Premessa
La pandemia ha reso ancora più inclinato il piano sul quale da tempo vediamo scivolare i più fragili. Quelli che sono andati ad ingrossare le fila degli ultimi sono proprio quelli che, dopo la crisi economica del decennio precedente, avevano trovato rifugio nell’economia informale; coloro che, pur avendo un lavoro, percepivano stipendi appena sufficienti per stare sopra la linea di galleggiamento ed infine quote consistenti di ceto medio che sono precipitate verso il basso, non avendo retto ai ripetuti lockdown e oggi alla crisi energetica. Non è un fenomeno nuovo. I sismografi sociali da tempo registravano questo smottamento della nostra piramide. Tuttavia, il virus ha funzionato da acceleratore, decuplicando la velocità di quella reazione che si era innescata almeno dagli anni ’80 del secolo scorso, costringendoci così a prendere atto di una realtà che a lungo abbiamo negato (Rapporto Caritas 2021).
Il territorio di Baranzate
Baranzate è un piccolo comune a nord di Milano che vanta il primato italiano per presenza di cittadini stranieri. Su circa 12.000 abitanti, infatti, il 35,9% dei residenti è di origine straniera e afferente a oltre 80 nazionalità. In questo contesto sono molteplici gli elementi di criticità, primo tra tutti il reddito pro-capite più basso dell’intera città metropolitana di Milano.
Lo vediamo bene dal nostro osservatorio privilegiato sul territorio: coloro che avevano trovato un proprio equilibrio personale o familiare che permetteva loro di poter raggiungere semplici obiettivi di benessere, oggi a distanza di due anni e con l’emergenza generata dal rialzo dei costi di bollette e cibo hanno smarrito la capacità di sostenersi e sostenere il proprio nucleo. Diventa quindi pressoché impossibile poter immaginare per loro un percorso di fuoriuscita dal bisogno e povertà utilizzando i consueti strumenti sociali
Un’Associazione che abita il territorio
La povertà è un fenomeno multidimensionale e cumulativo, ovvero processuale spesso ricorsivo e con effetti sul piano intergenerazionale. A partire da questa evidenza, per affrontare la complessa sfida di contrasto al fenomeno povertà e riduzione dei suoi effetti non solo in termini immediati ma anche in un arco temporale medio lungo, l’Associazione La Rotonda ha provato ad impostare un programma di capacitazione territoriale mettendo al centro dell’azione la persona stessa beneficiaria dell’intervento.
Per un’Associazione come la nostra quindi, affrontare il fenomeno della povertà ha coinciso con la progettazione e attuazione di una strategia multidimensionale e multidirezionale in grado di restituire alla persona beneficiaria il centro dell’azione. Abbiamo intuito come prioritarie le necessità di: a) intessere un sistema di relazioni territoriali utili a raccogliere il bisogno laddove si palesa, spesso al di fuori dei contesti istituzionali di ascolto; e b) di promuovere azioni combinate in grado di garantire sia un primo sostegno sia di rilanciare poi il percorso di autonomia di chi si trova in difficoltà temporanea. È nato così, dall’esigenza contingente di trovare risposte nuove a situazioni sempre più complesse e articolate di difficoltà, un programma di intervento che ha assunto la forma di un percorso comunitario di risposta sistemica al bisogno attraverso l’attivazione di tutte le risorse umane, materiali, relazionali ed economiche presenti in un territorio.
CAP 20021 – Capitale di Attivazione Personale
Nel programma CAP 20021 (Capitale di Attivazione Personale) ogni parte del contesto diventa soggetto attivo di trasformazione, anello di congiunzione tra ciò che può mettere a disposizione del percorso e ciò che è in grado di ricevere dal percorso stesso. Il primo passo del programma è stato la condivisione delle premesse progettuali con l’Amministrazione Comunale e con le Parrocchie presenti a Baranzate: gli attori coinvolti si sono resi disponibili a promuovere la sperimentazione di un modello di lavoro sociale integrato e capacitante attraverso l’istituzione di un’équipe multi-professionale con funzioni di proposta e accompagnamento delle problematiche abitative e debitorie dei nuclei del territorio. Obiettivo di lavoro dell’equipe è la co-progettazione sociale finalizzata a dare una risposta immediata alla situazione debitoria, disegnando al contempo un intervento educativo capace di ricostituire una sostenibilità del bilancio familiare sul lungo periodo.
Il modus operandi adottato dall’equipe CAP prevede che ciascun operatore coinvolto, a prescindere dal proprio mandato istituzionale, sia capace di diventare membro di un progetto unitario rendendo disponibili al gruppo le proprie risorse in termini di servizi attivabili, accompagnamento, capacità di reperimento fondi e relazioni da mettere a disposizione del progetto individuale. Ogni attore, a partire dalla propria formazione e sensibilità, arricchisce l’analisi della singola situazione da prendere in carico: quanto viene analizzato infatti non è riconducibile unicamente alla valutazione economica di fragilità, ma prende in esame l’intera sfera familiare dagli elementi protettivi ai possibili fattori di rischio che rendono più probabile lo scivolamento verso una povertà conclamata. Nella strategia CAP risulta quindi di fondamentale importanza il radicamento territoriale dell’equipe, la capacità di conoscere e agire sulle reti relazionali individuate come uno dei fondamentali elementi in grado di permettere ad un nucleo in difficoltà di rilanciare la propria autonomia. Gli strumenti di lavoro che ciascun ente è abituato ad utilizzare normalmente in risposta alle singole richieste di supporto diventano strumenti dell’intera équipe di programma superando la segmentazione e attuando una vera e propria ricomposizione delle risorse. Se dovessimo descrivere il funzionamento di CAP attraverso un’immagine potremmo utilizzare la metafora del PIT STOP automobilistico: ci si ferma ai box per una foratura o per fare rifornimento, ma l’autovettura si trova immediatamente circondata da un’equipe di tecnici che simultaneamente, ciascuno per la sua specifica competenza, riesce a rimettere in gara la macchina nel più breve tempo possibile.
Le risorse introdotte da CAP non sono riconducibili unicamente al paniere di servizi e sostegni che ciascun attore territoriale è abituato ad utilizzare ma il programma ha previsto anche la creazione di un fondo economico, inizialmente costituito da risorse limitate e messe a disposizione dal Comune, finalizzato a dare consistenza al progetto di sostegno delle fragilità attraverso erogazioni dirette fino ad un massimo di €3.000. L’erogazione del contributo a sostegno delle morosità traguarda la logica del bonus inserendosi all’interno di un sistema di patto, che prevede la compartecipazione diretta del condominio/proprietario o ente gestore delle utenze verso il quale il richiedente ha maturato il debito: questa logica di compartecipazione della parte lesa ha la finalità di ricomporre il tessuto comunitario che in caso di morosità viene fortemente colpito. La partecipazione della controparte che vanta un credito al percorso di ripartenza del nucleo debitore è ritenuta una delle condizioni fondamentali utili all’avvio del progetto di sostegno CAP.
I risultati
Nel primo anno di programma l’equipe ha sostenuto 14 situazioni debitorie erogando circa €30.000 di sostegni economici e completando ciascun progetto attraverso interventi di supporto quali educazione finanziaria, inserimento lavorativo e sostegno alimentare attraverso l’Emporio[1]. Ai fondi erogati direttamente, poi, si aggiungono i sostegni attivati attraverso partner di progetto quali Fondazione San Bernardino e Fondo Diamo Lavoro di Caritas Ambrosiana.
Ad un anno di avvio della sperimentazione programma CAP possiamo annoverare quale punto di forza la ricomposizione delle risorse operata attraverso l’equipe multidisciplinare, capace di ottimizzare gli interventi, mappare situazioni di fragilità, intervenire in maniera sistemica e trasversale sulle differenti aree di bisogno. Ulteriore elemento positivo evidenziato dal programma è la capacità di coinvolgere i beneficiari di progetto nel rientro dalla situazione debitoria: l’erogazione economica dedicata, si integra con le risorse da parte delle famiglie beneficiarie.
Sono pochi invece gli elementi di criticità riscontrati in questo primo anno di sperimentazione. Tra questi va però segnalata la difficoltà a far comprendere ad amministratori e non addetti ai lavori l’importanza di un progetto condiviso di rientro dalle situazioni debitorie.
Nel secondo anno di programma, di imminente avvio, abbiamo l’obiettivo di perfezionare il percorso di adesione da parte dei differenti attori territoriali, provando ad includere gli amministratori condominiali nella presentazione del programma e successiva adesione all’accordo di progetto. Il programma inoltre intende affrontare due nuove sfide tra loro interconnesse e quanto mai attuali.
La prima è quella di garantire la transizione energetica anche alle fasce più fragili della popolazione e al contempo permettere l’autoalimentazione del fondo utilizzando risorse provenienti dal risparmio energetico. La Rotonda infatti sta lavorando ad un progetto di comunità energetica e solidale che avrà come base di installazione il tetto dello spazio InOltre (sede della stessa Associazione). Grazie alla superficie coperta da pannelli fotovoltaici, la Rotonda beneficerà in via diretta di una riduzione considerevole dei costi energetici attualmente sostenuti. Così, quanto l’Associazione risparmierà sarà reimmesso, quota parte, all’interno del fondo CAP. L’impianto dello spazio InOltre permetterà poi anche a una quarantina di utenze domestiche di poter far parte della comunità energetica. Inoltre, stiamo valutando la possibilità di far entrare nella comunità non unicamente individui in situazione di fragilità – già beneficiari dei bonus energetici a disposizione – ma anche privati cittadini e imprese vicine, in modo che anche loro possano contribuire apportando risorse al fondo CAP. Questa estensione dell’iniziativa potrebbe rendere stabile la consistenza del fondo, permettendo all’equipe di continuare la presa in carico di nuovi nuclei in difficoltà.
La seconda sfida è quella di costruire una comunità che autoalimenta se stessa prendendosi cura delle fasce più fragili della popolazione, trovando strade innovative e strutturali di fuoriuscita dal bisogno, una comunità resiliente con un ente che si mette al servizio per trainare il percorso di crescita non tralasciando alcuna componente in gioco (imprese, istituzioni, terzo settore, gruppi informali, famiglie, individui fragili).
Per concludere, il progetto CAP 20021 ci insegna che la capacità di tessere legami, costruire comunità e ricomporre le risorse può rappresentare la chiave di volta per la presa in carico di situazioni complesse che richiedono interventi trasversali. CAP 20021 ci mostra però anche che oggi esiste la possibilità di costruire programmi stabili e capaci di offrire diversi vantaggi – ai più fragili ma non solo – proprio partendo dalle necessità reali dei territori e da alcune opportunità che gli attuali dispositivi connessi alle comunità energetiche offrono. Una sfida sicuramente complessa ma anche una nuova opportunità da cogliere.
[1] https://larotonda.org/it/attivita/emporio-della-solidarieta


