Di cosa parliamo
L’obiettivo numero 2 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite è ‘sconfiggere la fame’. Anche se la sua definizione sembra quasi esclusivamente orientata ai Paesi in via di sviluppo, negli ultimi anni il fenomeno, con diverse declinazioni, riguarda in realtà sempre più anche altri paesi, incluso il nostro. Prima la pandemia poi le difficoltà di produzione legate al conflitto russo ucraino e alla crisi energetica – basti pensare all’aumento del costo del pane e della pasta – hanno esacerbato la situazione, mettendo ulteriormente in crisi le famiglie più fragili.
In questo contesto, la povertà alimentare e le questioni di insicurezza in termini di accesso economico al cibo e consumo di una dieta sana acquistano particolare rilevanza. Basti pensare che un’insicurezza alimentare da moderata ad estrema colpisce quasi il 9% della popolazione in Europa e Nord America”[1].
Il nostro Paese
Nello specifico, il contributo La prospettiva economica della povertà alimentare e della (in)sicurezza, prodotto grazie ad un’analisi dei micro-dati dell’Indagine sul Bilancio delle Famiglie italiane realizzata dall’Istat, rileva che “in Italia le persone a rischio di povertà alimentare o insicurezza alimentare sono il 22,3% dell’intera popolazione. Inoltre, il tasso di rischio di povertà alimentare varia a livello regionale dal 14,6% (Umbria) al 29,6% (Abruzzo), con elevati livelli di disuguaglianze alimentari osservate soprattutto per ortaggi, carne e pesce”. In particolare, vengono stimate circa 5.320.716 famiglie a rischio di povertà alimentare, che equivalgono a 11.459.795 persone.
I cittadini e gli operatori del settore si trovano dunque davanti al paradosso della “scarsità in abbondanza”[2], ovvero una situazione dove alcune persone e nuclei familiari non sono in grado di consumare cibo in maniera adeguata e tanto meno impostare una dieta equilibrata. Questo aspetto apre anche una serie di riflessioni in merito alla correlazione tra una dieta equilibrata e lo stato di salute delle persone, con particolare riferimento alle bambine e ai bambini.
La Lombardia si colloca poco sopra la media nazionale e ha un rischio di povertà alimentare superiore a Abruzzo, Molise, Liguria, Valle d’Aosta, Marche, Sardegna, Trentino-Alto Adige, Calabria. Esiste anche una differenza all’interno delle province lombarde, infatti, troviamo Bergamo tra quelle a minor rischio e la città metropolitana di Milano, invece, tra quelle più in difficoltà.
La DGR n. XI/7081
Nel quadro descritto, la DGR n. XI/7081 “Approvazione di una nuova iniziativa di sostegno alle attività di riconoscimento, tutela e promozione del diritto al cibo -Annualità 2022-2024”, che segue la DGR 3959 del 30 novembre 2020 «Promozione delle attività di riconoscimento, tutela e promozione del diritto al cibo biennio 2021/2022», assume una rilevanza ancora maggiore.
I riferimenti che portano a queste DGR sono molti, citiamo i principali, in modo da facilitare un eventuale approfondimento delle fonti:
- Piano regionale per i servizi di contrasto alla povertà – Anni 2021 – 2023
- Legge n. 166/16 «Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici ai fini della solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi»;
- Legge n. 34/ 15 «Legge di riconoscimento, tutela e promozione del diritto al cibo», in particolare il comma I° dell’art. 5 «Recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari»;
- Legge regionale n. 25/2006 «Politiche regionali di intervento contro la povertà attraverso la promozione dell’attività di recupero e distribuzione dei prodotti alimentari ai fini di solidarietà sociale»;
- Programma Regionale di Sviluppo della XI legislatura, che prevede il potenziamento e lo sviluppo di azioni, anche di carattere innovativo, per la raccolta e distribuzione delle derrate alimentari ai fini di solidarietà sociale.
I macro-obiettivi della DGR richiamano gli orientamenti regionali: valorizzare la rete tra soggetti pubblici e privati, integrare gli interventi realizzati dagli enti non profit in un’ottica di valorizzazione delle attività di prossimità territoriale (in particolare con i target lontani dai servizi), sostenere l’empowerment dei beneficiari diretti e delle strutture che lavorano per intercettare precocemente le situazioni di povertà.
Presentazione del bando: elementi principali e prime riflessioni
L’avviso (Allegato A della DGR XI/7081) ha la finalità di sostenere – tramite erogazioni di natura economica per Enti che operano sul territorio lombardo nel campo del recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari ai fini di solidarietà sociale – le attività di recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari, a favore di coloro che non riescono ad accedere a risorse alimentari adeguate (qualitativamente e quantitativamente) e delle fasce più vulnerabili della popolazione. Più nello specifico, si propone di far fronte alle conseguenze delle emergenze degli ultimi anni che investendo il Paese hanno causato un sensibile aggravamento delle situazioni già critiche e attivato nuove fragilità, come riportato e argomentato in introduzione, orientando l’attenzione su quelle “persone che si trovano in situazione di povertà alimentare e nell’impossibilità di accedere ad alimenti sicuri, nutrienti e in quantità sufficiente per garantire una vita sana e attiva rispetto al proprio contesto sociale”. La finalità, inoltre, è sia di consolidamento che di potenziamento, in termini di beneficiari raggiunti ma anche di copertura del territorio regionale.
Scorrendo la corposa lista degli obiettivi specifici, l’attenzione al sistema di rete e alla ricettività di quest’ultima alle situazioni di vulnerabilità appare lampante, così come il focus sul ruolo dei territori. In particolare, da una parte, l’avviso punta a valorizzare i legami tra enti pubblici e del terzo settore e quelli tra piccoli e grandi operatori del settore alimentare, nell’ottica di una ricomposizione e di un riallineamento di prospettive, interventi e risorse; dall’altra, invece, rimanda al tentativo, attraverso lo sviluppo di empowerment della comunità locale e, più in generale, degli attori coinvolti, di strutturare un sistema-sentinella teso all’intercettazione precoce di situazioni a rischio. Altro elemento, riportato e declinato come intento, oltre che conforme alla volontà di rendere più coeso possibile il sistema, è lo sviluppo organizzativo, soprattutto in riferimento alla gestione pratica di raccolta e distribuzione.
Per quanto riguarda gli interventi ammissibili, i progetti potranno essere finalizzati all’attivazione di nuovi interventi, al mantenimento di azioni già realizzate, al potenziamento di servizi stabili e continuativi e all’attivazione di sperimentazioni. In coerenza con le tre direttrici segnate dai macro-obiettivi inizialmente identificati (riassumendo, efficacia degli interventi, implementazione della rete, empowerment dei soggetti), sono proponibili sia attività più esplicitamente e squisitamente operative (es. recupero, raccolta e distribuzione dei prodotti alimentari), sia attività di natura più sistemica e strutturale (es. riferite allo sviluppo organizzativo o metodologico di organizzazioni coinvolte). Gli interventi finanziabili includono inoltre l’attivazione di servizi territoriali quali sportelli di ascolto, iniziative di socializzazione, orientamento ai servizi, intesi come azioni di supporto diretto ai beneficiari delle attività e alla comunità di appartenenza.
Viene richiesta inoltre la presenza di soggetti aderenti specificati:
- Almeno un Comune singolo o Associato inclusi loro unioni e consorzi, o loro articolazioni e ambiti territoriali – per enti di primo livello;
- Almeno un ATS/ASST e 2 Comuni singoli, o Associato inclusi loro unioni e consorzi o loro articolazioni e ambiti territoriali; oppure almeno 3 Comuni singoli, o Associato inclusi loro unioni e consorzi o loro articolazioni e ambiti territoriali – per enti di secondo livello;
- Almeno una ATS/ASST e 4 Comuni singoli o Associati inclusi loro unioni e consorzi, ovvero loro singole articolazioni e ambiti territoriali – per enti di terzo livello.
Il requisito, che prevede che la rete sia formalizzata tramite accordo sottoscritto da tutti i soggetti, persegue chiaramente la finalità, già esplicitata, di strutturare o rinforzare il sistema territoriale orientato al contrasto alla povertà, tentando contestualmente di limitare la dispersione di interventi e risorse.
Per il raggiungimento dei tre macro-obiettivi e quindi degli obiettivi specifici, si prevede una dotazione complessiva di 3.309.000,00 euro, derivanti da risorse regionali autonome, di cui:
- 709.000,00 euro dedicati all’esercizio finanziario 2022,
- 1.300.000,00 euro all’esercizio finanziario 2023,
- 1.300.000,00 euro all’esercizio finanziario 2024.
Il contributo approvato sarà erogato in 4 tranche. Sull’entità dell’agevolazione: si tratta di un elemento variabile, definito innanzitutto dal livello dell’ente e poi fortemente dipendente dal numero di richieste. Viene richiesto un cofinanziamento pari almeno al 10%. Infine, possano richiedere il contributo regionale (a fondo perduto) gli enti che:
- Siano iscritti negli appositi registri;
- Operino sul territorio lombardo da almeno 3 anni;
- Abbiano tra le finalità statutarie quelle di natura civica e solidaristica;
- Abbiano uno statuto che preveda la valorizzazione dell’opera del volontariato, la precisa individuazione dello scopo, con riguardo particolare, alla raccolta e alla distribuzione delle derrate alimentari ai fini di solidarietà sociale ed escluda qualsiasi scopo lucrativo.
Fondamentale, inoltre, l’iscrizione all’elenco degli enti no profit che si occupano di raccolta e distribuzione delle derrate alimentari ai fini di solidarietà sociale 2022 oppure il possesso dei requisiti e criteri soggettivi, tecnico organizzativi e tecnico gestionali previsti dalla DGR 6973/2017.
Per quanto concerne ulteriori approfondimenti su requisiti, tempi, procedure, spese ammissibili e altri elementi di natura tecnica, si rimanda al testo dell’avviso.
Conclusioni
La DGR si inserisce tra le misure che concorrono al contrasto alla povertà, agisce su un tema specifico e mantiene ampio il target di intervento, in particolare non orientandosi esclusivamente ai percettori del Reddito di Cittadinanza. Come abbiamo approfondito anche in altri contributi, appare sempre più necessario costruire strategie territoriali, che possano permettere, da un lato, una ricomposizione delle risorse, dall’altro un rafforzamento del sistema territoriale e comunitario.
È necessario progettare interventi che possano rispondere alla complessità delle necessità delle persone in stato di povertà, ma soprattutto che evitino, per quanto possibile, di concludersi con la “consegna del pacco”. Sappiamo che non è semplice. Sappiamo che rispondere alle esigenze alimentari è prioritario, però, al tempo stesso, crediamo sia fondamentale che ogni territorio apra una riflessione su come inserire questa tipologia di intervento all’interno di un sistema di interventi di contrasto alla povertà. Elementi centrali, in un’ottica di organizzazione territoriale, appaiono:
- la possibilità di partecipare al bando con assetti differenti e, quindi, con capacità di intervento differenziate a seconda dei comuni;
- la richiesta di rafforzare la collaborazione tra enti pubblici ed organizzazioni del Terzo Settore;
- il promuovere percorsi di empowerment delle cittadine e dei cittadini che necessitano cibo.
Gli spazi e le reti che si occupano della distribuzione di cibo, giocano un ruolo fondamentale. Negli ultimi anni stiamo assistendo al fiorire di Empori Sociali, Social Market, sportelli di ascolto, che tentano di strutturare strategie di risposta al bisogno alimentare e che non si muovano esclusivamente in chiave assistenzialistica. Le risorse stanziate possono essere un elemento di supporto importante, anche in questa direzione. Dal nostro osservatorio ci sono però due elementi che rischiano di essere poco visibili, ma che riteniamo strategici per la crescita di questa tipologia di intervento:
- la costruzione di collaborazione tra piccola e media distribuzione per la gestione delle eccedenze in maniera collaborativa o comunque di accordi strutturati, che agevolino l’acquisto di cibo;
- la definizione di sistemi di informatizzazione, che permettano di raccogliere i dati utili alla gestione della distribuzione, alla raccolta del cibo e alla costruzione di conoscenza territoriale legata a quello specifico contesto.
Rafforzare la rete di distribuzione del cibo, insomma, può essere un’ulteriore occasione per riflettere sulla strutturazione di un sistema di contrasto alle povertà, capace di integrare le risorse e muoversi in un’ottica di empowerment individuale e comunitario.
[1] Marchetti, S., Secondi, L. (2022) La prospettiva economica della povertà alimentare e della (in)sicurezza: un approccio analitico alla misurazione e alla stima in Italia.
[2] Campiglio, L., Rovati, G. (2009). Il paradosso della scarsità nell’abbondanza: il caso della povertà alimentare. Milano. Guerini e Associati.


