A 18 mesi dal Piano povertà lombardo (dgr 662/2018) e ad un anno dall’introduzione della nuova misura strutturale in cui è evoluto il Rei, ovvero il Reddito di Cittadinanza, la Regione approva un documento di integrazione alle linee di sviluppo delle politiche regionali di prevenzione e contrasto alla povertà 2018 -2020. La necessità di un aggiornamento ai precedenti indirizzi è motivato da diverse ragioni:

  • la lettura del primo periodo di implementazione di una misura strutturale di contrasto alla povertà sul territorio lombardo, a partire dall’insieme dei dati e delle evidenze ad oggi disponibili;
  • la necessità di fornire indicazioni ai territori in relazione all’imminente trasferimento della quota servizi del fondo povertà nazionale, relativa alla seconda annualità 2019;
  • il mutato contesto generato dall’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 e alle ripercussioni che questa potrà avere sui nuclei fragili o già in povertà.

Il documento correla le integrazioni anche alla conclusione della VI triennalità dei piani di zona e la nuova programmazione europea, richiamando quindi altri imminenti appuntamenti programmatori, che concorreranno a breve a dettare la prossima agenda del welfare sociale lombardo.

 

Il reddito di cittadinanza in Lombardia

Nella prima parte viene proposto un quadro complessivo dei dati disponibili in relazione alla domanda e all’organizzazione del sistema dei servizi, connettendo varie evidenze provenienti dalle diverse fonti disponibili e offrendo così una fotografia complessiva sull’attuazione del Reddito di cittadinanza nella nostra regione. Un’operazione forse utile ai territori per effettuare operazioni di benchmark e valutare il posizionamento del proprio contesto con il dato medio regionale.

Ad un anno dalla sua introduzione sono oltre 104 mila i nuclei beneficiari, a fronte di 178.800 domande presentate (Inps, marzo 2020) con un tasso di accoglienza del 58%, dato sottostimato poiché il 9% delle domande a marzo risultano in lavorazione. Più di una domanda su 10 però, in questo prima anno, è già decaduta segnando una certa “mobilità” del target. Come ormai evidenziato dai periodici rapporti dell’Osservatorio INPS, oltre alla provincia di Milano, sono le province di Brescia, Bergamo e Pavia a mostrare l’incidenza maggiore. Gli individui raggiunti dalla misura sono oltre 190 mila, ovvero quasi 2 cittadini lombardi su 100. Prevalgono nettamente i percettori di reddito, quasi 9 nuclei su 10, rispetto alle pensioni di cittadinanza. Regione recupera poi alcuni dati di dettaglio sul profilo dei beneficiari e le caratteristiche dei nuclei, derivanti da un monitoraggio ministeriale riferito al primo semestre di attuazione della misura e derivato dalla piattaforma GePI: poco più della metà dei richiedenti lombardi RdC è donna (55,8%) con un’età media di 35 anni, in larghissima parte di nazionalità italiana. La metà dei nuclei è monopersonale, un dato superiore alla media nazionale. Le famiglie con figli sono una su tre, di queste poco meno di una su dieci nell’età della prima infanzia e sempre quasi una su dieci con un solo genitore. Il 13% ha almeno un familiare con disabilità, dato che raddoppia per i nuclei che percepiscono la pensione di cittadinanza.

I dati sulla domanda si arricchiscono di evidenze sul sistema dei servizi, derivanti dall’analisi dei Piani di attuazione locale, i PAL, previsti d.lgs 147 quali atti di programmazione d’ambito sul contrasto alla povertà e sui livelli essenziali delle prestazioni posti dal decreto. Innanzitutto, dalla restituzione che fa Regione, scopriamo che tutti i territori hanno approvato i Piani di Azione locale, e questa è una buona notizia, sebbene in diversi abbiano già espresso la necessità di mutare parzialmente la programmazione, con particolare riferimento alla destinazione delle risorse. Questo sembra rendersi necessario, in particolare, per il fatto che tali programmazioni sono state definite in epoca Rei, e non contemplano il passaggio al RdC  (es. superamento dei punti di accesso). In generale i dati di interesse che vengono esposti in questa parte danno evidenza del posizionamento lombardo in riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni e ai potenziamenti effettuati grazie alle risorse che sono state destinate in modo dedicato alla povertà (PON e Fondo povertà Quota Servizi):

  • in Lombardia si registrano 1.820 punti di accesso, di cui 188 aggiunti grazie alle risorse nazionali, segnando quindi un ampio rispetto dell’obiettivo nazionale;
  • 187 assistenti sociali operanti sul territorio, pari a 1 assistente sociale ogni 4.096 abitanti, dunque anch’esso nel rispetto dei Lep (1:5.000), con la sola provincia di Milano e Lodi (il dato è per ATS) ancora fuori dal raggiungimento dell’obiettivo;
  • il 91,5% degli ambiti risulta abbiano costituito le équipe multidimensionali previste dalla norma, di cui meno della metà prevedono un coinvolgimento dell’area lavoro, sebbene non sempre in modo stabile. Le équipe sono partecipate anche da altre figure professionali, diverse dagli assistenti sociali, prevalentemente educatori, più raramente psicologi;
  • la destinazione delle risorse aggiuntive della quota servizi, ad avvio 2019, è orientata per oltre una metà sul potenziamento dei servizi, in prevalenza di sostegno socio educativo domiciliare-territoriale e tirocini di inclusione; un terzo sul potenziamento del servizio sociale professionale; l’11% sul segretariato.

A questa fotografia si aggiunge il dato sul fronte lavoro con 329 Navigator operanti sul territorio regionale, ad integrazione del potenziamento previsto dal “precedente Piano del rafforzamento che prevedeva l’immissione di 1.600 unità di personale CPI, anche a sostegno dell’attuazione del REI”.

Una fotografia prevalentemente quantitativa che, sebbene vada verificata nella sua efficacia operativa in relazione alle prese in carico, dice di un positivo posizionamento dei servizi lombardi rispetto a quanto previsto da livello nazionale.

 

Le risorse e le scelte regionali sulla quota 2019

Questo secondo anno il fondo povertà nazionale, nella quota destinata al potenziamento dei servizi, come previsto, sarà più ricco. Ai territori lombardi stanno per essere distribuiti 35,5 milioni di euro, il 12% in più rispetto alla quota 2018 a cui si aggiungono, come ricorda l’atto regionale, anche ulteriori risorse di provenienza europea legate all’avviso 1 PaIS, la cui dead line per la presentazione dei progetti è stata prorogata a fine settembre a causa dell’emergenza Covid-19[1]. Si tratta di ulteriori 5,9 milioni, per un nuovo triennio, il cui accesso dipenderà dalla stessa capacità di spesa dimostrata dai territori sull’avviso 3 relativo al PON SIA.  Ad oggi risulta un solo progetto validato dal Ministero sul PaIS (Valle Brembana[2]), ma con tutta probabilità dovremo aspettare i prossimi mesi e il termine della nuova scadenza, per avere una fotografia più significativa.

A questi si aggiungono quote invece analoghe a quelle dello scorso anno in riferimento alla sperimentazione care leavers (600 mila euro) e alla quota sulle povertà estrema (1,5 milioni). L’integrazione alle linee guida su quest’ultimo punto conferma le scelte intraprese con la dgr 987/2018 dando la continuità ai 20 ambiti già destinatari delle risorse, ovvero quelli con almeno un comune sopra i 45mila abitanti.

Tab.1 – Riparto risorse Fondo Povertà per la Lombardia – annualità 2019 – mln di euro

2018 2019
Quota servizi 32,7 35,5
Sperimentazione Care Leavers 1,5 1,5
Povertà estreme 0,6 0,6

 

Sulla Quota servizi la Regione ha fatto la scelta di confermare i criteri di riparto agli ambiti proposti dal Ministero, senza aggiungerne ulteriori, sebbene ne avesse facoltà. E’ bene ricordare che il Ministero ha variato le percentuali di riparto accrescendo il peso del numero di beneficiari RdC aggiornato alla data del 1° giugno 2019 (60%), rispetto alla popolazione (40%). Questo in concreto comporta che non per tutti gli ambiti ci sarà un incremento di risorse: c’è qualche ambito tra i 91 per cui la quota 2019 registra scostamenti in negativo, sebbene di lieve entità (qualche migliaio di euro), al contempo ci sono, pochi, altri ambiti per i quali l’incremento sarà significativo, sino un terzo in più.  Questo dipende dall’incidenza dei beneficiari nel proprio contesto di riferimento.

 

Gli indirizzi per i territori: su cosa puntare?

Il documento regionale è organizzato in diverse sezioni, a guidare la ricerca dei messaggi più rilevanti per i territori rispetto a quali indirizzi tenere in considerazione nella programmazione della quota 2019, sono le parti che nell’allegato A vengono sottolineate in grassetto, a testimonianza dell’attenzione che il legislatore vuole richiamare. Le riprendiamo qui di seguito, rimandando ad una lettura organica dell’allegato per un ulteriore approfondimento delle altre parti.

Consolidare e rafforzare il sistema di governance, sia in relazione alla convergenza di molteplici fonti di finanziamento che intervengono su settori differenti e contigui (FNPS, FNA, 112, RdA, Violenza di Genere, Gioco d’azzardo) e che necessitano di adeguato coordinamento; che alla necessità di integrazione delle politiche sociali con altre politiche a partire da quelle del lavoro e della formazione, ma anche della salute, abitative, educative… Si richiama a questo proposito la necessità di regolazione del sistema mediante la stipula di accordi e protocolli specifici per il funzionamento delle équipe e per la collaborazione con gli altri servizi, fondamentali per gestire adeguatamente la presa in carico integrata, su cui Regione  punta direttamente sul ruolo svolto dalle Cabine di Regia delle ATS, in particolare nella costruzione di raccordi per il coinvolgimento fattivo dei servizi gestiti dalle ASST.

Incrementare l’integrazione tra sociale e lavoro. Sono richiamate evidenze che derivano anche da alcune indagini in corso, commissionate dalla Regione attraverso Pòlis, che identificano la collaborazione con i CPI e le Afol come un fattore di attuazione della misura ancora da rafforzare, anche laddove sono presenti protocolli formalizzati, ma sottoscritti in epoca SIA Rei, e in cui la “collaborazione operativa sconta – comunque – molte difficoltà”.

Potenziare il welfare di comunità riconoscendo che “la dimensione comunitaria è uno degli aspetti principali su cui vengono sviluppate le politiche di inclusione e che questa dimensione assume un ruolo rilevante rispetto a situazioni non prevedibili, ti tipo emergenziale”.

Regione indica poi che la programmazione d’ambito sull’area del contrasto alla povertà dovrà essere parte integrante, in prospettiva, della più ampia programmazione zonale, su cui si aspettano linee guida entro la fine dell’anno. Richiama però l’intenzione di procedere, come avvenuto lo scorso anno, con la raccolta puntuale degli aggiornamenti ai Piani di attuazione locale e di fornire con atti successivi indicazioni puntuali in merito.

 

Gli impegni della Regione

Le integrazioni aggiornano il quadro delle misure e delle politiche di contrasto alla povertà attualmente in vigore, anche in relazione alla recente fase di emergenza sanitaria, che ha determinato l’emissione di misure specifiche di particolare rilevanza per il contenimento e il supporto di possibili condizioni di vulnerabilità (es. fondo emergenza abitativa, pacchetto famiglia…). Anche in questo caso si rimanda ai capitoli specifici del documento per un approfondimento dettagliato su questo, qui si richiamano invece alcuni impegni precisi che Regione sembra assumere nei confronti dei territori e a sostegno di un’efficacie attuazione della misura:

  • un primo impegno è verso la promozione e l’organizzazione di momenti stabili di confronto con Ats e ambiti territoriali, da realizzarsi in collaborazione con Anci, orientati alla condivisione di problemi e soluzioni generate dalla presa in carico nonchè all’emersine di buone pratiche dai territori. Regione sembra dunque intenzionata a farsi promotrice di una sorta di “comunità di pratica lombarda”, che supporti i territori in un proficuo confronto, utile per apprendere dall’esperienza.
  • Un secondo impegno è verso l’attivazione di un confronto tra le diverse Direzioni regionali a vario titolo coinvolte, in particolare la DG Istruzione formazione e lavoro, al fine di “favorire la promozione di una ricomposizione degli interventi di prevenzione della fragilità, contrasto alla povertà e misure per la marginalità estrema”.
  • A questi si aggiunge il mantenimento di un raccordo con l’assistenza settoriale del Ministero offerta alle Regioni, attraverso la Banca Mondiale, da cui sono derivate le analisi del profilo dei beneficiari e dei PAL territoriali.

 

 


[1] https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2020/DD-124-del-18052020-ulteriore-proroga-Avviso-1-2019-PaIS.pdf
[2] Come da Decreto Direttoriale n.105 del 30 aprile 2020

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