Il Rapporto 2020. Una negoziazione sociale di prossimità
Nell’autunno 2021 l’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale (OCOS) di FNP Cisl ha elaborato il Rapporto di monitoraggio e analisi sulla negoziazione sociale relativo al 2020, curato da Pietro Cantoni e Giuseppe Redaelli, Responsabili del Dipartimento Welfare.
Nel corso dell’anno, a livello nazionale sono stati firmati dalla CISL 499 accordi; di questi, 208 (il 41,68%) sono stati siglati in Lombardia. La percentuale, benchè in diminuzione rispetto a quella del 2019, riconferma anche per il 2020 la Lombardia quale fucina della contrattazione di FNP Cisl, nonostante l’avvento della pandemia abbia influenzato tutti i settori della vita sociale, inclusa la possibilità di fare negoziazione.
Di conseguenza la negoziazione lombarda del 2020 ha avuto luogo in modo differente secondo i periodi: in gennaio e febbraio con le consuete modalità; da marzo a maggio, il periodo più acuto della pandemia, esclusivamente in videoconferenza; da giugno a dicembre, invece, il confronto è ripreso quasi ovunque in forma mista, telematica e in presenza.
Quest’operazione, che ha comportato un grande sforzo, é stata resa possibile dalla conoscenza diretta dei bisogni e dall’esperienza maturate nel tempo da FNP e Cisl, che hanno consentito loro di formulare proposte a favore delle categorie più deboli durante la fase pandemica.
Il rapporto è strutturato in 7 capitoli riguardanti la negoziazione sociale, la fiscalità comunale, la negoziazione in Italia, la negoziazione in Lombardia, gli accordi in Lombardia e le conclusioni: chiude il documento un’appendice contenente gli accordi lombardi.
Si espongono qui sinteticamente alcuni degli aspetti principali degli accordi stipulati nella nostra Regione; per un esame più approfondito si rimanda all’intero Rapporto.
La negoziazione sociale nel 2020
Giova ricordare che la negoziazione sociale è un’azione di confronto e di relazione tra due o più soggetti che hanno l’obiettivo di influenzare le politiche pubbliche, soprattutto quelle di welfare. Essa può svilupparsi a diversi livelli istituzionali ( comunale, territoriale, regionale e nazionale) ed è, per sua stessa natura, un fulcro dell’azione del sindacato, uno degli attori protagonisti.
Nel 2020 a livello territoriale la pandemia ha quasi cancellato le intese sottoscritte in ambito sanitario (con Assessorato al Welfare, ATS, ASST) a favore degli accordi firmati con le Amministrazioni. Infatti, sui 208 accordi conclusi, 182 sono stati siglati a livello comunale, 9 a livello Intercomunale (Unione di Comuni, Ambiti distrettuali dei Piani di Zona), 8 a livello Provinciale e Interprovinciale (Province e ATS) e solo 4 a livello regionale.
Come già riscontrato in passato, si negozia di più (e talora meglio) nei Comuni con meno di 10.000 abitanti, mentre negli Enti sovracomunali si tende a fare pochi accordi. Ciononostante, è evidente la volontà di un costante confronto, confermata da un buon numero di intese per la regolazione del processo concertativo e delle relazioni sindacali.
In sostanza, dagli accordi sottoscritti scaturisce la fotografia di un welfare territoriale che integra le mancanze del sistema nazionale, dedicando particolare attenzione alle aree più deboli e vulnerabili delle politiche sociali (famiglia, infanzia, disabilità, non autosufficienza, solitudine). Nel 2020 il Covid ha fatto sì che si affacciasse un’ulteriore sfida, quella di intercettare le persone e le famiglie con i nuovi bisogni, espressi e inespressi, conseguenti alla pandemia.
La contrattazione regionale
Le 4 intese sottoscritte con Regione Lombardia includono:
- 2 accordi quadro sui criteri di accesso agli ammortizzatori sociali in deroga a causa degli effetti causati dall’epidemia Covid-19
- un accordo sulla costituzione del fondo di anticipazione sociale di 5,5 milioni di euro
- un accordo per introdurre il ” pacchetto famiglia”, con un contributo di 500€ per pagare una rata del mutuo prima casa o per acquistare strumentazione tecnologica per la didattica online.
La contrattazione territoriale: da una negoziazione di quantità a un confronto di qualità
E’ nei Comuni che, nonostante il trend di diminuzione già evidenziato, la negoziazione continua a giocare il suo ruolo maggiore. Al proposito, Pietro Cantoni e Giuseppe Redaelli scrivono: “L’attivazione del processo negoziale con la sottoscrizione di 208 verbali nel territorio lombardo, anche se molto inferiore agli anni precedenti, è comunque un buon risultato. Questo non rappresenta un fatto completamente negativo perché, come sosteniamo da tempo, occorre transitare da una negoziazione di quantità a un confronto di qualità e di prossimità a favore delle persone e delle famiglie”.
In effetti nella negoziazione si ravvisano miglioramenti, soprattutto in relazione alla qualità degli argomenti, al sistema di relazioni sindacali e al processo concertativo, tutti indicatori di un buon sistema relazionale.
Brescia, Pavia e Lodi, Monza Brianza Lecco sono i territori sindacali dove sono stati riportati i risultati maggiori. In totale, l’87,5% degli accordi ha interessato la sfera comunale; le tematiche trattate al fine di creare coesione sociale sono state numerose e diverse in relazione ai diversi periodi.
- Nella fase di emergenza hanno riguardato ammortizzatori sociali e crisi aziendali, consegna di pacchi alimentari, farmaci e materiale scolastico, distribuzione di buoni spesa, messa in sicurezza delle strutture residenziali e semiresidenziali.
- Con la ripresa si è discusso di scuole, trasporti, centri sociali, organizzazione di centri estivi/Grest, acquisto di Dpi, servizi di counseling psicologico, progetti di socialità e di contrasto alla solitudine.
Beneficiari
La popolazione lombarda che nel 2020 ha complessivamente beneficiato della negoziazione territoriale è stata di 3,3 milioni, pari al 33,11% della popolazione totale.
I beneficiari sono uno degli elementi più importanti e significativi degli accordi perché consentono di capire a chi sono effettivamente indirizzate le politiche e gli interventi previsti dalle intese.
Ogni accordo può potenzialmente riguardare più beneficiari; in Lombardia nel 2020 ne vengono toccati in media 5,6, in leggera diminuzione rispetto ai 6,3 del 2019 ma comunque superiori alla media italiana.
Nella tabella e nel grafico sotto riportati[1] è possibile vedere le categorie di beneficiari più presenti negli accordi che sono, nell’ordine: la cittadinanza (193), le famiglie (149), gli anziani non autosufficienti (130) e gli anziani (125). Sono inoltre presenti i disabili (109), i minori (101), i lavoratori (65), i disoccupati (56) e gli adulti in difficoltà (54).
Tabella e grafico: accordi in Lombardia per beneficiari 2020
Fonte: Rapporto FNP CISL 2020 – elaborazione dipartimento Welfare Fnp Cisl su dati Ocos (2021)
Macro aree delle politiche
Poiché nella gran parte delle intese ci si confronta su una pluralità di interventi, generalmente un singolo accordo si estende a più macro aree di politica sociale. Nel 2020, analogamente agli ultimi anni, le tematiche su cui maggiormente si è concentrata la negoziazione sono le misure afferenti alle politiche socio familiari seguite dalle politiche territoriali, da quelle di welfare occupazionale, dalle politiche sanitarie e sociosanitarie ed infine dalle politiche fiscali, tariffarie e dei prezzi.
Conclusioni
Nell’ultimo capitolo, che tira le fila dell’intero Rapporto, FNP Cisl propone numerosi spunti che comprendono anche alcune piste di lavoro.
Gli autori sottolineano come la negoziazione sociale risulti orientata soprattutto verso alcune aree di rischio e di bisogni (povertà ed esclusione, disabilità e non autosufficienza), con misure rivolte alle famiglie e alla definizione di criteri di equità in materia di fiscalità e tariffazione locale. Il confronto che ne consegue mira – come già messo in rilievo – a operare in un’ottica di complementarietà rispetto al sistema di welfare nazionale, per contribuire al ripensamento dei rischi e dei bisogni sociali da privilegiare e delle categorie sociali alle quali indirizzare interventi e risorse.
Tuttavia, oltre a focalizzarsi sul momento di confronto, si potrebbe anche porre attenzione a potenziare tutte le fasi del percorso negoziale, a partire dalla preparazione sui reali bisogni della cittadinanza, passando per un incisivo sistema di comunicazione dei risultati ottenuti e giungendo poi a un reale monitoraggio delle politiche negoziate. Vista la complessità delle materie in discussione, sarebbe auspicabile che i negoziatori potessero contare sull’aiuto di una formazione in sinergia con la struttura regionale, che alcuni territori lombardi hanno già perseguito.
Quanto al futuro, FNP Cisl sottolinea che in Lombardia nei prossimi anni la negoziazione dovrà inserirsi nei nuovi percorsi di governance previsti dalla Regione: la modifica del riordino del sistema sanitario e sociosanitario lombardo, con la revisione della LR 23/ 2015 che interverrà anche sugli assetti territoriali con il ri-potenziamento dei Distretti e le nuove articolazioni delle Centrali Operative Territoriali (COT), le Case della Salute e gli Ospedali di Comunità, e un rafforzamento del ruolo dei sindaci.
Anche la programmazione sociale territoriale riceverà nuovo impulso dalla triennalità dei Piani di Zona 2021-2023, che tra i vari obiettivi si prefiggono un maggior coinvolgimento del Terzo settore e delle parti sociali. A tal proposito, al fine di garantire politiche pubbliche omogenee sul territorio sarà necessario proseguire il confronto sindacale sia con i singoli Comuni, che con gli Ambiti sovra comunali.
[1] Dalla tabella e dal grafico sono state escluse le classi di beneficiari ricorrenti in meno di 10 intese.



