Molti  hanno sottolineato come nella legge di riforma, approvata la scorsa estate dalla Regione, i grandi assenti oltre al terzo settore siano i Comuni. Cosa ne pensa?

E’ indubbio che a leggere il testo della legge sembra proprio che la Regione si sia dimenticata dei Comuni e del sociale. Pochi gli articoli che ci riguardano (art. 20 e art. 7/bis in particolare). Già il fatto che distretti/ambiti/subambiti siano inseriti in un articolo “bis” fa capire che si è trattato con tutta probabilità di un’integrazione avvenuta in extremis, che però risulta poco organica con il resto del testo.
Come ANCI, nel corso della stesura della legge, abbiamo presentato diverse proposte contenenti elementi di rilievo per i Comuni, l’ultima  appena prima del passaggio finale in Commissione a giugno 2015 (si veda il documento allegato).
I punti su cui avanzavamo richiesta erano, tra gli altri:

  • l’incremento del ruolo delle Conferenze dei sindaci e dei Consigli di Rappresentanza, per poter incidere maggiormente sui temi sanitari;
  • la garanzia di una presenza non sono a livello di Ats ma anche di Asst, per agire una integrazione anche sul fronte gestionale, non solo programmatorio;
  • la proposta di un patto di gestione del sistema sociosanitario, che comprendesse Regione, Città metropolitana e Comuni;
  • la realizzazione di quanto previsto dal D. Lgsl 502 del ‘92 che istituiva la Conferenza regionale permanente per programmazione sanitaria e sociale, poi trasformata dalla Giunta in consulta solo della sanità.

Queste richieste rimangono valide tutt’ora che la legge è stata approvata. Oggi si aggiungono ulteriori questioni di base, da cui poi far partire una modalità di vero confronto. abbiamo chiesto che la Regione aggiorni al più presto la normativa sui livelli di rappresentanza (ferma all‘anno 1998) alla luce del nuovo assetto di governance, così da chiarire molti aspetti oggi sospesi. Ci serve capire, cioè, come verranno strutturati in maniera normativa i distretti, gli ambiti e i subambiti.
Abbiamo chiesto inoltre di avere uno o più riferimenti in Regione sul tema dell’applicazione della riforma e siamo in attesa di conoscere chi verrà indicato per l’Assessorato al welfare, qualora Maroni non continuasse a mantenere l’interim.

L’integrazione con il sociale, di competenza degli enti locali, è prevista a livello di ATS. Come giudica lo spostamento dell’integrazione a questo livello? Quali attenzioni secondo lei sarà necessario avere per far funzionare al meglio questi dispositivi?

Di per sè credo che lo spostamento a livello di Ats possa anche rivelarsi un vantaggio. Veniamo da una situazione in cui, negli anni passati, l’organo programmatorio reale è sempre stata la Regione, e le Asl sostanzialmente sono stati organismi esecutori degli indirizzi definiti a livello centrale. Se veramente i direttori delle Ats avranno autorità e autonomia in campo programmatorio, per i comuni vi è la possibilità di avvicinarsi – e incidere- a livello decisionale più di quanto sia accaduto sino ad ora. La scommessa vera è però se effettivamente la programmazione si giocherà a questo livello e come sarà interpretato questo mandato di integrazione con il sociale da parte delle  Ats.
Per questo, ribadisco, è necessario che la Regione fornisca indicazioni chiare su come formare la rappresentanza degli enti locali. È un passo chiarificatore fondamentale, che deve essere condiviso con la Commissione terza e con le rappresentanze degli enti locali…non solo perché lo afferma la LR 23/2015, ma soprattutto perché è giusto e necessario.

Pensa che l’orientamento degli azzonamenti influirà anche sulla partita dei Piani di Zona? Sembra vi sia intenzione di ridurre il numero degli ambiti territoriali, nel caso fosse così, come vi porrete?

Anche ad ANCI risulta che la volontà regionale sia di una nuova articolazione territoriale dei Piani di Zona. Anche qui mi sento di dire che non ci sono preclusioni a priori. Ci sono Ambiti che già da tempo lavorano insieme e dove, di fatto, parte della programmazione è già integrata. Se la riorganizzazione viene realizzata in modo attento, definendo alcuni criteri generali ma tenendo in debita considerazione le singole specificità, potrebbe essere un percorso fattibile. Certamente non concordiamo se l’idea è semplicemente quella di passare da 98 Ambiti a 27 macro ambiti delle dimensioni delle ASST.
Sottolineo però un altro aspetto: una riorganizzazione istituzionale sarebbe da affrontare a livello complessivo, considerando anche la riforma delle Province e la riorganizzazione in Aree vaste e Zone omogenee.

La Regione rimanda ad un tavolo congiunto con ANCI per la definizione delle linee guida per l’integrazione sociosanitaria. Come intendete usarlo e quali temi porterete?

Intanto siamo ancora in attesa che questo Tavolo prenda davvero forma, per ora è solo scritto nella delibera delle Regole 2016.
Nel caso si concretizzasse (e noi abbiamo già inoltrato richiesta in tal senso) la mia intenzione è di farne un luogo dove declinare le precondizioni su alcuni macro temi, ma poi – come detto – lasciare ai territori l’interlocuzioni fattiva con le ATS e Asst, per organizzare scelte e modelli specifici a livello locale.
Precondizioni ad esempio, su tutta la partita delle dimissioni protette e continuità di cura; presa in carico del paziente cronico e fragile; ridefinizione dei servizi sociosanitari come da articolo 26; revisione degli standard strutturali e gestionali e definizione di nuove unità d’offerta; allocazione delle risorse e definizione del fondo sanitario per il pagamento delle rette delle unità di offerta socio sanitarie; mantenimento di uffici di supporto per i Comuni all’interno delle ATS…

Quale auspicio ha  ANCI rispetto all’attuazione di questa riforma?

Ci auguriamo vivamente che le cose buone scritte abbiano gambe per realizzarsi. Personalmente mi auguro anche che si realizzino degli esiti oggi inattesi, validi e positivi, che possano trovare valorizzazione. Tanto dipenderà dagli attori in campo, anche da noi dunque, e dalla capacità di sfruttare i vuoti lasciati dalla norma, per provare a riempirli di significato con l’unico obiettivo di garantire servizi sempre migliori ai nostri cittadini.