La Regione, con la dgr n. XI/4563, ha approvato le nuove linee guida sui Piani di zona. La nuova programmazione varrà di fatto per un biennio, come quella appena giunta a termine, considerato che la dead line per l’approvazione degli accordi di programma è stata posta al 31.12.2021.
Come già esposto in questo sito, la Regione arriva alla formulazione di questi indirizzi a seguito di un percorso di coinvolgimento, partecipato da un gruppo di ambiti territoriali, Ats e Asst, in cui sono stati condivisi preliminarmente i contenuti e da cui sono stati raccolti spunti, soprattutto in relazione ai possibili temi di policy da prevedere.
Rimane la logica premiale
La Regione non abbandona la logica delle premialità a valere sul Fondo nazionale delle politiche sociali, ovvero una quota del fondo indistinto che viene destinato dallo stato al territorio, verrà stralciata e assegnata agli ambiti solo sulla base dell’assunzione di determinati obiettivi. Rimane la logica premiale, ma cambia in parte la prospettiva con cui viene giocata.
Una premialità generale
Dando conto del risultato parziale raggiunto sul tema dell’azzonamento degli ambiti (passati solo da 98 a 91), per il prossimo triennio l’attenzione della premialità si sposta dalla governance alla dimensione programmatoria. Obiettivo diventa infatti l’aggregazione di più ambiti appartenenti ad uno stesso distretto, nella programmazione di obiettivi comuni. Dunque non è necessario arrivare alla ridefinizione degli assetti di governance, ma si valorizza la programmazione congiunta: per accedere alla nuova premialità devono essere presentati un minimo di due obiettivi sovrazonali per un riconoscimento di 20 mila euro ad obiettivo, per ciascun ambito coinvolto. Se gli obiettivi diventano tre, si raggiunge la cifra massima di 50.000, che rimane tale anche se il numero degli obiettivi fosse maggiore. Non sarà necessario che la condivisione avvenga con tutti gli ambiti appartenenti ad un medesimo distretto, ma almeno con uno di essi. Sarà invece necessario che gli obiettivi, oltre ad essere sovrazonali, abbiano siano anche caratterizzati della co-progettazione, ovvero siano ideati e realizzati in condivisione con Asst e “con tutti gli attori rilevanti” per quella policy e coordinati da ATS.
Un “riconoscimento” solo ad alcuni territori
L’abbandono dell’obiettivo sull’azzonamento è però parziale, perché la Regione non vi rinuncia completamente. Si prevede infatti un contributo aggiuntivo per i 7 territori neo costituiti – ed anche per chi altro, entro l’anno, dovesse compiere scelte di unificazione nella direzione delle scorse linee guida – a riconoscimento di “obiettivi focalizzati sul rafforzamento organizzativo e sul funzionamento del nuovo Ambito”. L’ammontare di questa seconda premiliatà viene rimandato al provvedimento di riparto del FNPS 2020.
Gli indirizzi, più articolare le aree di policy
Nel documento di indirizzo si trova un evidente richiamo all’impatto della pandemia, di cui si riportano in apertura gli esiti di una rilevazione effettuata presso gli ambiti, e da cui deriva l’enucleazione delle principali sfide a cui la programmazione dovrà guardare. Sfide che pur non rappresentando certo delle novità per il welfare sociale lombardo, sono riproposte in quanto rese ora più urgenti dal particolare periodo storico:
- superare la rigidità e la settorialità del sistema d’offerta, verso una maggior flessibilità e un “più alto grado di trasversalità nelle policy”, al fine di raggiungere una maggior centralità del cittadino;
- puntare all’innovazione del sistema dei servizi, costruendo nuove forme di risposta a nuovi bisogni e nuove fragilità emerse a seguito della pandemia.
Richiami più specifici sono relativi a due temi, anch’essi piuttosto noti: il coinvolgimento del terzo settore e l’integrazione sociosanitaria.
Sul primo punto, anche in coerenza con le indicazioni del Codice del terzo settore e dalle recentissime indicazioni ministeriali sulle “Linee guida sul rapporto tra Pubblica amministrazione e Terzo settore” si richiama, in particolare, come “vincolante” per i PDZ “la costituzione di tavoli istituzionali che coinvolgano i soggetti del terzo settore e di altri soggetti della rete” nello sviluppo della programmazione (condividere conoscenze ed obiettivi), nella progettazione stessa delle risposte e nel loro monitoraggio e valutazione.
Sull’integrazione sociosanitaria torna la sottolineatura sul ruolo delle Cabine di regia, da rafforzare anche alla luce dell’esperienza critica fatta nella gestione dell’emergenza, ma confermate quale snodo centrale dell’integrazione. L’orientamento dato per l’evoluzione delle CdR è il “miglioramento dell’integrazione con il territorio” e l’assunzione di modelli organizzativi capaci di farne – ancora una volta – luoghi di ricomposizione delle risorse, delle conoscenze e del sistema dei servizi.
In aggiunta a questi indirizzi generali, per la prima volta la Regione enuclea 10 macroaree prioritarie verso cui dovrà puntare la programmazione zonale ed entro cui i territori dovranno identificare i propri obiettivi, anche quelli sovrazonali. Di queste macroaree non viene tracciato solo “il titolo” ma anche identificati, nell’appendice 1, i “punti chiave” ovvero elementi di contenuto a cui puntare nello sviluppo dei propri obiettivi strategici. Una novità importante, sebbene non sia del tutto chiaro quanto questa matrice sia vincolante (gli ambiti devono programmare obiettivi su tutte e 10 le macro aree? “i punti chiave” indicati nella tabella riassuntiva sono essi stessi temi vincolanti?).
| A. Contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale |
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| B. Politiche abitative |
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| C. Promozione inclusione attiva |
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| D. Domiciliarità |
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| E. Anziani – Rafforzamento degli strumenti di long term care |
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| F. Digitalizzazione dei servizi |
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| G. Politiche giovanili e per i minori |
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| H. Interventi connessi alle politiche per il lavoro |
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| I. Interventi per la famiglia |
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| J. Interventi a favore di persone con disabilità |
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Materiali aggiuntivi
Come di consueto Regione indica il format di riferimento della nuova programmazione, affinchè vi sia omogeneità nella struttura dei 91 documenti di piano.
Per questa triennalità non si tratta solo dell’indice, analogo alle scorse edizioni, ma anche di due schede di riferimento: una per la rendicontazione dei risultati circa gli obiettivi del precedente triennio, e l’altra per la programmazione dei nuovi obiettivi trasversali.
Le linee di indirizzo sono corredate, poi, di una serie di allegati. Oltre a quello sulla specifica dei contenuti delle macroaree prioritarie, sono riportati i seguenti materiali aggiuntivi:
- una sintesi sui diversi flussi informativi regionali, con i relativi sistemi di riferimento e la relativa tempistica, nonchè la codifica ufficiale degli ambiti lombardi, come da registro ambiti nazionale
- l’analisi della spesa sociale del biennio 2016-2018, con dati, organizzati per ATS, che rappresentano una base utile per l’analisi di contesto e un riferimento ai dati contenuti nel Data WareHouse regionale che gli ambiti possono interrogare e da cui possono fare estrazioni utili.


