L’Ordine degli assistenti sociali di Regione Lombardia ha avviato nel 2018 con il Gruppo Tematico Anziani[1] un lavoro di approfondimento su gioco d’azzardo e alcol in età anziana, temi trasversali che riguardano assistenti sociali (AS) di una molteplicità di servizi diversi, ma che sono ancora poco conosciuti e studiati.
La ricerca realizzata mediante somministrazione di questionario in via telematica è stata indirizzata a tutta la comunità professionale lombarda (oltre 5.000 AS iscritti all’Ordine) con un duplice obiettivo: da un lato raccogliere esperienze e percezioni su comportamenti problematici di consumo di alcol e gioco d’azzardo nella popolazione anziana, dall’altro incrementare informazione, sensibilizzazione, confronto riflessivo all’interno della comunità professionale sui temi indagati e sui principali esiti emersi.
A fine 2020 è stato pubblicato “Dal questionario ai dati” il primo Report di restituzione delle evidenze emerse dall’analisi dei questionari raccolti, dal quale è seguito un ulteriore lavoro di approfondimento i cui esiti sono stati pubblicati nel mese di dicembre 2021 nel secondo Report “Dai dati alle riflessioni”.
In questa sede si riportano alcune delle evidenze emerse; per maggiori approfondimenti si rimanda alla lettura integrale dei Report.
I partecipanti alla ricerca
Hanno partecipato alla ricerca 2.080 AS lombardi, pari al 39% degli iscritti in regione: 1.095 lavorano in servizi per/con persone anziane (di cui 706 in servizi sociali di base)[2], 139 in servizi per le dipendenze[3], 562 in altri servizi (di cui 277 in servizi per minori e famiglia), 28 in altra situazione (es. formazione, supervisione), mentre 256 attualmente non stanno lavorando come AS.
I partecipanti corrispondono per sesso e per provincia di residenza/domicilio, alla fotografia degli iscritti all’Ordine AS Lombardia e rappresentano tutte le fasce di età e di anzianità professionale.
Le esperienze professionali attuali e pregresse in area anziani sono molto diffuse, mentre in area dipendenze riguardano circa 1/3 degli AS. L’81% lavora presso servizi pubblici.
L’ampia platea di AS, appartenenti a differenti tipologie di servizi, specialistici e non, che ha partecipato alla ricerca ha permesso di studiare il fenomeno a prescindere dalla specifica competenza del servizio di riferimento, di mettere a confronto e di porre in risalto la visione di tutta la comunità professionale.
Uno sguardo ai problemi indagati
Dall’analisi dei dati e delle informazioni raccolte, la ricerca rileva che i fenomeni del bere tardivo e del gioco d’azzardo in età anziana non sono così sommersi come potrebbe sembrare: 1.081 AS hanno avuto esperienze dirette (specie in ambito professionale) con bevitori tardivi, 1.155 AS con giocatori. L’incontro con queste persone è trasversale alle diverse tipologie di servizi di impiego.
Gli AS partecipanti stimano una maggiore diffusione nella popolazione anziana del gioco d’azzardo rispetto al bere tardivo. È possibile che su queste percezioni incida una maggiore visibilità del problema e una maggiore sensibilità del contesto sociale al tema del gioco d’azzardo rispetto a quello dell’alcol, che continua a risentire di antiche e fuorvianti resistenze culturali.
Secondo gli AS partecipanti, l’abuso alcolico è correlato maggiormente al sesso maschile, il gioco d’azzardo, invece, al sesso femminile.
Fra quelli proposti dal gruppo di ricerca, il fattore di rischio individuato come prevalente per entrambi i fenomeni è l’isolamento sociale/solitudine. Fra gli altri fattori di rischio segnalati dai partecipanti, emergono come significativamente importanti le frequentazioni di luoghi e persone a rischio e la fragilità emotiva dell’anziano; colpisce poi, riguardo all’abuso alcolico, il ruolo di caregiver protratto nel tempo (es. con coniuge malato di Alzheimer, con figlio disabile).
Gli AS che lavorano nei servizi per/con gli anziani – cioè nei servizi che potrebbero intercettare precocemente il problema – individuano il principale segnale/sintomo nei peggioramenti in comportamenti e relazioni per l’alcol, nelle anomalie di gestione economica e nella condizione debitoria per il gioco d’azzardo. Le segnalazioni da parte dei familiari sono risultate più significative di quelle effettuate da parte di altri servizi ed operatori, per entrambi i fenomeni.
L’utenza in carico ai servizi
La stragrande maggioranza dei partecipanti alla ricerca impegnati nei servizi per/con anziani o in servizi per le dipendenze hanno attualmente in carico bevitori tardivi e/o giocatori anziani. Il Report puntualizza che per indicare il numero di persone in carico al proprio servizio affette da queste problematiche, gli AS hanno utilizzato in particolare l’impressione personale, spesso confermata nel confronto con i colleghi. Il numero di casi in carico al servizio è considerato in aumento, più per il gioco d’azzardo che per l’alcol.
Fra chi lavora nei servizi per le dipendenze è più diffusa, rispetto a chi lavora nei servizi per/con gli anziani, l’opinione che negli utenti in carico sia frequente la coesistenza di bere tardivo e gioco d’azzardo.
L’intervento dei servizi fra potenzialità e difficoltà[4]
Nei servizi per le dipendenze la modalità prevalente di accesso è tramite uno o più familiari.
Nella maggioranza dei casi non ci sono differenze significative fra il percorso di aiuto proposto al bevitore tardivo e/o giocatore anziano, rispetto al percorso di aiuto solitamente ipotizzato per l’adulto. Le differenze segnalate si riferiscono, per entrambi i problemi, a un maggiore coinvolgimento dei familiari; per l’alcol anche a un minore ricorso all’intervento psicologico e al mancato invio in comunità terapeutiche per programmi residenziali. Nei servizi per le dipendenze, fra gli interventi proposti per entrambi i fenomeni emerge l’intervento psico-socio-educativo individuale, al bevitore tardivo segue la prescrizione di una terapia farmacologica, mentre a quelli proposti al giocatore di azzardo emergono l’attivazione dell’Amministratore di Sostegno, il tutoraggio economico e il piano di risanamento dei debiti. Sia per l’alcol che per il gioco, nei servizi per le dipendenze l’invio a un gruppo di auto mutuo aiuto è più frequente che nei servizi per/con anziani.
In tutti i servizi, nel mix di interventi proposto, il più diffuso è il coinvolgimento di almeno un familiare.
A differenza degli AS che lavorano presso servizi per/con anziani, gli AS che lavorano nei servizi per le dipendenze dichiarano che le strategie di intervento proposte vengono accolte abbastanza spesso. È possibile che su questa differenza incida anche il fatto che gli anziani in carico ai servizi per le dipendenze siano “più avanti” in un percorso di riconoscimento, accettazione e fronteggiamento del problema (quindi più motivati e con maggiori risorse personali e familiari).
Fra le possibili difficoltà/criticità nel percorso di aiuto proposto sia dai servizi per le dipendenze, sia dai servizi per/con gli anziani emerge, per entrambi i problemi indagati, la scarsa motivazione dell’anziano al cambiamento (anche perché sottovaluta i rischi connessi al comportamento problematico). Per i servizi per/con gli anziani, un secondo aspetto di difficoltà/criticità rilevante per il percorso di aiuto riguarda l’impossibilità o difficoltà nel coinvolgere i familiari (intervento considerato da questi servizi come strategia d’elezione).
Punti di riflessione e questioni aperte
Investire sulla prevenzione
Nonostante il processo di invecchiamento demografico del nostro Paese e la consistenza della popolazione anziana, purtroppo sembra ancora da diffondere e consolidare una specifica cultura della prevenzione, anche se negli ultimi anni le istituzioni a livello nazionale, regionale e locale hanno dedicato maggior attenzione al tema[5]. Prevale ancora un orientamento a considerare le persone anziane come ormai tendenzialmente escluse da interventi preventivi, che appaiono “naturalmente” correlati alle prime fasi della vita o all’età adulta.
Dall’analisi delle risposte aperte fornite dai partecipanti alla ricerca lombarda nella parte in cui è stato chiesto di esprimersi riguardo a criticità e possibili azioni di miglioramento, il tema della prevenzione emerge in modo prorompente : necessità di un investimento (di pensiero, collaborazione, iniziativa) mirato su tali problematiche, sensibilizzazione culturale, informazione e formazione, potenziamento del lavoro di rete, territorialità. Emerge l’esigenza di un’attenzione dedicata agli anziani con problemi di alcol e/o di gioco d’azzardo, per la peculiarità delle loro caratteristiche che mettono in difficoltà tanto i servizi per/con gli anziani, quanto i servizi per le dipendenze. Grande importanza è attribuita alla sensibilità, alla consapevolezza, alle conoscenze e competenze di tutti coloro che vengono a contatto con gli anziani, specie se potenzialmente fragili e/o in condizioni di solitudine: questo porta a considerare target di intervento la popolazione non solo anziana ma anche tardo-adulta e adulta, la comunità intera che abita un territorio (che comprende associazioni e sindacati pensionati, circoli per anziani, università della terza età, centri diurni, parroci, volontari, negozianti…), gli operatori sociali e sanitari di vari servizi e realtà (es. servizi domiciliari e reparti ospedalieri, Comune e ASST, realtà pubbliche e di terzo settore). Sensibilizzazione, informazione e formazione possono influire positivamente anche sull’individuazione precoce dei problemi (prevenzione secondaria). Tra gli interventi di prevenzione primaria vengono suggerite azioni di contrasto alla solitudine e all’isolamento (es. potenziamento dei servizi di prossimità e domiciliari, creazione o rafforzamento di contesti di aggregazione positiva alternativi a luoghi a rischio) e interventi mirati (es. anziani soli, anziani che hanno vissuto di recente un evento potenzialmente a rischio).
La solitudine dell’anziano e l’isolamento sociale
Nel nostro Paese, la quota di persone anziane che vivono sole aumenta all’aumentare dell’età; gli anziani over 75 che vivono soli costituiscono una piccola quota della popolazione complessiva, ma una quota molto importante della popolazione anziana[6].
Nella ricerca realizzata, come riportato nei paragrafi sopra, il fattore di rischio individuato come prevalente per entrambi i fenomeni è l’isolamento sociale/solitudine. È opportuno sottolineare che il questionario è stato somministrato a fine 2019, prima dello scoppio della pandemia da Covid-19: se per il gioco d’azzardo le limitazioni hanno avuto un effetto protettivo, specie riguardo agli anziani non avvezzi al gioco on line, per l’alcol invece la problematica si è aggravata.
Sia per chi lavora nei servizi per/con gli anziani che in quelli per le dipendenze, il coinvolgimento dei familiari appare tra le strategie più importanti per i percorsi di aiuto: una strategia purtroppo poco praticabile nel caso di anziani soli. Chi lavora presso servizi per le dipendenze sottolinea che esistono margini di miglioramento nella proposta di interventi psicosocio-educativi di gruppo (specie per l’alcol) e nel coinvolgimento delle risorse del territorio (in particolare centri diurni per anziani, realtà aggregative, associazioni di volontariato): i primi vanno ovviamente inquadrati nel profilo specifico del servizio (es. Noa o Sert) e richiedono professionalità competenti nella conduzione di gruppi e spazi dedicabili; il secondo interroga sul dialogo possibile fra realtà che si trovano agli estremi della filiera (ad es. il volontariato). Infine, i servizi per/con persone anziane, molto più di altri, non sembrano considerare l’invio a un gruppo di auto mutuo aiuto tra le strategie più significative da attuare per entrambi i fenomeni. Si possono ipotizzare diverse cause: scarsa promozione e conoscenza di obiettivi e modalità dei gruppi di auto mutuo aiuto, prevalente frequentazione dei gruppi da parte di persone adulte.
La motivazione al cambiamento e la fiducia
La motivazione al cambiamento e la fiducia nelle possibilità di cambiamento rappresentano temi con cui tradizionalmente gli AS si confrontano nel loro lavoro quotidiano, ma che assumono sfumature peculiari riguardo ai temi indagati dalla ricerca: rispetto al cambiamento in età anziana, rispetto alla rinuncia a sostanze o comportamenti di cui la persona, spesso con scarsa consapevolezza, non riesce più a fare a meno.
La scarsa motivazione al cambiamento è risultata al primo posto nella graduatoria delle possibili difficoltà / criticità nel percorso di aiuto, segnalate dagli AS rispondenti alla ricerca. Emerge però chiaramente che gli AS impiegati presso i servizi per le dipendenze assegnano un peso inferiore alla motivazione al cambiamento come criticità, rispetto ai colleghi impegnati in altri tipi di servizi: forse perché si confrontano con bevitori tardivi e con giocatori anziani “più avanti” nel percorso di riconoscimento, accettazione e fronteggiamento del problema rispetto agli anziani incontrati dagli AS che lavorano in servizi non specialistici.
L’importanza dei famigliari, dall’individuazione del problema al percorso di cura
La famiglia – intesa sia come il nucleo affettivo convivente, sia come famiglia estesa – rappresenta un punto centrale nell’esistenza di tutti. E’ molto implicata nei fenomeni indagati dalla ricerca: può rappresentare un fattore di rischio (ad es. solitudine legata al ruolo di caregiver, rapporti conflittuali o anaffettivi, figure di riferimento a loro volta forti bevitori o giocatori patologici); può concorrere in modo passivo o attivo al progredire del problema, in vari modi (ad es. sottovalutazione di rischi e danni, disattenzione riguardo alle prime manifestazioni, minimizzazione del problema, comportamento collusivo); risente in modo più o meno significativo del comportamento disfunzionale di chi beve e/o gioca troppo, con l’esito frequente di segnalare il problema a operatori e servizi molto prima che il congiunto lo riconosca come tale.
Quando si rivolgono al servizio specialistico, i familiari spesso esprimono l’idea di avere fatto tutto quello che potevano e l’intenzione di affidare il proprio congiunto (“è lui che ha il problema”) al servizio, con l’aspettativa di averlo restituito “guarito, pulito e sistemato”: pensano di togliersi il problema e di non esserne coinvolti; esprimono il bisogno di consegnare agli operatori la loro sofferenza e di essere sollevati. Il coinvolgimento dei familiari fin da subito nel percorso di riabilitazione impegna energie e richiede attenzione: va studiato e predisposto nella maniera migliore, va accompagnato e implementato.
I familiari della persona anziana coinvolta in un problema con l’alcol e/o con il gioco d’azzardo vengono ripetutamente richiamati dagli AS partecipanti alla ricerca, in varie fasi del percorso di contatto e di collaborazione con operatori e servizi, specialistici o meno.
Innanzitutto i familiari rappresentano una modalità di accesso molto significativa: nel caso dei servizi non specialistici come fonte di segnalazione del problema, svolgendo in questo un ruolo più pregnante di quello del sistema formalizzato di aiuto; nel caso dei servizi specialistici come prevalente modalità di accesso al servizio per intraprendere un percorso di cura.
La maggioranza degli AS partecipanti alla ricerca, afferenti a tutti i servizi, come già riportato nei paragrafi precedenti, individua quale strategia di intervento più praticata per entrambe le problematiche il coinvolgimento di almeno un familiare.
Chi lavora in servizi per le dipendenze tende ad attribuire un minore peso all’impossibilità o difficoltà nel coinvolgere i familiari nel percorso di aiuto, rispetto a chi lavora in servizi per/con persone anziane o in altri servizi o situazioni.
Il ruolo di MMG e servizi sociali territoriali nell’intercettazione precoce
Sia il MMG che i servizi sociali territoriali, per il loro radicamento sul territorio e la conoscenza delle risorse aggregative e solidali presenti a livello locale, rappresentano una risorsa decisiva per intercettare precocemente il problema e per attivare strategie di intervento prudenti ma mirate, con l’obiettivo finale di far pervenire la persona e la sua famiglia al servizio specialistico e/o a un gruppo di auto mutuo aiuto.
Le persone che vivono il problema (bevitori o giocatori e loro familiari) si rivolgono ai servizi per le dipendenze quando ormai non reggono più la situazione[7].
Il MMG, soprattutto, è una figura fondamentale per le persone anziane e per le famiglie; spesso è il primo professionista a cui vengono portati i propri problemi inerenti la salute e con cui talvolta si condividono anche i problemi che riguardano altri aspetti della vita, a cui fare visita spesso.
Nell’indagine sono soprattutto gli AS dei servizi sociali per/con persone anziane che indicano in modo significativo il coinvolgimento del MMG fra le possibili strategie d’intervento. Ribadendo la fonte prevalente dei familiari, la ricerca osserva che per i bevitori tardivi sono coinvolti sia il MMG, che il servizio sociale territoriale, ma anche altri servizi quali CPS e servizi per le dipendenze che non si occupano di alcol, servizi sanitari penitenziari; per i giocatori anziani il MMG sembra meno coinvolto nell’invio al servizio specialistico.
Per entrambi i temi indagati con la ricerca, l’aggancio da parte di MMG e servizi sociali territoriali richiede tempestività, ma anche competenza e delicatezza. Deve essere calibrato e calato nella specifica situazione territoriale, considerata la notevole eterogeneità a livello locale della configurazione di risposte, sia pubbliche che del privato sociale.
L’ascolto – strumento professionale fondamentale per un professionista della relazione quale l’AS – è uno strumento potente: una risposta relazionale che chi è affetto da tali problematiche non riceve più da tempo, una forma di rispetto e di avvicinamento a lui in quanto persona.
La formazione degli assistenti sociali
Dalla ricerca si rileva che l’offerta formativa in materia è piuttosto deficitaria: i temi dell’alcol e del gioco d’azzardo (in generale, non riferiti necessariamente all’età anziana) sono stati poco affrontati nel corso di laurea triennale o magistrale. La tipologia prevalente di occasione formativa fruita è rappresentata da eventi di formazione continua (corsi, seminari, convegni), organizzati anche dal comparto sanitario – con riconoscimento di crediti formativi ECM ma non di crediti formativi FCOAS – e dal terzo settore (es. Caritas, reti locali,…). I partecipanti alla ricerca ritengono di essere poco preparati ad affrontare i problemi indagati.
Dalla stragrande maggioranza delle risposte si coglie l’esigenza di valorizzare il patrimonio di competenza ed esperienza esistente, lavorando in modo più collaborativo, coordinato e integrato fra servizi, fra figure professionali, con le realtà di auto mutuo aiuto e le altre risorse della comunità locale. Numerosi e variegati gli strumenti e le forme indicate (es. incontri periodici di monitoraggio e confronto, gruppi di miglioramento, tavoli tematici, progetti ad hoc, protocolli di consulenza e di intervento congiunto).
Molti AS (specie quelli dei servizi per anziani) sottolineano la necessità di approfondire sia aspetti teorici, sia soprattutto aspetti operativi (anche tramite esempi di possibili interventi, testimonianze di buone prassi e di esperienze di lavoro di rete e di comunità).
Gli aspetti/argomenti segnalati spaziano: dalle specificità dei problemi delle dipendenze in età anziana (considerando aspetti sociali, psicologici e relazionali, sanitari, giuridici), alle modalità di intervento efficace (individuazione tempestiva, aggancio, segnalazione e invio, presa in carico, motivazione al cambiamento); dalle caratteristiche e possibilità di intervento dei servizi specialistici e dei gruppi di auto mutuo aiuto, alle modalità di collaborazione e integrazione fra servizi e fra figure sociali e sanitarie. Fra le esigenze formative specifiche, i partecipanti alla ricerca hanno espresso uno sguardo attento alle famiglie, sia riguardo agli aspetti teorici del problema (ruolo dei familiari nell’insorgenza e nello sviluppo del problema, dinamiche di coppia e familiari, ricadute sul contesto familiare), sia riguardo agli aspetti operativi di intervento professionale (collaborazione fra servizi e famiglie, modalità di coinvolgimento e di sostegno).
[1] Sulla ricerca ha lavorato il sottogruppo “Gioco d’azzardo e alcol” costituito da: Sara Alberici, Beatrice Longoni, Francesco Lotano, Raffaella Marino, Valeria Chiara Martinetti, Sara Pozzoni, Chiara Vercalli.
[2] I professionisti rispondenti alla ricerca che lavorano in servizi per/con persone anziane sono 1.095. Si tratta di AS impegnati in realtà molto differenti: 65% in servizi sociali di base, 17% in servizi sanitari (ospedale, cure intermedie/riabilitazione, consultorio, cure palliative, hospice, ecc.), 7% in servizi residenziali per anziani (RSA, residenzialità leggera, centro residenziale di psicogeriatria, ecc.), 11% in altri servizi (CDI, RSA aperta, servizi domiciliari e di prossimità, servizi per persone senza fissa dimora, ecc.).
[3] I professionisti rispondenti alla ricerca che lavorano in un servizio per le dipendenze sono 139. I loro servizi si occupano prevalentemente di sostanze stupefacenti (87%); il 68% si occupa di alcol e il 63% di gioco d’azzardo. Il dato dei 139 rispondenti impegnati in servizi per le dipendenze può sembrare numericamente contenuto, ma è invece molto significativo se confrontato con i dati degli AS impegnati nei servizi pubblici per le dipendenze, riportati nelle relazioni di carattere nazionale. Gli AS operanti nei Sert/Serd per la cura delle dipendenze connesse alle sostanze illegali sono 922 a livello nazionale, di cui 170 in Lombardia. Nel 2019 – anno di riferimento della ricerca – gli AS addetti alle attività di cura relative all’alcoldipendenza sono in Lombardia 103. Per ulteriori approfondimenti e per informazioni riguardo le fonti si rimanda alla lettura del Report “Dai dati alle riflessioni”.
[4] I 590 AS che lavorano in altri servizi rispetto a quelli per le dipendenze e a quelli per gli anziani o che si trovano in altra situazione di lavoro come AS (es. formazione, supervisione) esprimono un’opinione molto vicina a quella degli AS dei servizi per gli anziani.
[5] A livello nazionale pensiamo ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che inseriscono l’offerta di counseling individuale quale prestazione per prevenire e contrastare il consumo rischioso di alcol e il tabagismo, accanto a campagne informativo-educative rivolte alla popolazione generale e/o a target specifici; al Piano nazionale della prevenzione (PNP) 2020-2025 che fornisce gli indirizzi per la definizione di un Piano nazionale per le dipendenze, orientato a ridurre i danni, limitare i rischi, organizzare il sistema dei servizi socio-sanitari dedicati. A livello regionale pensiamo ad esempio ai voucher anziani per l’inclusione sociale (tra le azioni del programma Reddito di Autonomia avviato nel 2015), alla legge regionale del 2013 riguardo il gioco di azzardo e alle successive DGR in materia volte a definire il progressivo impegno regionale sul fenomeno, disegnando un modello di governance che intende valorizzare e consolidare le azioni e i progetti intrapresi a livello locale in una logica programmatoria, oltre che promuovere l’integrazione fra Comuni e ATS.
[6] Il rischio di isolamento sociale aumenta all’avanzare dell’età, essendo determinato e amplificato da fattori oggettivi che si presentano e si acuiscono durante il processo di invecchiamento: riduzione dell’autonomia funzionale, minori possibilità di movimento, perdita di persone di riferimento significativo (per morte o malattia grave), conseguente riduzione della rete familiare o amicale di relazione e di supporto. Questi fattori possono risultare aggravati da limiti o condizionamenti ambientali, notevole lontananza dalla residenza dei figli, scarsa presenza di servizi di prossimità e di sostegno, condizioni economiche difficili. Le caratteristiche del contesto di vita (alloggio ed edificio in cui è collocato, quartiere e contesto esterno di prossimità, trasporti pubblici) influiscono sulle condizioni oggettive e soggettive di benessere (sicurezza percepita, soddisfazione, attaccamento ai luoghi, senso di appartenenza a una comunità) e sulle possibilità di muoversi nell’ambiente e di mantenere e coltivare le relazioni sociali (di vicinato, di quartiere e più ampie), per attività della vita quotidiana o per attività sociali e culturali.
[7] Un contesto sociale che favorisce i comportamenti del bere e del gioco d’azzardo ma stigmatizza chi supera la soglia della moderazione, la scarsa conoscenza e la sottovalutazione di rischi e danni, il non riconoscimento del problema, i deficit relazionali e la vulnerabilità psicologica delle persone coinvolte, la relativa facilità nello scivolare da una situazione di normalità a una situazione di rischio, i vissuti di vergogna, incidono pesantemente prima sull’ammettere il problema, poi sul cercare aiuto (per sé e per l’altro). Quando è maturata un’idea, anche embrionale e ancora confusa, della necessità di farsi aiutare da persone competenti, la scarsa conoscenza delle risorse disponibili nel territorio, una visione dei servizi come dediti alle situazioni più disperate e non alla popolazione intera, i pregiudizi diffusi sui servizi per le dipendenze, frenano un ricorso tempestivo e mirato alle possibilità di aiuto.


