[1] medio estremamente elevato (73%). I bisogni evidenziati dalle singole strutture presentano un elevato grado di sovrapponibilità e ciò soprattutto in ragione della forte similarità delle diverse popolazioni organizzative. Un primo dato interessante riguarda una forte dicotomia tra lavoratori che esprimono esigenze di conciliazione vita-lavoro legate alla cura dei figli minorenni (53% del campione complessivo) e lavoratori le cui esigenze sono per lo più connesse alla cura dei genitori o di altro famigliare anziano in condizioni di fragilità (54%). Il grado di soddisfazione espresso rispetto alle attuali condizioni organizzative e di lavoro è risultato mediamente soddisfacente (vedi grafico), così come non sono stati molti i lavoratori che hanno manifestato il bisogno di una maggiore flessibilità oraria al fine di una migliore organizzazione delle attività quotidiane non lavorative. Questo dato emerso dai questionari ha trovato ampio riscontro anche negli approfondimenti condotti mediante focus group su campioni di lavoratori più ristretti. Il lavorare su turni, caratteristica che accomuna mediamente il 70/75% dei lavoratori, è visto, in ultima istanza, come un fattore positivo. Ferme restando alcune oggettive problematiche connesse alla turnazione, se supportato da criteri ergonomici di organizzazione dei turni e da adeguate misure compensative, il lavoro a turni permette una buona organizzazione dei tempi di lavoro con quelli dedicati alla propria vita personale e sociale; ad esempio, la regolarità e la prevedibilità del turno consentono al lavoratore di programmare al meglio il proprio tempo libero. Se da un lato implica un impegno in orari e momenti svantaggiati, dall’altro permette al lavoratore di beneficiare di tempi di riposo collocati in giorni e fasce orarie normalmente lavorativi per la maggior parte delle altre persone.
Con riferimento alla gestione dei figli minorenni, l’esigenza avvertita con la massima priorità è quella di servizi che permettano di risparmiare tempo, mentre in relazione alla cura di famigliari fragili, è prevalente il bisogno di servizi che possano garantire un risparmio economico. L’esigenza di servizi salva tempo è abbastanza trasversale e riguarda la gestione delle incombenze quotidiane, quali, ad esempio, il governo della casa e l’assolvimento di piccole commissioni, come l’andare in posta o il recarsi in farmacia.
Grafico – Risposte del campione alla domanda “Complessivamente quanto è soddisfatto del suo attuale orario di lavoro?”

Cosa propongono nel concreto i contratti che avete siglato?
Coerentemente all’obiettivo ultimo del progetto, tra il mese di dicembre 2016 ed il mese di gennaio 2017 ciascuna RSA partner ha sottoscritto un accordo aziendale di valenza biennale (2017-2018) con l’obiettivo di garantire un maggior presidio ed una maggiore formalizzazione delle policy in materia di conciliazione vita e lavoro. Durante il progetto è positivamente emerso che tutte le 5 RSA facenti parte dell’Alleanza denotavano un alto grado di sensibilità verso i temi della conciliazione, anche se le soluzioni operative erano per lo più informali e prive di adeguate forme di regolamentazione. Queste lacune rischiano anche di tradursi in situazioni di iniquità organizzativa, nel senso che si conoscono solo i bisogni di chi li esprime; ci potrebbero essere lavoratori con problemi analoghi che non li manifestano e che, in assenza di precise policy note a tutti, non possono beneficiare di alcun intervento. L’ambito che è risultato più scoperto e meno conosciuto è sicuramente quello del welfare aziendale.
Partendo da queste evidenze, i contratti sottoscritti prevedono 2 interventi comuni a tutte le RSA partner dell’Alleanza:
- individuazione, di concerto con le OO.SS., di un referente interno in materia di conciliazione vita e lavoro a cui farà capo anche l’attivazione di un sistema di monitoraggio per verificare la qualità e l’efficacia degli interventi messi in atto a livello aziendale, anche mediante la rilevazione del livello di soddisfazione dei lavoratori direttamente coinvolti dalle misure promosse;
- sottoscrizione di almeno 2 convenzioni con realtà produttive e/o commerciali del territorio al fine di garantire al proprio personale dipendente la possibilità di acquistare beni e servizi a condizioni economiche agevolate. Le convenzioni dovranno essere concluse nei settori merceologici emersi come di prioritario interesse da parte dei lavoratori dipendenti nella fase di esplorazione dei bisogni in materia di conciliazione vita e lavoro condotta nell’ambito del progetto.
Oltre a tali misure comuni, ogni accordo ha incluso una o più misure “ ad hoc” frutto dei bisogni emersi nello specifico contesto organizzativo, che vanno, a titolo di esempio, dall’attivazione di un servizio di counseling psicologico alla sottoscrizione di polizze assicurative in materia di sanità integrativa.
Indipendentemente dalle specificità dei singoli accordi, il risultato più importante è stato quello di sensibilizzare tutti gli attori coinvolti nel processo (datori di lavoro, organizzazioni sindacali e lavoratori) verso le problematiche di conciliazione vita-lavoro, cercando soluzioni semplici, formalizzate e trasparenti.
Quali elementi di difficoltà e di ostacolo avete incontrato in questo percorso?
Le difficoltà che abbiamo incontrato sono quelle tipiche di qualsiasi progetto complesso che si sviluppa su di un orizzonte temporale pluriennale. Così, ad esempio, il cambio in corso d’opera di alcuni interlocutori dei partner dell’Alleanza ha creato alcune difficoltà e qualche ritardo rispetto ai tempi programmati. Da questo punto di vista è stato estremamente utile ed importante il ruolo di governance complessivo giocato dai referenti dell’ATS Insubria.
Sempre in corso d’opera, era emersa la possibilità di raggiungere un obiettivo di più ampia portata inizialmente non preventivato, ovvero quello di sottoscrivere un accordo quadro provinciale sotto forma di “Patto sociale per lo sviluppo di azioni di welfare aziendale e conciliazione vita-lavoro”. Sebbene si sia arrivati anche alla stesura dell’accordo e degli annessi allegati, tra cui uno schema tipo di contratto aziendale, non siamo riusciti ad ottenere l’assenso finale da parte di 2 Organizzazioni Sindacali su 3.
L’ultima difficoltà, di natura intrinseca al settore, è legata alla scarsità di risorse economiche da investire in soluzioni evolute di welfare aziendale da parte delle RSA partner, il che ha limitato il campo delle possibili soluzioni da attivare.
La regione ha da poco emanato gli indirizzi per il nuovo piano 2017-18, in cui è posta particolare attenzione alle realtà che si occupano di assistenza e cura, quindi anche al mondo delle RSA. Che opportunità vede e che attenzioni suggerisce, a seguito dell’esperienza fatta?
Credo che il nostro progetto abbia dimostrato la piena fattibilità di progetti finalizzati a sviluppare la contrattazione di secondo livello nei vari segmenti in cui operano le realtà che si occupano di assistenza e cura, tra cui rientra a pieno titolo il mondo delle RSA. Penso che questa sia una strada da percorrere, anche perché si gettano le basi per azioni e misure che possano proseguire nel tempo indipendentemente dalle risorse che vengono garantite a livello regionale. Pur a fronte di alcune difficoltà, il nostro progetto ha funzionato soprattutto perché era stata fatta a monte una selezione molto attenta dei partner dell’Alleanza. Tutti avevano chiari sin dal principio gli obiettivi ed il grado di impegno che era necessario garantire per la buona riuscita del progetto. Mi sento quindi di suggerire di lavorare molto su questo fronte, verificando in maniera realistica il necessario livello di commitment dei partner, in assenza del quale il rischio di naufragare rispetto agli obiettivi di progetto è, a mio avviso, molto elevato.
[1] rapporto tra questionari restituiti compilati e questionari somministrati