Regione Lombardia con la recente L. r. n. 34 del 6 novembre 2015 “Legge di riconoscimento, tutela e promozione del diritto al cibo”in conformità con la già in vigore L.r. 25/2006 conferma il sostegno e la promozione di politiche di contrasto alla povertà alimentare identificando quale obiettivo di lungo periodo la riduzione degli sprechi alimentari del 50% entro il 2025.
Tra i principi e le finalità della Legge è interessante sottolineare la promozione di sistemi agroalimentari locali e sostenibili che garantiscono la riduzione dello spreco e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari da parte di soggetti pubblici e privati. Nell’attuazione del principio di sussidiarietà e della complementarietà tra enti pubblici e privati vediamo così che assume ancor più valenza la logica dell’intervento integrato nell’ambito delle politiche non solo socio-assistenziali ma anche sanitarie, formative, produttive, agricole, territoriali, paesaggistiche, ambientali, del commercio, economiche e di sviluppo rurale.
Le attività che trovano un sostegno della Regione si collocano all’interno dei seguenti filoni:
- Accesso al sostentamento alimentare (Art.3): vengono sostenute, incentivate e favorite le attività e le iniziative di organizzazioni pubbliche e private che contribuiscono a combattere la povertà, in particolar modo attraverso la tutela dell’accesso al cibo;
- Contrasto allo spreco alimentare (Art. 4): vengono sostenuti programmi e corsi finalizzati a sensibilizzare i soggetti della filiera agroalimentare e i consumatori sugli sprechi alimentari e i conseguenti impatti ambientali, economici e sociali. Vengono altresì previste delle premialità a: i) le imprese in grado di garantire i più ridotti volumi di spreco alimentare, ii) le amministrazioni locali che aderiscono a programmi di aggiudicazione di bandi che valorizzano la riduzione degli sprechi, iii) gli operatori del settore alimentare che donano alimenti o cedono gratuitamente eccedenze alimentari o che operano nell’ottica della riduzione dello spreco alimentare lungo tutta la filiera agroalimentare;
- Recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari (Art. 5): vengono sostenute, incentivate e favorite, anche attraverso l’introduzione di premialità, le iniziative di organizzazioni pubbliche e private che si impegnano nel recupero dei prodotti non raccolti, rimasti invenduti o scartati lungo l’intera filiera agroalimentare per ridistribuirli gratuitamente a favore di cittadini meno abbienti;
- Alimentazione e salute (Art. 7): trovano altresì sostegno programmi e corsi di educazione alimentare anche attraverso programmi di sostegno psicologico e di promozione dell’attività fisica per rendere i cittadini più consapevoli rispetto all’adozione di una corretta alimentazione e stili di vita sani.
Se possiamo certamente sottolineare positivamente i principi e le finalità espresse dall’introduzione di questa legge, così come le attività che all’interno di questa trovano sostegno, le risorse messe a disposizione da Regione Lombardia appaiono, tuttavia, esigue: le spese derivanti dall’attuazione delle misure di sostegno previste dagli articoli appena menzionati vengono quantificate complessivamente per l’anno 2016 € 200.000,00.
Ad integrazione di questo quadro può essere utile, a questo punto, considerare i dati attualmente disponibili in merito alle famiglie in condizione di povertà o a rischio di povertà/esclusione sociale e alla spesa sociale dei Comuni per gli interventi afferenti all’area “Povertà e disagio adulti”.
Le famiglie lombarde in condizione di povertà secondo gli ultimi dati Istat
L’ultima pubblicazione di Istat in merito ai dati sulla povertà per l’anno 2014 mostra come in Italia vi siano 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% sul totale delle residenti) in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 102 mila persone (6,8% sul totale della popolazione residente).
Dopo due anni di aumento l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile in tutto il territorio nazionale.
Come quella assoluta, anche la povertà relativa risulta stabile e coinvolge, nel 2014, in Italia il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila persone.
Nel dettaglio territoriale la Lombardia registra per il 2014 un’incidenza pari al 4%, di poco superiore al 3,8% del dato relativo al 2013 ma comunque inferiore sia al dato nazionale del 10,3% che del dato aggregato relativo al Nord Italia pari al 4,9%.
Si può così stimare che le famiglie in condizione di povertà relativa in Regione Lombardia siano di poco superiori a 176.000 per un totale di circa 404.800 persone.
Figura 1. Incidenza di povertà relativa, errore di campionamento relativo e intervallo di confidenza per Regione e ripartizione geografica. Anni 2013-2014, valori %

Accanto a questo dato, possiamo inoltre considerare quanto risultante dal Report recentemente diffuso sempre da Istat su “Reddito e condizioni di vita” secondo cui nel 2014 in Italia si attesta al 28,3% la stima delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale, indicatore corrispondente alla quota di popolazione che sperimenta almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà (calcolato sui redditi 2013), grave deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro (calcolata sul numero totale di mesi lavorati dai componenti della famiglia durante il 2013). Anche questo indicatore sintetico risulta stabile rispetto alla precedente rilevazione.
Osservando nel dettaglio la situazione della Regione Lombardia possiamo, tuttavia, evidenziare un lieve aumento nel biennio 2013-2014:
- la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2014 è pari, infatti, al 18,1% registrando un + 0,4 rispetto al 17,7% del 2013;
- risultano in crescita le quote % di coloro a rischio di povertà e in condizione di bassa intensità lavorativa (rispettivamente + 0,6 e + 1) mentre diminuiscono coloro in situazione di grave deprivazione (– 0,7);
- le variazioni registrate in Regione Lombardia sono complessivamente in linea con il dato del Nord Italia che, in controtendenza con quanto accade nelle macroaree geografiche “Centro” e “Sud e Isole” vede in crescita la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione.
Alla luce di questi indicatori è possibile stimare che nel 2014 in Regione Lombardia vi siano circa 1 milione e 800 mila persone a rischio di povertà o esclusione sociale.
Figura 2. Indicatori di povertà o esclusione sociale per ripartizione. Anni 2013-2014, per 100 individui con le stesse caratteristiche

Figura 3. Indicatori di povertà o esclusione sociale per Regione (a). Anni 2013-2014, per 100 individui con le stesse caratteristiche

L’inversione di rotta della spesa sociale
All’interno dello scenario fin qui tratteggiato, seppur di sintesi ma comunque ricostruito a partire dalle ultime fonti ufficiali, è opportuno ricordare quanto l’analisi della spesa per il welfare locale in Regione Lombardia ha già messo in evidenza Vedi L.r. n. 25 del’11 dicembre 2006 “Politiche regionali di intervento contro la povertà attraverso la promozione dell’attività di recupero dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale”. ISTAT, La povertà in Italia. Anno 2014, vedi http://www.istat.it/it/archivio/164869. Si precisa che la soglia di “povertà assoluta” calcolata da ISTAT rappresenta la soglia minima necessaria per acquisire quell’insieme di beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. La soglia di povertà assoluta varia per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza. La soglia di povertà per una famiglia di due componenti è stata calcolata nel 2014 pari a € 1.041,91. ISTAT precisa che a partire dal 2014 è cambiata la modalità di calcolo della poverà relativa. Le stime diffuse da quest’ultimo Report si basano sui dati dell’indagine sulle spese delle famiglie che ha sostituito la precedente Indagine sui consumi. Le innovazioni introdotte hanno permesso di rilevare con maggior precisione il comportamento di spesa di ciascuna famiglia estendendo l’analisi del fenomeno all’ampiezza del comune di residenza e alla presenza di componenti stranieri in famiglia. Ciò ha reso necesario la ricostruzione di tutte le serie storiche a partire dal 1997 per cui i confronti temporali e possibile effettuarli solo con gli ultimi dati diffusi che sostituiscono quelli pubblicati in precedenza. Dato stimato sul totale delle famiglie residenti pari a 4.400.798, vedi http://www.asr-lombardia.it/ su dai ISTAT. Dato stimato a partire dalla % di incidenza ISTAT. ISTAT, Reddito e condizioni di vita. 2014, vedi http://www.istat.it/it/archivio/174264. Dato stimato sul totale della popolazione residente pari a 9.973.397 abitanti (www.demo.istat.it).
Una spesa per interventi e servizi sociali dei comuni singoli e associati per l’area di utenza “Povertà, disagio adulti e senza fissa dimora” che, anche in valori assoluti, esprime, dunque, variazioni significative. Tra le altre di maggior rilievo: una spesa complessiva che nel 2012 è pari a € 66.110.500 quando nel 2008 era pari a € 77.585.732 e una spesa pro-capite nel 2012 pari a € 11 a fronte dei € 13 del 2008.
E’ proprio alla luce di questi dati che, pur accogliendo con fiducia l’approvazione del nuovo testo di legge, ci sembra che rappresenti una timida “goccia nel mare” degli interventi potenzialmente finanziabili per contenere la crescita delle famiglie lombarde in condizione di povertà o esclusione sociale.
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