Alla luce delle novità introdotte dal Bilancio di previsione dello Stato per il 2023 (L. 197/2022), approvato lo scorso 29 dicembre, e dei nuovi indirizzi di programmazione per l’anno 2023 (DGR 7758/2022 del 28-12-2022), proponiamo ai lettori di LombardiaSociale la fotografia aggiornata dei vari finanziamenti disponibili per il welfare territoriale regionale. Un aggiornamento che quest’anno cade a cavallo fra due legislature e che risulta perciò particolarmente utile al fine di un bilancio dell’operato della Giunta regionale uscente e della definizione di un’agenda per il futuro, a partire dal quadro aggiornato delle risorse oggi in gioco e dall’analisi della loro appropriatezza o meno nel rispondere ai bisogni sociali e sociosanitari dei territori lombardi.

 

Fondi statali per il sociale

Il quadro delle risorse dedicate al welfare sociale per l’anno 2023 dalla nuova legge di bilancio (L. 197/2022) indica uno sbilanciamento a favore di misure gestite direttamente dal Centro e prevalentemente di carattere monetario (“bonus”)[1], a scapito di interventi di welfare territoriale finanziati centralmente ma demandati, in quanto a gestione, alle Regioni. Ad eccezione di un paio di novità di peso comunque marginale (alle quali faremo riferimento nel prosieguo dell’articolo), la composizione del quadro dei fondi nazionali per il welfare locale nel 2023 rispecchia l’assetto vigente: gli stessi fondi degli anni precedenti, organizzati per target e di competenza di diversi soggetti istituzionali (MLPS, PCM). In alcuni casi anche gli importi rimangono gli stessi, in altri si riscontrano aumenti[2]. Nella Tabella 1 riassumiamo tutti i fondi per il welfare sociale dedicati dal livello Centrale alle Regioni, dove possibile specificando le cifre relative ai riparti per la Lombardia[3]:

Tabella 1 – Fondi statali per il sociale per le Regioni

 

Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS)

Si tratta della principale fonte di finanziamento statale della rete ordinaria e trasversale di interventi e servizi sociali. Per il 2023 si confermano le risorse destinate col Decreto interministeriale del 22/10/2021, quindi un totale di €390.925.678,00 (come per le precedenti due annualità), così come il riparto di €55.534.705,06 per Regione Lombardia, che a sua volta trasferirà tali risorse agli Ambiti Territoriali. Gli impieghi del FNPS nell’orizzonte triennale di programmazione, così come indicato dal Piano sociale nazionale 2021-2023, prevedono la destinazione del 50% delle risorse regionali agli interventi per le persone di minore età e, nell’ambito del rimanente 50%, quote da destinare a finanziare la supervisione del personale e le dimissioni protette. Il tutto nell’ottica del riconoscimento dei LEPS e in integrazione ai finanziamenti riconosciuti ai territori a valere sul PNRR per gli stessi ambiti di intervento.

Fondo Non Autosufficienza (FNA)

Dagli 822 milioni di euro del 2022 si passa a 865,3 milioni di euro, a conferma del trend significativo di incremento già osservato nel 2022 rispetto alle annualità precedenti. Le risorse sono attribuite alle Regioni in funzione della popolazione anziana non autosufficiente e di altri indicatori socio-economici, con l’impegno di destinarle per una quota non inferiore al 50% a interventi a favore di persone in condizione di disabilità gravissima; mentre una piccola parte del Fondo è destinata alla promozione di interventi in materia di Vita indipendente. La quota di riparto del FNA per Regione Lombardia per il 2023 è di €127.545.000, a cui si aggiungono €2.480.000 da dedicare alla realizzazione dei progetti per la Vita indipendente e ulteriori €7.920.000 per assunzioni del personale con professionalità sociale finalizzate all’implementazione dei PUA. Anche per il 2023, si confermano in Lombardia maggiori investimenti sulla disabilità gravissima, a cui vengono dedicate molte più risorse rispetto al minimo previsto a livello nazionale. Inoltre, per quanto il Programma operativo regionale – Annualità 2022 – Esercizio 2023, approvato da Regione Lombardia con DGR n. 7751 del 28 dicembre 2022, si caratterizzi – in linea con quanto previsto dal Piano nazionale per la non autosufficienza 2022-24 – per una particolare attenzione all’attuazione dei LEPS di erogazione, da realizzarsi attraverso un passaggio graduale dai trasferimenti monetari all’erogazione di servizi diretti o indiretti, l’erogazione sotto forma di buoni continua a prevalere.  Se Regione riuscirà effettivamente a riequilibrare lo storico ed eccessivo sbilanciamento sui buoni rispetto ai servizi resta perciò da vedere.

Fondi caregiver familiare

Il Fondo per i caregiver familiari è stato istituito dalla Legge di Bilancio 2018 e destinato inizialmente alla copertura finanziaria di interventi legislativi (una nuova legge sui caregiver) finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare. Nel 2020, per rispondere ai forti disagi sul versante familiare causati dalla pandemia, il fondo è stato ripartito tra le Regioni allo scopo di permetter l’attivazione di interventi diretti di sollievo e di sostegno per i caregiver familiari, nell’ambito della più ampia programmazione di integrazione sociosanitaria e della non autosufficienza. L’utilizzo del fondo in base a questa nuova finalità è proseguito e l’ultimo riparto tra le Regioni è stato definito con il DPCM del 17 ottobre 2022 e che ha previsto, per l’anno 2022, risorse pari, complessivamente, a €24.849.974,00, di cui €3.958.600,86 destinate a Regione Lombardia. In base agli stessi criteri di riparto utilizzati per il 2022 – peraltro equivalenti a quelli utilizzati per il FNA – per il 2023 si stima possano arrivare €4.111.132,36. Quello che è interessante sottolineare è che anche l’impianto degli interventi previsti da Regione Lombardia a valere su tale Fondo, in base alla DGR 7799/2023 e a integrazione della DGR 7605/2022, richiama i criteri stabiliti per l’utilizzo del FNA[4]: sostegno ai caregiver familiari di persone con ‘gravissima’ e ‘grave’ disabilità e, in particolare, a coloro che non risultino già presi in carico dalla Misura B1, B2 o altri servizi territoriali. Inoltre, sembrerebbe che anche per l’utilizzo di questo fondo venga auspicato un passaggio dai trasferimenti monetari ai servizi: le risorse dovranno infatti essere rendicontate in quanto previste come: a) rimborso spese relative a interventi che favoriscano la sostituzione del lavoro di cura del caregiver familiare (es: interventi domiciliari, soggiorni residenziali temporanei) ; b) voucher per interventi di formazione e addestramento del caregiver familiare nell’attività di cura. Anche in questo caso però ci chiediamo: basteranno queste ulteriori indicazioni a superare lo sbilanciamento tipico lombardo sui trasferimenti monetari?

Segnaliamo infine che la Legge di Bilancio 2021 ha istituito un nuovo fondo caregiver – con una dotazione complessiva di 80 milioni di euro e  afferente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – al fine di ripristinare proprio la finalità originaria del Fondo caregiver familiare: offrire l’adeguata copertura finanziaria per la realizzazione di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale svolta dal caregiver familiare.

Fondi a favore di persone con disabilità

Anche per il 2023 si conferma lo spettro plurimo dei fondi a favore di persone con disabilità. Quello della disabilità è infatti un ambito in cui la frammentarietà dei finanziamenti per il welfare si dispiega in modo quasi paradossale, con 4 fondi dedicati solo dal livello Centrale alle Regioni (compresi quelli per la non autosufficienza, trattati sopra, che però vengono utilizzati anche da persone con disabilità) e altri fondi gestiti diversamente: dall’Indennità di Accompagnamento ai fondi specifici per target di utenza. Per il 2023 si riconfermano quindi i seguenti fondi destinati alle Regioni:

  • Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, tra i cui fini rientra proprio la revisione e il riordino delle disposizioni vigenti in materia di disabilità, come previsto dalla Legge delega in materia di disabilità (L. 227/2021). Con la Legge di Bilancio 2022 il Fondo è stato trasferito presso lo stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze ed è incrementato di 50 mln annui rispetto al 2022 per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026. Il 2023 vede quindi stanziati 350 milioni di euro. Al momento non sono però previsti riparti regionali: di fatto – al di là di qualche intervento straordinario nel 2022 – questo fondo non è ancora stato utilizzato e rimane nelle riserve dello stato, finalizzato all’attuazione della riforma per la disabilità.
  • Il Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, il cosiddetto Dopo di Noi, dedicato al finanziamento di percorsi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare o per la deistituzionalizzazione; interventi di supporto alla domiciliarità; programmi per lo sviluppo della maggior autonomia possibile; soluzioni alloggiative innovative. Per il 2023 è riconfermata la dotazione 2022, quindi 76,1 milioni di euro di cui circa 13 attesi per la Lombardia (il riparto per l’annualità 2022 è avvenuto col decreto del 21/12/2022 e ha previsto €13.157.690 per la Lombardia).
  • Il Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità, istituito al fine del potenziamento dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità di scuole di diverso ordine e grado, con una dotazione complessiva di 200 milioni di euro a decorrere dal 2022. Il riparto avviene per la quota parte di 100 milioni di euro in favore delle Regioni (che provvedono a loro volta a ripartirlo tra le Province e Città metropolitane competenti) per garantire tale servizio nelle scuole secondarie di secondo grado e per la restante quota in favore dei Comuni per garantire lo stesso nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Per l’anno 2022 il riparto della quota regionale ha previsto €15.367.396 per la Lombardia.

In aggiunta, segnaliamo due ulteriori fondi che – non essendo destinati direttamente alle Regioni – non abbiamo inserito nella Tabella 1. Si tratta però di fondi destinati ai territori dal livello Centrale e dei quali perciò indichiamo le principali caratteristiche:

  • Il Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità. Destinatari del finanziamento sono le sole Regioni e Province autonome italiane che ne facciano richiesta. Tra gli ambiti di intervento del Fondo vi sono la promozione e realizzazione di infrastrutture, inclusione lavorativa per persone con disabilità, turismo accessibile e sviluppo di iniziative dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico. Per il 2023 sono previsti 50 milioni di euro. Al 2023 sono inoltre destinate le risorse ottenute da Regione Lombardia nel 2022: € 16.890.000,00 per progetti volti alla promozione del benessere e della qualità della vita di persone con disturbo dello spettro autistico (si vedano, in proposito, la DGR 7504/2022 e il Decreto 1277/2023 col quale Regione ha promosso una manifestazione di interesse per l’avvio delle suddette progettualità).
  • Il Fondo periferie inclusive. Istituito dalla Legge di bilancio per il 2023 con una dotazione di 10 milioni, il Fondo è destinato ai Comuni con popolazione superiore a 300.000 abitanti per il finanziamento di progetti finalizzati a favorire, nelle periferie, l’inclusione sociale delle persone con disabilità e il miglioramento del loro livello di autonomia.

Fondo famiglia. Istituito nel 2006, ha visto nel corso degli anni una drastica riduzione delle risorse assegnate (dai 220 milioni di euro iniziali ai 2.7 del 2017) e un rialzo a partire dal 2020. Per il 2023 sono previsti €104.060.699 da utilizzare per interventi in materia di politiche per la famiglia e misure di sostegno alla famiglia, alla natalità, alla maternità e alla paternità al fine prioritario del contrasto della crisi demografica, nonché misure di sostegno alla componente anziana dei nuclei familiari. Solo parte di queste risorse sono destinate ad attività di competenza regionale e degli enti locali. Adottando gli stessi criteri di riparto applicati nel 2022[5], possiamo stimare che per il 2023 arriveranno alla Lombardia circa 10 milioni di euro. Negli ultimi anni i riparti sono stati definiti nei mesi di giugno e luglio, con tutta probabilità dovremo perciò aspettare il periodo estivo per cifre certe.

Altri fondi destinati dal livello Centrale per interventi in materia di politiche per la famiglia sono: il Fondo infanzia e adolescenza, riservato al finanziamento di interventi da realizzare nelle città cosidette “riservatarie”, tra cui Milano, scelte in ragione di loro specifiche criticità; il fondo Assegno Universale di recente costituzione e il Bonus Asili Nido. Non trattandosi però di risorse destinate direttamente alle Regioni, non le approfondiamo in questo articolo.

Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Si tratta di un fondo utilizzato negli anni per diversi scopi, tra cui: attuazione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e avvio e finanziamento del reddito di inclusione (ReI) prima, rafforzamento dei servizi sociali (in particolare quelli individuati come Leps) e realizzazioni di percorsi di inclusione sociale relativi al Reddito di Cittadinanza (RdC) poi. Dall’entrata in vigore ufficiale del RdC, il Fondo per il Reddito di Cittadinanza (misura gestita a livello centrale) ha visto confluire parte delle risorse del Fondo povertà, che infatti ha visto una significativa riduzione delle risorse destinate. Oggi il Fondo Povertà è suddiviso in tre quote differenti: la quota servizi, destinata al finanziamento di servizi per l’accesso, la valutazione multidisciplinare e i sostegni individuati nei Progetti di Inclusione Sociale, la quota povertà estrema e senza dimora, dedicata a finanziare interventi e servizi in questo ambito, e la quota care leavers, dedicata a sperimentare percorsi di autonomia di ragazzi e ragazze che al compimento della maggiore età si trovano fuori famiglia. Quote specifiche del Fondo sono inoltre destinate all’attuazione dei LEPS (es: Pronto Intervento Sociale, servizi di posta e per residenza virtuale, Housing First). In base al Decreto di riparto del Fondo Povertà 2021/2023 del 28/12/2021 e tenuto conto delle risorse destinate agli ambiti territoriali riservate al Contributo assistenti sociali[6], per il 2023 sono previsti 439 milioni di euro, di cui quasi 48 a favore della Lombardia. Mentre la quota per la marginalità estrema e per i care leavers rimane stabile, si riduce ulteriormente per il 2023 la cosiddetta quota servizi. Come già sottolineato per l’annualità precedente, occorre però evidenziare due aspetti: gli ambiti hanno ricevuto solo a fine 2022 la quota servizi 2021 (la più alta di sempre con i 68,8 milioni assegnati alla Lombardia) e, inoltre, i territori possono contare su residui – talvolta significativi – delle annualità precedenti.

A valere sul Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale è infine il contributo a favore degli Ambiti territoriali sociali per il raggiungimento dei LEPS riferiti al servizio sociale professionale (raggiungimento del rapporto di 1 assistente sociale ogni 5.000 abitanti e ulteriore incentivo al fine del raggiungimento del rapporto di 1 a 4.000). A fine febbraio, gli Ambiti hanno notificato i prospetti relativi al numero degli assistenti sociali effettivamente in servizio nel 2022 e le previsioni per il 2023. Come già sottolineato in un precedente contributo, in Lombardia la grande fatica relativa al raggiungimento dei LEPS riguarda il reperimento del personale e la sua stabilità: l’immissione di risorse consistenti e la deroga ai vincoli assunzionali, hanno sbloccato un settore fermo da tempo, aprendo un mercato molto favorevole per questo profilo professionale. L’effetto generato è però un elevatissimo turn over, con esiti paradossali sull’obiettivo originario dello stanziamento: il rafforzamento e il consolidamento del servizio sociale.

Segnaliamo infine, in quanto novità, che per il 2023 alcuni territori potranno beneficiare anche del Fondo per la sperimentazione del reddito alimentare. Si tratta di un nuovo fondo istituito con la Legge di Bilancio 2023 in via sperimentale e destinato a finanziare, con 1,5 milioni di euro, l’erogazione – in favore di soggetti in condizioni di povertà assoluta – di pacchi alimentari realizzati con l’invenduto della distribuzione alimentare presso alcune Città Metropolitane.

Tabella 2 – Fondi statali per il sociale destinati ai territori

 

Fondi regionali per il sociale

Oltre che dai fondi nazionali, il welfare sociale viene finanziato anche da risorse proprie regionali, stabilite nell’ambito del Bilancio Regionale e relative manovre di assestamento. Per il 2023, è il Decreto del segretario generale Giunta regionale 30 dicembre 2022 – n. 19286 (Bilancio finanziario gestionale 2023-2025) a stabilire la ripartizione, come segue:

Tabella 3 – Risorse autonome regionali (milioni di euro)

Al netto di alcuni scostamenti e di due nuovi capitoli di spesa, si registra una sostanziale continuità rispetto agli anni precedenti (2021 – 2022). Vediamo comunque nel dettaglio le novità per il 2023:

  • Compaiono appunto due nuovi capitoli di spesa: uno relativo agli interventi a favore del caregiver familiare e conseguenza dell’approvazione, nel novembre del 2022 – della Legge Regionale Caregiver; l’altro riguardante gli interventi per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e istituito in seguito all’approvazione della Legge Regionale 25 di dicembre 2022: “Politiche di welfare sociale regionale per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e all’inclusione sociale di tutte le persone con disabilità”. In entrambi i casi le dotazioni previste sono modeste, soprattutto per gli interventi sui caregiver; trattandosi però di nuove leggi occorrerà monitorare il loro percorso di implementazione, compresa l’eventuale rimodulazione delle risorse regionali dedicate e la loro integrazione con altri canali di finanziamento. Va sottolineato inoltre che, per quanto riguarda l’area disabilità, le risorse per interventi sperimentali in favore di persone con disabilità/non autosufficienza e delle loro famiglie aumentano da 10 a 13 milioni di euro tra il 2022 e il 2023.
  • Gli interventi a favore delle famiglie e per iniziative sperimentali, progetti e attività di informazione e formazione vedono un’ulteriore riduzione delle risorse dedicate, in aggiunta a quella già osservata nel 2021 e 2022 e che porta il finanziamento di questi interventi a ridursi di due terzi rispetto al 2020, quando furono stanziati 30 milioni di euro: uno scarto di 21 milioni che si spiega in parte con la “chiusura” dei vari “pacchetti famiglia” messi in campo da Regione in risposta alle difficoltà delle famiglie durante il periodo della pandemia. Nei 9,1 mln di euro per il 2023 è compresa la misura Fattore Famiglia Lombardo, uno strumento finalizzato all’erogazione di importi aggiuntivi ai contributi concessi in attuazione di diverse misure regionali in considerazione delle specifiche situazioni di vulnerabilità dei beneficari.
  • Gli interventi per la conciliazione famiglia-lavoro (es: reti di conciliazione, welfare aziendale) vedono sul 2023 il dimezzamento delle risorse rispetto al 2022 (da 2 a 1 milione di euro) mentre gli interventi in favore del lavoro di assistenza e cura prestato da assistenti familiari e quelli relativi all’implementazione della fruizione dei servizi prima infanzia – tra i quali rientra la misura Nidi Gratis – registrano un raddoppio delle risorse (rispettivamente, da 1 a 2 milioni di euro e da 3 a 6).
  • Infine, vi sono gli interventi trasversali, quelli finanziati dal Fondo Sociale Regionale, che per il 2023 vedono stanziati 60 milioni di euro a fronte dei 59 del 2022 e 57 del 2021. Si tratta di risorse che vengono assegnate in forma indistinta agli Ambiti territoriali e i cui criteri di utilizzo vengono definiti da parte dell’Assemblea dei Sindaci. Nel 2021, i tre principali interventi finanziati da questo fondo sono stati: 1) i servizi di assistenza domiciliare (per anziani, disabili e minori), con 17,2 mln di euro; 2) gli asili nido, con 14,8 mln di euro; 3) i contributi destinati, da parte dei Comuni, al pagamento delle rette per l’accoglienza dei propri minori nelle Comunità residenziali, con 12,1 mln di euro[7].

 

I fondi per la sanità

Infine, anche i fondi sanitari contribuiscono a finanziare il welfare locale. La maggior parte delle risorse provengono dal livello Centrale e, nello specifico, dal Fondo Sanitario Nazionale (FSN). Tale fondo – pari a 129 miliardi di euro nelle previsioni per il 2023[8] – viene infatti ripartito tra le Regioni in base ad accordi stipulati in sede di Conferenza delle Regioni. L’ultimo riparto risale a dicembre 2022 e riguarda la dotazione del FSN per l’anno 2022 (pari a 126 miliardi). In base a tale riparto, alla Lombardia spettano €19.719.272.604 per il 2023. Si tratta però di una cifra ancora provvisoria dato che il FSN è stato incrementato con la Legge di bilancio 2023 e tali risorse aggiuntive verranno recepite a bilancio regionale solo a seguito dell’approvazione del relativo atto di riparto tra le Regioni.

Del dicembre 2022 è anche la DGR 7758 (c.d. “delibera delle regole”) che definisce la ripartizione delle risorse disponibili da ripartire tra gli enti del sistema sociosanitario regionale (FSR + risorse autonome regionali per il finanziamento del sistema sanitario, per un ammontare complessivo di €20.292.290.000). Sulla base di questa ripartizione, la quota di risorse destinata all’assistenza sociosanitaria sul totale delle risorse disponibili per il 2023 è pari al 10%: un dato indicativo della sostanziale stabilità negli anni del rapporto tra le risorse per il comparto socio-sanitario e il totale del FSR.

La Tabella 4 riassume quelle che sono le risorse dedicate al comparto socio-sanitario a partire dal 2021. Per il 2023, l’unica differenza da segnalare rispetto all’annualità precedente riguarda la crescita (modesta) di circa 4 milioni di euro sulla quota dedicata alle unità di offerta socio-sanitarie. Rimangono invece stabili la quota del fondo socio-sanitario dedicata ad integrare la Misura B1 e quella relativa alle misure Ex fondo Famiglia.

Tabella 4 – Risorse dedicate al comparto socio-sanitario

Risorse europee

In aggiunta alle risorse nazionali e regionali, il welfare sociale territoriale è finanziato anche da fondi europei. In particolare, i territori lombardi vedranno nel 2023:

  • La fine delle progettualità legate alla programmazione europea 2014-2020, con la chiusura dei programmi ancora aperti. Ad esempio, con l’Avviso Prins del 2022 sono state assegnate risorse agli Ambiti lombardi – per un totale di 14,5 milioni – che continueranno nel 2023 e relative a interventi quali: il pronto intervento sociale, le stazioni di posta, l’housing first/led.
  • L’avvio di nuove progettualità legate alla programmazione europea 2021-2027. Il nuovo PN Inclusione e lotta alla povertà prevede infatti oltre 4 milioni di euro (a livello nazionale) per progetti relativi a 4 linee di intervento prioritarie: sostegno all’inclusione sociale e lotta alla povertà, accesso ai servizi chiave per minori in stato di bisogno, contrasto alla deprivazione materiale, interventi infra-strutturali per l’inclusione socio-economica. È ancora presto per sapere quante risorse arriveranno in Lombardia. Si tratta comunque di risorse che riguarderanno gli Ambiti territoriali in primis e che, almeno dal punto di vista normativo, dovrebbero integrarsi nella cornice del Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023, oltre che del PNRR.
  • L’utilizzo dei fondi della Missione 5 (M5C2.1) e 6 (M6C1) del PNRR. LombardiaSociale ha dedicato affondi specifici su questo tema, ai quali rimandiamo per i dettagli. Sottolineiamo però che si tratta di fondi (1,45 miliari di euro sulla M5C2.1 e 7 miliardi sulla M6C1, a livello nazionale) che faticano ad integrarsi con la programmazione territoriale, o perché destinati a progettualità estemporanee e senza – al momento – prospettive di stabilizzazione, o perché finalizzati al potenziamento infrastrutturale (costruzione di Case ed Ospedali di Comunità, ristrutturazione e riconversione di alloggi) senza che il tema della sostenibilità gestionale nel tempo sia stato affrontato.

 

Conclusioni

Complessivamente, il quadro delle risorse per il welfare territoriale regionale mostra un trend recente di crescita, seppur modesta; sia sul lato sociale che socio-sanitario, sia per quanto riguarda le risorse proprie regionali che i trasferimenti statali. Un segnale positivo, non però necessariamente sufficiente dato che anche i bisogni sociali e sociosanitari sono in aumento e che, di per sé, gli incrementi di budget non rappresentano una garanzia di adeguatezza delle misure intraprese.

Peraltro, sull’adeguatezza degli incrementi registrati dal punto di vista degli importi, bisognerebbe condurre analisi caso per caso, come ad esempio abbiamo fatto per quanto riguarda i maggiori investimenti di Regione Lombardia in ambito socio-sanitario. Maggiori investimenti non implicano migliori risposte e il caso dell’ADI lo mostra esemplarmente: il mero aumento delle risorse dedicate all’assistenza domiciliare integrata risulta insufficiente al fine di un miglioramento qualitativo del servizio offerto; e, soprattutto, non basta potenziare le risorse sanitarie per il domicilio senza intervenire anche sulla componente sociale.

Per quanto riguarda invece l’adeguatezza degli interventi qui discussi nel rispondere ai bisogni sociali e sociosanitari dai territori dal punto di vista delle loro caratteristiche costitutive, segnaliamo che permangono vecchie criticità, a partire dal grado di frammentarietà delle risorse. La frammentazione infatti permane, anzi si accentua, con nuovi fondi dedicati a specifiche categorie di utenza e progettualità, in aggiunta ai vari canali di finanziamento già esistenti; ognuno coi propri target, finalità, vincoli, modalità di rendicontazione. Si fatica a fare ricomposizione. Per quanto sul piano normativo sia ormai stata recepita l’importanza di adottare approcci trasversali nella costruzione di risposte ai bisogni delle persone – imperniate su concetti quali l’integrazione delle risorse e su strumenti quali i ‘budget di progetto o salute’ – il finanziamento di tali risposte rimane “spezzettato”; senza agevolazione alcuna per chi sui territori deve faticosamente ricomporre i pezzi in progetti di vita e piani assistenziali personalizzati.

Inoltre, al netto di alcuni segnali positivi – come ad esempio il fatto che il nuovo Piano Sociale Nazionale ha introdotto la programmazione triennale delle risorse, un elemento che sicuramente facilita il loro utilizzo da parte dei territori – permane la questione della (non)continuità. Sia perché le risorse stanziate a bilancio impiegano di solito mesi, a volte più di un anno, per entrare nelle disponibilità dei territori sia perché la garanzia di continuità sul modio-lungo periodo continua a non esserci.

Infine, soprattutto per quanto riguarda le nuove risorse europee (PNRR ma non solo), si pone un tema di governance. Perché il rapporto diretto tra Ministero e Ambiti/Enti locali previsto nelle modalità di allocazione dei fondi europei per il sociale rischia di accentuare, da un lato, la già carente interconnessione e integrazione tra i diversi fondi nazionali e regionali oggi esistenti, ognuno col proprio target di utenza e i propri requisiti di accesso, oltre che di competenza di diversi soggetti istituzionali. Dall’altro rischia però anche di non facilitare l’integrazione tra comparto sociale e sanitario, che invece dovrebbe essere favorita.

 


[1] Si vedano, in proposito, gli articoli di Sergio Pasquinelli e Laura Pelliccia pubblicati, rispettivamente, su Welforum.it il 16 e 30 gennaio 2023: Perché stiamo perdendo il welfare universale; Niente di nuovo sul fronte welfare territoriale.
[2] Nella Tabella 1, le misure che tra il 2022 e il 2023 non registrano modifiche in termini di importo sono evidenziate in giallo; in verde quelle che registrano aumenti e in rosso quelle soggette a diminuzione.
[3] Ove non specificato, le cifre si riferiscono ai riparti effettivi per la Lombardia sul 2023. Al contrario, quando si tratta di stime, queste vengono indicate con una nota di spiegazione.
[4] Non sono invece previsti, per il Fondo caregiver familiare, limiti di accesso legati all’ISEE.
[5] Primo criterio di riparto: destinazione di una percentuale delle risorse complessive alle Regioni equivalente a quella del 2022 (percentuale che però fino ad oggi è variata di anno in anno, rendendo tale criterio poco affidabile ai fini della stima di utilizzi futuri del fondo); Secondo criterio: applicazione degli stessi criteri (percentuali) utilizzati per la ripartizione del Fondo nazionale per le politiche sociali. Si veda, per maggiori dettagli, il DPCM-MPOF del 19/7/2022.
[6] Per un approfondimento sul tema, si veda il contributo di Valentina Ghetti su LombardiaSociale pubblicato il 6 dicembre 2022:
[7] Per maggiori dettagli sull’utilizzo del FSR, si vedano la DGR 6819 del 2 agosto 2022 e il relativo Allegato A.
[8] Si vedano, per un approfondimento, gli articoli di Vittorio Mapelli e Laura Pelliccia pubblicati, rispettivamente, su Welforum.it il 17 e 30 gennaio 2023: La sanità nella Legge di bilancio 2023; Niente di nuovo sul fronte welfare territoriale.