Da gennaio nel rhodense è attivo un elenco di unità d’offerta residenziali e semi-residenziali per minori o madri con bambini, da poter selezionare in caso di affidamento. Un elenco sperimentale, costituito sulla base di un avviso pubblico e composto da 75 realtà, del territorio e non. Non è molto diffusa la regolazione di questa tipologia di servizi, cosa vi ha portato a questa sperimentazione?
Il primo fattore è stato certamente la necessità di formalizzare il processo di scelta delle strutture, in presenza di una disposizione di allontanamento e di collocamento dei minori in ottemperanza a decreti dell’Autorità Giudiziaria. L’esigenza di costruire un elenco di comunità per l’accoglienza di minori con determinati requisiti di qualità e disponibili al convenzionamento, si era già evidenziata da qualche anno per dare maggiore qualità, certezza e trasparenza al percorso di scelta delle comunità stesse.
Si trattava di formalizzare un percorso in grado di coniugare il rispetto della normativa in materia di affidamenti (D Lgs 50/16) con elementi di tempestività e urgenza degli interventi, di qualità del servizio, e di tutela degli utenti. Si deve tener presente che gli allontanamenti disposti dal Tribunale devono essere eseguiti con sollecitudine e che (in Lombardia) il sistema delle comunità minori è sottodimensionato rispetto alle richieste, variabile che spesso determina una sostanziale difficoltà a reperire un posto “idoneo” in tempi compatibili con i bisogni dei minori.
Nello stesso tempo si deve rispondere ad una esigenza di efficienza gestionale, considerato che la spesa per i collocamenti è da sempre una delle voci più ingente, che pesa maggiormente sul bilancio degli enti locali; in Sercop avevamo cominciato cercando di formalizzare, le motivazioni della scelta di una determinata struttura, procedendo anche con raffronti tra unità d’offerta, e questo ci ha condotto all’idea di selezionare fornitori a cui affidare un servizio, quando sia sottosoglia, da elenchi precostituiti di operatori economici, così come definito dall’art. 36 comma 2 lett. b) del D. Lgs. N.50/16 e s.m.i.
Rimane comunque difficile e critico armonizzare le disposizioni in materia di affidamenti (rotazione, estrazione, …), con le peculiarità che derivano dalla definizione di progetti individualizzati, operando per di più in un contesto in cui la domanda supera di gran lunga l’offerta. A fronte di tutto questo comunque la costituzione di un elenco introduce una regolazione delle modalità di scelta del contraente, pur tenendo conto della peculiarità del servizio e dei diversificati e molteplici bisogni dei minori.
Il secondo?
Il secondo è la volontà di definire e soprattutto “formalizzare” dei criteri di qualità degli interventi offerti; l’agire quotidiano degli operatori è costantemente orientato alla ricerca di servizi comunitari che rispondano al meglio al progetto definito per ogni singolo caso, ma questa costante tensione rischiava di rimanere sotto traccia, senza alcuna evidenza dal punto di vista formale. Avevamo da tempo l’idea di lavorare su questo aspetto spesso trattato solo su un piano tecnico-professionale, compiendo quindi anche un’operazione di emersione ed evidenziazione di buone pratiche in precedenza non formalizzate. Si tratta di un’attenzione presente sin dalla nascita di Sercop, che siamo riusciti a perseguire negli anni nei vari percorsi di accreditamento che abbiamo realizzato (es. nell’area della disabilità e dei servizi diurni) e che da tempo avevamo in animo di affrontare anche per i servizi residenziali per minori. Lavorare nella prospettiva della costituzione di un elenco ha aperto l’occasione di avviare una discussione sulla qualità desiderata, che ha portato all’assunzione di criteri che le realtà candidate sono tenute a rispettare. Attenzione verso una accurata relazione con i minori, formazione del personale, progettazione personalizzata, sono alcuni dei criteri (con specifici indicatori) previsti dalla norma regionale sull’accreditamento e che sono stati assunti dalla procedura di costituzione dell’elenco. Per quanto all’apparenza basilari, rappresentano uno sforzo importante per il sociale di nominare in modo osservabile ciò che qualifica la sua azione. Si tenga conto poi che, come per la dgr 7626/17 sulla misura “Comunità per minori vittime di abuso o grave maltrattamento”, anche in questa occasione sono emerse realtà che avevano la necessità di adeguare la propria posizione. Come dire si tratta di requisiti che richiedono una formalizzazione a garanzia del loro rispetto e che pertanto ha richiesto sforzi importanti a diversi gestori.
Non avete scelto di andare oltre ai criteri previsti dalla norma e definirne ulteriori, differenziandoli anche per tipo di unità d’offerta?
All’inizio ci abbiamo pensato. L’elenco è composto da sezioni diverse, comunità residenziali, comunità mamma-bambini, alloggi per l’autonoma e strutture residenziali. Ma i criteri di accreditamento regionale sono già in parte differenziati. Avevamo più che altro pensato di nominare e qualificare i servizi aggiuntivi, anche finalizzati al terzo fattore – la determinazione del prezzo – ma poi c’è un tema fondamentale: un sistema complesso richiede che lo siano anche i relativi controlli e bisogna essere in grado di gestirli. Non ha senso chiedere ai fornitori di rispettare criteri sofisticati, o premiare servizi aggiuntivi, se poi non si è in grado di garantirne la verifica.
Dopo quello normativo, quello della qualità, il terzo dunque è un fattore economico?
Si, l’altro fattore era la volontà di fissare un prezzo congruo. Una tariffa massima di riferimento omogenea tra tutte le strutture presenti in elenco, che per le comunità alloggio è di 91 euro/die, per madre-bambino 150 euro/die, appartamenti per l’autonomia 65 euro/die e per le strutture diurne è articolata sulla base dell’età e della frequenza. Una scelta forte, che qualcuno ha anche criticato nel territorio. In questo caso non è stata solo dettata da quanto richiesto dalla norma, sulla giustificazione del prezzo. Sono profondamente convinto che fissare la tariffa ti consenta poi di valorizzare davvero la qualità nelle procedure di selezione. Se il prezzo è libero, invece, sarà sempre il fattore dominante che orienta le scelte. Ovviamente abbiamo affrontato questo percorso attraverso un confronto con i gestori e le tariffe massime sono state definite dopo un’analisi di dettaglio. Non ritengo che siano tariffe fuori mercato e per altro, nel corso di questi primi mesi, non abbiamo avuto particolari riscontri di contrazione sulla qualità offerta, a riprova della loro sostenibilità.
A distanza di qualche mese dall’avvio di questa sperimentazione, che valutazioni fate? Quali riscontri positivi e quali criticità
Partiamo dalle criticità: un elenco di 75 unità d’offerta è sottodimensionato rispetto al bisogno. Indubbiamente la fissazione del prezzo massimo costituisce un elemento di disincentivo ad iscriversi all’elenco e purtroppo la determinazione del prezzo ha fatto venire meno la disponibilità all’accoglienza dei minori da parte di alcuni gestori di qualità che in passato collaboravano con noi. Inoltre la procedura introdotta, ha portato ad un relativo allungamento dei tempi ed interferito nella tempestività di risposta del servizio. Scorrere l’elenco, formalizzare le risposte…insomma, la richiesta di trasparenza e tracciabilità hanno allungato in parte i tempi delle procedure.
Su questi aspetti stiamo già approntando dei correttivi. Sicuramente regoleremo maggiormente i tempi, stabilendo un massimo di 10 giorni per l’attuazione del collocamento, introducendo la possibilità che se non si trovi una collocazione – nei tempi – all’interno delle strutture in elenco, si possa andare a cercare oltre elenco, in omaggio alla necessità di erogare interventi tempestivi. L’altro correttivo ha a che fare con il prezzo. Senza fare passi indietro rispetto alla scelta fatta, abbiamo ipotizzato di inserire tariffe aggiuntive per pochi servizi integrativi/accessori, in numero contenuto e chiaramente riscontrabili. Questo potrebbe avvicinare altri gestori e ampliare il numero di strutture in elenco.
Al netto di questi aspetti, ritengo che le positività del processo intrapreso siano diverse, innanzitutto di tipo culturale.
La logica della tariffazione ha aperto l’attenzione degli operatori su questo tema, che troppo spesso rimane fuori dal loro orizzonte, squisitamente tecnico-professionale. Gli operatori che lavorano nella tutale minori, infatti, sono molto sensibili alla qualità tecnica degli interventi e tendono a non considerare gli aspetti economici, che invece sono altrettanto importanti.
Poi lo sforzo di formalizzazione: serve al servizio sociale, per rappresentarsi all’esterno e sapere esprimere i criteri che orientano il proprio operato, per sottrarsi ad una rappresentazione di apparente assoluta discrezionalità. Una questione, questa, che tutela gli stessi operatori sociali, anche in considerazione del particolare momento storico che stiamo vivendo, in relazione all’opinione pubblica e all’immagine distorta dei servizi che viene veicolata.
Infine penso che sia utile sperimentare forme di regolazione di questi servizi, per rappresentare alle autorità sovraordinate le peculiarità che li caratterizzano, trovando forme di affidamento che garantiscano il rispetto delle disposizioni e nello stesso tempo tengano conto delle peculiarità dei servizi in modo da dare un contributo al fine dell’evoluzione del quadro normativo rendendolo più coerente con le specificità di alcuni settori.


