Dalla dote infanzia al pacchetto famiglia

Nel mese di marzo 2020, all’inizio dell’emergenza sanitaria, a fronte della crisi e della situazione di difficoltà in cui si trovano molte famiglie, Regione Lombardia decide di convertire una parte delle risorse dedicate alla Dote Infanzia in interventi a sostegno delle famiglie colpite dalla crisi.

La Dote Infanzia era una misura approvata alla fine di dicembre 2019 (DGR XI/2999 del 30/03/2020) che stanziava 15 milioni di euro per erogare contributi economici in forma di bonus per l’utilizzo di servizi e l’acquisto di arredi, in via sperimentale solo per i bambini di 4 anni, che aveva alimentato non poche critiche da parte dei territori lombardi.

A marzo la Regione definisce dunque la sospensione del cosiddetto “bonus cameretta” a favore della nuova misura rivolta alle famiglie colpite dalla crisi, definita “Pacchetto famiglia. Interventi straordinari per il sostegno alle famiglie” stanziando a questo scopo 15 milioni di euro di cui 7  derivanti dalle risorse già stanziate per la “Dote Infanzia” e ulteriori 8 da bilancio regionale 2020, a cui si è aggiunto lo stanziamento di 1.500.000 euro riservati all’applicazione del Fattore Famiglia Lombardo 2019.
Successivamente le risorse dedicate a questa misura sono state integrate, arrivando così a una dotazione complessiva 22,5 milioni di euro, di cui 1,5 milioni per la «Sperimentazione Fattore Famiglia Lombardo».

 

Cosa prevedeva il Pacchetto famiglia

Il pacchetto famiglia ha definito due tipologie di contributi, entrambi rivolti a famiglie con figli, residenti in Lombardia, con ISEE inferiore ai 30mila euro, colpite dalla crisi o in relazione alla posizione lavorativa di uno dei componenti (riduzione causata dall’emergenza sanitaria) o per morte di un componente a causa del Covid-19. Il contributo mutui prima casa, contributo straordinario una tantum pari a 500 euro e Il contributo e-learning, una tantum pari all’80% delle spese sostenute fino ad un massimo di euro 500 per l’acquisto della strumentazione tecnologica necessaria alla didattica on line (pc fisso o portatile o tablet con microfono e fotocamera).

Entrambi contributi “a sportello” con richiesta diretta delle famiglie tramite la piattaforma regionale bandi online, in una finestra temporale limitata di una settimana, fino ad esaurimento delle risorse.
Agli Ambiti Territoriali sono stati attribuiti i compiti di istruttoria e validazione delle domande presentate e di liquidazione del contributo ai cittadini.

Come è andata?

La Regione ha recentemente presentato i dati di esito del Pacchetto Famiglia, limitandosi però a fornire numeri complessivi in merito alle domande presentate, a quelle ammesse e a quelle non ammesse: dai dati presentati, su 46.806 domande presentate, l’80% (37.381) sono state ammesse al finanziamento.
Il contributo aggiuntivo relativo al Fattore Famiglia Lombardo è stato richiesto da 34.654 famiglie e sarà possibile concedere le risorse aggiuntive da FFL per circa 9.500 nuclei familiari (27%).

Al momento, non sono invece stati resi pubblici né i dati di dettaglio in merito alla ripartizione delle domande (presentate e ammesse) tra le due misure, né altre informazioni o riferimenti a un’analisi più approfondita del target raggiunto e del processo che si è realizzato per l’erogazione della misura.

Tuttavia, al di là dei dati relativi alla numerosità delle domande, ci sono diversi elementi di valutazione che dovrebbero essere considerati sia in relazione alla sperimentalità della misura in una fase di emergenza, sia in prospettiva, in relazione alla definizione di nuove misure di supporto alle famiglie. Questi elementi di valutazione riguardano l’efficacia della misura in relazione a due ambiti in particolare: quello dei destinatari e quello del processo organizzativo definito per l’erogazione della misura, in particolare in relazione al ruolo assegnato agli Uffici di Piano.

Quali destinatari?

Sul fronte dei destinatari del Pacchetto famiglia, le considerazioni che pensiamo utile evidenziare riguardano diversi aspetti:

  • il Pacchetto famiglia, pensato in risposta al momento della crisi, ha di fatto stanziato oltre 20 milioni di euro per l’erogazione di contributi economici limitati (500 euro) a favore di un target definito dalla crisi lavorativa o famigliare, ma molto ampio dal punto di vista della fascia reddituale. I contributi potevano infatti essere richiesti da famiglie con un ISEE fino a 30.000 euro.
  • La modalità di presentazione delle domande online, l’erogazione a sportello fino ad esaurimento dei fondi, e l’utilizzo di una finestra di tempo molto ridotta per la raccolta delle domande, sono tutti elementi che hanno contribuito a targettizzare i destinatari verso una fascia di cittadini informata e capace di rispondere tempestivamente al Bando grazie a una competenza e ad una strumentazione informatica significative.
  • I controlli richiesti dalla Regione agli Uffici di Piano sulla documentazione presentata, pari al 5% delle domande controllate, sono risultati scarsi e difficilmente adeguati a garantire la correttezza dell’erogazione dei contributi alle famiglie che ne facevano richiesta e dunque un’effettiva equità di trattamento.

Emerge, dunque, da questi elementi, un alto rischio di dispersione delle risorse su un numero troppo ampio di destinatari, che non necessariamente si trovavano in una condizione di bisogno economico, e con un contributo poco utile a concorrere ad un effettivo cambiamento nelle condizioni economiche delle famiglie stesse.

È evidente, inoltre, un rischio di forte iniquità nella distribuzione delle risorse tramite domanda a sportello, soprattutto in connessione a requisiti laschi riguardo alla situazione socio-economica, poiché la logica perseguita è quella di rispondere a chi riesce a presentare la propria domanda in tempo e non invece a chi evidenzia un grado di bisogno maggiore.

Quale ruolo per gli Uffici di Piano? 

Agli Uffici di Piano è stato dato compito di istruttoria e validazione delle domande presentate, nonché di erogazione dei contributi ai cittadini. Un compito remunerato, certo, ma che si è tradotto unicamente in un oneroso lavoro di tipo amministrativo. Gli uffici sono stati paralizzati per settimane, dopo la finestra di presentazione delle domande, nella rincorsa a chiedere documentazione integrativa per chi nella domanda l’aveva omessa, a rispondere alle richieste di sollecito dei cittadini e a valutare (spesso senza indicazioni chiare dalla Regione) come trattare le incongruenze emerse nei controlli.

Tutto ciò spesso ad opera di assistenti sociali, che in piena emergenza hanno svolto il ruolo di segretari e ragionieri, senza avere spazio – per come sono concepite queste misure – per esercitare una funzione di ascolto, orientamento, informazione e possibile presa in carico nel caso di situazioni critiche e di fragilità. In questo approccio, così spinto sul finanziamento diretto della domanda, sembra di essere tornati indietro di qualche anno, dove gli uffici di piano lamentavano di essere considerati “meri esecutori” di misure definite a livello regionale, senza che sia tenuta in debito conto la centralità della funzione programmatoria che gli è propria, e che – a parole – viene riconosciuta dagli stessi atti regionali.

 

Le nuove misure: il Fondo Famiglia – emergenza Covid-19

Chiusa l’esperienza del Pacchetto Famiglia, nel mese di agosto la Regione definisce la destinazione del Fondo Famiglia – 2020 istituendo la misura regionale “Fondo Famiglia – Emergenza Covid 19” (DGR XI 3480 del 5.08.2020) e approvandone le prime linee guida in attesa di successivi provvedimenti applicativi.
Il nuovo Fondo Famiglia – emergenza Covid-19, con uno stanziamento complessivo di 20 milioni di euro, viene dunque destinato al finanziamento dei seguenti interventi:

  • “erogazione di contributi in denaro a favore di nuclei familiari in situazioni di particolare criticità;
  • concessione di contributi e/o voucher per agevolare il superamento dei momenti di transizione della vita delle famiglie (es. uscita dal nucleo familiare d’origine, perdita del lavoro, ecc. …);
  • concessione di contributi e/o voucher per la diversificazione e la maggiore accessibilità dei servizi socioeducativi per l’infanzia e l’adolescenza;
  • concessione di contributi e/o voucher per lo sviluppo socio-emotivo e cognitivo dei minori e per la maggiore partecipazione agli interventi di educazione formale e informale;
  • azioni di rafforzamento delle competenze genitoriali a sostegno della natalità.”

In relazione alla destinazione del Fondo Famiglia 2020, regolato da D.M. 14.05.2020, nel quale il livello centrale definisce degli obiettivi preordinati a cui le Regioni devono riferirsi nella destinazione delle risorse, la Lombardia individua i seguenti obiettivi di riferimento:

  • facilitare l’accesso ai servizi socio educativi e alle attività relative alla partecipazione agli interventi di educazione informale rivolti all’infanzia e all’adolescenza;
  • sostenere le famiglie con figli minori per supportarle nello svolgimento dei compiti educativi nell’attuale situazione emergenziale.

Prevede quindi l’erogazione di voucher e contributi alle famiglie per la fruizione di servizi socioeducativi e per supportare i compiti educativi delle stesse.
In relazione al processo di acquisizione, valutazione della domanda e erogazione dei contributi la Regione individua in queste linee guida sempre gli Ambiti Territoriali quali soggetti competenti.

Le ultime novità

In una recente comunicazione a tutti gli Ambiti territoriali lombardi l’Assessore alle Politiche per la famiglia, genitorialità e pari opportunità ha illustrato le modalità attuative di questa misura, in avvio all’inizio del 2021.
Di fatto, il Fondo sarà dedicato a finanziare due aree di intervento, una dedicata alle famiglie fragili e l’altra all’area degli interventi socioeducativi per sostenere i compiti di cura, e si concretizzeranno nell’erogazione di un contributo di 500 euro a rimborso delle spese sostenute per:

  • la Tassa Rifiuti comunale (TARI) relativa all’anno 2020;
  • i servizi integrativi scolastici (pre e post scuola e mensa scolastica) relativi all’anno solare 2020.

Entrambi i contributi (alternativi fra loro) potranno essere richiesti solo da famiglie residenti in Lombardia, in cui siano presenti minori, con un ISEE minore o uguale a 30.000 euro, e che possano provare una riduzione dell’attività lavorativa a seguito dell’emergenza COVID 19.
Le domande dovranno essere ancora una volta presentate tramite la piattaforma bandi online in finestre temporali differenziate per i diversi territori.

 

E dunque… si ricomincia da capo

Se, dunque, la formulazione data alle Linee Guida del Fondo Famiglia avevano fatto intendere (e dunque attendere) un provvedimento attuativo volto a sostenere le famiglie nei compiti educativi e di cura, le ultime dichiarazioni chiariscono invece che da parte regionale l’attenzione è stata data prioritariamente a mettere in campo un sostegno alle famiglie di tipo prettamente economico.

I provvedimenti definiti risultano infatti poco coerenti con gli obiettivi succitati: da una parte il rimborso della TARI non ha specifiche relazioni né collegamenti con il compito educativo delle famiglie; dall’altra i servizi di pre e post scuola e di refezione scolastica, a causa della sospensione delle attività scolastiche in primavera e delle difficoltà organizzative di riavvio in questa prima parte di anno scolastico, difficilmente possono aver pesato in modo sostanziale sui costi delle famiglie.

Se dunque, la motivazione che ha spinto la Regione ha scegliere queste aree di intervento è quella di offrire un sostegno economico alle famiglie colpite dalla crisi, appare particolarmente stridente la scelta di offrire un rimborso sulla TARI alle sole famiglie con minori, targettizzando la misura in modo poco coerente con i contenuti della stessa.

Inoltre, diversi elementi, quali i requisiti di accesso (soglia ISEE 30.000), il contributo economico erogato (500 euro) e le modalità previste per la presentazione delle domande, fanno pensare che la Regione non abbia in alcun modo considerato i limiti e le criticità incontrate nell’erogazione del Pacchetto Famiglia.

In relazione al Pacchetto Famiglia gli stessi Ambiti Territoriali hanno raccolto diversi dati che avrebbero potuto essere valorizzati per valutare l’esito della misura e di conseguenza riprogrammare strategicamente nuovi interventi.  L’evidenza comunicata da Regione, che riguarda esclusivamente il numero di destinatari raggiunti, costituisce un’informazione del tutto insufficiente per comprendere l’efficacia della misura e il suo impatto sulle condizioni economiche delle famiglie. Anche rispetto al Fattore Famiglia Lombardo, di cui viene riproposto l’utilizzo, mancano da parte regionale considerazioni in merito ai risultati ottenuti dalla precedente sperimentazione, che ne confermino la validità.

Ci ritroviamo quindi, ancora una volta, ad auspicare una maggiore attenzione della Regione all’utilizzo dei dati raccolti e alla loro diffusione, in merito alle sperimentazioni realizzate, così da consentire a tutti gli attori in campo di comprendere meglio le decisioni strategiche in merito alle nuove misure implementate.

Dal punto di vista del processo organizzativo, si ripropongono le stesse considerazioni critiche sul ruolo degli Uffici di piano.

Per altro, se si tralasciasse la necessità della Regione di versare contributi economici direttamente nelle tasche dei cittadini, sostegni come quelli illustrati potrebbero più semplicemente essere erogati a monte, non quindi a rimborso della spesa effettuata dai cittadini, ma a rimborso degli stessi Comuni che erogano i servizi di smaltimento dei rifiuti e di pre e post scuola e refezione scolastica, così come è avvenuto in questi anni per la misura Nidi Gratis, riducendo diversi passaggi amministrativi che costituiscono anch’essi un onere e un costo per chi li deve attuare. Costo che, nonostante sia prevista anche questa volta una quota di un milione di euro dedicata agli Uffici di Piano come riconoscimento dei compiti a loro attribuiti, rischia di ricadere comunque sulle loro capacità di intervento, poiché difficilmente questi potranno dotarsi di personale aggiuntivo ad hoc per la gestione di queste misure.

Ricominciamo dunque con l’ennesima misura parziale, poco capace di leggere i bisogni e di fornire una risposta di lungo periodo, che sostenga davvero le famiglie nei loro compiti educativi, e che fornisca loro un supporto in vista di un anche minimo cambiamento nelle condizioni di vita.

Se la prima misura del Pacchetto Famiglia poteva avere un valore simbolico nel far sentire alle famiglie un sostegno nella fase emergenziale, per questa seconda risulta davvero difficile trovare un valore aggiunto, poiché si tratta degli ennesimi milioni di euro che la nostra Regione disperde in rivoli di aiuti da cui non ci si può ragionevolmente aspettare nessun impatto sulla vita delle persone e delle famiglie.