La Giunta regionale il 16 maggio ha approvato la DGR n. 6387 relativa alla programmazione del servizio sanitario 2022.
Come è noto, si tratta di un provvedimento molto articolato che si occupa di tutto l’ampio spettro di attività sanitarie e sociosanitarie regionali, tra cui alcune di specifico interesse per le persone con disabilità.
In prima battuta, quello che si può evincere dal testo è che, dopo diversi anni, le indicazioni e le parole promosse dalla rete associativa in favore di un mutamento del modello di welfare regionale orientato ai diritti umani delle persone con disabilità, abbiano fatto ampiamente breccia.
Si tratta di un percorso tutt’altro che compiuto, ed anche in questo documento vi sono diversi passaggi in cui sguardi differenti e regimi – anche divergenti – sulla disabilità appaiono presenti e attivi. In altre parole quello che viene identificato come modello sanitario, che ha configurato fino ad ora l’offerta di gran parte dei servizi e delle prestazioni in favore delle persone con disabilità, appare ancora presente ma all’interno di un contesto che progressivamente considera la disabilità come una questione anche di carattere sociale e relazionale e attinente il rispetto dei diritti umani.
Alcuni aspetti salienti
Tra le molte indicazioni programmatiche, tre appaiono particolarmente significative per le loro potenziali conseguenze sulla vita delle persone con disabilità, in particolare di quelle che richiedono un forte sostegno: l’implementazione del DAMA in ogni ASST, l’apertura dei Servizi Disabilità Psichica Adulta all’interno di ogni Dipartimento di Salute Mentale e la revisione dei criteri di funzionamenti e finanziamento della Unità di offerta per le persone con disabilità.
Il DAMA in ogni ASST
Nella delibera spicca la ripetuta ed espressa volontà di estendere in ogni ASST il servizio DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance). Una previsione che viene riportata anche nelle slide di sintesi del provvedimento. Si tratterebbe della messa a sistema di un modello di intervento, ampiamente sperimentato presso l’Ospedale San Paolo di Milano, che garantisce l’accesso ad adeguate cure sanitarie alle persone con disabilità. Un modello già replicato in altri ospedali lombardi (a Mantova e Varese) ma che, fino ad ora stentava a divenire una offerta diffusa e ordinaria. Ora questa indicazione, che è conseguente ad una analoga indicazione della più recente revisione della Legge sul sistema sociosanitaria regionale, sembrerebbe rendere più vicino questo traguardo.
I Servizi per la Disabilità Psichica Adulta
Allo stesso modo, si può pensare e sperare che vengano finalmente aperti e attivati i Servizi per la Disabilità psichica adulta in ogni Dipartimento di Salute Mentale. Si colmerebbe così una incredibile lacuna del sistema sociosanitario regionale che lasciava privi di una presa in carico sanitaria migliaia di persone con disabilità al compiere dei 18 anni e quindi con il venir meno del supporto delle UONPIA. Con questo passo, l’inserimento della Disabilità Psichica nell’Area Salute Mentale, già previsto dalla Legge regionale 15/2016, inizierebbe ad assumere una qualche concretezza.
La revisione dei criteri di funzionamento e finanziamento delle UdO
Infine ma non certo per ultimo viene anche esplicitata l’intenzione di rivedere i criteri di funzionamento e finanziamento delle Unità di offerta, tanto sociosanitarie che sociali: anche questa indicazione a dire il vero sarebbe già stata prevista dalla “famosa” legge regionale 23/2015 ma è rimasta fino a questo momento non attuata. Un passaggio fondamentale, per sbloccare un grande patrimonio di competenze e risorse umane ed economiche oggi compresse da un insieme di regole, di derivazione puramente sanitarie, che impediscono loro di lavorare a servizio dei progetti di vita delle persone e per – come prescritto dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità – “permettere loro di inserirsi nella società e impedire che siano isolate o vittima di segregazione”. La direzione sembra essere proprio questa quando ad esempio si fa riferimento alla necessità di una “ridefinizione della platea degli erogatori della rete socio sanitaria … nell’ottica dell’implementazione dei Centri Multiservizi, …”: un processo che preveda il rinforzo degli interventi a sostegno della domiciliarità e la rideterminazione dell’area della residenzialità” per prevenire l’istituzionalizzazione e favorire la deistituzionalizzazione. Di rilevo anche il passaggio, dedicato alla revisione delle Unità di offerta socioassistenziali, in cui si prevedono interventi “in favore di una offerta diversificata, modulabile, fondata sulla progettazione individuale…”. In attesa che questo percorso si compia, la delibera prevede comunque una revisione dell’applicativo e del modello di rendicontazione ma, almeno in quel passaggio della delibera, senza prevedere un cambio di logica di quanto già oggi in essere. Sarebbe bene, invece, che ogni modifica dell’impianto gestionale fosse successiva e conseguente alla revisione dell’assetto complessivo dei servizi.
Una notevole mancanza nella raccolta dei dati
In un quadro complesso ma tendenzialmente positivo per le persone con disabilità, non si può non mettere in evidenza un chiaro passaggio a vuoto della delibera. La prevista revisione del flusso informativo relativo alle Unità di offerta sociosanitarie, si inserisce in un capitolo dedicato alla Epidemiologia. In questo ambito non è prevista alcuna specifica raccolta di dati e informazioni sulle condizioni di vita e di salute delle persone con disabilità. Una mancata “attenzione” che conferma e rafforza la storica carenza di dati statistici sulla disabilità che genera una scarsa conoscenza sulle priorità di intervento ma anche sull’esito delle politiche sociosanitarie sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie.
Buone notizie in attesa di gambe
La delibera prende in considerazione molti altri aspetti che riguardano le persone con disabilità, ad esempio quando si fa riferimento a tutte le azioni previste nel 2022 dal Piano Operativo Regionale Autismo e alle linee di sviluppo della Neuropsichiatria Infantile, che prevede il loro rafforzamento sia del livello territoriale, che delle degenze e strutture terapeutiche, oppure nei diversi passaggi in cui si prevede una attenzione sempre crescente ai servizi domiciliari.
Insomma, all’interno di questo documento decisamente corposo e complesso, le buone notizie – insieme ad alcune criticità – non sembrano mancare per le persone con disabilità ed i loro familiari. Resta da verificare, ovviamente, quanto la Giunta, sarà in grado di fare, nel tempo residuo dell’attuale legislatura, per passare dalla previsione all’implementazione, cioè dalle parole ai fatti.


