La sperimentazione dei Centri per la famiglia, realizzata per due anni nelle ATS di Insubria, Pavia, Brianza e Val Padana, è stata estesa a tutta la regione con DGR n. XI/5392 del 18 ottobre 2021 di programmazione dell’utilizzo del Fondo per la famiglia 2021. Si definiva così il cosolidamento della sperimentzione nelle 4 ATS sopra richiamate, e l’estensione al resto del territorio, con la finalità di “individuare un modello di offerta innovativo che sia un punto di riferimento per le famiglie del territorio, un luogo in 2 cui i diversi attori istituzionali e non, convergano per costruire insieme interventi volti a promuovere il benessere e lo sviluppo della famiglia”.
Con successiva DGR XI/5955 del 14.02.2022 la regione ha approvato le Linee Guida per la sperimentazione dei Centri per la famiglia in tutto il territorio regionale, e si sono così avviati in tutte le ATS le pubblicazione degli Avvisi e i relativi percorsi di coprogettazione che hanno portato, a cavallo dell’estate, l’avvio di 48 Centri per la famiglia in tutta la regione.
In tutto il territorio lombardo, dunque, si è avviata la realizzazione di quanto coprogettato e l’avvio delle attività, soprattutto per quei territori o quei centri che non provenivano da una precedente sperimentazione, in molti casi si trova ancora in una fase iniziale.
Non si può quindi oggi fare una vera e propria analisi di quanto sviluppato finora, perché sarebbe prematuro, ma solo una prima ricognizione di quanto si sta sviluppando e delle sfide più significative con cui ci si sta confrontando a livello territoriale, per aprire alla raccolta di qualche esperienza che seguirà nei prossimi mesi.
Le attività in corso
Le attività che i centri stanno promuovendo e realizzando, sulla scorta delle Linee Guida, si rifanno a tre macro categorie:
Attività di informazione, orientamento e accompagnamento verso servizi, attività e risorse del territorio di cui le famiglie possono usufruire nell’area del sostegno alla genitorialità e di supporto a situazioni di vulnerabilità, connesse a specifici eventi o periodi della vita famigliare (esordio di una malattia, perdita del lavoro, etc).
La funzione dei Centri per la famiglia quali luoghi in cui assicurare una funzione di orientamento alle famiglie, per aiutarle a individuare una risposta ai propri bisogni nella rete dei servizi del territorio, costituisce la funzione minima di attuazione, vista la configurazione dei Centri quali luoghi di ricomposizione di tutti gli interventi a favore delle famiglie presenti nel territorio.
Funzione minina che, tuttavia, ha richiesto nella fase di avvio un lavoro significativo di mappatura delle opportunità territoriali, di costruzione della rete, di stipula di accordi di partenariato e avvio di collaborazioni con tutti i soggetti che, secondo diversi approcci e prospettive, offrono servizi e iniziative a favore delle famiglie principalmente in ambito educativo, sociale e socio-sanitario, ma anche nell’area della cultura, dell’educazione e dell’ambiente.
Attività di sostegno alle funzioni genitoriali e al ciclo di vita famigliare che si concretizzano in sportelli di consulenza psico-pedagogica per i genitori e attività di sostegno alla relazione adulto/bambino, gruppi per genitori o per adolescenti, sostegno psicologico per bambini e adolescenti, e in alcuni casi attività rivolte a coppie conflittuali per la mediazione genitoriale.
Nella definizione delle Linee Guida, queste funzioni dovrebbero svilupparsi all’interno dei Centri in relazione a quanto all’offerta disponibile a livello territoriale: secondo l’indirizzo regionale, infatti, i Centri per la famiglia si dovrebbero configurare come un’offerta complementare e integrativa all’esistente. Questo significa che in un territorio molto ricco di risorse, servizi e opportunità, i Centri dovrebbero focalizzare le proprie attività principalmente su quegli interventi che risultano assenti o non sufficienti, e dunque sulle aree di maggiore scopertura, orientando invece le famiglie verso le risorse già esistenti. Di fatto, la dinamica c he sembra essersi sviluppata è più di una focalizzazione, da parte degli enti capofila dei progetti, sulle attività maggiormente correlate alla propria identità, esperienze e competenze. Così, mentre alcuni centri si concentrano su sportelli di consulenza psico-pedagogica, altri si focalizzano sulla mediazione genitoriale, altri ancora propongono addirittura percorsi di presa in carico individuale, tramite valutazione psicosociale e stesura di un progetto individualizzato, altri ancora attività prettamente orientate ai caregivers per la cura dei famigliari anziani.
Attività di aggregazione, socializzazione e coprogettazione con le famiglie Una terza area di attività è finalizzata ad offrire spazi e momenti di aggregazione e socializzazione attraverso la proposta di eventi, incontri o opportunità di scambio e approfondimento su temi di interesse per i genitori o anche per i bambini, quali laboratori e attività ricreative, anche con finalità di sostegno alla conciliazione famiglia/lavoro. Inoltre, alcuni Centri stanno sperimentando forme di coinvolgimento attivo, propositivo e coprogettuale delle famiglie, attraverso la costruzione insieme alle famiglie di attività ad hoc che rispondano ai loro bisogni.
In questa direzione sembrano muoversi soprattutto i Centri per la famiglia che si sono sviluppati in ambito sociale (enti capofila del terzo settore, oppure Comuni o Ambiti territoriali) mentre i centri che si sono definiti attraverso un apliamento delle funzioni dei consultori si stanno orientando meno in questa direzione di attività.
Da questo primo quadro, seppure generale, risulta dunque una grande eterogeneità di forme che i Centri per la famiglia stanno assumento in tutta la regione, in linea con una prospettiva ancora sperimentale che è stata data dalle direttive regionali espresse dalle Linee Guida. Nonostante, infatti, questo biennio di coprogettazione abbia dato seguito ed estensione a una fase sperimentale, da parte regionale non vi è stato un indirizzo netto rispetto alla forma organizzativa che i Centri dovevano assumere, lasciando aperte le strade intorno a due macro questioni che spostano molto l’assetto di questi servizi:
- Da una parte la possibilità di realizzare il Centro per la famiglia come un nuovo progetto o servizio, dotato di una propria identità specifica, oppure come una articolazione di servizi già esistenti, che assicura gli interventi previsti tramite protocolli di collaborazione con altri enti.
- Dall’altra la possibilità di proporsi come enti gestori del Centri tanto da parte di enti pubblici e del terzo settore, quali associazioni, cooperative sociali, CAV o Consultori Famigliari, quanto da parte di Comuni o Ambiti Territoriali.
Configurazioni molto diverse, ognuna delle quali può presentare potenzialità e rischi, ma che oggi come oggi rendono ancora difficile da riconoscere un modello di riferimento per i Centri per la famiglia in Lombardia, elemento che forse fino ad oggi ha dato anche scarsa visibilità a questi nuovi servizi, di cui si è parlato molto poco.
Al netto di queste osservazioni alcuni elementi di sfida contraddistinguono i Centri a prescindere dalla forma organizzativa che stanno assumendo.
Costruzione della rete e tavolo di coordinamento
La costruzione della rete e la costituzione del tavolo di coordinamento sono due passaggi definiti come essenziali per l’implementazione delle attività dei Centri.
Il tavolo di coordinamento è definito dalle Linee Guida come:
“assetto organizzativo stabile e strutturato, al fine di garantire le funzioni di intersettorialità e di sussidiarietà con istituzioni pubbliche, enti privati, associazionismo e Terzo settore locali, previste a complementarietà degli interventi realizzati dai Centri stessi. Inoltre, tale Tavolo risulta essere uno strumento utile per l’analisi del bisogno condivisa, la programmazione delle priorità, la rivalutazione delle piste progettuali e per la rimodulazione delle azioni, sulla base dei bisogni o criticità rilevate (ad esempio per scarsa adesione, o nuove problematiche rilevate nel territorio). La natura dei Centri per le Famiglie deve essere definita in modo da inserirsi nel quadro delle politiche familiari come un centro che operi in sinergia con tutti gli altri servizi che a vario titolo si occupano di tematiche famigliari, continuando l’integrazione sociosanitaria già in opera e favorendo l’ampliamento del target delle famiglie che fruiscono dei servizi”.
Si demanda dunque, ai Centri per la famiglia quali che siano il loro assetto organizzativo e l’ente capofila del progetto, una funzione di raccordo, costruzione di integrazione, condivisione di analisi dei bisogni e di priorità che deve necessariamente entrare in sinergia con altri luoghi e strumenti di programmazione, prima di tutto il Piano di Zona. Un passaggio che, come richiamato sopra, non è scontato e non è facile, soprattutto per quei soggetti meno avvezzi e meno vicini alle pratiche di programmazione sociale e di integrazione socio-sanitaria. Su questo fronte, in particolare, un’altra sfida non facile è quella di raccordo con le Case della Comunità, indicata nelle Linee Guida quale direzione di implementazione della rete dei Centri, e rispetto alla quale sarà interessante osservare se e come si sono costruiti raccordi con luoghi di prossimità che dovrebbero avere una vocazione comunitaria.
Equipe multiprofessionale, formata e supervisionata
I Centri per la famiglia, con riferimento alle funzioni che dovrebbero svolgere e all’ampia gamma di servizi e interventi che dovrebbero offrire, dovrebbero prevedere al loro interno una varietà di professionisti che lavorino in sinergia, garantendo la presenza di un’équipe multiprofessionale e multidisciplinare con assistenti sociali, educatori, psicologi, mediatori culturali, mediatori famigliari etc
Sempre nelle Linee Guida si richiede inoltre che tale équipe sia affiancata da personale amministrativo e sia accompagnata “in modo continuativo in percorsi di supervisione e formazione sui temi della famiglia e dei suoi bisogni, ma anche sul lavoro di rete e il lavoro di équipe”.
Prima che venga realizzato un primo step di monitoraggio da parte regionale su tutti i Centri che sono stati attivati con le coprogettazioni, è molto difficile dire quanto si stia riuscendo a operare attraverso equipe multiprofessionali, o quanto invece di fatto i Centri non siano presidiati di fatto da pochi o pochissimi operatori monoprofessionali (ad esempio per la gestione degli sportelli di orientamento) che sono integrati da alcune collaborazioni con altri professionisti al bisogno.
Sicuramente l’articolazione di un’équipe multiprofessionale pone difficoltà diverse se il Centro si inserisce in un servizio già avviato, come ad esempio un consultorio famigliare, ampliandone le funzioni, oppure se si propone come un servizio ad hoc, soprattutto per una questione di sostenibilità.
Sostenibilità, risorse e continuità
Il tema delle risorse è altrettanto significativo. I Centri per la famiglia si sono avviati con una dotazione di contributo regionale fino a un massimo del 75% del costo complessivo, per un importo pari a 50.000 euro per il biennio.
Un budget, derivante dal Fondo Famiglia 2021, che risulta molto limitato rispetto alle potenzialità di sviluppo che questi progetti potrebbero avere e che cozza con la prospettiva di équipe multiprofessionali con possibilità di formazione e supervisione.
La buona notizia in questo senso è che, con DGR 747, a novembre 2022 la Regione ha finalizzato alla strutturazione e al consolidamento dei Centri le risorse relative al Fondo Politiche per la famiglia anno 2022, e anche se si sta ancora aspettando il decreto di riparto tra le ATS, questi fondi ulteriori dovrebbero dare allo stesso tempo un po’ di respiro e un po’ di gambe alla sperimentazione.
Anche in relazione a questo ampliamento delle risorse, risulta sempre più importante un’osservazione attenta di quanto implementato, attraverso la raccolta di dati di monitoraggio e un raccordo tra le ATS e tra queste e la Regione che possa facilitare l’individuazione di ulteriori spunti e indicazioni oltre a quanto già contenuto nelle Linee Guida.
Altro tema, ormai ripetitivo ma sempre valido, è quello della continuità: se, come pare, l’orientamento anche nazionale da parte del Dipartimento delle Politiche della Famiglia, è quello di spingere le regioni a utilizzare il Fondo per lo sviluppo e la diffusione di Centri per la famiglia, questo dovrebbe incontrare l’interesse e gli obiettivi di Regione Lombardia e trovare dunque una sinergia per procedere nel lavoro avviato di sperimentazione e modellizzazione, così da dare strutturalità e continuità a questi progetti.