Le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) – ricordiamo – sono state istituite a livello governativo con il DL n. 14/2020 in materia di emergenza Covid-19 al fine di rafforzare l’assistenza territoriale nell’affrontare i bisogni complessi di salute, e sono state attuate da Regione Lombardia con il reclutamento, accanto ai Medici, di altri profili professionali come quelli degli Assistenti Sociali e degli Infermieri di Famiglia e Comunità.

In questa sede si presenta l’attività del servizio sociale USCA organizzato da ATS Bergamo come nucleo operativo autonomo della Direzione Generale alle dipendenze dirette del responsabile dell’Ufficio Sindaci, al fine di favorire la necessaria funzione di integrazione sociale e sanitaria in Area Covid 19.
Nello specifico, di seguito l’attività realizzata nel primo trimestre 2021 nei 14 Ambiti territoriali  della provincia Bergamo, in particolare tesa a:

  • intercettare precocemente i fattori di fragilità sociale e svolgere una funzione di “filtro”, mediante contatto diretto con i segnalanti e con il paziente/ famigliari/ care giver, per una prima valutazione anche in termini di urgenza del bisogno;
  • decodificare i bisogni personali/familiari che influiscono sulla gestione della malattia attraverso la valutazione sociale delle condizioni personali, familiari, relazionali, abitative e delle risorse/supporti (familiari, solidali, di privati, di servizi) già attivi;
  • costruire le risposte possibili mediante connessioni con i soggetti, istituzionali e non, della rete per facilitare l’accesso diretto dei cittadini alle risorse formali e informali disponibili a livello locale;
  • promuovere interventi di prossimità e continuità assistenziale in relazione a bisogni socio-assistenziali rilevati, in stretta connessione con i servizi territoriali;
  • favorire la circolarità/passaggio tempestivo di informazioni tra i soggetti della rete interessati alla gestione dei casi seguiti.

La prospettiva professionale degli Assistenti Sociali USCA privilegia un investimento che valorizzi il sistema integrato di interventi a livello territoriale a favore di soggetti affetti da Covid-19 e delle loro famiglie in una logica “multidimensionale”, a supporto della sanità territoriale, in cui diversi operatori con estrazione professionale differente e appartenenti a diversi enti, sono chiamati ad agire in modo coordinato, con una forte proiezione verso la domiciliarità ed il coinvolgimento del contesto familiare.

 

Gli interventi effettuati nel primo trimestre 2021

Il nucleo USCA Sociale dell’ATS di Bergamo è composto da 7 assistenti sociali suddivisi per referenza territoriale basata sui Distretti e sugli Ambiti Territoriali che ne fanno parte.
Gli Assistenti Sociali USCA vengono attivati dai Medici USCA, dagli Infermieri di Famiglia e Comunità delle ASST, dagli Assistenti Sanitari dell’ATS Bergamo, dai Medici di Assistenza Primaria, dai Pediatri di Famiglia, dai Servizi segnalanti per i Covid Hotel.
Nel periodo 27 gennaio – 30 aprile 2021 più della metà delle segnalazioni sono pervenute da parte degli Infermieri di Famiglia e Comunità delle ASST e l’evoluzione della casistica segnalata mostra una stretta correlazione con l’andamento della curva pandemica in atto nel territorio provinciale, mantenendosi su livelli piuttosto elevati.

Nel periodo considerato hanno beneficiato di interventi 1.120 persone pari al 6% del totale (19.842) delle persone positive del trimestre febbraio-aprile 2021.
Il 60% degli interventi ha interessato cittadini residenti nei territori del Distretto Bergamo Est; gli Ambiti Territoriali maggiormente interessati sono: Grumello, Bergamo, Valle Seriana Inferiore e Seriate.
Quasi 2/3 degli interventi sono stati di natura consulenziale, mentre 1/3 ha riguardato situazioni a media ed elevata complessità sociosanitaria (situazioni con bisogni assistenziali complessi e/o fragilità sociale che richiedono l’intervento di più operatori e/o enti con diverse competenze) con un maggior rilievo nel Distretto Bergamo dove la complessità ha riguardato oltre il 50% degli interventi.

Il nucleo USCA Sociale è intervenuto in ordine a quattro macro categorie di bisogni rilevati:  non autosufficienza, povertà e marginalità, problematiche abitative, stato di fragilità psicologica.
Oltre il 60% degli interventi si è sviluppato per attivare percorsi di integrazione sociosanitaria connessi alla non autosufficienza della persona segnalata (per la maggior parte anziani) presso il domicilio sostenendo la famiglia caregiver (SAD, ADI, Misure B1-B2, generi di prima necessità e farmaci, dimissioni protette, …).
Significativi – oltre il 20% – anche gli interventi rivolti a bisogni connessi alla povertà e marginalità sociale (mediazione culturale, generi di prima necessità e farmaci, carenza mezzi di trasporto, …). La popolazione di nazionalità straniera che ha beneficiato di interventi del nucleo USCA Sociale in alcuni Ambiti Territoriali è stata molto rilevante: Basso Sebino e Val Cavallina (dove quasi il 50% degli interventi è stato rivolto a loro), Bergamo (in particolare il Centro di Accoglienza Galgario).
Il bisogno abitativo (per lo più di natura temporanea) connesso alla necessità di assicurare un isolamento della persona Covid+ e una prevenzione / protezione nei confronti dei congiunti hanno riguardato il 13% degli interventi, intrecciandosi, in alcuni casi, con le problematiche di marginalità sociale (Hotel Covid, Degenze Sorveglianza Pazienti Paucisintomatici, …)
Infine nel 4% è stato riscontrato uno stato di fragilità psicologica che ha richiesto l’attivazione di percorsi ad hoc di ascolto e sostegno da parte di realtà territoriali e sovralocali a ciò dedicate.

 

Un primo bilancio

L’attività dell’USCA Sociale è stata significativa perché:

  • ha permesso di fornire un supporto sociale ai pazienti seguiti in affiancamento alla presa in carico degli operatori sanitari (Medici USCA, IFeC, MAP) soprattutto per le situazioni connotate da un medio – alto livello di complessità per le quali si è reso necessario effettuare una valutazione sociale dei bisogni presenti.
  • ha potenziato e facilitato le relazioni/connessioni tra i diversi professionisti del settore sanitario e sociale, permettendo di sperimentare nuove forme di collaborazione di carattere multidimensionale, in particolare con gli Infermieri di Famiglia e Comunità e con i Medici USCA;
  • ha promosso una maggiore sensibilizzazione da parte dei Medici di Assistenza Primaria e di Continuità Assistenziale relativamente alla rilevazione di indicatori di fragilità sociale dei propri pazienti;
  • ha permesso di sperimentare un metodi e prassi di lavoro innovative, volte alla facilitazione e al raccordo tra i diversi attori del settore sociale e sanitario, finalizzate alla presa in carico da parte della rete di servizi territoriali competenti;
  • ha permesso di intercettare precocemente situazioni di fragilità consentendo così di agire in modo tempestivo e multidimensionale, soprattutto nei casi più critici e urgenti.

 

Prospettive

Tra le priorità di investimenti futuri nelle politiche di welfare, viene identificato il potenziamento dell’assistenza sociosanitaria e della sanità territoriale. Gli atti e i documenti programmatori riconoscono infatti che per affrontare le attuali sfide, che comportano nuovi bisogni di salute su cui incidono anche le determinanti sociali, occorre promuovere e rinforzare interventi integrati di presa in carico unitaria della persona e forme organizzative basate sull’interdisciplinarietà e la multiprofessionalità.

L’istituzione delle USCA durante l’emergenza Covid-19 rappresenta una modalità particolarmente significativa di risposta alle necessità di rafforzamento dell’assistenza territoriale nell’affrontare i bisogni complessi di salute.
La fase storica attuale rappresenta un’opportunità per un investimento proiettato sul futuro per ripensare o riscoprire un approccio teso a valorizzare il contributo di professioni, come quella del servizio sociale collocato nel sistema sociosanitario, che possano avere un ruolo strategico di cerniera e di facilitatori delle connessioni tra i diversi nodi della rete territoriale nell’ambito degli interventi multidimensionali richiesti dai sistemi di tutela della salute e di protezione sociale.
Si ritiene che le competenze professionali maturate ad oggi con l’attività delle USCA siano un “volano” per ridurre le risposte frammentarie e parcellizzate, privilegiando approcci e modalità orientati a favorire connessioni ed interscambi istituzionali, professionali e di sussidiarietà, contribuendo, in un quadro evolutivo alla fattiva implementazione di interventi di integrazione sociosanitaria.

Obiettivo prioritario dell’USCA Sociale dell’ATS di Bergamo è quindi implementare sinergie e servizi ad alta intensità di integrazione per rispondere a bisogni dei cittadini e delle comunità sempre più complessi e frammentati mediante il raccordo con gli Ambiti Territoriali, i Servizi Sociale di base, i Servizi specialistici, gli Enti di Volontariato e del Terzo Settore, i Medici di Assistenza Primaria, i Medici di Continuità Assistenziale, i Pediatra di Famiglia, gli Infermieri di Famiglia e di Comunità, i Servizi ospedalieri per le dimissioni protette.
Tale visione poggia le basi sulla positività delle forme di collaborazione sperimentate nel corso di questi primi mesi di attività nell’ambito della rete dei servizi, in particolare con gli Infermieri di Famiglia e Comunità e con i Medici di Assistenza Primaria, attraverso le quali si è reso possibile impostare relazioni e prassi operative fondate sul riconoscimento reciproco di funzioni e competenze.