I consultori della Fondazione Centro per la Famiglia Cardinal Martini hanno sperimentato nel 2021 il servizio di “triage minori” per consentire a genitori e ragazzi di chiedere aiuto e di trovare risposta in tempi congrui. I principali problemi segnalati sono stati: ansia, difficoltà relazionali in famiglia, difficoltà scolastiche, difficoltà relazionali con i compagni, depressione, autolesionismo e disturbi alimentari. Questa esperienza di fronteggiamento del disagio giovanile, fenomeno dirompente dopo il periodo di emergenza sanitaria, è stata analizzata attraverso una ricerca qualitativa[1], i cui risultati sono stati presentati all’interno di un convegno online il 24 marzo 2022. I dati emersi sono stati oggetto di dibattito tra i diversi interlocutori[2], tra cui Alessandra Locatelli (Assessorato alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità di Regione Lombardia) e Riccardo Bettiga (Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di Regione Lombardia) ai quali è stato chiesto di intervenire condividendo la propria lettura del fenomeno e la prospettiva di intervento che ritengono necessaria nel prossimo futuro, a sostegno dei giovani e delle loro famiglie.

Dal confronto sono emerse diverse direttrici comune, che vengono sinteticamente riportate di seguito.

 

Il fenomeno: un disagio ben presente anche prima del Covid

Il disagio psichico e psicologico che molti giovani oggi manifestano in varie forme è oggetto di forte preoccupazione, ma tutti sono concordi nel leggere questo problema non come un effetto dell’esperienza pandemica, o, perlomeno, non solo.
Il disagio espresso è un fenomeno ampio e complesso che presenta diverse concause: sicuramente l’isolamento forzato e la mancanza di contesti di socialità per lungo tempo ha inciso notevolmente sulla crescita dei ragazzi e sulla costruzione della propria identità.
Le manifestazioni più eclatanti di sofferenza, come l’autolesionismo, parlano però di un grido d’aiuto che i giovani lanciano al mondo adulto, un desiderio di ascolto e di essere visti, in primis dai propri genitori.
Elemento quindi significativo e alla base di questo fenomeno è la fragilità e il disorientamento del mondo adulto, un sistema familiare in cui i genitori faticano a svolgere il proprio ruolo educativo, anche perché lasciati da soli, soprattutto negli ultimi anni, motivo che li spinge a chiedere accompagnamento e supporto.

 

Un sistema in crisi a cui rispondere con alleanze educative

La pandemia, anche in questo caso, ha fatto esplodere diverse difficoltà pre-esistenti. Parliamo dei servizi, già in sofferenza con lunghe liste d’attesa, episodi di burn out degli operatori e una netta separazione tra il mondo sociale e quello sanitario. Queste criticità rendono il sistema dei servizi spesso inefficace nella risposta al disagio giovanile.
Quello che fa ben sperare è l’attenzione al protagonismo e al benessere dei ragazzi che caratterizza questo preciso momento storico. Mentre in Europa si avvia il piano del Next Generation UE che vede tra i suoi pilastri le politiche pubbliche per i giovani, in Lombardia vengono approvate le linee guida per la diffusione dei Centri per le famiglie e una nuova legge regionale scritta per e con i giovani che stanzia 10 mln di euro per il prossimo triennio.
L’assessore Locatelli ha precisato, infatti, come la prospettiva regionale sia quella di rimettere al centro la famiglia, creando attorno ad essa una rete di servizi integrati che la supporti e la valorizzi, tra cui i centri per la famiglia.

 

Il Triage minori sperimentato

Nei consultori di Cernusco sul Naviglio, Melzo, Peschiera Borromeo, Trezzo sull’Adda e Vimercate, è stato sperimentato un servizio di supporto psicologico che nel 2021 ha accolto 633 giovani (di cui 198 maschi e 435 femmine, il 62% nella fascia d’età 13-17 anni), 1.899 persone accompagnate (in quanto familiari, come i genitori). Il servizio è stato reso possibile da un’équipe di 26 operatori, tra psicologi, psicoterapeuti e assistenti sociali, per un totale di circa 6330 ore di ascolto, una media, quindi, di 10 ore per minore. Significativo è stato che nel 61% dei casi il percorso di sostegno ha riguardato sia i genitori che i figli, per un intervento di carattere sistemico.
Il servizio triage mirava a dare una risposta in tempi brevi e congrui alle richieste d’aiuto, superando la criticità delle liste d’attesa. Una risposta tempestiva per mettere le basi a un’alleanza terapeutica e per far sentire accolti i ragazzi e le loro famiglie. L’accesso è avvenuto, per la maggior parte dei casi, su diretta iniziativa delle famiglie. I segnalanti invece sono stati per la maggior parte scuole e servizi sociali, in minima parte neuropsichiatrie infantili, pediatri, consultori pubblici e medici di base.
Il principale strumento d’aiuto è stato il colloquio, svolto sia in presenza che online: la prima modalità è stata preferita dai giovani, mentre la seconda dai genitori.
Dall’indagine valutativa emerge come le richieste d’aiuto siano arrivate soprattutto a seguito di una situazione continuativa nel tempo, solo per l’11% a seguito di un episodio grave. Incisive sono state anche le richieste d’aiuto agite direttamente dal ragazzo/a (23,2%).
Il servizio è stato valutato, dal campione che ha partecipato all’indagine, complessivamente positivo.

 

L’importanza di sperimentare per innovare il sistema

Il convegno si è aperto con la presentazione della ricerca svolta dalla Fondazione Centro per la Famiglia Cardinal Martini e il tema della “narrazione” ha guidato tutta la mattinata: parlare di ciò che si fa e valutare come lo si fa è la base per capire se le sperimentazioni in essere funzionano, per poi andarle a proporre come pratica sistemica.
Su questo tema, sono stati calzanti gli interventi del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza che ha invitato ad aprire dialoghi con Regione per discutere di possibili accreditamenti, qualora ci siano ricerche e documentazioni che testimoniano una reale efficacia delle pratiche messe in campo. Ancora, la dirigente dei servizi sociali del Comune di Cernusco ha illustrato come la scelta del proprio ambito sia stata quella di cogliere l’opportunità offerta dal PNRR per mettere a sistema gli apprendimenti degli ultimi due anni e creare servizi sempre più integrati, multidisciplinari e aperti al territorio, anche con la creazione di spazi aggregativi e di socialità rivolti alla fascia adolescenziale. Infine, lo sguardo offerto dal panorama nazionale dell’Impresa sociale Con i bambini ha sottolineato come la progettazione educativa, oggi, sia da intendersi tale quando i sistemi organizzativi che la praticano sono in grado di leggere e continuamente adattarsi ai bisogni del proprio territorio, proponendo nuove e anche inaspettate soluzioni, tenendo però fede a un forte orizzonte pedagogico condiviso. L’impresa sociale, attenta al problema del disagio psichico e psicologico dei minori quale aspetto specifico della povertà educativa minorile, ha in programma a breve uno strumento di finanziamento mirato proprio su questi temi.

 

Una visione sistemica per rimettere al centro i ragazzi e le loro famiglie

In conclusione, le prospettive di lavoro vanno nella direzione di superare la logica emergenziale, sostenendo alleanze educative forti sul territorio, integrando i servizi sociali con quelli sanitari, dove la scuola rimane un presidio fondamentale e aperto a tutti i cittadini. Tale sistema non dovrà essere orientato esclusivamente alla tutela e all’accompagnamento, per il quale si suggeriscono équipe integrate, ma dovrà puntare anche all’intercettazione precoce e alla formazione. All’interno di quest’ultima, si prevedono interventi rivolti ai giovani, sulle life skills per esempio, e ai genitori per alimentare il confronto tra pari e il potenziamento delle competenze genitoriali. La formazione però è da pensare anche a supporto degli operatori e degli insegnanti che in questa comunità educante lavorano, perché si prevengano situazioni di burnout e si alimentino le competenze atte a leggere il fenomeno, per un intervento quanto più efficace possibile.
Al centro di questo sistema ci sono i ragazzi: l’azione educativa deve permettere loro di dare corpo ai propri desideri e, al tempo stesso, deve insegnare loro come convivere con l’incertezza della realtà, accettando anche il senso di frustrazione che può derivare dal non poter controllare completamente ciò che ci circonda.
Al centro ci sono ovviamente anche le famiglie e il lavoro educativo quindi si rivolge anche ai genitori, creando spazi di ascolto, sostegno e orientamento, per ridurre l’isolamento e condividere la responsabilità educativa all’interno di alleanze solide e continuative.

Riprendendo una citazione utilizzata durante il convegno: “L’educazione è un rischio meraviglioso” (Biesta)

 


[1] Per approfondimenti: www.fondazionemartini.org/emergenza-minori
[2] Gabriele Pirola, Elena Scotti, Ivana Comelli, Simona Mori (Fondazione Centro per la Famiglia Cardinal Martini); Filippo Petrolati (Fondazione di Comunità Milano); Simona Rotondi (Con i bambini Impresa Sociale); Riccardo Bettiga (Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di Regione Lombardia); Emma Ciccarelli (Forum per le famiglie); Livia Cadei (FeLCeAF); Giustina Raciti (Comune di Cernusco); Alessandra Locatelli (Assessorato alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportuniotà di Regione Lombardia)