Con la DGR 2569/2014 Regione Lombardia ridefinisce l’intera materia dell’esercizio e dell’accreditamento sociosanitario al fine di supportare il processo di revisione delle unità d’offerta sociosanitarie. In altri articoli, abbiamo già analizzato la delibera e presentato alcuni commenti in merito. Proviamo ora, con questo contributo, a esplorare i contenuti specifici della dgr per i Consultori e come questi impattano sul disegno di riforma dell’offerta consultoriale. L’articolo è esito di un confronto con alcuni interlocutori di Asl lombarde.
La dgr 2569 e gli impatti nella gestione
Un primo livello di analisi pone l’attenzione sugli impatti della dgr nelle forme di gestione.
Come già ampiamente discusso in altri articoli, gli indirizzi regionali introducono un sistema di requisiti importante che avrà conseguenze complessivamente sulla geografia degli enti gestori dei Consultori e potrebbe introdurre alcuni cambiamenti nella mappa delle forme organizzative che gestiranno consultori nella nostra Regione.
Per gestire un sistema di requisiti come quello previsto dalla 2569 infatti, agli enti gestori è richiesto di possedere una struttura gestionale importante e consolidata, struttura che gli enti medio piccoli faticano a sostenere. A fronte di ciò, si intravvedono tre possibilità:
- una selezione naturale per cui chi non riesce a reggere, uscirà dal sistema;
- l’aggregazione di servizi medio piccoli per la gestione di servizi;
- la creazione di forme consortili/associative di secondo livello per il supporto nella gestione delle procedure comuni, ma senza prevedere un accorpamento gestionale;
Sarà quindi interessante, nel prossimo anno, capire effettivamente quali impatti e quali cambiamenti la dgr introdurrà nella mappa degli enti gestori.
Dgr 2569, funzioni socio sanitarie, funzioni preventive…
Il secondo focus di attenzione è la connessione tra la dgr 2569 e lo senario più ampio di riforma dei Consultori: ad oggi, pare difficile rintracciare una connessione tra 2569 e riforma dei Consultori (riferimento?) e, per differenza, sembrerebbe più facile intravvedere alcuni elementi di discontinuità.
Da un lato, in più occasioni e delibere in questi ultimi anni, è stata affermata la necessità di alleggerire la connotazione socio sanitaria o sanitaria dei Consultori per ampliarne invece, le funzioni sociali. Dall’altro, la dgr 2569, così come la precedente dgr 1765, sembrerebbero spingere in un’altra direzione, rischiando di appesantire la connotazione sanitaria dei Consultori: la dgr 2569 è costruita su un modello di servizio residenziale (RSA o RSD) e quello stesso modello viene “calato” anche nel consultorio familiare, con effetti importanti sulla funzionalità del servizio. Da una parte, si punta ad alleggerire le funzioni sanitarie dei Consultori, ma dall’altra si introduce un sistema di requisiti rigido che rischia di accentuarne le funzioni più propriamente sanitarie.
Importanti segnali paiono però arrivare dalla Delibera delle Regole 2015: (link) se è vero che fino al 2014 la sensazione era che la prevenzione fosse un mero tema sanitario, quest’anno si riafferma che prevenzione è un tema anche sociosanitario e questo rilancio sembrerebbe porsi in maggiore continuità con il disegno di riforma dei Consultori.
Dgr 2569 e la riforma dei consultori
Se è vero che la dgr 2569 interviene in modo importante nel merito dei requisiti complessivi per l’esercizio e l’accreditamento dei servizi socio sanitari, sembrerebbe però poco rilevante nel contribuire a chiarire il progetto di riforma dei consultori, ad oggi ancora poco delineato.
Sono trascorsi ormai due anni dall’annuncio della trasformazione dei Consultori in Centri per le Famiglie e a queste dichiarazioni si sono aggiunte nel corso degli anni, altri disegni di riorganizzazione del sistema dei servizi socio sanitari. Certamente è da rilevare che l’interesse regionale sembra andare prioritariamente su altri temi: non autosufficienza e disabilità gravissime. E’ pur vero però che, nonostante le altre priorità, non si sono interrotti i percorsi di sperimentazione su questa specifica unità d’offerta e non si è fatta alcuna marcia indietro sui principi di riforma dei servizi consultoriali.
E a questo caos nella strategia, si è sommata una importante riduzione delle risorse che rischia addirittura di porre la sussistenza come priorità, prima ancora di ogni progetto di riforma.
La criticità oggi dei consultori non è cosa fanno o dovrebbero fare, ma cosa riescono a fare dal punto di vista delle risorse di cui possono disporre. Prima ancora che la qualità e la copertura delle finalità originarie del servizio, il problema è se esistono ancora le risorse per garantire queste finalità. C’è una erosione delle risorse che resta molto sotto traccia, ma che mette tanto più in crisi quanto è sotto traccia: il personale non viene più sostituito, le risorse nei Consultori diminuiscono e questo riduce la possibilità di operare dei servizi.
Non solo, ci sono altri temi: come si declinerà la prevista revisione del sistema tariffario? in quale direzione si pensa di portarla? Nella direzione di un irrigidimento del sistema tariffario o consentendo una flessibilità operativa sulle aree più di confine, fragili, comunitarie?
Manca oggi una chiarezza circa il disegno complessivo di sviluppo e riforma dei Consultori e forse anche a questa poca chiarezza strategica può essere imputata la scarsa crescita del numero dei consultori privati sul territorio regionale (crescita non meno di due anni fa, da alcuni prevista, da altri temuta).
Dgr 2569 e la riforma del sistema sociosanitario
A ciò si aggiunge il progetto di riforma del sistema dei servizi socio sanitari annunciato da Regione Lombardia. I consultori dove staranno? Nelle aziende integrate socio assistenziali (o come si chiameranno)? E dentro a quale struttura? Dentro le future aziende ci saranno anche gli ospedali e questo significherà che i consultori torneranno dentro la grande ala ospedaliera e torneranno a dipendere dalle direzioni sanitarie?
Sono due anni che si parla dell’allargamento dei confini del consultorio verso funzioni preventive e sociali, sono due anni che le sperimentazioni indicano la necessità di un allargamento delle figure professionali negli organici dei consultori. Ma tutto è ciò sembrerebbe poco credibile alla luce dei cambiamenti annunciati. Se poi nelle future aziende di gestione confluiranno anche gli ambulatori specialistici, i poliambulatori, a quel punto la confusione per i consultori sarà ancora più grande, per la presenza nella stessa azienda di gestione, di realtà molto confinanti, come i consultori e gli ambulatori polispecialistici: quale collaborazione e integrazione tra offerte così sfaccettate? E quali rapporti con i centri multi servizi annunciati e non definiti dalla Delibera delle Regole 2015?
Se è vero che un servizio può attraversare fasi di sperimentazione e di innovazione anche lunghe e prolungate, sarebbe auspicabile che ciò avvenisse però, nella chiarezza e nella conoscenza di quelli che sono i feed back di queste fasi e sperimentazioni. In questo momento invece, è poco chiaro il disegno e non sono disponibili valutazioni e analisi intorno a quanto si sta sperimentando.