Con la DGR 2315, a ottobre la regione ha individuato nelle ATS Insubria, Pavia, Brianza e Val Padana , i territori nei quali avviare, grazie a parte del Fondo nazionale per le politiche della famiglia 2019, la realizzazione di progetti sperimentali a sostegno della famiglia in una logica di Centro per la famiglia.
Le indicazioni operative fornite da Regione per le sperimentazioni declinano quindi le principali caratteristiche che esse devono avere:
- Le sperimentazioni saranno realizzate dalle ATS in collaborazione con Ambiti Territoriali, Consultori pubblici o privati accreditati ed altri enti del territorio, ed avranno la durata di due anni;
- La finalità è “la sperimentazione, di nuovi luoghi e approcci diretti ad accrescere le opportunità e le modalità di accesso ai servizi nelle diverse fasi di evoluzione del nucleo familiare in un’ottica di “Centro per la Famiglia” e a rafforzare le competenze di tutto il nucleo familiare in funzione preventiva.”
- Il target di riferimento è costituito da: bambini 0-6 anni; preadolescenti e adolescenti fino ai 18 anni; genitori e altri familiari.
- La logica di intervento è quella di rafforzamento di un’offerta integrata di servizi per la famiglia, attraverso l’integrazione con tutti gli operatori dei servizi socioeducativi, sociali, sanitari e sociosanitari e con le organizzazioni del territorio (associazioni, cooperative sociali, reti di famiglie, ecc.)
- Le aree di attività sono: informazione e orientamento; potenziamento delle competenze genitoriali anche in ottica di rafforzamento del benessere dei bambini; iniziative di ascolto e coinvolgimento e interazione per le famiglie anche attraverso la valorizzazione delle risorse della comunità.
- Il budget disponibile per ogni ATS è di 200.000 euro.
Entro il 28 febbraio le quattro ATS sono quindi chiamate a presentare alla Regione una proposta progettuale, definita tramite una coprogettazione tra ATS, Comuni/Ambiti territoriali, Consultori pubblici o privati accreditati, enti del terzo settore ed altri enti che si occupano a diverso titolo del sostegno alla famiglia (es. associazioni di solidarietà familiare).
Con un atto successivo alla DGR (D.d.u.o. n. 17439), in novembre sono state definite le procedure di selezione dei partner e la struttura dei progetti, che prevede che ogni ATS, sulla base di un’analisi dei bisogni realizzata con la Cabina di regia e le ASST del proprio territorio, definisca le priorità di intervento, emani un avviso di manifestazione di interesse per la coprogettazione e realizzi la coprogettazione stessa, che porti a definire un Piano di sperimentazione di centri per la famiglia del territorio, da presentare a Regione entro il 28 febbraio.
Nel mese di gennaio, le ATS hanno dunque proceduto alla pubblicazione dei relativi Avvisi per la manifestazione di interesse alla coprogettazione, la cui comparazione ci consente già di evidenziare alcune specificità ed attese intorno alle sperimentazioni, in attesa di conoscere il dettaglio dei Piani.
Elementi trasversali delle sperimentazioni
Le indicazioni operative per la predisposizione dei progetti, contenute nel DDUO, definiscono diversi elementi che costituiscono la base di partenza di tutte le coprogettazioni.
Dal punto di vista degli obiettivi, esse devono mirare a:
- “sperimentare nuove modalità per intercettare in modo attivo i bisogni delle famiglie, anche quelle che non sono caratterizzate da una condizione di fragilità; rendere i servizi più accessibili e più capaci di farsi conoscere; favorire strategie che consentano di restituire protagonismo alle famiglie nel ricercare le soluzioni ai problemi, superando logiche assistenziali nell’erogazione dei servizi.
- Assicurare alle famiglie la conoscenza delle opportunità che offre il territorio e delle iniziative attivate dalla comunità locale in merito a luoghi/contesti a cui poter accedere per informazione, formazione e sostegno in relazione alle varie fasi del proprio ciclo di vita.”
I soggetti che possono presentare la manifestazione di interesse sono:
- Soggetti pubblici: Ambiti territoriali, Comuni, ASST, Aziende Speciali Consortili, ecc.
- Soggetti privati: Consultori privati accreditati, Enti del Terzo Settore e altri Enti che a vario titolo operano a supporto delle famiglie (parrocchie, reti di famiglie…)
Dal punto di vista del partenariato, l’ente capofila deve presentarsi in partnership con almeno un altro soggetto di tipologia differente dalla propria, e i partner possono avere ruolo di “enti aderenti” o “partner effettivi”, dunque con budget dedicato. È prevista, inoltre, la possibilità di formalizzare accordi di rete anche con soggetti diversi da quelli sopra nominati (es. scuole, associazioni e enti non presenti nei registri, etc).
Gli Avvisi per la raccolta di manifestazioni di interesse: come sono stati pensati i Centri per la famiglia?
ATS Val Padana – una logica comunitaria, anche nella lettura del bisogno
L’avviso emesso dall’ATS ValPadana, a fronte di una struttura comune agli altri così come definita dagli atti sopracitati, si caratterizza principalmente per tre elementi:
- Pur a fronte di una prima analisi dei bisogni, focalizzata principalmente sulla necessità di individuare precocemente i segnali di disagio e di sviluppare azioni di comunità a favore delle famiglie, riconosce l’esigenza di utilizzare la coprogettazione in primo luogo per costruire una lettura comune, variegata e nuova, dei problemi e dei bisogni delle famiglie del territorio.
- L’approccio comunitario, e la valorizzazione delle risorse di rete e della comunità, per coinvolgere e attivare il protagonismo delle famiglie, costituisce il quid su cui si intende concentrare le sperimentazioni dei centri per la famiglia, che sono quindi pensati come opportunità di attivazione delle famiglie stesse. Le altre aree di attività sono pensate come collaterali o ad integrazione di questa. Tale approccio di valorizzazione e rafforzamento della rete si evince anche dai criteri di valutazione, che così come sono strutturati premiano lo sviluppo del lavoro di rete e il raccordo e la collaborazione con altre iniziative territoriali.
- La scelta di distribuire la sperimentazione sui 3 distretti della ATS, prevedendolo già nell’Avviso e inserendo la copertura territoriale degli interventi tra i criteri di valutazione delle proposte progettuali: viene quindi stanziato come budget massimo per le proposte progettuali un budget di 100.000 euro, così da avere la possibilità di articolarne più di una nel Piano di sperimentazione.
ATS Brianza – integrare esperienze, informazioni e strumenti
L’avviso della ATS Brianza, invece, non focalizza su un’area specifica di intervento tra quelle individuate da regione, né presenta un’analisi dei bisogni, ma richiede in particolare l’attenzione della proposta progettuale all’integrazione delle esperienze, delle informazioni e degli strumenti di lavoro di tutti i soggetti coinvolti. In questa direzione la sperimentazione può prevedere sia l’apertura di luoghi dedicati, quanto il rafforzamento di quelli esistenti o anche la definizione di modalità di lavoro innovative per la creazione di interventi coordinati e di sistema.
Dal punto di vista della distribuzione territoriale della sperimentazione, non vengono richieste particolari attenzioni, anche se il criterio della copertura territoriale viene indicato, seppure in modo non specifico. Non viene invece definita a monte la possibilità di combinare diverse proposte progettuali all’interno del Piano di sperimentazione, evidenziando dunque solo complessivamente la dotazione finanziaria dell’intero Piano.
ATS Insubria – prevenzione e ricomposizone della filiera
Le caratteristiche principali dell’Avviso emesso dall’ATS Insubria sono definite all’interno dell’analisi dei bisogni che è stata realizzata in raccordo con i Tavoli Operativi Distrettuali degli ambiti territoriali e con le ASST afferenti al territorio.
- si evidenziano come prioritari gli interventi di prevenzione, di accesso e presa in carico precoce del disagio dei minori e delle loro famiglie, anche attraverso la realizzazione di azioni di sviluppo di comunità;
- si sottolinea l’importanza della ricomposizione della filiera di intervento educativa sociale e socio-sanitaria, anche nella direzione di un’ottimizzazione delle risorse disponibili;
- si definisce la necessità di “azioni progettuali interconnesse tra l’ambito sociale, educativo, socio-sanitario e sanitario, attraverso una corretta ricomposizione delle conoscenze e la promozione del protagonismo delle famiglie”.
- Si segue la medesima scelta della ATS Val Padana, vale a dire quella di poter strutturare all’interno del Piano di sperimentazione, più di una proposta progettuale, attribuendo dunque ad ogni proposta progettuale un finanziamento massimo di 100.000 euro.
ATS di Pavia – nasce un tavolo misto di coordinamento
L’Avviso della ATS di Pavia connette in modo diretto l’indirizzo verso specifiche aree di azione con l’analisi dei bisogni realizzata. In particolare le scelte sono caratterizzate da:
- L’evidenziazione nell’analisi dei bisogni dell’esigenza comune “di un maggiore ascolto, orientamento e accompagnamento delle famiglie, anche a favore di famiglie non necessariamente fragili, finalizzate a far emergere le risorse delle famiglie stesse e promuoverne l’utilizzo più consapevole, ad orientare verso servizi e interventi opportuni in una logica ascolto e interventi integrati.
- La suddivisione del budget tra 100.000 euro dedicati ad un intervento finalizzato all’informazione e all’orientamento (area A già definita nella DGR) su tutto il territorio dell’ATS e 100.000 euro dedicati invece alla realizzazione di interventi coerenti con quanto previsto dall’area B- Potenziamento delle competenze genitoriali e C- Iniziative di coinvolgimento e ascolto tramite la valorizzazione della comunità, su un’area territoriale più ristretta su cui si ritiene la sperimentazione possa avere il maggiore impatto (da definire nella coprogettazione).
- La previsione della costituzione di un Tavolo di coordinamento composto da:1 rappresentante dei 5 Ambiti territoriali, 1 rappresentante di ASST, 1 rappresentante dei Consultori privati accreditati, 1 rappresentante del Terzo Settore, 1 rappresentante del mondo della scuola, con il compito di coordinare e monitorare gli interventi che, attraverso la coprogettazione, verranno inseriti nel Piano di intervento dell’ATS di Pavia, in un’ottica di integrazione con le risorse e le progettualità già esistenti.
Cosa ci aspettiamo dai Piani di intervento?
Nell’attesa che vengano approvati i Piani di intervento delle quattro ATS e che si entri nel vivo delle sperimentazioni, rispetto alle quali speriamo di poter fare specifici approfondimenti, possiamo articolare due riflessioni:
- I territori sono chiamati a ripensare le proprie modalità di intervento per le famiglie e i minori. Alcune esperienze e alcuni territori in Lombardia, grazie a misure specifiche e progetti che hanno investito nella direzione dell’attivazione comunitaria e dell’integrazione di tutto il territorio, stanno facendo strada in questa direzione. Lavorare con le famiglie rispondendo davvero ai bisogni significa cambiare il passo, cambiare sguardo e mettere in comune le letture e le risposte. La scelta di regione spinge in questa direzione ed è ancora una volta importante che le sperimentazioni seguano davvero la logica sperimentale: realizzazione, osservazione, valutazione, estensione.
- La possibilità di avere due anni di sperimentazione offre un’opportunità di riflessione, consolidamento delle relazioni e delle pratiche di rete, ma anche quella di sperimentare luoghi nuovi, che siano visibili e che diano una concretezza a una diversa modalità di rispondere ai bisogni delle famiglie. Quali saranno questi luoghi? Speriamo che se ne sperimentino di vari, non necessariamente pubblici, non solo socio-educativi e non solo socio-sanitari. Speriamo cioè che le sperimentazioni nei quattro territori individuati ci consentano davvero di sperimentare cose, modalità, soggetti, reti, interventi diversi, perché questa opportunità – se colta – potrebbe essere di grande arricchimento per tutti.


