Normativa di riferimento e sistema di finanziamento
La modalità di finanziamento delle reti antiviolenza avviene tramite il riparto del Fondo nazionale per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità a livello regionale.
Nella tabella seguente verranno riportate sinteticamente le fonti principali che hanno guidato la progettazione territoriale nel passaggio dalla programmazione precedente a quella del biennio 2022/2023 in regione Lombardia.
È bene ricordare come tale normativa rispecchia e implementa ciò che è stato definito all’interno del Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023 e il Piano quadriennale regionale per le politiche di parità, di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne approvato a febbraio 2020.
| Numero atto | Titolo | Elementi significativi |
| DGR XI/4643 del 03.05.2021 | Approvazione modalità di utilizzo e criteri di riparto delle risorse del fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per il contrasto alla violenza sulle donne – D.P.C.M. 13 novembre 2020 |
|
| DGR XI/5080 del 26.07.2021 | Approvazione programma di interventi per il sostegno abitativo, il reinserimento lavorativo e per l’accompagnamento nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza a favore delle donne vittime di violenza, con risorse a valere sul DPCM 13 novembre 2020, in attuazione della D.G.R. n. 4643/2020 |
|
| DGR XI/6299 del 26.04.2022 | Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per il contrasto alla violenza sulle donne – d.p.c.m. 16 novembre 2021: approvazione modalità di utilizzo e criteri di riparto delle risorse |
|
| DDUO 10200 del 13.07.2022 | Sostegno alle reti territoriali interistituzionali antiviolenza per la prevenzione ed il contrasto alla violenza sulle donne, di cui alla d.g.r. n. 6299 del 26 aprile 2022: approvazione piano di riparto delle risorse alle reti e modalità attuative di utilizzo, gestione, monitoraggio e rendicontazione delle risorse a valere sul d.p.c.m. 16 novembre 2021 |
|
| DDUO 11861 del 09.08.2022 | d.g.r. n.6299/2022: Programma di interventi per il sostegno abitativo, il reinserimento lavorativo e per l’accompagnamento nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza a favore delle donne vittime di violenza, avviato con the GR numero 5080/2021: approvazione piano di riparto risorse integrative alle reti territoriali Inter istituzionali antiviolenza in modalità attuative per la programmazione, gestione, monitoraggio e rendicontazione degli interventi |
|
| DGR XI/6966 del 19.09.2022 | Programma regionale per il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne (2022/2023): ulteriori risorse a sostegno dell’attività dei centri antiviolenza e delle case rifugio |
|
Riordinando tali fonti normative e i relativi riparti delle risorse indicate, si riportano le cifre impegnate per il finanziamento delle reti antiviolenza, sottolineando nello specifico le risorse dedicate al finanziamento di centri antiviolenza (CAV), case rifugio (CR) e i progetti di autonomia lavorativa e abitativa, utili a sostanziare i percorsi di fuoriuscita dalla violenza – Programma 2022/2023.
| Fonte delle risorse | Atto normativo | CAV e CR | Autonomia abitativa e lavorativa |
| Dpcm 2020[1] | DGR 6299 del 2022 | € 3.062.328,64 | |
| Dpcm 2021 | € 3.129.406,06 | € 635.000,00[2] | |
| Regionali | € 1.410.000,00 | € 365.000,00 | |
| Regionali | DGR 6966 del 2022 | € 1.000.000,00 | |
| Totale
€ 8.601.734,70 |
Totale
€ 1.000.000,00 |
||
Questioni centrali
Dall’esamina della normativa emergono alcuni nodi significativi di questo sistema di finanziamento.
Prima di tutto, il sistema di finanziamento è complesso, multiplo e distingue quello che è il mantenimento e rafforzamento delle realtà, quali centri antiviolenza e case rifugio e, dall’altra, le progettualità volte all’autonomia lavorativa e abitativa, nonché tutti i progetti atti ad adempiere il Piano Strategico Nazionale. Questi due filoni si richiamano in termini di finalità e quadro generale, ma prevedono finanziamenti distinti, a cui rispondere quindi con progettualità specifiche, e tempistiche di implementazione, e relativo rimborso economico, differenti.
Le domande quindi che sorgono da tale sistema sono: il sistema garantisce la continuità di assistenza e tutela alle donne vittime di violenza di genere a cavallo tra una programmazione e l’altra? Le risorse sono sufficienti a sostenere il fabbisogno rilevato sui territori e a rispondere ai mandati definiti dalla normativa?
Altro elemento sostanziale, e in netto cambiamento col passato è la richiesta, esplicita e vincolante, di destinare tali fondi attraverso la procedura di coprogettazione.
Questa è una sostanziale novità che porta gli enti gestori di centri antiviolenza e case rifugio a non essere più prestatori di servizi e interventi, ma partner dell’ente pubblico nell’esercizio delle funzioni della rete antiviolenza. Essere partner comporta, da un punto di vista sostanziale, a un riconoscimento reciproco della propria esperienza e competenza nel settore, insieme a una corresponsabilità verso gli obiettivi posti.
Elemento da considerare nel ragionamento è che molte delle realtà che gestiscono tali servizi sono organizzazioni di volontariato, con personale dedicato assunto, ma con una considerevole percentuale di forza lavoro volontaria. Questo è sempre stato un tratto distintivo del movimento femminista che ha prima portato alla luce il tema della violenza di genere grazie al riconoscimento tra donne e, poi, ha costruito, dal basso, le prime realtà di supporto e tutela. La partecipazione, però, a processi di coprogettazione e la relazione con un’istituzione pubblico in questo momento sempre più in affanno nella gestione di varie risorse e progettualità, richiede competenze amministrative e gestionali che esulano dall’esperienza specifica sul tema della violenza di genere e, soprattutto, richiederebbe personale dedicato e retribuito per la gestione di tali aspetti.
Ovviamente le realtà sono molto eterogenee, possono essere più o meno strutturate al loro interno, e i territori altresì possono aver avviato nel tempo diversi percorsi, per cui non è da escludere che già qualcuno abbia potuto sperimentare la coprogettazione.
La richiesta però attuale è che diventi lo strumento principe della programmazione locale, interrogando su quanto questo sia vissuto dagli enti capofila e dai loro partner, attualmente, come una opportunità o come una criticità.
Come ultimo spunto di riflessione, citiamo una fonte nazionale, ovvero l’Intesa Stato – Regioni del 16 settembre 2022 che introduce i requisiti minimi dei centri per uomini autori di violenza domestica e di genere (CUAV)[3]. Il documento li definisce come “strutture il cui personale attua i programmi rivolti agli autori di atti di violenza domestica e sessuale e di genere, per incoraggiarli a adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, al fine di modificare i modelli comportamentali violenti e a prevenire la recidiva”. Al comma 2 dell’art. 1 viene specificato come tali soggetti appartengano al sistema dei servizi antiviolenza pubblici e privati, lavorando tra loro in sinergia. Questo tema apre ulteriormente il dibattito sulla costruzione delle reti antiviolenza, in quanto viene richiesto alle regioni l’apertura e gestione di appositi elenchi e/o registri ai quali i CUAV, in possesso dei requisiti, possano iscriversi, al fine di ricevere i finanziamenti pubblici. In regione Lombardia è attualmente in essere il Progetto UOMO[4], promosso da ATS Milano Città Metropolitana[5], che tratta questi temi. Sarà interessante, quindi, monitorarne lo sviluppo e approfondire come tutti questi cambiamenti influiranno nella costruzione territoriale delle reti antiviolenza.
Conclusione
La governance delle reti antiviolenza racchiude molte delle sfide attuali del welfare locale: come coniugare i movimenti dal basso e i sistemi di finanziamento che pongono direttive dall’alto; come garantire continuità a realtà fondamentali per la tutela e il supporto, nel continuum tra riconoscimento d’unità d’offerta e libertà di autodeterminarsi del privato sociale; come la comunità può assumere maggiori competenze in termini di coprogettazione e lavoro in rete, senza gravare ulteriormente la gestione del lavoro quotidiano.
Per proseguire questa riflessione, partiremo dall’esperienza concreta di alcuni territori lombardi.
[1] Non vengono inserite le risorse impegnate tramite tale atto per quanto riguarda i percorsi di fuoriuscita dalla violenza perché a scavalco delle annualità 2021 e 2022; per quest’ultima annualità, il Dpcm 2021 le riprende, quindi viene citata unicamente questa fonte per maggiore chiarezza di sintesi
[2] Il Dpcm prevede altri € 780.000,00 per progetti regionali in attuazione del Piano Strategico Nazionale (iniziative volte a superare le difficoltà connesse all’emergenza da COVID-19, interventi per il sostegno abitativo il reinserimento lavorativo e l’accompagnamento nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, azione di informazione, comunicazione e formazione)
[3] https://www.pariopportunita.gov.it/news/requisiti-minimi-dei-centri-per-uomini-autori-di-violenza-raggiunta-lintesa-in-conferenza-stato-regioni/
[4] https://www.facebook.com/profile.php?id=100082240714997&sk=about
[5] http://www.lombardiasociale.it/2022/07/01/sperimentare-la-presa-in-carico-delluomo-autore-di-violenza-prime-riflessioni-a-un-anno-del-progetto-uomo/


