In quali territori la vostra Società eroga il servizio di assistenza domiciliare agli anziani? Quali sono le caratteristiche principali degli anziani seguiti (genere, età, condizioni di autosufficienza, presenza di familiari)?
Da vari anni ci occupiamo del servizio di assistenza domiciliare [1] nei Comuni di Milano (zona 7 e 8), di Seregno, di Brugherio, di Giussano, di Como e nell’ambito territoriale di Mariano Comense . In alcuni svolgiamo il servizio a seguito di appalto, in altri a seguito di accreditamento.[2] Al momento, dunque, la nostra Società fornisce il servizio di assistenza domiciliare a circa 500 persone complessivamente.
Le caratteristiche personali, sociali e familiari degli anziani in carico variano – anche sensibilmente – in base ai territori in cui eroghiamo il servizio e alle loro specificità. Le differenze maggiori si riscontrano tra la città di Milano e gli altri comuni o ambiti; nella metropoli, in particolare, l’utenza seguita è prevalentemente costituita da anziani soli, alcuni dei quali presentano ancora un certo grado di autosufficienza. Altrove, invece, il servizio viene erogato anche a molte persone che vivono in famiglia o possono contare sul supporto di un familiare. Ad esempio, questo avviene in percentuale massiccia a Brugherio, Seregno e Giussano, dove però si ritrovano anche parecchi utenti con decadimenti cognitivi. Per un’esplicitazione più precisa, rimandiamo alla nota a piè di pagina[3].
Quali bisogni presentano gli anziani presi in carico? E quali sono le prestazioni erogate e/o i bisogni a cui si dà risposta tramite il SAD?
Il bisogno degli utenti da inserire nel SAD viene valutato dall’assistente sociale del Comune, solitamente in stretta collaborazione con i coordinatori di Sociosfera. Quando si va a domicilio a verificare le condizioni del possibile utente, quasi sempre si riscontra distanza tra i bisogni “globali” dell’interessato (in particolare se non autosufficiente) e/o del suo caregiver e quelli (di per sé circoscritti) a cui il SAD può rispondere. Premesso questo, sempre più spesso però si crea anche una divergenza tra i bisogni parcellizzati, già ridefiniti dal servizio sociale, che il SAD può soddisfare e le prestazioni (numero, tipologia e frequenza) che alla fine l’utente potrà effettivamente ricevere. Infatti quest’aspetto dipende dalle risorse individuali dei vari Comuni: in tempi di crisi, alcuni hanno dovuto ulteriormente tagliare le già limitate risposte del SAD. Ad esempio: se a un anziano con necessità di accudimento prolungato prima si riusciva almeno a offrire un’assistenza quotidiana per l’igiene personale, negli ultimi anni talora è stato possibile erogare solo un intervento per il bagno settimanale.
Ad ogni modo, in tutti i territori nei quali operiamo i servizi riguardano principalmente l’igiene personale e l’eventuale l’alzata dal letto. Seguono poi – con incidenza differente secondo le varie zone ma percentualmente molto distante da quella dell’igiene – interventi di supporto alla vita quotidiana, commissioni, riordino ambientale, bagno settimanale, talora accompagnamenti. Semplificando, possiamo dire che il 90 % delle attivazioni è finalizzato al mantenimento a domicilio e/o al sostegno dell’autonomia residua (quando ancora presente) e il 5% al supporto del caregiver, mentre il restante 5% funge da “ intervento tampone” in attesa di soluzioni diverse.
Nel corso degli anni avete notato cambiamenti/evoluzioni nella tipologia di utenza e nei loro bisogni? Che tipo di utente richiede il SAD comunale oggi?
Lo stato di autonomia e le condizioni degli utenti per i quali i Comuni oggi ci chiedono di attivare il servizio – pur tenendo conto di alcune differenze locali – sta tendenzialmente peggiorando. Ad esempio, sono sempre più rare le richieste di bagno settimanale e sempre più frequenti le richieste di interventi quotidiani di assistenza (perlomeno quando le risorse dei singoli comuni lo permettono).
In genere, il 60-70% degli utenti accede al servizio per richiesta dell’interessato e/o del familiare, mentre il 30-40% (secondo i territori) viene inserito dai Servizi Sociali in condizioni di emergenza o quando mancano alternative, spesso a seguito di segnalazioni di vicini, Caritas, ospedali, Centri psico-sociali. Quasi sempre in questi casi si tratta di persone con livelli economici molto bassi e in situazioni “devastate” . Anche nel primo gruppo, comunque, aumentano le persone con decadimenti cognitivi e/o gli utenti con patologie psichiatriche, non più seguiti dai servizi specialistici perché entrati nell’età anziana (e per questo motivo spesso considerati “terra di nessuno” anche dal punto di vista sanitario) . Sostanzialmente, quindi, nel SAD sono in crescita gli anziani poveri e soli o le persone con disagi economici e sociali, coloro che potremmo definire i “più gravi” tra i gravi.
Nei territori dove voi operate, che riflessi provoca nel servizio l’eventuale introduzione della compartecipazione al costo o il suo aumento?
La compartecipazione al costo è un elemento determinante per la scelta o per la permanenza nel servizio da parte dell’utente. Recentemente il comune di Seregno ha ritoccato verso l’alto le tariffe e l’impatto è stato evidente. Si sono verificati vari casi in cui gli utenti si sono auto-ridotti le ore di servizio e le prestazioni o, addirittura, hanno richiesto la cessazione del SAD.
La nostra cooperativa non sa con certezza se la partecipazione al costo abbia ridotto anche le domande di nuove attivazioni che vengono rivolte ai Comuni, e le eventuali liste d’attesa per l’inserimento. A Milano non è ancora attiva la compartecipazione da parte dell’utente; il costo del servizio è tutto in carico al Comune, che però lo eroga solo a coloro che risultano sotto una determinata soglia ISEE, che funge da barriera all’accesso. In questi casi sappiamo che chi è in condizioni di pagare una certa cifra, anziché rivolgersi al Servizio Sociale per chiedere il SAD, si indirizza verso il mercato privato di cura (molto spesso in nero): lo stesso avviene in altri Comuni. Difficilmente, invece, le famiglie si rivolgono a cooperative come la nostra, perché – nonostante le garanzie offerte dagli operatori qualificati e le tariffe che bastano appena a coprire i costi- vengono ritenute troppo care rispetto alle badanti.
I dati da anni mostrano un calo di utenti del SAD: ciò starebbe ad indicare una “crisi” generalizzata dell’assistenza domiciliare poiché il servizio è ormai poco rispondente agli attuali bisogni degli utenti e dei loro caregiver. Nella vostra operatività quotidiana ne trovate riscontro?
Concordiamo sul fatto che il servizio di assistenza domiciliare sia divenuto una risorsa che molti comuni ( anche se non tutti) attivano in modo residuale solo nelle situazioni di elevata gravità o quando manchino soluzioni alternative. Come spiegato, il Sad si occupa prevalentemente di igiene quotidiana mattutina mentre vengono sempre meno soddisfatte le necessità di aiuto settimanale nel bagno, riordini domestici, preparazione del pranzo, supporto relazionale, commissioni ed accompagnamenti. Questo succede soprattutto se gli anziani che ne avrebbero bisogno, pur abitando da soli ed essendo in condizioni di limitata autonomia, hanno figli. In questo caso si dà per scontato che a occuparsi dei bisogni scoperti siano i familiari , anche se non conviventi, oppure che ci pensino le badanti.
[1] In alcuni Comuni il SAD segue sia anziani (dai 60 o 65 anni in avanti) che disabili adulti.
[2] Per la precisione: il SAD è da noi erogato nel Comune di Milano dal 2006, prima in appalto ora in accreditamento (prima Zona 8 e 9, ora Zona 7 e 8); nel Comune di Seregno dal 2007, prima in appalto ora in accreditamento; nel Comune di Brugherio dal 2008, in appalto; nel Comune di Giussano dal 2008, prima in appalto ora in accreditamento, nell’ Ambito territoriale di Mariano Comense (Comuni di Arosio, Cabiate, Carugo, Inverigo, Lurago d’Erba: dal 2011 in appalto; nel Comune di Como dal 2012 in appalto.
[3] Entrando nello specifico, nel Comune di Milano gli utenti sono divisi circa a metà tra uomini e donne; il 90% è ultra 70enne e il 10% sono disabili adulti. Il 30% verte in grave stato di non autosufficienza, vive con un parente o con la badante. il restante 70% è rappresentato da utenti soli e abbastanza autosufficienti, che richiedono supporti per l’igiene personale o le attività domestiche. Nel Comune di Seregno il 60% degli utenti sono donne, il 95% è ultra 70enne, buona parte è relativamente autosufficiente ma circa il 40% presenta un decadimento cognitivo. Il 90% vive in famiglia; spesso vi è anche il supporto di una badante. Nel Comune di Brugherio il 70% degli utenti sono donne ultra 70enni, per la maggior parte parzialmente autosufficienti e aiutate da una badante per qualche ora al giorno. Il 90% degli assistiti ha il supporto dei famigliari. I disabili adulti rappresentano una minima parte. Nel Comune di Giussano il 60% sono donne, nel 95% dei casi ultra 70enni in gran parte parzialmente autosufficienti. Il 40%presenta anche un decadimento cognitivo; il 90% vive in famiglia e spesso ha il supporto di una badante. Nell’ AT di Mariano Comense gli utenti seguiti sono mediamente di entrambi i sessi, l’ 80% è ultra 70enne, in gran parte non autosufficiente , pochi casi presentano decadimento cognitivo. Il 20% sono disabili adulti. 60% dell’utenza vive con famiglia, i restanti sono anziani soli o disabili soli. Il20% dell’utenza è assistito anche da una badante. Non viene seguito nessun utente che viva solo con la badante. Nel Comune di Como gli utenti seguiti sono mediamente di entrambi i sessi, il 70% è ultra 70enne. Di loro, il 50% verte in grave stato di non autosufficienza e vive con un parente. Vi sono pochissimi casi di anziani assistiti dalla sola badante. Il 20% degli utenti sono anziani sol e relativamente autosufficienti, che richiedono un supporto nella gestione della casa e delle commissioni . Il 30% dell’utenza è costituito da disabili adulti, che vivono sia con la famiglia che da soli (la maggioranza dei casi ).