Il secondo articolo di questa serie[1], mirata a capire grazie alle testimonianze di Comuni e Ambiti territoriali come sta cambiando/è cambiato il servizio di assistenza domiciliare agli anziani dopo la pandemia e l’emanazione di alcune normative[2], illustra la realtà del Comune di Lecco. Nell’analisi delle esperienze abbiamo scelto di concentrarci su quelle attuate in co-progettazione, che la Missione 5 del PNRR considera il principio guida dei progetti a valenza sociale territoriale.
In questo filone si inserisce a pieno titolo il Comune di Lecco, dove la co-progettazione da anni rappresenta una forma di amministrazione condivisa tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore, in grado di promuovere concretamente un welfare comunitario e partecipato in cui tutti (soggetti pubblici, terzo settore, imprese, cittadini) abbiano una responsabilità nella soluzione dei problemi del territorio[3]. Già oggetto di un precedente articolo del 2017 – Pensare ad un SAD diverso è possibile – l’attuale situazione di Lecco viene approfondita nel corso di un’intervista all’assistente sociale Sara Valente, operante nei Servizi integrati per la domiciliarità (SID).
Rispetto alla situazione illustrata da LombardiaSociale nel 2017, quali rimodulazioni del SID sono state necessarie nel periodo della pandemia, sia durante la prima ondata che nelle successive?
Dal primo momento del lockdown il servizio sociale di base e il SID (servizio di secondo livello) congiuntamente sono stati i punti di riferimento per la popolazione di Lecco. Infatti durante la prima ondata è stato attivato un numero telefonico unico (gestito in collaborazione dagli operatori dei due servizi, con reperibilità fin alle ore 19.00 e durante il fine settimana), che poteva venire chiamato da tutti i cittadini per qualunque problema. Per quanto riguarda lo specifico del SID, fin da subito ci siamo organizzati per continuare a supportare sia le famiglie in carico che gli utenti nuovi. Fortunatamente abbiamo rapidamente avuto la disponibilità di presidi e dispositivi di protezione efficaci per tutto il personale e nessuno si è tirato indietro di fronte all’emergenza. Non è stato sospeso nessuno degli interventi “standard” dell’assistenza domiciliare, telesoccorso incluso, e i pasti sono stati garantiti 7 giorni su 7. Siamo inoltre stati interlocutori per la spesa al domicilio e l’acquisto di beni di prima necessità anche per persone non precedentemente in carico.
L’impostazione del SID, già in atto da anni (gestione in co-progettazione con il Consorzio Consolida)[4], vi ha in qualche modo facilitato nell’assorbire l’impatto e le conseguenze connesse al Covid?
La nostra impostazione sicuramente ha facilitato il processo di presa in carico e supporto delle famiglie. Siamo riusciti a organizzarci fin da subito e a non lasciare nessun vuoto, sia grazie alla flessibilità dei lavoratori che al metodo di lavoro e co-progettazione impostato negli anni. Non sono però mancate le difficoltà: una delle principali è stata la gestione del citato numero unico, che richiedeva di dare risposte efficaci, efficienti e veloci a un gran numero di persone. Per contro, questa frenetica attività e il relativo archivio delle chiamate ci hanno permesso di avere una mappatura dei bisogni, spesso espressi da persone (in prevalenza anziani) prima sconosciute ai servizi sociali.
Dalla pandemia avete ricavato insegnamenti da mettere a frutto anche dopo? Se sì, quali?
Affrontare l’emergenza ci ha insegnato, giocoforza, a distinguere meglio cosa è urgente e cosa può aspettare, a cogliere meglio i dettagli di un bisogno, anche di quelli che la persona non riporta esplicitamente. Sviluppare queste abilità è stato indispensabile, perché – anche indipendentemente dalla gestione del numero unico – il telefono è stato lo strumento principale attraverso il quale entravamo in contatto con le persone: diventava quindi fondamentale individuare fin da subito le necessità reali e più urgenti dell’interlocutore. Riguardo agli interventi poi, abbiamo capito l’importanza per alcuni anziani di ricevere i pasti anche il sabato e la domenica: questa possibilità infatti è rimasta in vigore anche dopo la pandemia.
Paragonando il “prima” e il “dopo” (pandemia e PNRR) quali sono le principali differenze riscontrabili attualmente nel SID? E a quali ulteriori cambiamenti eventualmente puntate?
Il SID non è cambiato in modo radicale dopo il COVID, ma c’è stato un consolidamento di alcune dinamiche e di alcuni processi. Gli operatori hanno modificato il modo di “vedere” la realtà: ora siamo tutti più attenti a cogliere anche quei segnali che forse nell’era pre-Covid non avremmo notato subito. In senso più generale, invece, nell’intero Distretto di Lecco è in atto un ripensamento della domiciliarità nell’ottica delle Case di Comunità (si veda il prossimo punto). Riguardo al territorio, è migliorato e si è rafforzato il rapporto di collaborazione con i medici di base e con diversi altri attori (anche i soggetti informali, i negozianti, i vicini di casa). Siamo più riconosciuti sul territorio: un dato evidente è l’aumento delle segnalazioni e degli invii di persone al SID.
Nell’ottica di welfare di comunità che ci ha sempre contraddistinto, dopo la pandemia puntiamo a rafforzare ancor di più le reti già in essere e a crearne di nuove. In questa logica si inserisce l’apertura, a febbraio 2023, di un Punto Salute a Lecco, nato dalla collaborazione tra S. Vincenzo e Amministrazione Comunale (analoghi Punti sono già attivi in altri Comuni dell’Ambito). In Parrocchia da sempre era presente un locale dove le persone andavano a fare iniezioni, medicazioni, ecc; ora, in seguito alla citata collaborazione, i locali sono stati riaperti con una nuova connotazione. Grazie all’attività di un’operatrice sociosanitaria del Consorzio Girasole e di alcune infermiere volontarie, alla cittadinanza vengono messi a disposizione ambulatori sanitari, viene offerta la rilevazione dei parametri vitali, ecc. … ma anche la possibilità di “fare due chiacchiere”!
Il PNRR e i Leps prevedono un rafforzamento dei sostegni domiciliari per gli anziani, anche in occasione delle dimissioni protette. Il Comune di Lecco come si sta muovendo?
Il Piano di Zona Domiciliarità 2021-2023 di Lecco prevede, come già accennato, un ripensamento del sistema di domiciliarità, basato su principi di flessibilità, tempestività della risposta, allargamento dei servizi a nuovi soggetti e ampliamento dei supporti forniti all’utenza. A titolo di esempio, vengono citati progetti personalizzati con prestazioni integrate SAD/ADI, alloggi temporanei, ricoveri temporanei in struttura, sperimentazioni del “dopo di noi”, telefonia di tutela, monitoraggio e prossimità, ecc.[5]. Il ri-orientamento dovrà necessariamente avvenire nella prospettiva delle Case di Comunità; il Documento “Case di Comunità, una proposta per il territorio del Distretto di Lecco” del 24/11/2021 rappresenta la cornice per avviare i lavori in tal senso[6]. Inoltre, a sviluppo del Piano di Zona è stato presentato un progetto relativo al Bando “Welfare in Ageing” di Fondazione Cariplo: il capofila è il Consorzio Consolida insieme a Ambiti territoriali e numerose realtà locali, cooperative e associazioni che operano nel settore. Il progetto prevede lo sviluppo di azioni a sostegno di una presenza diffusa di servizi e opportunità, sial sul versante sociosanitario che su quello sociale, in dialettica e a sviluppo delle Case della Comunità.
Per quanto riguarda le dimissioni protette, invece, nel distretto di Lecco è in vigore da tempo un Tavolo inter-istituzionale per l’integrazione sociosanitaria[7] e da qualche tempo è stato istituito anche un tavolo su questo specifico tema; al momento, però, non sono ancora stati emanati dei protocolli ufficiali. In attesa che ciò avvenga, noi operatori continuiamo ad agire attraverso il canale diretto che da sempre abbiamo con l’ospedale: l’ottimo rapporto di collaborazione con le colleghe assistenti sociali. Insieme a loro impostiamo il rientro al domicilio dell’utente (quasi sempre anziano) ricoverato e l’attivazione, se serve, anche dell’assistenza domiciliare integrata.
Come si colloca in questo quadro il rapporto (istituzionale e tra operatori) tra il Comune di Lecco e l’ASST?
Entrambi gli aspetti sono emersi indirettamente nella risposta al punto precedente: l’attività del Tavolo inter-istituzionale distrettuale per l’integrazione socio-sanitaria si colloca sul versante istituzionale. Al fronte operativo vanno invece ricondotti i rapporti e gli scambi diretti tra figure professionali di comparti diversi, finalizzati alla gestione dei casi e al raggiungimento di alcuni obiettivi di salute della persona. A questo proposito, oltre a quanto già spiegato, è da menzionare che sul territorio del’ASST di Lecco sono presenti gli infermieri di famiglia e di comunità (IfeC)[8], con i quali il SID collabora spesso. Infatti, se una persona non ha i requisiti per ricevere l’ADI perché teoricamente potrebbe recarsi in ospedale per le medicazioni, ecc., ma di fatto è impossibilitato a farlo (ad esempio perché è un anziano che non guida, che non ha chi lo possa accompagnare, che non ha coscienza di malattia, ecc.), non è infrequente che gli assistenti sociali del SID richiedano l’attivazione dell’Ifec al domicilio dell’interessato (vedi allegato). Questo modo di operare si sta sempre più rivelando un ottimo servizio, in stretta connessione con il territorio.
[1] IL primo articolo, La domiciliarità dopo la pandemia: l’AT di Melzo, è stato pubblicato su LombardiaSociale il 6 marzo 2023.
[2] Dopo la pandemia, gli anziani sono stati particolarmente interessati da due Missioni del PNRR: la M5, che prevede tra l’altro la riforma dell’assistenza ai non autosufficienti, e la M6, che delinea quella della sanità territoriale. La domiciliarità degli anziani si incrocia fortemente con entrambe le tematiche. I provvedimenti legislativi a cui ci riferiamo qui sono soprattutto le azioni della M5C2.1. (favorire la vita autonoma e la deistituzionalizzazione delle persone anziane, in particolare dei NA; e rafforzare i servizi sociali a domicilio per garantire la dimissione anticipata e prevenire il ricovero in ospedale), i nuovi Leps e la LR 22/21 e correlati.
[3] Nell’AT di Lecco la gestione dei servizi socio-assistenziali e socio-educativi è affidata all’Impresa Sociale Consorzio Girasole, società mista a capitale pubblico-privato costituita da 27 Comuni dell’Ambito (escluso Calolziocorte), Consorzio Consolida, Consorzio Mestieri Lombardia, cinque cooperative sociali e due associazioni. L’Impresa Sociale è nata per interpretare una precisa visione del welfare, che nel territorio è andato sempre più affermandosi come comunitario e partecipato tra Comuni, soggetti del privato sociale, utenti e comunità locale. L’impresa sociale, dunque, è anche una visione del lavoro sociale come lavoro di comunità e nelle comunità, chiamato a integrare politiche sociali, abitative, culturali ed educative.
[4] Nel Comune di Lecco il servizio sociale di base e il SID sono gestiti dalla cooperativa sociale Arcobaleno, afferente a Consolida. Al personale dipendente da Arcobaleno si affiancano poche assistenti sociali comunali rimaste in organico prima dell’esternalizzazione dei servizi sociali. Tra gli operatori afferenti ai due diversi soggetti (Comune e Consorzio) non vi è differenza di mansioni. Per approfondimenti si veda la pagina del Comune di Lecco dedicata: servizi integrati per la domiciliarità.
[5] Nel PdZ vengono individuati specifici obiettivi progettuali che coinvolgono Distretto/Ambiti comunali, tutti i servizi presenti sul territorio, reti associative, Parrocchie, esercizi commerciali, ecc.
[6] Per consultare sia il PdZ domiciliarità che il documento sulle case di Comunità si rimanda al link Piano di Zona 2021-2023 (comune.lecco.it)
[7] Il Tavolo Istituzionale per l’integrazione sociosanitaria nel Distretto di Lecco si inserisce nella cornice di governance dell’intero territorio ATS e si pone in modo complementare e funzionale all’attività della Cabina di Regia e degli altri luoghi di confronto esistenti
[8] Gli infermieri disponibili a ricoprire questa funzione sono stati individuati tra il personale del locale ospedale.


