Le prospettive incerte per il nuovo triennio

Con l’anno appena concluso è terminato il sesto triennio della programmazione zonale lombarda. Un triennio che, come vedremo, è stato piuttosto “variegato”, data l’ampia finestra di approvazione degli accordi di programma concessa dalla Regione (sino a dicembre 2019), in relazione agli obiettivi premiali, primo tra tutti quello riferito all’azzonamento degli ambiti.

Ora cosa succede? Poco prima di Natale la Giunta ha varato la dgr n.4111, che traccia il “percorso di definizione delle linee di indirizzo per la programmazione territoriale – triennio 2021-2023” dettando la tempistica e le modalità di lavoro per i prossimi mesi.

Entro il 31 marzo 2021 si prevede di approvare nuove linee guida che orientino la programmazione dei nuovi piani, e la dead line per l’approvazione degli Accordi di programma da parte delle Assemblee dei Sindaci viene posticipata a fine 2021. Dunque si prevede un anno transitorio, come accaduto altre volte in passato, e un nuovo atto di programmazione che varrà effettivamente per un biennio.

La ragione dichiarata di questo slittamento è l’allineamento della pianificazione zonale “con le altre programmazioni regionali”: il piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali prorogato al 31.12.21; la programmazione locale sul contrasto alla povertà, che è in attesa della revisione del Piano Nazionale; la definizione dei Piani di potenziamento e riorganizzazione della rete di assistenza, da attivare da parte delle ATS.

Importante novità è che, a partire dal riconoscimento di un contesto “radicalmente modificato” a causa della pandemia e gli impatti da essa generati sui bisogni sociali delle comunità, si prevede che la definizione dei nuovi indirizzi derivi da un percorso di lavoro congiunto con rappresentanze degli Uffici di piano, ATS, AssT e Terzo settore. Si torna dunque a riprendere modalità di confronto con il territorio, perse nelle recenti programmazioni, e questa è certamente una buona notizia.

Ora si tratta però di capire come si procederà, considerato il recente rimpasto di Giunta e le modifiche dell’assetto degli assessorati che hanno coinvolto anche l’area del sociale.  Si è tornati, infatti, ad uno stesso assessorato che riunisce l’area tecnica che si occupa di programmazione zonale e quella della famiglia, e ad una separazione invece con le politiche abitative. Al netto della parte sociosanitaria, un ritorno al passato, pre LR 23.

In questo contesto, il mese di gennaio è passato senza convocazioni. Si tratterà di capire, nelle prossime settimane, se quanto previsto subirà rallentamenti ulteriori o addirittura, date le modifiche dello scenario generale, non ci saranno variazioni significative negli intendimenti dichiarati. La buona notizia potrebbe rischiare di svanire sul nascere.

C’è poi un ulteriore aspetto da sottolineare in merito all’integrazione sociosanitaria, tema su cui la programmazione zonale ha specifica competenza. Nei prossimi mesi è attesa la revisione della l.r. 23/2015, che determinerà come cambierà lo scenario in merito ai servizi sociosanitari nonché alle competenze/confini delle ATS. Un altro elemento di incertezza che potrebbe impattare sul percorso proposto e, più in generale, con cui i Piani di zona dovranno fare i conti.

 

I parziali risultati raggiunti

Come arriviamo alla nuova programmazione? Rispetto ai risultati ottenuti è difficile esprimersi nel dettaglio. La rendicontazione degli obiettivi strategici è stata posticipata a fine giugno e certamente si avrà un quadro più chiaro a seguito delle consuete valutazioni, che nei documenti di piano precedono sempre la nuova programmazione.

Tuttavia è facile immaginare che il welfare locale, seppur con diversi gradi di intensità, abbia vissuto significative “deviazioni”, considerato l’impatto inatteso della pandemia. Le stesse risorse trasferite sono state, in parte, veicolate sulla gestione dell’emergenza (si veda il Fondo nazionale politiche sociali e il Fondo sociale regionale) ed anche l’attività degli ambiti, in questi ultimi mesi, è stata dirottata sulla gestione di specifiche misure disegnate dal legislatore per fronteggiare la crisi (si veda il pacchetto famiglia nelle due edizioni, il bonus sostegno alla locazione, ma anche le risorse buoni spesa della Protezione Civile).

Su un tema però è possibile verificare i risultati raggiunti, quello degli azzonamenti, primo obiettivo premiale dello scorso triennio e strettamente connesso alla legge regionale di riforma l.r.23. Ricordiamo infatti che la legge di riforma del sistema sociosanitario aveva modificato il riferimento normativo per gli ambiti distrettuali, indicando il vincolo degli 80.000 abitanti, elevato a 120.000 nelle aree ad alta densità abitativa e ridotto a 25.000 per le aree montane e a scarsa densità abitativa. La nuova norma aveva pertanto introdotto il tema dell’unificazione per quegli ambiti che si trovavano sotto tali soglie e una prospettiva di complessiva riduzione dei piani di zona ai sensi della l.328/00.

Le precedenti linee guida – 2018-2020 – hanno assunto tale prospettiva e hanno posto l’azzonamento come primo obiettivo per il nuovo triennio, connettendovi l’incentivo di una quota premiale del Fondo Nazionale Politiche Sociali, decrescente in base ai tempi del suo raggiungimento[1]. Addirittura i POAS delle ATS, i Piani organizzativi aziendali strategici seguiti all’approvazione della l.r.23, disegnavano uno scenario ancora più stringente, prevedendo nel triennio la riduzione di un terzo, con il passaggio da 98 a 61 ambiti.

Su questo obiettivo è possibile fare almeno due osservazioni, che indicano un risultato certamente parziale. Primo, i territori andati ad azzonamento sono stati molti meno del previsto: 15 sui 98, che aggregandosi hanno portato a 91 il totale attuale degli ambiti territoriali lombardi. La prospettiva dell’azzonamento è un percorso molto articolato, in precedenti contributi abbiamo evidenziato gli elementi di complessità, e talvolta di ostacolo, che a livello locale si possono incontrare. Quanto accaduto ne ha dato conferma. Ci sono stati infatti territori che, pur avendo contemplato la prospettiva, anche in relazione al fatto di non soddisfare in autonomia il requisito di ampiezza della popolazione dettato dalla l.r.23, e intrapreso un iter di confronto a livello tecnico-politico, non sono poi riusciti a trovare convergenza in questa direzione. Ce ne sono altri che invece sono rimasti “in mezzo al guado” per le scelte autonome dell’ambito limtrofo, più grande, con cui avrebbero potuto azzonarsi, ma che ha scelto di mantenersi autonomo. Ed anche tra chi è riuscito a concretizzare la creazione di un nuovo ambito, permangono comunque elementi critici, che talvolta fanno pensare ad un processo di unificazione ancora parzialmente riuscito. Ad esempio nei casi in cui rimangono attivi due uffici di piano, oppure dove la scelta dell’ente capofila – per mediazione – è ricaduta su un soggetto terzo rispetto ai precedenti, che però fatica a sostenere il carico dei trasferimenti (es. piccoli comuni), o ancora dove gli atti di indirizzo su temi specifici continuano ad essere differenziati per tenere conto delle diverse storie programmatorie (es. sui criteri di riparto dei fondi). Evidentemente in tutti questi casi l’obiettivo, anche laddove raggiunto dal punto di vista formale, deve ancora approdare a maturazione per farsi sostanziale.

ATS Ambiti al 31.12.2017 Ambiti distrettuali definiti dai POAS Ambiti al 31.12.2020 Denominazione nuovi ambiti
CITTA’ METROPOLITANA DI MILANO 19 10 17 Sud Visconteo e Alto Milanese
BRIANZA 8 3 8
INSUBRIA 19 15 19
MONTAGNA 8 3 8
BERGAMO 14 9 14
BRESCIA 12 12 12
VALPADANA 9 6 8 Oglio PO
PAVIA 9 3 5 Lomellina, Broni e Casteggio, Alto e basso pavese, Voghera e CM OltrePò Pavese

 

Secondo: c’è un nodo fondamentale da sciogliere. Tra i 91, permangono ben 19 ambiti che sono fermi al 2017, ovvero non hanno approvato una nuova programmazione e sono andati in proroga dell’accordo di programma del precedente triennio. Diversi di questi a tutt’oggi non hanno i requisiti per poter rispettare i vincoli posti dalla l.r. 23 e dunque come sarà possibile per loro approvare il nuovo piano di zona?

A chiarire la strada da percorrere potrà forse intervenire la revisione della legge 23, in corso proprio in queste settimane, sebbene le indicazioni ministeriali date alla Regione per modificare la riforma, non sembrano toccare esplicitamente questo tema, concentrandosi su questioni prevalentemente sanitarie. Alla Regione toccherà comunque sciogliere questo nodo, mantenendo intatta la prospettiva dell’azzonamento, in continuità con la linea precedente, o – viceversa – rivedendo la definizione degli ambiti territoriali. Certo un nodo da sciogliere a breve, con le nuove linee guida.

 

 


[1] 30.000 euro agli ambiti distrettuali che attuano il nuovo accordo di programma entro 6 mesi, ovvero giugno 2018; 15.000 a quelli che raggiungono l’obiettivo entro l’anno, ovvero dicembre 2018; 10.000 a chi lo raggiunge entro due anni, dicembre 2019; ovviamente nessuna premialità a chi arriva all’obiettivo dopo il biennio

Allegati