso-una-maggiore-integrazione-coi-piani-di-zona/




