Il fenomeno dell’invecchiamento riguarda l’Italia da nord a sud; se i problemi che affrontano le famiglie dei non autosufficienti sono molto simili, le risposte della rete sociosanitaria e assistenziale variano da regione a regione. Il report annuale 2021 dell’Osservatorio RSA della Fnp Cisl Lombardia tratteggia il quadro di massima del contesto nazionale ma – come di consueto – rivolge la sua attenzione approfondita al panorama lombardo. Denso di contenuti, corredato da dati e tabelle che rappresentano la situazione economico-sociale di migliaia di famiglie alle prese con la non autosufficienza, il Rapporto oltre a quelle residenziali illustra le misure domiciliari, semiresidenziali e complementari disponibili. Lo compongono cinque capitoli[1]: in questa sede ci limitiamo a sintetizzare alcuni spunti tratti dal cap. 2 (dati su posti letto e rette), dal cap. 4 (novità previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e dal cap. 5 (proposte di lavoro per i prossimi anni), rimandando alla lettura del dossier per tutti gli altri temi trattati.
Le RSA in Lombardia
L’analisi relativa al 2021, basata sui dati aggiornati al 31 dicembre, si riferisce a 712 strutture, 3 in più del 2020. In rapporto agli over 65, la maggior concentrazione di posti letto (pl) nelle RSA è riscontrabile nei territori delle ATS con un minor totale di residenti: il 4,10% a Montagna, 4,36% in Valpadana e 4,46% a Pavia. A fronte di un indice teorico di dotazione complessiva regionale di 2,82% pl ogni cento anziani residenti[2], si rileva una percentuale media effettiva del 2,87% pl, con differenze di rilievo tra le varie ATS.
I posti letto
I posti letto delle RSA lombarde sono suddivisi in quattro classi: autorizzati, accreditati, contrattualizzati e solventi.
- A fine 2021 nelle RSA lombarde i pl. autorizzati (requisito essenziale per l’abilitazione alle attività e al funzionamento) risultano essere 65512, con 579 unità in più rispetto al 2020.
- I posti letto accreditati sono 62657. Il periodo 2016-2021 ha visto un trend di crescita costante (+ 3072); nel 2021 l’aumento è stato di 387 pl ma è avvenuto solo in alcune ATS, mentre in altre vi è stata una diminuzione.
- Nel 2021 i posti letto contrattualizzati sono 57.515. Negli ultimi sei anni, l’andamento è stato altalenante: nel biennio 2016-2017 si è avuto un aumento di 270 contrattualizzazioni, mentre nel successivo si è verificata una netta diminuzione (989 unità in meno); la situazione si è stabilizzata negli ultimi due anni (+2 contrattualizzazioni nel 2021). Giova ricordare che questi posti sono i più ricercati dalle famiglie, essendo accreditati, riconosciuti dalla Regione con regolare contratto e parzialmente finanziati dal Fondo Sanitario Regionale.
- Posti in solvenza. Come già evidenziato in passato, per riequilibrare la domanda e smaltire le liste di attesa (che, nonostante la riduzione avvenuta nel 2020 e nel 2021, continuano ad esistere) molte RSA hanno iniziato a proporre posti in solvenza pura, accreditati ma non contrattualizzati, con costi a completo carico delle famiglie. Oltre alla quota sanitaria, per questi posti generalmente si devono pagare anche rette alberghiere più alte, decise in piena autonomia dai gestori e solitamente giustificate da migliorie nei servizi all’ospite. Quest’onerosa soluzione, preclusa a molte famiglie, è spesso una scelta obbligata che può portare verso un impoverimento correlato ai costi della non autosufficienza.
I posti in solvenza, in continuo aumento dal 2019, nel 2021 sono 7752, 385 in più del 2020.
Le rette delle RSA
I costi a carico della Regione: la quota sanitaria
Il costo delle rette è uno degli temi più “sensibili” e centrali nelle politiche sociali, Vari precedenti contributi hanno sottolineato come le quote sanitarie giornaliere, pagate ai gestori da Regione Lombardia secondo l’intensità di cura richiesta dall’ospite[3], siano invariate dal 2008 e risultino inferiori al dettato della legislazione vigente in materia di Lea (50% del costo giornaliero pro capite). Visto che le ultime schede struttura (risalenti al 2013) indicano che il costo giornaliero complessivo di un ricovero in RSA ammonta a 103,90€, per i posti contrattualizzati Regione Lombardia dovrebbe riconoscere ai gestori un contributo di almeno 51,95€/giorno per tutte le classi Sosia; nella nota 3 si può invece vedere come la cifra corrisposta sia sensibilmente inferiore per varie classi Sosia[4]. Poiché l’emergenza Covid-19 ha portato a ricoverare meno persone lasciando vuoti molti letti, dal 1/1/2021 (analogamente al 2020) Regione Lombardia ha aggiornato il tariffario delle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani e disabili, determinando un incremento strutturale per le giornate di presenza in RSA in base alla normativa regionale.
I costi a carico dell’utenza: la quota alberghiera
Una volta di più è il caso di ricordare che in Lombardia, data l’assenza di vincoli normativi, le tariffe variano molto da zona a zona. La retta alberghiera (pagata dall’ospite e/o dai suoi familiari e/o dal Comune di residenza) spazia da una cifra media minima di 54,12€ al giorno (ATS Montagna) fino ad una media massima di 91,95€ al giorno (ATS Città Metropolitana di Milano).
Gli aumenti delle rette
Se la Regione paga ai gestori meno di quanto dovrebbe, spesso le conseguenze ricadono sulle famiglie degli utenti sotto forma di aumenti della quota alberghiera. Negli ultimi anni, infatti, resta costante la tendenza al continuo aumento delle rette a carico dell’ospite, ravvisabile anche per il 2021; la tabella 1 mostra l’andamento delle rette medie massime negli anni 2016-2021[5].

Fonte: Rapporto FNP CISL sulle RSA lombarde 2021
L’Osservatorio CISL ha calcolato che l’esborso annuo sostenuto per un anziano ricoverato in una RSA lombarda si aggira intorno ai 25 mila €. Questa cifra, moltiplicata per i 65.512 pl autorizzati, porta a una spesa complessiva annua a carico delle famiglie di circa 1,6 miliardi di €, contro una quota di 869,5 milioni € pagata dalla Regione. Ogni commento pare superfluo.
La non autosufficienza nel PNNR
Il settore della non autosufficienza in Italia è affetto da cronici problemi che andrebbero affrontati con una riforma strutturale. La pandemia Covid-19, con il suo devastante impatto nel mondo della non autosufficienza, ha puntato i riflettori su bisogni e mancanze del settore. Da questi eventi drammatici però è stato possibile trarre anche insegnamenti utili per il presente ed il futuro del longterm care (LTC).
Nell’ultimo biennio, infatti, si è cominciato a intravvedere l’avvento di una “rivoluzione” , innescata principalmente dalle conseguenze “positive” della pandemia, che nei prossimi anni apporterà profonde modifiche nel settore. Ecco i punti salienti:
- Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), emanato dal nostro Paese per accedere ai fondi stanziati dall’UE per superare l’impatto economico della pandemia[6], prevede l’approvazione della legge delega sulla non autosufficienza degli anziani. Il pacchetto di misure e investimenti per il settore è distribuito tra la Missione 5 “Inclusione e coesione” e la Missione 6 “Salute”, le cui azioni si integrano e si sommano. Da esse derivano ulteriori provvedimenti, alcuni dei quali stanno attualmente delineandosi.
- La recente approvazione della Legge delega di riordino sui temi della disabilità (L. n. 227 del 20 dicembre 2021).
- La Legge di Bilancio 2022, che classifica alcuni interventi dedicati alla non autosufficienza tra i livelli essenziali (L. n. 234 del 30 dicembre 2021).
Benchè non possano essere considerate come pienamente risolutive dei numerosi problemi che riguardano l’area LTC in Italia, le novità sopraccitate rappresentano un fattore positivo da non sottovalutare (e di cui approfittare assolutamente).
Il futuro della non autosufficienza
Il futuro ”possibile”: il Sistema Nazionale Assistenza Anziani (SNA)
Nello stesso contesto “rivoluzionario” post pandemia si inserisce l’azione di circa 50 organizzazioni nazionali (tra cui Fnp Cisl nazionale) che si sono riunite nel “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza” elaborando una proposta finalizzata ad interloquire con il Governo e ad interfacciarsi con il Disegno di legge delega. Il “Patto” propone una nuova governance delle politiche per la non autosufficienza centrata sull’istituzione del Sistema nazionale assistenza anziani (SNA), basato sul governo unitario e sulla realizzazione congiunta delle risposte da parte dei diversi soggetti pubblici (Stato, Regioni, Comuni).
Il documento del “Patto” è molto articolato[7]: in questa sede accenniamo solo ai principali aspetti che caratterizzano il nuovo Sistema proposto.
- Lo SNA punta a costituire una filiera di risposte differenziate e complementari tra loro, superando l’attuale frammentazione tra i diversi servizi. La priorità è attribuita agli interventi che promuovono la permanenza dell’anziano a domicilio.
- E’ previsto un percorso unitario e definito all’interno della rete del welfare, in modo da semplificare l’accesso delle persone anziane e delle loro famiglie.
- La possibilità di accedere a tutte le risposte pubbliche viene stabilita attraverso un’unica valutazione iniziale.
- La tutela della non autosufficienza va riconosciuta quale responsabilità pubblica. Di conseguenza, il sistema si fonda su un finanziamento pubblico atto ad assicurare il diritto all’assistenza, con una logica analoga a quella della Sanità.
Lo SNA rappresenta l’orizzonte che ci si auspica per l’assistenza ai non autosufficienti; ad oggi tuttavia non è dato sapere quali saranno le decisioni che prenderà il Governo in materia.
Conclusioni
Il Rapporto si chiude considerando che la stagione che stiamo vivendo si presenta come straordinaria, con enormi potenzialità di miglioramento per il settore della longterm care in Italia. Spetterà quindi a tutti gli attori nazionali e locali lavorare al meglio per evitare di sprecare questa occasione unica di riformare la non autosufficienza nel nostro Paese e in Lombardia.
[1] I capitoli sono: 1) La non autosufficienza in Lombardia; 2) le RSA in Lombardia; 3) Alzheimer, hospice e centri diurni in Lombardia; 4) La non autosufficienza in Italia; 5) Il futuro della non autosufficienza.
[2] Sensibilmente superiore al dato medio nazionale, fermo al 2%.
[3] Le quote sanitarie ammontano a: 56,60€ per anziani con Alzheimer; 53,30€ per le classi Sosia 1-2; 42,50€ per le classi Sosia 3-4-5-6; 31,50€ per le classi Sosia 7-8.
[4] Si consideri inoltre che da tempo la condizione degli ospiti delle RSA è mutata: la popolazione residente ormai è composta perlopiù da on autosufficienti molto anziane (85 e più anni), che richiedono un livello di assistenza sanitaria ben superiore rispetto al passato.
[5] Nel Report 2021 è stato inserire il nuovo dato relativo alla retta media, costruita sommando la retta minima e la retta massima e dividendo la somma di ogni singola RSA.
[6] Per approfondimenti si vedano, tra gli altri, i seguenti articoli:
Tidoli R. (a cura di), Il PNRR. La proposta di NNA per i non autosufficienti, www.LombardiaSociale.it, 23 aprile 2021;
Tidoli R. (a cura di), Il PNRR spinge la riforma per la non autosufficienza, www.LombardiaSociale.it, 25 maggio 2021;
Pasquinelli S., Non autosufficienza, disabilità e PNRR, www.LombardiaSociale.it, 12 luglio 2021;
[7] Per approfondimenti:
Rusmini G (a cura di), Il Sistema Nazionale Assistenza Anziani (SNA): la proposta in sintesi, www.luoghicura.it, 26 aprile 2022;
Gori C., Abbiamo bisogno del Sistema Nazionale Assistenza Anziani?, www.luoghicura.it, 27 aprile 2022.


