Il punto di partenza: bisogni e risorse

Cuore Visconteo nasce nel 2021 come risposta alle sempre crescenti difficoltà socioeconomiche, innescate dalla pandemia da Covid-19, nel territorio del Sud Milanese. L’obiettivo è quello di far fronte alle diverse declinazioni della povertà, attraverso un approccio multidimensionale, integrato e globale, capace di osservare e intendere i bisogni delle persone con chiarezza e concretezza.

Il progetto scaturisce da un’iniziativa di Fondazione Cariplo, il programma “Contrastare l’aggravio delle povertà”, finalizzato alla costituzione di Fondi erogativi locali riferiti specificamente al tema. Cariplo ha così messo a disposizione dei territori 1.300.000 euro, a cui si aggiunge un ulteriore contributo di 300.000 euro fornito da Fondazione Peppino Vismara. Il programma si propone di avere una fortissima vocazione locale, volendo finanziare “reti già esistenti e per attivare collaborazioni con soggetti del territorio in modo da affrontare il problema in modo integrato e coordinato, evitando sovrapposizioni”[1]. Data l’importante impronta territoriale, Cariplo e sostenitori riconoscono quali soggetti di snodo e contatto le Fondazioni di Comunità. Nel caso specifico di Cuore Visconteo, vediamo attivata la Fondazione di Comunità Milano città, Sud Ovest, Sud Est, Martesana, che ha costituito il fondo “Cuore Visconteo” ed effettuato una prima donazione, insieme a Fondazione Cariplo e Fondazione Peppino Vismara. I tre soggetti hanno così messo a disposizione un totale di 150.000 euro. Tale fondo può essere co-finanziato anche da cittadini, privati ed enti/istituzioni. Ad oggi, risulta un importo complessivo raccolto pari a € 451.233,00[2].

 

Il territorio e i suoi attori

Nello specifico, l’area di interesse include undici Comuni[3], per un totale di 124.235 residenti, e il progetto prevede uno sviluppo nel corso di tre annualità (2021/2023). Il territorio era già stato coinvolto da progetti orientati a welfare di comunità e ad attivazione di coesione sociale (ci riferiamo in particolare al progetto “Texére”[4]).

Si tratta di un insieme di Comuni molto eterogeneo, con bisogni ed esigenze fortemente diversificate. Basti pensare, a titolo d’esempio, che Rozzano ospita uno dei più grandi quartieri di edilizia pubblica d’Europa, ove risiede il 40% della popolazione, mentre Basiglio risulta al 2022 il primo comune italiano per reddito Irpef pro capite. Proprio questi gli elementi che ci inducono a comprendere la scelta di Fondazione Cariplo e Fondazione Peppino Vismara di individuare le Fondazioni territoriali come attori di riferimento, in quanto osservatori privilegiati di potenzialità e urgenze di ogni area interessata. È chiaro che il ruolo delle Fondazioni non vuole essere di “mera erogazione”, ma di intervento effettivo e di promozione attiva delle iniziative.

Dopo un primo dialogo tra Fondazione comunitaria e alcuni attori del territorio, privati e pubblici, la rete si è estesa, includendo ad oggi più di 15 attori tra fondazioni, enti pubblici, ETS, realtà imprenditoriali.[5]

Il sistema di governance tra questi attori si basa su una serie di strutture integrate che vanno ad includere a vari livelli tutti i soggetti coinvolti: comitato di indirizzo, cabina di regia, gruppi trasversali, gruppi operativi, tavoli di confronto con sistema pubblico[6].

 

Destinatari e azioni          

I destinatari diretti sono le persone e i nuclei familiari, in particolare con figli minori, in condizione di vulnerabilità. Sono stati definiti, all’interno del progetto, una serie di criteri tesi all’efficace individuazione dei soggetti beneficiari. In questo senso è possibile osservare una complementarità con l’agire dell’ente pubblico: si tratta di persone e famiglie con un buon livello di autonomia e di resilienza, con bisogni non ancora cronicizzati e che quindi con difficoltà riuscirebbero ad essere rintracciate dal sistema di servizi. Parliamo di cittadini che non sempre necessitano di una vera e propria presa in carico ma solo di un sostegno temporaneo e non per forza professionalizzato. La nuova risorsa è definita proprio in questa ottica, su una casistica non urgente, meno complessa, che potrebbe sfuggire al sistema pubblico per limiti strutturali.

Nell’ottica multidimensionale e integrata adottata, il progetto identifica quindi sei tipologie di “descrittori” (d. anagrafici, relazionali, individuali, economici, abitativi, lavorativi) al fine di facilitare l’individuazione di potenziali beneficiari e di profilare rapidamente complessità e opportunità di ogni situazione.

Per quanto riguarda le azioni progettuali, invece, gli interventi si sviluppano su cinque diverse linee d’azione finalizzate al contrasto alla povertà[7] in modalità integrata:

  1. CONTRASTO A EMERGENZE ALIMENTARI, SANITARIE E ABITATIVE, per sostenere le famiglie più vulnerabili e indigenti tramite un sistema di distribuzione alimentare sostenibile e di qualità, programmi di screening, sensibilizzazione e promozione della salute; in particolare, citiamo l’attivazione di un hub di raccolta e distribuzione alimentare territoriale, nonché l’infrastrutturazione di un sistema di raccolta e distribuzione di farmaci, di visite mediche a costi calmierati e l’attivazione della figura dell’ “infermiere di comunità”, figura di contatto e punto di riferimento per i beneficiari degli interventi in ambito sanitario; sull’abitare, predisposizione di risorse economiche dedicate, destinate alla copertura di piccoli interventi di manutenzione o di rate affitti/mutuo/costi condominiali, sostegno a canoni di locazione, acquisto di mobilio o elettrodomestici essenziali;
  2. SOSTEGNO A OCCUPAZIONE, FORMAZIONE, ORIENTAMENTO E INSERIMENTO LAVORATIVO, tramite consolidamento della rete degli attori che si occupano del tema; attivazione di percorsi di formazione, tirocini retribuiti, inserimenti lavorativi e azioni di sostegno all’inclusione lavorativa;
  3. SUPPORTO E ACCOMPAGNAMENTO A FAMIGLIE VULNERABILI, tramite l’attivazione di percorsi di accompagnamento e presa in carico delle famiglie più vulnerabili e in condizione di povertà; implementazione della rete a favore di una miglior intercettazione e miglior orientamento ai servizi (azione di segretariato); attivazione di laboratori educativi rivolti a gruppi, finalizzati al sostegno alla genitorialità;
  4. CONTRASTO A POVERTA’ EDUCATIVA, con azioni finalizzate a ridurre le disuguaglianze determinate dalla povertà educativa tramite: attivazione di opportunità educative e di socializzazione, accesso ad attività extra scolastiche di qualità, definite sulla base delle esigenze formative tipiche delle diverse età, con focus particolare su fascia 0-3 anni e adolescenza, predisposizione di risorse economiche dedicate all’acquisto di materiale scolastico o dispositivi informatici finalizzati allo studio e all’apprendimento, avvio di percorsi di sostegno alla genitorialità. Il progetto vuole inoltre favorire la partecipazione e l’attivazione dei giovani del territorio, tramite occasioni di incontro e laboratori, attivazione di percorsi professionalizzanti utili all’inserimento nel mondo del lavoro.
  5. ATTIVAZIONE DI COESIONE SOCIALE, tramite strutturazione di nuove prassi consolidate tra gli attori della rete territoriale, di azioni di mutualità e sussidiarietà tra i beneficiari degli interventi, volontari e potenziamento della comunità intesa come soggetto educante.

La realizzazione di tali interventi ha visto anche l’attivazione di un’equipe socioeducativa multidisciplinare composta da operatori delle cooperative coinvolte[8], in particolare da assistenti sociali, educatori, psicologi. L’equipe – che svolge varie attività, tra cui segretariato sociale, percorsi di accompagnamento e laboratori educativi – collabora con diversi stakeholder territoriali e attori istituzionali e costituisce uno dei principali accessi ai servizi istituiti dal progetto. Questo sistema richiede chiaramente una manutenzione accurata di connessioni e sinergie, soprattutto in riferimento all’attivazione di servizi specialistici. La multidisciplinarietà, nonché l’interconnessione tra attori che si occupano a diversi livelli di povertà e vulnerabilità, costituiscono gli “occhiali” con cui osservare questi fenomeni in modalità integrata e globale.

Fondamentale, per lo svolgimento delle attività, anche l’attenzione ai luoghi e alla diffusione di possibili accessi “informali”, punti di riferimento per il territorio e centri connettori tra cittadini e servizi. A questo scopo è stato definito il presidio di luoghi di comunità territoriali già attivi e presenti, le allora “Case per fare insieme” ora “Spazi di Comunità”, messe a disposizione dalla parte pubblica e nate da una precedente co-progettazione, il progetto “Texére”[9], finanziata anch’essa da Fondazione Cariplo tramite il programma “Welfare in Azione”[10]. Questa scelta, oltre che aderire alla prospettiva comunitaria e territoriale propria del progetto Cuore Visconteo e del programma originario “Contrastare l’aggravio delle povertà” di Cariplo e Fondazione Peppino Vismara, definisce anche un profilo di progetto relativo alla ricomposizione delle risorse territoriali, riconoscendo dei luoghi già presenti e valorizzabili, utilizzati in partnership dagli attori coinvolti.

“Si è cercato di dare continuità alle Case per fare insieme, poi Spazi di comunità, nate con il progetto Texére, per favorire la comunità solidale. Sono state messe a disposizione le strutture e anche tutto il percorso fatto grazie al precedente progetto è stato coltivato. Questo ha consentito di dar vita alle Case comunità affinché diventassero effettivamente poli di attività a favore del territorio…” (M. D’Amico).

 

Quali risultati ad oggi?

Azioni di progetto e beneficiari

Sono stati resi pubblici, a un anno dall’inizio delle attività (30 aprile 2022), i risultati rilevati dal partner valutatore (Codici Ricerca e Intervento) e poi condivisi dai principali soggetti coinvolti. Riportiamo qui di seguito i principali:

  • “Contro le povertà – 100 nuclei familiari intercettati dall’équipe socioeducativa, 58 nuclei accompagnati in progetti di vita;
  • Contro la povertà alimentare – 909 nuclei familiari hanno ricevuto aiuti alimentari, per un valore di oltre 220mila euro;
  • Contro la povertà educativa – 240 genitori e 153 bambini hanno partecipato ai laboratori educativi e socializzanti;
  • Contro la povertà economica e aiuto alla formazione e inserimento lavorativo: 25 persone sono state inserite nel mondo del lavoro, 46 persone inserite nei percorsi di educazione al lavoro e 15 persone hanno partecipato ai percorsi di orientamento;
  • Contro la povertà economica – avvio di un programma di seminari per operatori e per famiglie di educazione finanziaria per gestire le risorse e pianificare il risparmio;
  • Contro la povertà abitativa – accompagnamento e supporto qualificato alle persone interessate alla misura di contributo all’affitto per i nuclei con difficoltà abitative;
  • Contro la povertà sanitaria, avvio delle attività dell’infermiere di comunità e delle attività comunitarie di promozione della salute; accordi con centri medici per l’accesso gratuito o agevolato a prestazioni specialistiche, anche attraverso il meccanismo della visita sospesa”[11].

Nel complesso, su un totale di 1834 beneficiari, il 45% risultano “nuovi poveri”, il 48% si trova invece in situazione di povertà cronicizzata, il 33% dei nuclei familiari sostenuti ha effettuato accesso spontaneo. Quest’ultimo dato, in particolare, risulta interessante perché definito presumibilmente dalla fiducia che la cittadinanza ripone in generale nella rete di progetto. Fondamentali per la diffusione delle informazioni sulle opportunità di Cuore Visconteo le iniziative promosse dalla rete sul territorio, quali incontri specifici e momenti dedicati alla cittadinanza[12].

Integrazione e ricomposizione

Il tema dell’integrazione pubblico/privato sociale e, più in generale, dello sviluppo di sussidiarietà orizzontale, è centrale. Merito del terzo settore, quello di aver dimostrato ottimo livello di iniziativa, buona capacità di aggregazione, e di essere riuscito a riposizionarsi nel rapporto con il pubblico con nuova forza[13]. Merito del pubblico, riuscire a concedere parte della leadership sulla programmazione e sulla conduzione dei processi, in relazione all’area povertà, riconoscendo le potenzialità del percorso avviato e intuendo le potenzialità di possibili ulteriori integrazioni.

“…sicuramente il valore aggiunto di questo progetto è stato quello di integrarsi nel territorio, con i servizi pubblici… da subito c’è stata l’intuizione che un progetto attivato in maniera completamente sganciata da quello che già era presente e soprattutto dal servizio istituzionale, sarebbe stato meno forte, meno impattante, soprattutto su un tema come quello della povertà che vede i servizi sociali in prima linea. Sicuramente il grande sforzo, e poi il risultato, è stato quello di non creare un progetto avulso da quella che era la rete di servizi, ma quello di integrarsi con essa. Il tentativo è stato fatto anche rispetto ai servizi sanitari e sociosanitari, con ATS e le ASST. Per cui il grande lavoro è stato quello di condividere gli obiettivi e poi capire come l’intervento poteva inserirsi nella rete dei servizi esistente…” (M. D’Amico).

“…per la prima volta c’è stata la messa a disposizione di risorse consistenti, trasformate poi in servizi per il territorio e integrati con la rete dei servizi del territorio… chiaramente è una cosa molto diversa rispetto ad altre progettazioni in cui le risorse erano quasi esclusivamente pubbliche, … questo ha chiaramente impattato sul livello di governance, la regia è stata condivisa se non più spostata sulla parte degli attori che portavano le risorse… le scelte, che vengono comunque condivise nei tavoli a cui anche noi siamo invitati, non partono da input pubblico e, soprattutto, non assolvono a compiti che sono istituzionali, non vengono delegate funzioni che sono pubbliche” (M. D’Amico).

Sull’integrazione con servizi territoriali, vale la pena citare un ulteriore esempio a sostegno del lavoro effettuato dal partenariato, oltre a quanto già evidenziato: l’integrazione di Cuore Visconteo con l’equipe distrettuale Reddito di Cittadinanza. È stata una connessione che ha incluso e messo in discussione più dimensioni: risorse, presa in carico, beneficiari. In particolare, si è tentato di omogeneizzare il modello di lavoro dell’equipe RDC e dell’equipe multidisciplinare di Cuore Visconteo. È stato importante considerare inizialmente le tipologie di utenza (dei servizi territoriali, non sempre utenza volontaria, e del progetto, con più accessi spontanei, tipicamente con più risorse e meno complessa). L’equipe di progetto si è raccordata quindi con i servizi sociali locali, prendendo in carico anche una fetta di casistica “non multiproblematica” e che quindi poteva avere una presa in carico “da progetto” (cit. C. Viscovo).

“Cuore Visconteo agisce su leve che non sempre i Comuni hanno, aiuti economici concreti e immediati che il sistema pubblico non sempre può mettere a disposizione (es. spese di natura privatistica) e che spesso sono sufficienti a far fronte al momento di difficoltà imminente” (C. Viscovo).

Un altro elemento di integrazione con la misura RDC è il supporto all’area lavoro, ossia l’accompagnamento dei nuclei familiari all’inserimento lavorativo. L’equipe RDC distrettuale aveva già inserito, al proprio interno, un mediatore al lavoro, specificamente destinato ad attività di introduzione o reintroduzione al mondo del lavoro. Con l’attivazione di Cuore Visconteo, si è valutato di raccordare il lavoro del mediatore dell’equipe RDC con i partner di progetto che si occupano dell’area lavoro, incrementando le opportunità di formazione e integrando le risorse messe a disposizione dei beneficiari della misura. Anche qui, come per i luoghi, si rileva una certa attenzione al tema della ricomposizione delle risorse.

In ultimo, importante evidenziare la presenza del progetto all’interno del Piano di Zona 2021-2023 nonché nell’Accordo di programma per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e sociosanitari previsti dal documento programmatorio:

“Il progetto è parte della programmazione territoriale, gli interventi attivati sono integrati con i servizi propri del sistema di welfare. Cuore visconteo si è inserito nei tavoli di programmazione. Sicuramente c’è stato un ruolo, è una fetta importante delle operazioni di contrasto alla povertà” (M. D’Amico).

Punti di forza e criticità

I principali punti di forza dell’esperienza di Cuore Visconteo possono essere riassunti in 4 dimensioni:

  1. Modello di intervento multidimensionale e integrato;
  2. Attenzione al ruolo e all’attivazione della comunità e di risorse informali;
  3. Integrazione tra attori e servizi, ricomposizione delle risorse e quella che viene definita dalle referenti dell’Ufficio di Piano “ricchezza del parternatiato”, intesa come eterogeneità degli attori (competenze e risorse differenti);
  4. Attenzione alle caratteristiche del territorio e alle esigenze dei singoli comuni, elemento portante del programma in cui Cuore Visconteo va ad inserirsi ma anche prospettiva con cui l’Ufficio di Piano vuole operare.

Le principali criticità riscontrate, invece, riguardano:

  1. La capacità di cofinanziamento della parte pubblica, che per vincoli di tipo amministrativo con fatica riesce a trovare “formule che possano consentire un sostegno di tipo economico a questa tipologia di interventi, fortemente sperimentali, nonostante le ingenti risorse a disposizione per l’area povertà” (C. Viscovo). Uno dei temi è quindi quello di capire come cofinanziare, in termini economici e non esclusivamente di valorizzazione di spazi e risorse umane, progettazioni di stampo più innovativo;
  2. Privacy e tutela dei dati dei beneficiari, per le quali è stato essenziale il coinvolgimento del DPO e il confronto con gli enti che avevano preso in carico i dati. In questo caso, si è trattato di una criticità che ha trovato risoluzione con relativa semplicità;
  3. Integrazione delle attività di progetto ai percorsi delle persone in carico ai servizi, comprese le modalità di rendicontazione dello sviluppo dei casi “affidati” al progetto, anche in riferimento ai vincoli d’azione e di mandato dei professionisti dei servizi pubblici, in particolare degli assistenti sociali. Su questo tema, di fatto la partita ancora aperta.

Si tratta chiaramente di questioni di estrema complessità e delicatezza, che hanno richiesto e, in alcuni casi, richiedono tuttora attenzione costante, confronto e predisposizione di luoghi di dialogo. Sono stati quindi attivati tavoli ad hoc che dovrebbero consentire – là dove necessaria – un’evoluzione in tal senso.

 

Prime conclusioni

In base a quanto emerso nel corso delle interviste, il processo territoriale di contrasto alla povertà nei confini del Progetto Cuore Visconteo è ormai ben avviato, e in termini positivi visti i risultati evidenziati. Il cambio di prospettiva, di logiche, è ben perimetrato e chiaro. Le referenti intervistate considerano quando portato dal progetto un’evoluzione dei servizi, anche se non negano la presenza di limiti e criticità su cui continuare a lavorare, quelli indicati. Cuore Visconteo è ancora al suo secondo anno di attività, solo dopo una valutazione complessiva e il confronto conclusivo di tutti gli attori coinvolti, si potranno effettivamente tirare le somme di quanto fatto. Sarà quindi interessante monitorare e verificare l’emergere di ulteriori risultati, oltre che di eventuali nuovi elementi di forza e nuove criticità. Fondamentale sarà l’osservazione dell’evoluzione della partnership costituita, del sistema di governance (stato della rete e relazione tra gli attori) nonché gli esiti a lungo termine sul sistema dei servizi.

 


[1] https://www.fondazionecariplo.it/it/news/istituzionali/uniti-per-contrastare-la-poverta-che-avanza.html;
[2] https://www.fondazionecomunitamilano.org/fondi/fondo-cuore-visconteo/
[3] I Comuni inclusi in partenza sono stati Rozzano, Pieve Emanuele, Locate di Triulzi e Opera; tra il 2022 e il 2023 vediamo attivati anche i Comuni di Basiglio, Lacchiarella, Zibido S.G.; tra il 2023 e il 2024, dovrebbero essere inclusi anche Casarile, Noviglio, Vernate e Binasco.
[4] http://welfareinazione.fondazionecariplo.it/it/project/texere/23/
[5] Il progetto è promosso da Fondazione Comunitaria Milano Città, Sud Ovest, Sud Est, Martesana; coordinato da Progetto Mirasole Impresa Sociale; tra i partner: Progetto Arca, Croce Rossa Italiana – Comitato dell’Area Sud Milanese, Caritas, Banco Alimentare della Lombardia, Banco Farmaceutico, Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, CSV Milano, ACLI Milanesi, Arti e Mestieri Sociali, Spazio Aperto Servizi, Marta, Pratica. Partner istituzionali: Ambito Distrettuale Visconteo Sud Milano, Regione Lombardia- ATS Milano Città Metropolitana. Partner tecnico (valutazione di impatto): Codici Ricerca e Intervento. Sostengono il progetto: Fondazione Cariplo, Unione Buddhista Italiana, Fondo Manfredo Manfredi, Fondazione Peppino Vismara. Patrocinio: Assolombarda.
[6] https://www.fondazionecomunitamilano.org/wp-content/uploads/2022/08/All.4_BrochureCuoreVisconteo.pdf
[7] https://cuorevisconteo.it/modello-intervento/
[8] Arti e Mestieri Sociali, Spazio Aperto Servizi, Pratica e Marta.
[9] http://welfareinazione.fondazionecariplo.it/it/project/texere/23/
[10] http://welfareinazione.fondazionecariplo.it/it/
[11] http://www.vita.it/it/article/2022/06/15/cuore-visconteo-i-risultati-del-programma-contro-le-poverta/163210/
[12] https://www.welfarenetwork.it/mi-cuore-visconteo-1834-i-beneficiari-del-programma-contro-le-nuove-poverta-20221225/
[13] Considerare che, nello stesso periodo, prendeva piede il Forum del Terzo Settore Sud Milano.