Cos’è Risorseinrete

Risorseinrete è un percorso nato dalla volontà di sperimentare una diversa relazione tra operatori dei servizi per la disabilità e famigliari delle persone che li frequentano. Una relazione più paritaria, fondata sul tentativo di aprire uno spazio di riflessione condivisa sui problemi che attraversano la vita delle persone e, al contempo, di co-progettazione di possibili risposte grazie all’identificazione di risorse attivabili, nuove e diverse.
Nella sostanza un tentativo di uscire dalla relazione tipica della prestazione di servizio, in cui la famiglia chiede e il servizio risponde, persviluppare invece uno spazio di corresponsabilizzazione e di reciproca attivazione.
Concretamente si tratta di un gruppo di lavoro, avviato un anno fa, e partecipato da una quarantina di persone, di cui 17 famigliari e 20 operatori,  provenienti dai diversi servizi del territorio: servizi diurni – cdd e sfa; servizi scolastici – ash e percorsi personalizzati; servizi di inclusione socio lavorativa – sil. Originariamente il gruppo è stato alimentato da operatori e famiglie dei servizi del Consorzio Desio-Brianza e progressivamente allargato ad altre realtà del territorio (si veda allegato).

Di cosa si è occupato Risorseinrete

Il gruppo, dopo un percorso di confronto e condivisione, è giunto all’identificazione di  due temi prioritari su cui focalizzare l’attenzione e su cui provare ad attivare spazi di micro sperimentazione di nuove possibilità:

  • l’area del sostegno alla domiciliarità,  intesa in senso ampio, sia come vita autonoma, che come avvicinamento alla residenzialità e sollievo al nucleo familiare;
  • l’area dell’inclusione sociale intesa come percorsi di valorizzazione della persona con disabilità, non solo come gestione del tempo libero dunque, ma di identificazione di attività e contesti nei quali l’apporto del disabile sia proattivo e costruttivo.

All’interno di queste due tematiche, il gruppo è poi arrivato all’identificazione e attivazione di alcune risorse concrete presenti sul territorio, sia spazi fisici che nuove relazioni. Si tratta di alloggi, contesti parrocchiali per la conduzione di esperienze comunitarie, realtà territoriali di vario tipo -ambientali, sportive, commercio e ristorazione – disponibili a sperimentare percorsi di inclusione.  Sono risorse nuove, emerse grazie ad una collaborazione “diversa” tra operatori e famigliari.
I questo momento si sta affrontando la delicata fase di declinazione concreta delle microsperimentazioni, attraverso la selezione delle persone con cui avviare questi percorsi, la ricerca di risorse umane per accompagnare le esperienze  (volontari e non) nonché l’individuazione di risorse economiche per sostenere l’avvio delle sperimentazioni. L’obiettivo è che queste esperienze, come detto,  non siano gestite nella logica abituale dei servizi tradizionali, ma vedano un coinvolgimento attivo dei familiari, in cui siano proprio loro, con il supporto dei servizi, a prenderne in mano la gestione diretta.

La possibilità di una diversa relazione quali ostacoli e  fatiche incontra e , viceversa, quali sono “leve” utili?

Certamente si tratta di un cambio di prospettiva faticoso, perché significa abbandonare le abituali modalità di relazione.
Gli operatori non sono nel gruppo per rispondere e farsi carico della risoluzione dei problemi e delle richieste e d’altra parte la famiglia non è lì per chiedere o addirittura delegare le risposte ai propri problemi.
In particolare per l’operatore si tratta di aprirsi ad una visione globale della persona disabile, non più una visione “dalle 9 alle 16”, ovvero legata al tempo del servizio, ma che consenta di aprirsi al tema del progetto di vita complessiva della persona e ad un ruolo diverso, vocino alla logica del case manager.
All’operatore è chiesto poi anche uno sforzo particolare nel trovare nuove forme, nuovi codici, per coinvolgere ed attivare le famiglie.
Anche per le famiglie le fatiche più grandi sono quelle dell’abbandono delle proprie specifiche esperienze e appartenenze.
Sul fronte delle “leve” utili,  certamente il confronto tra soggetti di diversa provenienza, sia per gli operatori che per i familiari, ha rappresentato una grande opportunità di  arricchimento.
Ha aiutato molto il mantenimento di un solido aggancio con la concretezza: questo gruppo da subito ha avuto una finalità, quella di realizzare opportunità nuove e concrete per le persone con disabilita e le loro famiglie. Mantenere saldo questo obiettivo era quello le famiglie hanno chiesto da subito e l’elemento su cui si è basato il patto che abbiamo fatto con loro.
In questo senso è stata molto preziosa la connessione con Immaginabili risorse e il seminario che abbiamo tenuto in Consorzio lo scorso 4 dicembre, perché è stata l’occasione sia per rileggere e analizzare quanto prodotto sin qui ma, soprattutto, un’opportunità per conoscere esperienze analoghe che hanno realizzato progettualità concrete. Questo aggancio con la dimensione della “possibilità”’ è stato, ed è, certamente molto utile a tenere viva l’adesione e la motivazione.  

Allegati

  • Allegato mancante