Una riforma attesa da 30 anni

Quasi si stenta a crederci, dopo oltre 30 anni di proposte e di dibattiti: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), presentato alla fine di aprile dal Governo italiano alla Commissione europea, impegna il Parlamento a varare entro la scadenza naturale della legislatura (primavera 2023) una riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti finalizzata alla formale individuazione di livelli essenziali delle prestazioni per gli anziani non autosufficienti. Il Piano ne delinea i contenuti e i principi fondamentali, in linea con quanto già da tempo auspicato dalla maggior parte degli addetti ai lavori e degli studiosi e ben precisato dal Network Non Autosufficienza  (NNA) nel documento “Costruire il futuro dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Una Proposta Aperta per il Piano Nazionale di Ripresa a Resilienza”.

 

Le azioni previste dalla riforma

Il PNRR precisa, quali principi fondamentali della riforma, la semplificazione dell’accesso mediante punti unici di accesso sociosanitario, la dimensione multidimensionale dell’approccio sia nella fase dell’assessment che nella definizione di un progetto individualizzato che individui e finanzi i sostegni necessari in maniera integrata e la priorità assegnata alla permanenza dell’anziano a domicilio, nell’ottica della deistituzionalizzazione.

E’ infatti previsto, in esplicito raccordo con gli interventi specifici inseriti nella Missione Salute dello stesso PNRR, un deciso potenziamento dei servizi sanitari di prossimità e delle prestazioni rese in assistenza domiciliare, di cui proprio gli anziani non autosufficienti sono i principali fruitori, fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, i il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni (in linea con le migliori prassi europee), oltre alle azioni finalizzate alla deistituzionalizzazione, alla riconversione delle RSA e al potenziamento dei sevizi domiciliari per le dimissioni protette.

Le risorse destinate dal PNRR, pur aumentate rispetto al Piano precedente, sono purtroppo decisamente inferiori alla proposta formulata da NNA, anche se resta significativo l’obiettivo della definizione di livelli essenziali delle prestazioni per i non autosufficienti. E’ invece di grande rilievo, tanto nel capitolo dedicato al Sistema degli interventi a favore degli anziani non autosufficienti quanto nell’Investimento 1.1. Case della Comunità e presa in carico della persona della Missione 6 Salute, il richiamo all’integrazione tra sanità e sociale (tema più volte affrontato anche da LombardiaSociale.it). Infatti é proprio la frammentazione delle competenze e la difformità delle logiche, degli obiettivi dei diversi soggetti istituzionali e dei criteri di accesso alle prestazioni, che rende oggi oggi difficile la ricomposizione degli interventi in un progetto di presa in carico unitario e condiviso. Sarà importante che le Case della Comunità stabiliscano la presenza obbligatoria (non facoltativa, come recita il testo) dell’assistente sociale, per un più efficace coinvolgimento dei servizi sociali territoriali fin dal primo accesso della persona anziana e della sua famiglia al Punto Unico: la disponibilità di risorse adeguate e stabili e la collaborazione obbligatoria tra operatori sanitari e sociali, la condivisione dell’approccio multidimensionale e il governo unico degli accessi rappresentano infatti la condizione per un reale superamento dei drammatici ritardi che il nostro Paese ha accumulato in questo settore.

 

E le RSA?

Il PNRR non affronta invece il ruolo che le RSA possono e debbono svolgere nella presa in carico degli anziani non autosufficienti. Il richiamo alla deistituzionalizzazione e alla riconversione delle RSA sembra confermare l’impressione, che emerge dalla lettura delle “Linee di indirizzo generali per la riforma della assistenza sanitaria e sociosanitaria dedicata alla popolazione anziana” della Commissione istituita dal Ministro della Salute e dalle affermazioni alla stampa del suo presidente Monsignor Paglia, che il potenziamento dell’assistenza domiciliare possa essere attuato a spese della riduzione dei posti letto di RSA, la cui disponibilità è peraltro nettamente inferiore, in Italia, agli altri Paesi europei. E’ invece innegabile l’esigenza di un investimento economico mirato all’aumento della dotazione di posti letto e alla riqualificazione delle strutture residenziali, come ben evidenziato dal drammatico impatto della pandemia (e peraltro suggerito dalla proposta del NNA). Le dinamiche demografiche, l’entità e la variabilità dei bisogni degli anziani non autosufficienti impongono la disponibilità di un’ampia rete di servizi domiciliari, semiresidenziali e residenziali capace, nel suo complesso, di garantire la necessaria continuità della presa in carico. E molte esperienze nel nostro Paese hanno dimostrato quanto possa essere prezioso il contributo, alla costruzione di questa rete, di RSA in grado di diversificare il proprio intervento.

 

Per tirare le fila

Al di là, comunque, di alcuni limiti, il nuovo PNRR sembra delineare in modo preciso il percorso della riforma organica dell’assistenza agli anziani non autosufficienti: è vero infatti che la sua elaborazione è affidata a una legge delega che dovrà essere approvata dal Parlamento, ma i principi cui la riforma deve ispirarsi sono ben precisati dal Piano,  mentre dal rispetto della scadenza temporale definita per la riforma (la primavera del 2023), che sarà attentamente sorvegliato dalla Commissione Europea, dipende l’accesso alle risorse del Recovery Fund.

Credo pertanto sia lecita la soddisfazione con cui  varie organizzazioni e soggetti operanti nel sociale, oltre a studiosi e operatori, accolgono questa nuova stesura del PNRR: sostanzialmente modificato rispetto a quello elaborato dal precedente Governo, il documento recepisce in buona parte le proposte del Network Non Autosufficienza, a testimonianza di istituzioni che ascoltano una richiesta proveniente dalla società civile.

Alle molteplici realtà che hanno promosso e sostenuto tale proposta sono ora richiesti lo stesso impegno e la medesima volontà di collaborare facendo prevalere i valori comuni sulle singole esperienze “esemplari”, per seguire con attenzione l’iter della riforma e la sua successiva declinazione nelle diverse realtà regionali.