Lo scenario complessivo

Con l’introduzione recente del Reddito di Autonomia la Regione Lombardia ha previsto l’adozione, in via sperimentale, di un insieme di misure finalizzate in ultima analisi a contrastare la povertà, ovvero 5 misure di intervento rivolte a diverse tipologie di cittadini in condizioni di bisogno:

  1. Il bonus bebè, contributo economico a favore dei nuovi nati a partire dal secondo figlio;
  2. Il bonus affitti, contributo economico per il mantenimento dell’abitazione in locazione;
  3. L’abolizione del super ticket ambulatoriale, esenzione dal ticket sanitario aggiuntivo per persone a basso reddito;
  4. L’assegno di autonomia, voucher per l’acquisto di interventi volti a migliorare la qualità della vita di famiglie e persone con anziani/disabilità;
  5. Il Progetto Inserimento Lavorativo, contributo economico per la fruizione di servizi di orientamento, formazione e accompagnamento alla ricerca del lavoro.

Proprio mentre si sta scrivendo questo articolo, la Regione sta aggiornando alcune misure prevedendo parziali correttivi e rivisitazioni, che ne mantengono però l’impostazione generale. Il Reddito di Autonomia prevede di fatto l’introduzione di azioni mirate a favore di particolari categorie di cittadini considerate a maggiore rischio sociale, per ciascuna delle quali ha individuato azioni specifiche e politiche attive di accompagnamento, affiancate da forme di sostegno economico ad hoc.
Quali altre regioni si sono attivate sul tema del contrasto alla povertà e attraverso quali strumenti?  Ci proponiamo di circoscrivere la nostra attenzione alle misure introdotte più recentemente: oltre all’esperienza lombarda, anche Basilicata

[1], Friuli Venezia Giulia[2], Molise[3] e Puglia[4] sono, infatti, intervenute nel merito.

I beneficiari

Cominciando ad osservare le principali caratteristiche di queste misure a partire dai destinatari a cui si rivolgono (vedi Tabella 1), possiamo mettere subito in evidenza come la scelta delle altre regioni è stata di focalizzare l’intervento sul sostegno degli individui in età lavorativa in condizione di povertà economica, lasciando ad altre misure il compito di supportare gruppi con bisogni specifici.

Tabella 1. I destinatari del Reddito di Autonomia e delle altre regioni a confronto

Regione Denominazione misura Destinatari
Lombardia Reddito di Autonomia Bambini nati nel periodo 8/10/2015-31/12/2015
Famiglie residenti in abitazioni in locazione;  Cittadini e familiari a carico con reddito familiare fiscale annuale inferiore a € 18.000;    Cittadini over 75enni in stato di compromissione funzionale e con reddito ISEE inferiore a € 10.000;
Giovani e adulti con disabilità medio/grave e reddito ISEE inferiore a € 10.000;
Persone in stato di disoccupazione superiore a 36 mesi e ISEE familiare non superiore a € 18.000
Basilicata Reddito minimo/reddito di inserimento Cittadini in età compresa tra 18 e 65 anni ex lavoratori in mobilità in deroga con ISEE non superiore a € 18.500 annui;
Disoccupati e/o inoccupati da almeno 24 mesi o disoccupati o inoccupati da almeno 12 mesi privi di diploma di scuola media superiore o professionale
Friuli Venezia Giulia Misura attiva di sostegno al reddito Nuclei familiari, anche monopersonali, con ISEE inferiore o uguale a € 6.000
Regione Molise Reddito minimo di cittadinanza Nuclei familiari in grave situazione economica e lavorativa con ISEE inferiore a € 3.000
Regione Puglia Reddito di dignità[5] Persone e nuclei familiari in situazioni di disagio socio-economico con ISEE inferiore a € 3.000

I criteri di accesso

Per accedere ai diversi schemi regionali di reddito minimo, occorre possedere sia requisiti reddituali che di altra natura.
In Regione Lombardia, come richiamato anche in Tabella 1, la scelta è stata piuttosto inclusiva e  mirata a includere una quota di beneficiari non limitata agli individui in condizione di povertà assoluta, come ad esempio ben evidente per Molise e Puglia, dove in maniera simile a quanto avviene con il SIA nazionale, la soglia è posta al di sotto di € 3.000.
Tra gli altri criteri stabiliti vi è quindi la residenza: in Lombardia le modalità di accesso in base alla residenza mutano da una misura all’altra ma per accedere al “bonus bebè” o al “bonus affitti” occorre risiedere in un comune lombardo da almeno 5 anni. Meno stringenti sono i requisiti residenziali negli altri casi analizzati, compresi tra i 12 e i 24 mesi (vedi Tabella 2).
Comune è, inoltre, la richiesta ai beneficiari di aderire ad un percorso di reinserimento sociale e riqualificazione lavorativa: in tutti i casi per ricevere un supporto economico è necessario aver stipulato un piano individuale con i servizi sociali. I programmi di reinserimento mutano nelle diverse situazioni, ad esempio: in Regione Lombardia il Progetto di Inserimento Lavorativo riconosce il contributo economico come un’indennità di partecipazione per la fruizione dei servizi di orientamento, formazione e accompagnamento alla ricerca del lavoro previsti dalla Dote Unica Lavoro; in Regione Basilicata per accedere è necessario svolgere un’attività di utilità sociale. In tutti i casi, qualora il beneficiario non partecipi alle attività previste nel piano di inclusione sociale, è prevista, in ultima istanza, la revoca del supporto.

Tabella 2. I criteri di accesso del Reddito di Autonomia e delle altre regioni a confronto

Regione Denominazione misura Residenza Progetto personalizzato
Lombardia Reddito di Autonomia 60 mesi [per “Bonus bebè” e “Bonus affitti”] Sì
Basilicata Reddito minimo/reddito di inserimento 24 mesi Sì
Friuli Venezia Giulia Misura attiva di sostegno al reddito 24 mesi Sì
Regione Molise Reddito minimo di cittadinanza 24 mesi Sì
Regione Puglia Reddito di dignit 12 mesi Sì

Determinazione degli importi e durata

Dal punto di vista degli importi e della durata possiamo osservare che, oltre alle differenze negli importi a seconda delle caratteristiche dei nuclei familiari, la scelta può variare dal proporre contributi economici “una tantum”, contributi economici per un arco temporale circoscritto e contributi economici continuativi fino all’uscita dalla condizione di bisogno.

Tabella 3. Importi e durata delle misure di sostegno in Regione Lombardia e nelle altre regioni

Regione Denominazione misura Importi e durata  
Lombardia Reddito di Autonomia Bonus bebè: contributo una tantum di € 800 per il secondo figlio e € 1.000 dal terzo figlio in poiBonus affitti: contributo fisso una tantum fino a un massimo di € 800Assegno di autonomia anziani e disabili: voucher mensile di € 400 per un max di 12 mesiProgetto di Inserimento Lavorativo: max € 1.800 nell’arco di 6 mesi
Basilicata Reddito minimo/reddito di inserimento € 450 mensili fino ad un max di € 550 per famiglie numerose
Friuli Venezia Giulia Misura attiva di sostegno al reddito € 550 mensili, soglia elevata a € 900 per nuclei familiari con una o più persone non autosufficientiDurata 12 mesi
Regione Molise Reddito minimo di cittadinanza € 300 mensiliDurata 12 mesi
Regione Puglia Reddito di dignit Max € 600 mensili per nuclei familiari con 5 componentiDurata 12 mesi

È importante sottolineare come, oltre alla Regione Lombardia, anche nelle altre regioni vi sono  specifici limiti di durata, sebbene, com’è il caso della “Misura Attiva di Sostegno al Reddito” e del “Reddito di dignità” sia possibile una riattivazione: la Regione Friuli prevede che l’intervento sia concedibile per ulteriori 12 mesi, anche non continuativi, previa interruzione per un periodo non inferiore a due mesi; la Regione Puglia garantisce la possibilità di rientro nel percorso di inclusione socio-lavorativa e di sostegno al reddito dopo un periodo di sospensione dall’ultimo beneficio percepito.

Punti di attenzione

La decisione di intervenire nel contrasto alla povertà e per la promozione dell’inclusione sociale da parte della Regione Lombardia è senza dubbio una scelta importante che va sostenuta, in particolare alla luce dei dati comunque non trascurabili sulla povertà assoluta e relativa.
Il Reddito di Autonomia lombardo nel confronto con le altre misure introdotte a livello regionale presenta due tratti distintivi, ovvero: si rivolge ad alcune specifiche categorie di individui piuttosto che alla platea degli “assolutamente poveri” e circoscrive in un arco temporale ben definito l’accompagnamento economico a favore dei beneficiari.
In tale approccio categoriale si può, tuttavia, intravedere il rischio di escludere così dalle maglie di protezione proprio quegli individui che ne hanno maggior bisogno, come spesso avviene nel sistema di protezione sociale italiano, a maggior ragione se si considera che la garanzia della presenza di un minimo livello di risorse economiche è precondizione necessaria per un percorso felice di reinserimento sociale.


[1] Vedi L.r. n. 26/2014, DGR n. 202/2015
[2] Vedi L.r. n. 15/2015
[3] Vedi L.r. n. 9/2015
[4] Vedi L.r. 3/2016
[5] Vedi L.r. 3/2016