Chi sono gli anziani oggi?
Quello che comunemente viene definito il mondo degli anziani è oggi più di ieri un universo variegato che riguarda una pluralità di situazioni differenti. Si tratta di una realtà che vede sempre più crescere il protagonismo degli anziani “attivi” che, disponendo di un capitale umano più articolato rispetto alle generazioni di anziani precedenti, partecipano maggiormente alla vita sociale e culturale dei propri territori e fanno un uso più qualificato dei servizi e delle infrastrutture che questi dispongono. L’aumento del livello d’istruzione e di benessere economico, assieme all’adozione di stili di vita più salutari e ai progressi in campo medico, hanno portano ad un allungamento della vita media e ad un miglioramento nella qualità della stessa, almeno per i giovani anziani. Non solo, si può pensare anche che abbiano spostato l’età media di ciò che comunemente viene definito “anzianità”: gli stili di vita, i bisogni, i comportamenti e le condizioni di salute delle persone con un’età compresa tra i 65 e i 75 anni sono oggi molto più simili a quelle del resto della popolazione rispetto a quelle nelle fasce di età successive in cui, inevitabilmente, cominciano a comparire maggiori situazioni di vulnerabilità.
Di recente avete pubblicato il rapporto La condizione degli anziani in Lombardia. Quali tesi vi hanno guidato nell’indagine?
Un punto di partenza, già sostenuto e discusso dagli esperti, è che la vera differenza tra la condizione anziana e quella delle età adulte è la condizione di salute più precaria. Ciò implica, da un lato, che la sostenibilità sociale ed economica dell’invecchiamento è legata soprattutto alla possibilità che la salute possa continuare a migliorare, dall’altro, che le politiche rivolte agli anziani dovrebbero assumere la “consapevolezza” che quando gli anziani godono di buone condizioni di salute sono persone simili alle altre, hanno un enorme potenziale ed esprimono bisogni importanti in termini di vita attiva.
Il rapporto La condizione degli anziani in Lombardia che abbiamo recentemente pubblicato, a partire da queste tesi, indaga le disuguaglianze più importanti che pesano negativamente sulle condizioni di salute degli anziani in Lombardia, come esse si declinano a livello territoriale e in che modo i diversi gradienti socio/demografico/economico contribuiscono a determinare situazioni di benessere e di disagio, per giungere infine a pensare ad alcune contromisure e proposte.
Ne è emerso che le aree di intervento su cui aggiornare la nostra azione, per stimolare politiche attive, sono: la sanità, la cura e il sistema dell’offerta sociosanitaria a disposizione, le condizione abitative, la mobilità, il livello di istruzione, la partecipazione e le sue ricadute sulla qualità della vita degli anziani, il reddito, la prevenzione e gli stili di vita.
Un aspetto di criticità emerso dalla vostra indagine riguardo le cure e il sistema offerta sociosanitario concerne l’accesso ai servizi per la persona anziana…
Si, in particolare dall’indagine sono emersi come aspetti problematici: A) le lunghe liste di attesa che rallentano l’accesso alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, in modo particolare per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali e le visite specialistiche. Soprattutto per le fasce di popolazione con basso reddito, il rischio è quello di produrre un’interruzione del percorso di cura della persona, che spesso rinuncia alle cure se non è in grado di sostenere i costi per le prestazioni private; B) l’accompagnamento ai trasporti, un problema che riguarda una quota importante di anziani soli o con tessuto sociale fragile, che vivono soprattutto nei comuni piccoli o nelle periferie delle aree metropolitane, cioè coloro che non possono spostarsi autonomamente o con l’aiuto di familiari e/o conoscenti.
Tali criticità, che riguardano soprattutto l’accesso ai servizi dell’utente “fragile”, a nostro parere, implicano la necessità – richiamando la legge regionale n. 23/2015 che ha innovato il servizio sociosanitario lombardo – che le ATS e le ASST si facciano carico del problema, mettendo a punto, insieme con i Comuni e le organizzazioni di volontariato, un programma integrato e coordinato di interventi, mirato all’accesso semplificato alle prestazioni per i malati più gravi, e dotato di un piano tariffario per i trasporti sociali chiaro e sostenibile. In prospettiva, occorre fornire una risposta concreta e facilmente identificabile ai pazienti a partire dall’individuazione di un luogo chiaro di riferimento tanto per l’assistenza primaria ed emergenziale quanto per l’orientamento verso i servizi socio-assistenziali e sanitari in base al tipo di bisogno.
In questo contesto, le esperienze degli sportelli informativi e per l’accesso ai servizi, attivati anche in Lombardia con la partecipazione in diversi casi degli enti locali, del sindacato, delle associazioni di volontariato e talvolta anche delle aziende sanitarie, possono costituire un volano importante per il miglioramento della qualità della vita degli anziani, spesso disorientati a fronte delle carenze della comunicazione istituzionale e della complessità delle procedure necessarie a espletare le pratiche amministrative e ad accedere ai servizi.
Il tema della comunicazione istituzionale è di fondamentale importanza, e la carenza di informazioni per l’orientamento e l’accesso ai servizi (burocratici, socio-sanitari e di altro tipo) è emersa con evidenza all’interno della nostra indagine. La comunicazione è una leva strategica per innalzare l’efficienza organizzativa dei servizi e migliorare la qualità erogata e la percezione dell’utente.
Chi è l’anziano fragile secondo quanto riscontrato dalla vostra indagine?
Le situazioni di maggior debolezza e vulnerabilità osservate sono:
- Le famiglie monoreddito o le persone con redditi molto bassi;
- Le persone anziane, che vivono sole o in coppia, con problemi di salute;
- Le persone prive di reti sociali o famigliari di sostegno;
- I caregiver adulti, soprattutto donne, che ricoprono tale ruolo;
- Le aree in cui l’autonomia di mobilità risulta limitata da barriere architettoniche o insufficienti servizi di trasporto;
- Le zone rurali o montane svantaggiate;
- I comuni di piccole-piccolissime dimensioni.
Molto dipende dalle caratteristiche individuali di ogni situazione e territorio: l’età, il genere, il titolo di studio, il tipo di occupazione svolta in età adulta, il capitale umano, fisico e psicologico di cui la persona dispone e il grado di copertura dei servizi offerto dal territorio. In generale, però l’analisi dei dati a livello demografico, sociale, economico ed urbanistico individua tali aree come maggiormente critiche.
In Lombardia, infatti, degli oltre 2 milioni di persone ultra65enni presenti, una quota rilevante vive in comuni di dimensioni medio-piccole, dove si riscontrano le maggiori difficoltà a livello di erogazione dei servizi e di mobilità. In particolare le province di Pavia, Cremona e Mantova, sono quelle che registrano le percentuali maggiori di popolazione anziana e di conseguenza, indici di dipendenza e di vecchiaia più elevati; all’opposto, troviamo invece, le province di Bergamo, Brescia e Lodi.
Negli ultimi decenni sono avvenuti anche importanti mutamenti nelle tipologie famigliari che hanno ricadute sulla qualità di vita degli anziani. Accanto ad una crescente pluralità dei modelli familiari, si sta osservando, infatti, un progressivo indebolimento delle tradizionali reti di solidarietà familiare. Gli anziani, in particolare, una volta che i figli sono fuoriusciti dal nucleo famigliare, si trovano a formare una famiglia autonoma, in coppia o da soli. Questi aspetti hanno, e si può ipotizzare che avranno ancor di più in futuro, delle importanti ripercussioni sul sistema di welfare poiché, in Lombardia così come in Italia, la famiglia ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nel sopperire alla carenza di servizi di cura delle persone anziane.
Anche il livello del reddito ha delle ricadute importanti. In Lombardia, secondo i dati Istat, quasi un quarto della popolazione residente percepisce redditi medi annui inferiori a 10.000 € (il 35% inferiori a 15.000). Le situazioni di maggiore vulnerabilità si riscontrano tra le donne, che percepiscono mediamente importi medi per redditi e pensioni inferiori rispetto agli uomini, tra le persone con un basso livello d’istruzione e occupazioni (precedenti al pensionamento) precarie o poco qualificate. La situazione pare anche differenziarsi notevolmente in base al territorio: i comuni di piccole dimensioni, gli insediamenti ad elevata urbanizzazione e le province di Sondrio, Brescia, Como e Mantova, si rivelano come aree maggiormente vulnerabili.
Anche la mobilità è una questione di primaria importanza all’interno del concetto di invecchiamento attivo: l’accesso ai mezzi di trasporto, pubblici o privati, infatti, è fondamentale per evitare le situazioni di isolamento, per favorire l’accesso ai servizi o la partecipazione sociale e, in generale, per permettere una maggiore autonomia della persona. Dalla nostra indagine è emerso che solo il 2,8% delle persone anziane usufruisce dei mezzi pubblici. Le barriere possono riguardare l’accessibilità dei mezzi o delle fermate, oppure essere di natura psicologica e sociale come ad es. la percezione di sicurezza durante lo spostamento. Lo sviluppo della rete dei trasporti pubblici, inoltre, risulta più carente nelle aree rurali o montane e nei Comuni di piccole dimensioni.
Ancora, i contesti di vita e le abitazioni. Si osserva come gran parte delle abitazioni degli over 65, si sviluppano su più piani e sono sprovviste di ascensore, cosa che può tradursi, soprattutto in presenza di limitazioni fisiche, in un fattore di isolamento per l’anziano. Inoltre, case meno sicure e confortevoli aumentano notevolmente la probabilità di incidenti domestici.
Dunque, alla luce di tutti questi fattori, come è possibile promuovere – dal vostro punto di vista – migliori condizioni di salute?
Pare necessario, in primo luogo, che il sostegno alla salute passi attraverso una pluralità di azioni di carattere territoriale: anzitutto, un approccio preventivo e informativo nel corso della vita, in secondo luogo, la garanzia di un accesso più equo ai servizi sanitari e socio-sanitari, da assicurare attraverso la riduzione delle liste di attesa e il potenziamento dei servizi di accompagnamento ai presidi sanitari, infine, l’avvicinamento dei servizi ai cittadini, soprattutto nelle aree rurali e montane svantaggiate, ampliando la copertura delle cure e dell’assistenza domiciliare.
Promuovere migliori condizioni di salute significa, inoltre, operare anche in direzione della riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche e in termini di accesso ai servizi, che impediscono a molti di invecchiare bene.
Bisognerebbe cioè progettare e mettere in atto di misure concrete affinché l’allungamento della vita continui ad essere accompagnato da un miglioramento delle condizioni di salute, attuare strategie differenziate a livello territoriale che attraverso efficaci politiche sociali, urbanistiche e per la mobilità, contrastino l’isolamento relazione e fisico che condiziona sempre di più la vita degli anziani e in particolare dei “grandi vecchi”, avviare una profonda revisione dell’organizzazione dei tempi di vita e dei meccanismi di scambio fra generazioni.
Queste sfide chiamano in causa sia le responsabilità individuali, nel senso che le singole persone dovrebbero adottare comportamenti e stili di vita più coerenti con l’obiettivo dell’invecchiamento in buona salute, sia le responsabilità collettive, che dovrebbero portare al pieno riconoscimento delle esigenze e delle potenzialità degli anziani e a dare priorità alle azioni necessarie a rimuovere le forti diseguaglianze – socio-economiche, in rapporto all’accesso ai servizi, territoriali – che impediscono a tutti di invecchiare bene.


